Chiesa Cripta e Confraternita dei Cocchieri

Nei decenni successivi al “Concilio Tridentino”, tra la seconda metà del XVI e l’inizio delcocchieri XVII secolo la Sicilia vide il proliferare di numerose confraternite e congregazioni, associazioni laicali volte a sopperire all’insufficiente iniziativa pastorale da parte della Chiesa ufficiale nel coinvolgere il popolo e contrastare attivamente le dottrine e la pericolosa propaganda protestanti. Questa forma di  associazionismo, che aveva carattere prevalentemente spirituale, si diffuse in maniera impressionante anche a Palermo.

Tra le confraternite nate in tale periodo vi fu quella detta dei “Cocchieri“, strettamente legata all’omonima maestranza. I cocchieri “Maiuri” che prestavano la loro opera presso le case aristocratiche della città, in un primo tempo si riunirono in corporazione di mestiere, successivamente fondarono la compagnia di S. Riccardo ed infine nel 1596 istituirono la “Venerabile Confraternita di Santa Maria dell’Itria dei Cocchieri“: il riconoscimento ufficiale, con atto rogato dal notaio Vincenzo Donato, avviene in data 22 settembre 1596. Il sodalizio religioso era nato con la finalità di perseguire la pratica delle virtù cristiane, di venerare e promuovere il  culto di Maria SS. Addolorata e del Cristo morto, per l’autoassistenza fra i confrati, e per fornire tangibilmente un’aiuto ad alleviare le sofferenze della povera gente: questo fine fu sempre osservato, segno che la Confraternita partecipava non solo alla vita ecclesiale ma anche a quella civile. Assieme ai cocchieri, originariamente, la Confraternita era composta da staffieri, stallieri, palafrenieri e camerieri.

Il 22 ottobre del 1614 furono approvati dall’Arcivescovo di Palermo Giannettino Doria i primi Capitoli ( la raccolta di norme che regola la vita delle confraternite ). Stabilite le basi della nuova istituzione, i confratelli si imposero modelli di comportamento e codici morali ricercando sempre di perseguire il bene morale dei fratelli. Sin dai primi anni di vita della Confraternita i suoi membri si resero protagonisti di interventi di solidarietà nei confronti di ammalati e bisognosi, svolgendo sempre un compito altamente umanitario e di previdenza, oltre che religioso.
madonna dell'itriaLa Confraternita aveva, in particolare, l’obbligo di celebrare la solenne messa cantata nel giorno della Madonna dell’Itria, che si celebra nella terza domenica di Pentecoste. La confraternita dei Cocchieri nella sua lunga esistenza, ha attraversato alterne vicende e momenti difficili che è sempre riuscita a superare. Nella seconda metà del settecento accusata ingiustamente, di Massoneria, fu soppressa perché dichiarata eretica. Ma continuò ad esistere in incognito e anche nelle incertezze e nelle difficoltà ha comunque sempre avuto la forza di resistere agli attacchi del tempo, arrivando sino ai  nostri giorni ancora “attiva”.
La Confraternita oggi conta circa cento iscritti che si riuniscono con cadenza quasi settimanale, partecipano attivamente alla realtà sociale del quartiere, continuano a portare avanti le loro tradizioni e lo spirito e il fervore religioso che animava gli antichi confrati fondatori dopo oltre quattro secoli non sembra essersi ancora affievolito.

 LA CHIESA

I fondatori del sodalizio si  autotassarono della somma di “Dodici once di Sicilia” ciascuno ( una cifra ragguardevole per i tempi ), e con il patrocinio dei loro padroni iniziarono l’edificazione  della loro chiesa. Il luogo prescelto per il loro progetto edificatorio fu una cripta in precedenza usata dalla Confraternita dei Carrettieri nella “ruga magistra” della Kalsa (oggi via Alloro), luogo insediativo privilegiato da decenni per molte tra le principali famiglie palermitane, che si era resa disponibile per il trasferimento della predetta confraternita in una nuova sede: la posizione arretrata e leggermente ruotata rispetto all’asse della strada, inducono a pensare che l’edificazione della chiesa  avvenne adattando la nuova fabbrica in funzione della presistente cripta, che in relazione ad essa fu trasformata e riadattata.
Nel 1611 la fabbrica del sacro edificio fu ultimata, come si evince da un piccolo cartiglio in marmo posto sopra il portale d’ingresso, “Febrarj 1611“, e gli antichi confrati la vollero dedicare alla Madonna dell’Itria, “Patrona di Sicilia”.
CHIESA DEI COCCHIERILa nuova chiesetta, volutamente semplice, era elegante ma non presentava particolari ornamentazioni, aveva  la facciata esterna ed il campanile in pietra d’intaglio locale (il campanile, una loggetta bipartita con due campane, è oggi l’unica testimonianza originale dell’edificio) preceduta da un ampio sagrato. La mancanza di fonti documentarie non ci consentono di conoscere esattamente come si presentava l’interno della chiesa, tuttavia non doveva essere molto diversa dall’attuale. Le limitate risorse economiche della confraternita non consentirono ai confrati di realizzare fastose decorazioni, ma la chiesa risultò comunque di aspetto gradevole. Probabilmente risale ai primi anni di vita delIa confraternita la commissione ad un artista siciliano di due manufatti lignei che raffigurano San Riccardo, protettore dei cocchieri, ed un crocifisso di straordinaria bellezza per la espressione di un dolore profondo e divino che l’ignoto scultore vi ha impresso (oggi i due manufatti sono in fase di restauro). Una grande  tela, di indubbia qualità raffigurante la “Madonna Odigitria“, dedicataria del sacro edificio, di anonimo autore, era un tempo probabilmente collocata dietro l’altare principale. Questa opera, emblematica della diffusione in Sicilia dell’antico culto bizantino della Vergine “Odygidrya”, attualmente è custodita in sacrestia e necessita di interventi di restauro. La configurazione attuale della chiesa è il risultato delle ricorrenti manomissioni e rimaneggiamenti che nel corso dei secoli a più riprese si sono susseguiti.
La facciata esterna, di semplici fattezze, presenta un portale di ispirazione classica, frutto di un rifacimento novecentesco, fiancheggiato da due semicolonne che sorreggono un architrave sormontato da un bassorilievo con la Madonna dell’Itria, ed in alto due ampie finestre. All’interno le pareti dell’aula conservano ben poco del suo primitivo aspetto; in alto presentano una cornice a dentelli, e sono scandite verticalmente da finti elementi architettonici (lesene con capitelli corinzi),  decisamente di gusto neoclassico, che sono disposti anche ai lati dell’altare. L’aula è coperta da un soffitto piano a grandi riquadri in stucco dorato con piccoli angeli dipinti. Affresco CocchieriL’arco di trionfo retto da pilastri con lesene, è sormontato da una composizione in stucco che raffigura  due angioletti  ed un grande cartiglio dove si legge la seguente iscrizione “Gloria in eccelsis Deo”. Sul fondo dell’aula si apre il presbiterio pentagonale, nella cui volta, sono raffigurati il SS. Sacramento e i simboli della Passione tra due grandi figure di angeli: al centro presenta l’altare seicentesco a marmi colorati, sormontato dentro una nicchia, dalla magnifica statua lignea dell’Addolorata (suggestiva opera del “maestro” Vincenzo Piscitello nel 1898). Nelle pareti laterali sopra i due paliotti che custodiscono i simulacri del Cristo morto e della Vergine Assunta vi sono due nicchie ricavate dallo spessore dei muri dove troviamo, a destra un pregevole affresco di difficile datazione recentemente scoperto e restaurato, che raffigura l’adorazione del Crocifisso, e a sinistra un dipinto settecentesco raffigurante “il Cristo risorto che appare alla Maddalena”, di scuola siciliana.Sulla controfacciata si trova la cantoria, a sinistra dell’ingresso troviamo un piccolo monumento funebre della famiglia Airoldi, e a destra un’acquasantiera in marmo rosso. La chiesa è aperta al pubblico tutte le domeniche alle 11,00 per la celebrazione della Santa Messa.

LA CRIPTA

Cripta CocchieriMa il vero “gioiello” di tutto il complesso religioso è senza dubbio la “Cripta sepolcrale“, un vasto ambiente sotterraneo a pianta rettangolare che si estende al di sotto dalla chiesa e del sagrato, diviso in due parti da un grande corpo scala: l’ampio locale presenta alle pareti i resti di novanta loculi, destinati ad ospitare i corpi mummificati dei confrati che suscitano non poca curiosità. Un’altro ambiente più piccolo il cosiddetto “locale dei colatoi” si trova ad un livello inferiore a cui si accede da una piccola scala (anche se accedervi comporta qualche difficoltà). Il locale può essere considerato una chiesa vera e propria, dato che fu utilizzato per le funzioni religiose come già detto, dalla Confraternita dei Carrettieri prima, e successivamente da quella dei Cocchieri. Cripta Cocchieri 2
Vi si possono notare elementi architettonici di un certo pregio, come l’arco trionfale ribassato sostenuto da due piloni quatrangolari, che introduce all’altare dove si celebravano le messe in suffragio delle anime defunte; i soffitti presentano volte a botte e a crociera e il pavimento conserva ancora dei brani originali di cotto bicromo consumati dal tempo e dal calpestìo. Questo locale fu adibito a sepoltura, in quanto una delle funzioni primarie delle confraternite era quella di dare degna sepoltura ai confrati defunti che ne avevano diritto. Questa destinazione d’uso durò almeno fino agli ultimi anni del secolo XVIII, quando una normativa emanata dal vicerè Domenico Caracciolo, confermata dal suo successore principe di Caramanico, vietava di seppellire i morti dentro le mura della città e istituiva i cimiteri pubblici suburbani .La destinazione funeraria è attestata con certezza fin dal 1729 (ma certamente lo era da prima), anno in cui la confraternita dei cocchieri ospitò nella cripta la Confraternita di Gesù e Maria, che aveva il compito specifico di dare sepoltura ai confrati. I membri di questa Confraternita si adoperarono ad abbellirla ed arricchirla con raffinati ornamenti, pitture (alcune delle quali di grande pregio) e decorazioni. Dalla fine del XVIII secolo, non più utilizzata per gli scopi originari, abbandonata all’oblio, è andata progressivamente in rovina, e di questo luogo si  era “stranamente” persa la memoria: soltanto nel 1980 è stata “riscoperta” e ripulita dai moderni confrati. Attualmente lo stato di conservazione della cripta è molto degradato, sia le strutture architettoniche che le decorazioni pittoriche ( la maggior parte degli affreschi risultano deteriorati)  purtroppo sono stati Cocchieri affresco Criptainesorabilmente compromessi dal tempo. Anche se resta il rimpianto delle cose irrimediabilmente perdute, la Confraternita spera che le autorità competenti provvedano a non far perdere definitivamente questa straordinaria testimonianza del passato. Secondo un’antica tradizione orale, dalla cripta dei cocchieri partivano un tempo, dei camminamenti sotterranei che la mettevano in comunicazione con altre chiese e palazzi della zona: in realtà non esiste nessuna fonte storica che possa confermare questo fatto, tuttavia sono molti i membri della confraternita che riferiscono di aver sentito da vecchi confrati questa suggestiva e accattivante “storia”.

 LA PROCESSIONEmadonna

Fin dal 1598, anno in cui la Confaternita commissionò i due  simulacri dell’Addolorata e del Cristo morto, la processione della Passione del Venerdì Santo dei Cocchieri, si distinse  per il suo fascino coinvolgente, suggestione e concorso di fedeli: i fercoli, dialettalmente meglio conosciuti come “vare”, portate a spalle da fedeli e confratelli, portavano, e portano ancora oggi, i simulacri della Madonna Addolorata e del Cristo morto in giro per le antiche strade e vicoli della Kalsa, costeggiando i vecchi palazzi nobiliari, un tempo orgoglio della grande aristocrazia siciliana. Quel giorno il quartiere sembra sprofondare in un’altra dimensione, l’atmosfera sacra di questa processione profuma di quella straordinaria grazia che solo una manifestazione di fede così radicata può offrire, non eccedendo in pomposità o in esternazioni esuberanti. Caratteristica particolare e originale di questa processione che attrae cittadini e turisti, è la sfilata di “personaggi” che sfoggiano le antiche livree dei nobili casati dai variopinti colori. Il momento più emozionante è la “nisciuta” (uscita) dei simulacri dalla chiesa, quando le vare avanzano lentamente nel sagrato molti fanno il segno della croce, alcuni chinano il capo e altri prendono in braccio i bambini indicando il volto sofferente dell’Addolorata avvolta in un manto nero (il simulacro ne possiede tre, donati da fedeli devoti). La processione si conclude in tarda serata con il rientro in chiesa, la “trasuta”: ultimo atto del giorno più importante della Confraternita dei Cocchieri.

                                                                                                                        Nicola Stanzione

2 COMMENTI

  1. Quante meraviglie in una piccola chiesa purtroppo poco conosciuta… Mi rammarico per le condizioni della cripta, che è una testimonianza rara. Mi auguro che vengano presi dei provvedimenti per recuperarla e portarla a una condizione dignitosa. Da restauratrice mi spiace molto vedere queste meraviglie in tali condizioni. Complimenti come sempre per i suoi bellissimi articoli sign. Stanzione.

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