Il Castello di Caccamo

Per chi vuol conoscere tutte le bellezze della Sicilia e si trova a Palermo, deve necessariamente fare tappa a Caccamo, una graziosa cittadina medievale a 520 metri sul livello del mare, che sorge su una collina ai piedi del monte Eurako o San Calogero sopra Termini Imerese.
Le sue presunte origini fenici, come il significato del nome, si perdono nelle varie leggende e solo nel 1093 essa è citata in un documento ufficiale, quando il Conte Ruggero assegna il centro alla diocesi di Agrigento.
Il paese è alquanto caratteristico, con le sue chiese, le strade, il paesaggio e le tradizioni locali, ma ciò che lo rende davvero unico si vede sulla destra appena entrati, sulla cima di una grande rupe: probabilmente il più grande e meglio conservato castello d’Italia.
Un castello a cui è legata molta della storia e dello splendore della città.

Caccamo Castello intNel 1094 la città di Caccamo venne concessa in feudo a Goffredo de Sagejo, signore normanno venuto in Sicilia al seguito di Ruggero. Alla sua famiglia il feudo rimane per circa mezzo secolo, prima di passare alla famiglia Bonello.
Si devono probabilmente a questa famiglia le prime decisive trasformazioni del castello che fu reso più forte ed inespugnabile, tanto da essere scelto proprio da Matteo Bonello e dai suoi compagni come rifugio, dopo il fallimento della così detta “congiura dei baroni”.
Matteo Bonello e un gruppo di suoi uomini, avevano teso un agguato a Maione da Bari, primo ministro di Guglielmo I, nella notte di S. Martino del 1160. L’imboscata, studiata nei minimi dettagli, si concluse con la morte del Primo Ministro e con lo scempio del suo corpo mentre gli altri baroni imprigionavano il Re.
Il popolo spaventato andò in soccorso del Re e lo liberò riportandolo al potere e costringendo Bonello e i suoi baroni a rifugiarsi al castello.
Guglielmo I giurò vendetta e organizzò un esercito contro i ribelli asserragliati a Caccamo. Ma il castello risultò inespugnabile.
Quello che non riuscì a fare con la forza, il re ottenne con l’inganno: fece credere a Bonello di averlo perdonato e durante una giornata a corte lo fece arrestare. Rinchiuso a palazzo, fu torturato sino alla morte. Da allora, narra la leggenda, il fantasma di Bonello, gira per il castello in cerca di pace.
Un’altra leggenda racconta che una bellissima monaca vestita di bianco, allo scoccare della mezzanotte di luna piena si dirige dal castello alla torre con in mano un melograno che chiunque riuscirà a mangiare senza toccarlo troverà un tesoro.
Chi sia questa monaca non è chiaro tuttavia queste storielle fanno del castello un luogo misterioso e affascinante.

Dopo il Bonello altre nobili famiglie hanno abitato il castello e attraverso loro possiamo in qualche modo leggere la storia della Sicilia e delle sue dominazioni.
Con l’arrivo della nobile famiglia palermitana dei Chiaramonte, nel XIII sec, il castello venne ampiamente fortificato e consolidato, vennero costruite alcune torri, le scuderie, un salone per le udienze ed un grande salone per le armi, tanto da raggiungere il suo massimo splendore, ma a cui seguì, ahimè, una lunga e lenta decadenza.
Nel XVII sec., con gli Amato, il castello perdette la sua funzione difensiva per divenire una residenza signorile arricchendosi di terrazzi, monofore e bifore.
Ultimi ad abitare il Castello furono i De Spuches di cui si distinse Don Giuseppe De Spuches marito della poetessa Giuseppina Turrisi Colonna per opera della quale il Castello divenne centro di cultura e di fasto.
Dal 1965 il castello è di proprietà della Regione Sicilia che si sta occupando del restauro e della riapertura di alcune aree rimesse in sicurezza.

Caccamo Castello

Il Castello di Caccamo è eretto su un alto basamento roccioso, a dominare il paesaggio, come un naturale prolungamento delle pareti di pietra.
La prima realizzazione doveva essere probabilmente una semplice torre di avvistamento poi ampliata con scopi difensivi sino all’ultimo disegno strutturato su quattro torri esterne e tre torri interne a difesa di un giro di mura più ristretto (la torre Mastra, crollata in parte in seguito al terremoto del 1823, la torre Gibellina e quella della Fossa o del Dammuso)

Si accede al castello per una lunga salita a gradoni: percorrendolo sembra fare un tuffo nel medioevo e ti aspetti di vedere da un momento all’altro un cavaliere a cavallo. Sulla destra, un muraglione merlato da cui si può ammirare il paese dall’alto e sulla sinistra il prospetto del castello appoggiato sulla roccia. Un bassorilevo in pietra di una mano che regge una bilancia ricorda il diritto baronale di amministrare la giustizia.
Superato l’ingresso alle antiche scuderie a sinistra e a destra il corpo di guardia, attraverso un arco, si giunge al terrazzo panoramico sulla vallata su cui sorge la piccola cappella di corte.

Un arco poco più avanti immette alle carceri. In alcune celle sono presenti numerosi graffiti e dipinti realizzati dai detenuti. Vi è inoltre una stanza con una botola nel cui fondo dovevano esserci delle lame che infliggevano la morte del malcapitato.
Il grande atrio con il portale seicentesco immette quindi nella grande sala della famigerata congiura di Bonello e degli altri ribelli.Castello Caccamo
Il piano nobile si sviluppa in senso longitudinale e termina con due terrazze che avevano funzioni di vedetta: una, infatti, serviva al controllo dell’antico ingresso e dall’altra si potevano vigilare le vie esterne.
I tetti lignei della “Sala delle Armi”, dove stanno appesi alle pareti armi da guerra, scudi, spade, e dei vari ambienti sono decorati con motivi floreali in stile barocco e risalgono, probabilmente, alla prima metà del ‘600.
E poi, sale da pranzo affrescate, mosaici sui pavimenti, le scuderie, la sala del teatro, le logge, gli atrii, gli alloggiamenti per i soldati, i ballatoi, i trabocchetti e le catene ininterrotte di merlature rimangono lì a testimoniare i fasti e la potenza delle diverse famiglie nobili che qui abitarono.

Non conviene aggiungere altro, l’arte e la bellezza non possono essere descritte, vanno solamente ammirate. Dunque buona passeggiata al Castello di Caccamo.

GUIDA AI DINTORNI DI PALERMO

1 COMMENTO

  1. Sono di Argentina, ho conosciuto il castello`bellissimo quanto questa descrizione.Adoro la Sicilia e la su gente affabile.

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