Le congiuntiviti allergiche

congiuntiviteLe congiuntiviti allergiche costituiscono un notevole problema, in particolare in determinati periodi dove più facilmente si incontrano fattori allergeni come il polline.
Spesso, i pazienti sottovalutano le manifestazioni allergiche, adoperando strumenti o rivolgendosi a chi non è competente nel territorio, aggravando così le sue condizioni. Perciò, occorre essere molto prudenti e non sottovalutare le manifestazioni allergiche, rivolgendosi agli allergologi e agli oculisti come nel caso delle congiuntiviti, che insieme possono affrontare efficacemente la stessa manifestazione.

È noto, da numerosi studi, che le patologie allergiche siano in continuo aumento epidemiologico nei paesi industrializzati, dove circa quattro soggetti su dieci ne sono affetti. Le malattie allergiche hanno come denominatore comune la sistemicità, perché il meccanismo fisiopatologico che ne sta alla base, rappresentato dall’infiammazione allergica, può coinvolgere svariati organi.
La congiuntivite allergica non sfugge a questa regola, accompagnandosi, infatti, con una certa frequenza, alla rinite e/o all’asma. Le forme di congiuntivite allergica sono la congiuntivite allergica stagionale (SAC) o perenne (PAC), la cheratocongiuntivite primaverile (VKC), la cheratocongiuntivite atopica (AKC), la congiuntivite o blefarite da contatto e la congiuntivite gigantopapillare. Dal punto di vista epidemiologico, il 90% dei pazienti è affetto da forme stagionali, il 5% da AKC e il 4% da VKC, la percentuale restante da congiuntivite da contatto o gigantopapillare. La reazione allergica è una reazione d’ipersensibilità di tipo I, secondo la classificazione di Gell e Coombs. Questo è vero per le forme stagionali, ma è necessario precisare che per le altre forme di congiuntivite allergica entra in gioco anche una reazione d’ipersensibilità di tipo IV. La prima fase dell’allergia è il processo di sensibilizzazione, nel quale l’allergene viene processato dalle cellule presentanti l’antigene (APC). Ciò induce l’attivazione delle cellule Th2 e la successiva produzione di anticorpi IgE specifici, tramite le plasmacellule, che vanno a legarsi a specifici recettori ubicati sulla superficie dei mastociti (cellula di forma tondeggiante). Le IgE prodotte, vanno a legarsi ai basofili (cellule deputate alla difesa del corpo), a livello vascolare e ai mastociti a livello tessutale, completando così il processo di sensibilizzazione. Nella seconda fase dell’allergia, la fase acuta o immediata, l’allergene viene in contatto con due molecole contigue di IgE, innescando l’attivazione dei mastociti con esocitosi dei granuli e conseguente rilascio di mediatori preformati e mediatori neoformati. Tra i mediatori preformati l’istamina svolge un ruolo fondamentale nell’aumento di permeabilità vascolare, altre sostanze proteiche fungono da richiamo per gli eosinofili. Tra i mediatori neoformati, rientrano prostaglandine, leucotrieni, il fattore di attivazione piastrinico e citochine. La terza fase, quella tardiva, si caratterizza per l’infiltrazione di cellule infiammatorie a livello delle mucose degli organi bersaglio, la mucosa congiuntivale, nasale e bronchiale. La mucosa congiuntivale essendo ampiamente esposta all’ambiente esterno, può andare facilmente incontro a un processo di sensibilizzazione nei confronti di aeroallergeni, come ad esempio pollini, acari e derivati epidermici. Il paziente con congiuntivite allergia può lamentare prurito, bruciore, lacrimazione, fotofobia, senso di corpo estraneo, in base alla gravità della flogosi. Per contro, l’oculista all’esame del paziente potrà evidenziare un’iperemia (aumento della pressione del sangue) della congiuntiva bulbare e/o tarsale, edema palpebrale, chemosi congiuntivale, iperplasia papillare della congiuntiva tarsale, noduli di Trantas, una cheratite puntata. Questi sono i segni più comunemente riscontrabili nei pazienti con congiuntivite allergica, ma possono essere riscontrati in tali pazienti altri segni, espressione di un maggior livello di flogosi come, ad esempio, infiltrati gelatinosi limbari, cheratopatia diffusa, ulcera a scudo, etc.
La congiuntivite allergica deve essere diagnosticata dall’oculista, che in collaborazione con il medico curante e l’allergologo, deve adoperarsi al meglio per la corretta gestione di questa patologia. Purtroppo, è molto comune e spesso non correttamente gestita o dal paziente stesso che improvvisa terapie empiriche o da figure professionali che non rientrano in quelle suddette. I pazienti allergici a parte la sensibilità a determinati allergeni, mostrano spesso anche un’iperreattività aspecifica verso stimoli esterni, ad esempio vento, polvere, sole, etc., poiché, comunque, questi pazienti anche nei periodi di benessere presentano sempre un certo livello di flogosi persistente. Nel trattamento terapeutico il ruolo fondamentale è svolto dall’oculista che, eventualmente in collaborazione con l’allergologo, deve cercare di garantire al paziente il maggior benessere possibile, utilizzando la terapia farmacologica in modo corretto e non spropositato.
La terapia dovrebbe essere impostata passo-passo, iniziando con lubrificanti, stabilizzatori di membrana, antistaminici ed eventualmente steroidi. Spesso, i pazienti giungono all’osservazione dell’oculista curante dopo svariati tentativi “fai da tè”, come l’uso indiscriminato di vasocostrittori, ad esempio, che non agiscono sulla cascata infiammatoria e che possono causare sensibilizzazione, congestione. In questo modo, i pazienti non fanno altro che peggiorare il quadro clinico, o peggio ancora facendo uso improprio di associazioni steroide-antibiotico con conseguenze cliniche a volte non indifferenti.

da: nellattesa.it

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