Aree archeologiche

castello a mareCASTELLO A MARE
Scavi archeologici condotti recentemente dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Palermo hanno fornito indicazioni piuttosto precise che sembrerebbero testimoniare l’appartenenza della costruzione a un periodo compreso negli ultimi decenni dell’epoca normanna, fra il 1160 e il primo lustro degli anni novanta del XII° secolo.

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Via Filippo Patti  90133 – Palermo  0917071317


Qanat 03QANAT
Cunicoli sotterranei risalenti alla dominazione araba che avevano il compito di intercettare e trasportare l’acqua delle sorgenti e condurla, tramite un abile gioco di pendenze, fino alle zone abitate e coltivate. Lungo i qanat si aprivano dei pozzi verticali che portavano acqua nelle case, nei campi, nei giardini di Palermo ed è grazie a questi che la Palermo arabo normanna si arricchì di fontane e giardini. I Qanat oggi visitabili a Palermo sono tre: Il Gesuitico basso (o della Vignicella), il Gesuitico alto e quello dell’Uscibene, in cui è presente una splendida Camera dello Scirocco.


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I Qanat si trovano in Fondo Picciullo


porta d'ossunaCATACOMBE DI PORTA D’OSSUNA
Questi antichi complessi cimiteriali ipogei attestano il ruolo svolto dal Cristianesimo nella città di Palermo. L’ubicazione sotterranea testimonia, infatti, l’origine turbolenta della religione cristiana, accettata con l’editto di Costantino nel 313 d.C., ma di fatto professata liberamente solo nel 380, con l’editto di Tessalonica che renderà il Cristianesimo, durante l’impero romano, la religione ufficiale di Stato. Essi sorgevano nei pressi dei fiumi che, per via della presenza dell’acqua, rendeva la pietra duttile e di più facile lavorazione.

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Le catacombe si trovano in  Corso Alberto Amedeo 110


FUORI CITTA’

AREA ARCHEOLOGICA MONTE JATO
a1-monte-jato-teatro-greco
Insediamento attivo dall’età protostorica fino all’alto medioevo. Il primo nucleo, risalente all’inizio del I millennio fu poi ellenizzato nel corso del VI secolo a.C.. Il nome greco della città rinvenuto su tegole e monete, ritrovate nel corso degli scavi, è Iatoy. Il nome latino è invece Ietas che, trasformatosi nei secoli, in età medioevale diventa Giato. Il sito della città è un monte di m. 852 s.l.m. che domina la valle del fiume Iato. Il sito risulta naturalmente fortificato su tre lati da ripide pareti rocciose ed è raggiungibile solo da est attraverso un pianoro contiguo.
Dove si trova: PA – San Cipirello, Contrada Perciata Tel.: 091 8577943
Orari ingresso:
– Antiquarium: mar – gio – sab e dom dalle 9,00 – 13,00 (ultimo ingresso) / lun – merc e ven dalle 9,00 – 18,00 (ultimo ingresso) –
– Area scavi: tutti i giorni dalle 9,00 – 12,00 (ultimo ingresso)
giorno 25 aprile manifestazione primavera monte Jato
Biglietto singolo intero: 2,00 €
Biglietto singolo ridotto: 1,00 €
Per visitare l’area degli scavi, posta a 900 metri,
e’ consigliabile calzare scarpe e indossare abiti adeguati

fonte: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/database/page_musei/pagina_musei.asp?ID=94&IdSito=64


AREA ARCHEOLOGICA E ANTIQUARIUM DI HIMERA
himeraFondata nel 648 a.C. da Greci di origine calcidese e dorica, Himera occupa una posizione particolarmente favorevole tra i promontori di Cefalù e di Termini Imerese, ed in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale.
La città ebbe rapido sviluppo edilizio e demografico, documentato dai grandi impianti urbanistici realizzati a partire dalla prima metà del VI sec. a.C. e dalla monumentalizzazione del santuario di Athena nella parte alta della polis.  E’ alla fine del V secolo che si compie il destino di Himera: nel 409 a.C., nell’ambito di un ennesimo scontro con i Cartaginesi, la città viene distrutta. La popolazione subì una sorte varia: alcuni si dispersero nelle campagne, altri parteciparono con i Cartaginesi alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese); un piccolo gruppo continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis, come dimostrano i resti di abitazioni edificate sugli strati di distruzione della città. Himera vantò tra i suoi cittadini uomini illustri come il poeta lirico Stesicoro e diversi atleti vincitori dei giochi Olimpici. Il sito fu abitato nelle successive Età, romana e medievale: una villa romana sorse nella parte più occidentale dell’abitato greco, mentre intorno alle rovine del tempio della Vittoria nel periodo Normano fu edificato un casale (Odesver).
Dove si trova: PA – Comune : Termini Imerese, Contrada Buonfornello
Tel.: 091 8140128
Orari ingresso: Orari di visita in vigore durante l’ora legale:
da martedì a sabato dalle 9.00 alle 19.00,
domeniche e festivi dalle 9.00 alle 14.00.
Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura, lunedì chiusura settimanale.
In occasione delle festività pasquali del 27 e 28 marzo e il 25 aprile il Parco sarà aperto al pubblico dalle ore 09.00 alle 14.00
Biglietto singolo intero: 4,00 €
Biglietto singolo ridotto: 2,00 €

fonte: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/database/page_musei/pagina_musei.asp?ID=50&IdSito=65


AREA ARCHEOLOGICA E ANTIQUARIUM DI SOLUNTO

Zona archeologica di SoluntoL’antica città di Solunto è adagiata sulle propaggini sud-orientali del Monte Catalfano, lungo la fascia costiera immediatamente ad Ovest di Palermo. Le testimonianze archeologiche sopravvissute fino ai nostri giorni sono relative alla città di età ellenistico-romana, sostituitasi al primo insediamento fenicio, risalente almeno al VII sec. a.C.
La città visse certamente fino al III sec. d.C. ma non si conoscono le cause del suo definitivo abbandono. L’urbanistica della città si basa su un impianto regolare di tipo greco, costituito da una trama viaria che si sviluppa ai lati di una larga strada principale lastricata che attraversa l’intero insediamento fino all’agorà e alla zona pubblica. Le strade secondarie, delimitano isolati rettangolari che si dispongono sui terrazzamenti organizzati per superare i dislivelli naturali.
Parte dell’agorà è delimitata da una grande cisterna pubblica, di fronte alla quale si trova un complesso termale con pavimenti a mosaico. Dalla piazza si accede direttamente al teatro, che poteva contenere circa 1200 spettatori e il cui edificio scenico era decorato con cariatidi. Alcuni interessanti edifici a carattere sacro lasciano trasparire l’origine fenicio-punica della popolazione.
Di grande interesse è, infine, l’architettura domestica, con case solitamente organizzate su più piani e caratterizzate da ambienti distribuiti attorno a peristili: tra tutte ricordiamo la cosiddetta Casa di Leda (II sec. a.C.-I sec. d.C.) – così denominata dalla raffigurazione di Leda e il cigno su una parete del triclinio – una grande dimora con peristilio a due ordini sovrapposti, con pavimenti in opus signinum e mosaico.

L’Antiquarium
Il nuovo antiquarium di Solunto è organizzato in due distinte sezioni ospitate in due diversi padiglioni: Padiglione A che affronta i temi dell’urbanistica e dell’architettura pubblica e domestica di età ellenistica. Il padiglione B è interamente dedicato alla documentazione prodotta dai nuovi scavi ed alla “cultura materiale” della città, dalla sua fase punica fino ad epoca romano-imperiale.
Dove si trova: PA – Via Collegio Romano – località Solunto Santa Flavia,
Tel.: Ufficio amministrativo 091905043 – area parco archeologico 091909339
Orari ingresso: Giorni feriali dalle 9 alle 19, ultimo ingresso alle 18.30, per il padiglione A e B. L’area archeologica chiude alle 18. Giorni festivi dalle 9 alle 13.30 (ultimo ingresso alle 13)
Biglietto singolo intero :  4,00 €
Biglietto singolo ridotto:  2,00 €
Note: La Prima domenica di ogni mese l’ingresso è gratuito.

fonte: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/database/page_musei/pagina_musei.asp?ID=51&IdSito=62


PARCO ARCHEOLOGICO INDUSTRIALE E MUSEO DELLA ZOLFARA DI LERCARA FRIDDI
zolfare-lercaraL’area di Lercara, geologicamente appartenente alla serie gessoso-solfifera, è situata a margine della provincia di Palermo. Lo sfruttamento dello zolfo a Lercara di cui abbiamo notizie certe avvenne nel 1828. I quattro giacimenti prendevano il nome dalle contrade in cui erano ubicati Colle Serio, Colle Madore, Colle Friddi e Colle Croce, e formavano una sorta di quadrilatero confinante con la parte orientale del centro abitato.
Furono tanti i giovani, sia uomini che donne, che attratti dalla prospettiva del pane sicuro trovarono lavoro nell’attività zolfifera che per oltre un secolo accrebbe le possibilità di sfruttamento del sottosuolo consolidando sempre più un nuovo tipo di economia che sembrava dover dare grande sviluppo alla Sicilia e ai siciliani.
Il lavoro nelle miniere e fuori veniva compiuto dai picconieri, dai carusi, dai calcaroni, dagli arditori, dagli spilatori, e dagli acquaroli. Il picconiere staccava i massi, i quali venivano trasportati dai carusi su appositi piani. I massi di zolfo, dai piani dove erano stati collocati dai carusi, venivano esportati al calcarone dai calcaroni. Nel calcherone aveva luogo la fusione dello zolfo; è perciò necessario che i calcaroni disponessero con diligenza i massi sul piano inclinato del calcherone stesso affinché sia più facile che lo zolfo fuso coli. All’operazione della fusione attendeva l’arditore, che raccoglieva lo zolfo fuso in recipienti di legno; lo zolfo, infine veniva foggiato in “pani”. Dentro la miniera lavoravano anche gli spilatori e gli acquaroli; i primi preparavano le buche per le mine, facevano opere di sostegno, sbarazzavano i filoni di zolfo dagli strati di altri minerali; i secondi, invece, attendevano alle pompe per edurre le acque sotterranee.
Il bacino minerario di Lercara Friddi, già in parte vincolato negli anni novanta ai sensi della legge 1089/’39, ha alimentato a partire dell’Ottocento una ricca economia nel territorio, lasciando segni profondi nella storia della comunità.

Dove si trova: PA – Comune: Lercara Friddi Via Vittorio Emanuele III, 52 – Villa Rose-Gardner Tel.: 091-8252212 – 3346476411
Orari ingresso: Dal 27 marzo 2016 Museo e Aree Archeologiche: feriali dalle 9.00 alle 19.00, domeniche e festivi chiusura ad esclusione della prima domenica del mese con ingresso gratuito, dalle ore 9,00 alle 14,00. Lunedì chiusura settimanale

NOTA: Il sito e momentaneamente chiuso per allestimento. 


BAGNI DI CEFALA’ DIANA
cefala diana
Bagni di Cefalà Diana, databili nella loro versione monumentale al XII secolo, costituiscono il più antico esempio in Italia di struttura architettonica costruita per sfruttare una sorgente termale a scopi curativi. Le acque inoltre erano probabilmente canalizzate anche per usi agricoli.
Il monumento ingloba una fonte da cui sgorgava acqua calda (a 35/38 gradi) e secondo recenti ricostruzioni faceva parte, in età normanna, di un complesso che si può definire ospedaliero, nel senso che il medioevo islamico dava a questa espressione.
L’esterno è caratterizzato dalla presenza di una fascia epigrafica in caratteri cufici.
L’interno dell’edificio è diviso in due parti da un suggestivo e caratteristico muro a tre archi, di cui il centrale ogivale. L’ambiente di maggiori dimensioni, di circa m. 14 x 6,5, è coperto da una volta ad arco ogivale ribassato e ospita tre vasche collegate tra loro.
Dove si trova: PA – Cefala’ Diana
Tel.: 0917071425 – Rangers 0918291551
Orari ingresso: giovedì e sabato 9,00-19,00 (ultimo ingresso, 18,30)
martedì, mercoledì, venerdi, domenica e festivi 9,00-14,00
(ultimo ingresso, 13,30). lunedì non festivi: chiuso
Biglietto singolo intero: Gratuito
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