L’arsenale della Regia Marina

Sul nuovo Molo del porto di Palermo costruito da appena trent’anni, il 24 gennaio 1621 vi fu la solenne posa della prima pietra per la costruzione del terzanà (dall’arabo dar-al-sanac), ovvero il nuovo arsenale della Real Marina spagnola, alla presenza delle più alte cariche siciliane, tra cui la viceregina ed il cardinale Doria, che officiarono la cerimonia.
Secondo quanto riferisce il Villabianca, tale opera, affidata all’architetto Mariano Smiriglio, non era dovuta all’iniziativa del viceré Francesco del Lemos, conte di Castro, ma piuttosto al volere del generale delle galere di Sicilia, Diego Pimentel.
La costruzione dell’edificio fu completata nel 1630, sotto il viceregno di Francesco Fernandez de la Cueva, duca di Albuquerque. Questo nuovo arsenale comprendeva due piani, quello più basso, con accesso diretto sul mare, serviva alla costruzione delle imbarcazioni, dal cosiddetto “primo chiodo”, sino al varo, che avveniva in genere con solenni cerimonie. Il piano superiore, invece, era costituito da grandi cameroni che servivano da alloggio per i comandanti delle galere.

Con l’arrivo dei Borbone, nel 1734, la funzione dell’edificio rimase immutata e vi si costruirono navi da guerra e mercantili fino al 1797, quando un negoziante, un certo Sommariva, si fece costruire il mercantile “Archimede” ed una lancia a 12 remi, che donò al Collegio Nautico per l’istruzione dei nuovi allievi.
Dopo queste, che furono le ultime fabbricazioni importanti, gran parte dell’edificio fu adibito a serraglio (ovvero a prigioni) per i condannati alla pena del remo e della catena.
In parte danneggiato dai bombardamenti del 1943, l’arsenale rimase quasi inutilizzato fino al 1999, data in cui fu adibito, dopo i dovuti restauri, ad area museale ed espositiva.

Samuele Schirò

Foto in copertina: Palermodavedere

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