Chiesa della Magione

Ingresso chiesa della MagioneLa chiesa della SS. Trinità, comunemente conosciuta come “ Magione”, si erge sul lato meridionale di un vasto spiazzo nella omonima piazza Magione. Una spianata formatosi in seguito ai bombardamenti aerei del 1943 (particolarmente devastanti in questa zona) le cui ferite ancora aperte si potevano vedere ancora non molti anni addietro.

Questa chiesa insieme all’annessa abbazia fu fondata sul finire del XII secolo da Matteo D’Aiello, cancelliere di Tancredi, l’ultimo Re normanno, che proprio da Matteo, nel 1190, aveva ricevuto la corona regia, secondo la testimonianza di Riccardo di San Germano “est per ipsum Cancellarium coronatus Rege”.
Il complesso chiesa-monastero occupò un settore urbano “infra moenia in civitate panormi”, (dentro le mura della città di Palermo) con edilizia rada, dove risultava l’unica emergenza architettonica del posto, ed era circondato da un grande giardino  (“viridarium magnum”) cosi vasto, che nei periodi di carestia, veniva piantato a grano per sfamare la popolazione.
Matteo D’Aiello la volle intitolare alla SS. Trinità, una scelta non casuale, come una forma di risposta a quelle dottrine considerate ereticali, che in quei tempi, sotto forma di correnti teologiche e filosofiche, tendevano ad alterare il concetto di “Trinità”.
Per lo stesso motivo chiesa e convento furono donati ai monaci Cistercensi che S. Bernardo di Chiaravalle, per istanza dell’amico Re Ruggero, aveva mandato in Sicilia anni prima.
Infatti questo ordine monastico, in quei tempi il più influente all’interno della chiesa cattolica, rappresentava un vero baluardo a difesa del Dogma cattolico della SS. Trinità contro tutte le dottrine ereticali del tempo.
I frati Cistercensi mantennero il possesso della chiesa e dell’abbazia per pochi anni, nel 1197 infatti l’Imperatore svevo Enrico VI, cacciava i cistercensi, che gli erano stati ostili, concedendo gli edifici all’ordine dei cavalieri teutonici (“ordo hospitalis Sanctae Mariae theutonicorum Jerusalem”) che annoverava lo stesso Imperatore tra i suoi confratelli.
Da questo momento la chiesa assunse il titolo “Mansio Sanctae Trinitatis“, divenendo la casa dei Cavalieri Teutonici, cioè la “mansio theutonicorum”, da cui il nome Magione.
I cavalieri manomisero pesantemente chiesa e convento, ne stravolsero l’assetto architettonico originario, crearono nuove cappelle all’interno della chiesa, ingrandirono il convento e costruirono un ospedale destinato ai pellegrini di etnia germanica provenienti o diretti in Terra Santa.
Essi possedettero il complesso religioso fino al 1492 quando la Magione fu eretta in commenda (cioè data in affidamento) e governata per quasi due secoli da Abbati commendatari (primo fra i quali il Cardinale Rodrigo Borgia, il futuro Papa Alessandro VI) e anche loro vi apportarono nuove modifiche occultando preesistenti strutture medievali. Infine nel 1787, Ferdinando III di Borbone aggregò la chiesa con tutti i suoi beni all’ordine Costantiniano di San Giorgio.

La chiesa, realizzata da maestranze e da artisti di origini islamiche, che è stata costruita probabilmente inglobando una struttura religiosa preesistente (moschea), rappresenta uno degli ultimi prodotti dell’architettura medievale siciliana d’impronta fatimita ( che fu una dinastia musulmana sciita che si impose tra il X e il XII secolo in alcune regioni mediterranee, tra cui la Sicilia) e mostra in chiave ridotta, lo stesso schema iconografico delle cattedrali di Palermo e Monreale.
L’esterno presenta una ricca varietà di motivi decorativi e possiede i caratteri inconfondibili della cultura architettonica del mondo arabo che si riscontrano in quasi tutte le architetture ecclesiali costruite in Sicilia tra XI e XII secolo.
La facciata è formata da tre portali ogivali con ghiere a rincasso, uno più grande al centro, che è anche l’ingresso alla chiesa, e due laterali più piccoli. Più sopra si trovano cinque finestre, di cui tre cieche al centro e due lucifere ai lati, inoltre, nell’ordine più alto, vi è una finestra posta in asse con il portale principale.
La parte posteriore dell’edificio termina in tre absidi, di cui quella centrale è disegnata da archi intrecciati ben sporgenti mentre nelle minori questi sono appena accennati e nei fianchi viene riproposto il motivo delle finestre cieche con ghiere a rincasso.
L’interno della chiesa, ampio e arioso, unisce il tipo di pianta longitudinale a croce latina, con un corpo centrico a tre absidi. L’impianto che ne risulta è quello tradizionale di tipo basilicale a tre navate separate da grandi archi ogivali sostenuti da colonne monolitiche di spoglio di diversa altezza, con capitelli a motivi vegetali stilizzati diversi nella forma e nella decorazione. Il motivo delle colonnine si ripresenta nella zona del presbiterio che appare soprelevato, come la navata centrale con soffitto ligneo, un tempo magnificamente dipinto.
Nei tempi passati la chiesa, che doveva essere ricca di preziosi manufatti e opere d’arte (dipinti su tavole, icone dipinte e rivestimenti marmorei parietali), oggi la troviamo quasi spoglia, vi sono poche opere ma certamente di grande valore artistico.

Entrando sul lato destro troviamo una Pietà di Archimede Campini del 1953. Accanto all’ingresso, sempre a destra, una bella acquasantiera del XVI secolo; di seguito, addossato alla parete, un Cristo benedicente della bottega dei Gagini e ancora un trittico marmoreo tardo gotico, con al centro una Madonna col bambino e S. Caterina.
Nella parete della navata sinistra vi è una Croce in pietra con l’emblema dei Cavalieri Teutonici, sotto si trova il sarcofago funerario di F.sco Perdicaro, Maestro Razionale del Regno, opera di V.zo Gagini. A seguire, attaccata alla parete, una Madonna col Bambino, sempre della bottega dei Gagini, e più avanti un elegante portale rinascimentale attribuito a F.sco Laurana, introduce alla sacrestia.

Negli oltre otto secoli della sua vita, la chiesa è stata sottoposta a numerosissimi restauri, i più rilevanti quelli di Giuseppe Patricolo e di Francesco Valenti che riportarono la chiesa, per quanto è stato possibile, al suo aspetto originario.
Infine, dopo i rovinosi bombardamenti dell’ultima guerra, è stata ancora una volta restaurata e parzialmente ricostruita.

Questo monumento, che si trova ai margini dei circuiti turistici tradizionali, ha sempre un suo fascino particolare, quasi spirituale: la nuda pietra, le linee semplici delle sue strutture, lo scarno apparato ornamentale, sembrano voler non farci dimenticare che la religione prima di ogni altra cosa, deve essere “povertà”.

Nicola Stanzione

Orari delle messe:

Domenica e festivi: ore 9,30 – ore 11,30


Mappa:

Piazza della Magione – 90133 Palermo     Tel 091 6170596

Orario Sante Messe:
Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì ore 15:30 (nella Cappella della Misericordia, adiacente alla chiesa)
Domenica e festivi ore 09:30, 11:30

Apertura al pubblico:
Dal lunedì al sabato 9:00 – 19:00
Domenica 9:00-13:00 (inverno); 9:00-19:00 (estate)

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