Il Teatro Bellini di Palermo

Nella omonima piazza Bellini, un tempo denominata Piano di S.Cataldo, uno degli angoli più suggestivi e affascinanti della città, sorge, circondato da tre fra le più belle chiese cittadine, San Cataldo, Santa Caterina e La Martorana, l’antico teatro Bellini uno dei teatri storici di Palermo.

Teatro Bellini

La storia: dal “Teatro dei Travaglini” al “Santa Lucia”

Nella seconda metà del XVII secolo, nel momento in cui le manifestazioni teatrali diventano un fenomeno sociale e culturale, don Ponzio Valguarnera marchese di Santa Lucia, concede in affitto un magazzino di sua proprietà per impiantarvi un piccolo teatro (la capacità dovette essere molto limitata) dove si rappresentavano per lo più spettacoli di tipo ludico e di basso livello, farse e commedie comiche, a beneficio del popolino. Prese il nome di “Teatro dei Travaglini”, dal nome di una delle poche maschere tradizionali siciliane.
Successivamente, nel 1726, i marchesi di S. Lucia vollero erigere un vero e proprio teatro (la nascita di un teatro rappresentava un evento di grande importanza), più grande del primo, che fu chiamato “Santa Lucia”.
Esso era caratterizzato da una struttura lignea, al fine di ottenere una migliore acustica, costituita da sala a ferro di cavallo, palcoscenico e platea con quattro ordini di palchi divisi in quindici file, per una capacità totale di 500 posti a sedere. Era destinato alle rappresentazioni di genere musicale e occasionalmente, ospitava anche spettacoli di prosa. Ma nello stesso anno un violento terremoto danneggiò molti edifici della città compreso la struttura del teatro. L’attività del Santa Lucia cessò per un lungo periodo; riaprì i battenti nuovamente e inaugurato soltanto nel 1742 a seguito di una ulteriore opera di ampliamento e abbellimento. In breve tempo, divenne uno degli edifici di spettacolo più frequentati dal colto pubblico aristocratico e dalla ricca borghesia palermitana.

1799 “Regio Teatro Carolino”

In seguito al trasferimento a Palermo della corte napoletana, durante i moti rivoluzionari del 1799, il teatro fu ribattezzato “Regio Teatro Carolino” in onore della regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena consorte di Ferdinando IV di Borbone.
All’inizio dell’ottocento i Valguarnera commissionarono all’architetto regio Nicolò Puglia la riedificazione in muratura del teatro e l’adattamento della struttura ai canoni della classica composizione di “Teatro all’italiana”, con platea, palcoscenico e boccascena, retropalco e cielo forato.
Per estendere la capacità del teatro e realizzare nuovi spazi accessori si ingrandì la planimetria dell’edificio inglobando alcuni ambienti del palazzo dei marchesi di Santa Lucia.
Conclusi celermente i lavori, l’inaugurazione avvenne, presenti i più bei nomi della “noblesse” palermitana, il 12 di gennaio del 1809, giorno del compleanno del re Ferdinando IV di Borbone.
Dall’aprile del 1825 al febbraio del 1826 ricopre la carica di “maestro di cappella” (miseramente retribuito scrisse, con parole rimaste celebri) il famoso compositore Gaetano Donizetti. Celebre una famosa recensione del giornale palermitano “La Cerere”. “Questo sobrio e delicato compositore ha la prudenza di attenersi al punto medio fra il bello dell’antica musica e gli slanci della nuova, quindi fa presagire per esso un’epoca di fama maggiore”. Nel 1840, dopo essere passato in proprietà di Andrea Brignone, fu ricostruito il fronte dell’edificio su progetto dell’architetto-ingegnere Rosario Torregrossa.

1860 “Real Teatro Bellini”

Dopo l’unità d’Italia, nel 1860, dopo ulteriori ammodernamenti della struttura, fu intitolato, per volere della municipalità cittadina, al grande compositore catanese Vincenzo Bellini e da allora prese il nome di “Real Teatro Bellini”.

È in questo periodo che si registra la maggiore produzione artistica del teatro; stagioni liriche di grande successo videro la presenza dei più celebri direttori d’orchestra, nonché dei maggiori artisti dell’epoca come la “divina” Eleonora Duse e il tenore Francesco Innocenzo Tamagno detto “Cichin”, il più grande cantante lirico dell’ottocento.
Prima della costruzione dei due grandi teatri di fine ottocento, il teatro Massimo e il Politeama, è interessante annotare, che il “Real Teatro Bellini” insieme al teatro Santa Cecilia erano gli unici teatri d’opera della città e tra i più importanti a livello nazionale.

La decadenza del Teatro Bellini

Teatro Bellini internoA partire dai primi anni del novecento il teatro conobbe un lungo periodo di decadenza cambiando varie volte destinazione d’uso, anche perché, nonostante la notevole qualità architettonica, non era più in grado, visto le ridotte dimensioni, ad accogliere il numeroso pubblico, soprattutto la classe agiata, sempre più desideroso di assistere alle rappresentazioni teatrali.
Divenne così, sede di nuove forme di spettacolo, prima cinematografo e poi sede di avanspettacolo, finché il 16 marzo del 1964, un rovinoso incendio provocato da un faretto elettrico troppo vicino ad un sipario di velluto, rese inagibile quasi completamente l’edificio.
Il teatro restò abbandonato al suo destino per circa quarant’anni: l’ultimo tentativo di far riaprire i battenti al teatro Bellini si deve all’amministrazione del Teatro Biondo che nel 1999 prese in gestione dagli attuali proprietari, la famiglia Lo Bianco, l’intero edificio ristrutturandolo e restituendo all’antico teatro dignità e la sua originaria funzione. Tuttavia sarebbe stata una cosa breve, l’iniziativa non ebbe una lunga vita, infatti dopo qualche anno il “Bellini” cessò definitivamente la sua attività.
In questi anni il Teatro Bellini è stato aperto alla pubblica fruizione solo  occasionalmente, ma dal 19 aprile 2019 riapre e diventa un museo. A curare la riapertura i ragazzi della cooperativa turistica Terradamare collaborati dalla proprietaria Carla Lo Bianco.
L’ingresso al teatro costerà 2,50 euro, ma un ticket unico di 5 euro permetterà di visitare insieme non solo il Bellini, ma anche la Torre di San Nicolò e la chiesa del Carmine Maggiore.

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Nicola Stanzione

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