Il mistero dei giganti di Palermo

Intorno al 1527, in alcune grotte del Monte Grifone, in località S. Ciro, fu fatta una scoperta che scosse per molti anni la cittadinanza palermitana. Il ritrovamento di centinaia di ossa gigantesche, infatti, fece subito pensare ai racconti leggendari sull’esistenza dei giganti, uomini alti più di sei metri che avevano abitato la Sicilia all’alba dei tempi. Tali credenze furono alimentate nel corso dei secoli, tanto che iniziarono a circolare moltissime storie fantasiose su come queste creature vivessero.
Tali racconti furono anche avallati dalle numerose citazioni provenienti dalla letteratura classica che, come nel caso dell’omerico Polifemo, raccontavano proprio di una stirpe di giganti siciliani.

I quesiti sulla veridicità di tali affermazioni trovarono finalmente una soluzione soltanto nel 1831, quando Domenico Scinà pubblicò un rapporto che fece finalmente luce su questo mistero. Le ossa appartenevano sicuramente ad animali, per lo più a cervi, ippopotami ed elefanti, ma il capitolo non era ancora chiuso. Di lì a poco iniziò una nuova mitizzazione dei ritrovamenti, con molti eruditi che favoleggiavano sulla battaglia della Valle dell’Oreto del 250 a.C., quando l’esercito di Asdrubale arrivò cavalcando elefanti e fu sconfitto dalle truppe romane del console Cecilio Metello. Ovviamente anche queste ipotesi erano errate.
Le ossa appartenevano sì ad animali, ma risalivano di certo ad un epoca molto più antica, alla preistoria.

Nel 1867 Gemmellaro mise fine alla questione, mettendo insieme le ossa per ricostruire gli antichi animali, tra cui lupi, cervi, iene e anche i famosi elefanti, che furono portatori di così tante leggende. Dei meravigliosi esempi sono ancora oggi ammirabili al museo Gemmellaro, appartenente all’Università di Palermo.

Samuele Schirò

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