Ilaria Caputo: Tra Natura e Cultura

Bellezza, Leggiadria, Spiritualità: Arte che riflette lo splendore della Natura e del Divino; rendendo visibile l’artificio, nato per aderire ad Essi ed interpretarLi: sicché il modo non è mai imitativo, anche quando il “modello” sembra una riproduzione perfetta.
L’incontro di Ilaria Caputo con la Bellezza, la Leggiadria, la Spiritualità è adesione a quel valore di Bene che l’espressione artistica produce quando il disegno/segno diviene con la sua forza oggettiva Idea feconda.
L’Opera di questa Artista mi ha riportato alla mente la dimensione tolstoiana di eccellenza.

Fioriilariacaputo_esplosione fiorita

Minuziosamente perfetti. Iris, lilium, agapanthus, orchidee bianche e viola, ranuncoli rosso-arancio; e poi rose e margherite, in un tripudio di colore che la tavolozza a stento contiene.
Le opere floreali – come la stessa Ilaria Caputo sottolinea – sono, di fatto, “esplosioni fiorite”.
L’Artista non cerca alcuna floriografia.
Le sue composizioni sono allestimenti emozionali dove il colore assorbe le sfumature del linguaggio dei fiori e lo sottende nel pantheon naturalistico che le raffigurazioni comunicano in quanto microcosmi che cercano la corrispondenza con il macrocosmo del Creato.
ilariacaputo_ranuncoliLa perfezione miniaturistica non è solo ornamentale: la ri-produzione è, difatti, slancio, vitalità, ricerca oltre che figurativa, conoscitiva.
Così accade, ad esempio, nella Notte, ove gli occhi della civetta, emergenti dal fosco fogliame, trafiggono il buio, alla ricerca della Luce. Lo sguardo vigile aperto esplorativo dell’uccello notturno, contro ogni credenza che lo vuole tenebroso e malaugurante, sembra, invece, richiamare il suo status mitico di animale caro a Atena/Minerva dea della Sapienza.
Del resto l’esplorazione dell’antichità classica è un tratto distintivo dell’Artista, devota, nella sua formazione, alle matrici greco-romane della nostra Cultura di Occidente.

??????????Miti

Il mito è “storia vera”. Dalla voce aedica di Omero discende l’epica del popolo greco nel suo tempo favoloso. La cultura dell’Oralità trasmette i nuclei rapsodici che diventano testi mitopoietici.
L’Artista, qui, dà esemplarmente forma a Circe la maga ammaliatrice la cui pozione rende preda gli uomini di un Eros che spegne sentimento ed intelletto; e ad Ulisse/Odisseo rappresentato con il profilo ambiguo pencolante tra umana debolezza e volontà vittoriosa.
Il fatto è che Ilaria Caputo non solo conosce il valore del mito, ma ne coglie il linguaggio criptico e il contenuto simbolico, sicché ogni rappresentazione figurativa ne diviene sintesi esplicativa.
Accade per Grecia ove il profilo del Guerriero in abbinamento con la Colonna Ionica propone addirittura lo
??????????stereotipo della Classicità; e accade ancora in Persefone ove la presenza del melograno spaccato a metà, ricorda il nucleo dei sei semi, mangiati e dei sei semi rifiutati dalla Dea della Natura: da cui il gioco dell’alternanza tra Morte e Vita; tra l’oscurità del sottosuolo e la solarità della Rinascita. E così, ancora, in Pandora ove lo scrigno assorbe lo sguardo di una Dea incuriosita e perplessa: laddove l’apertura dello stesso renderà gli uomini infelici con la Speranza quale ultimo baluardo.
Rispetto ai miti, soggetti significanti, le composizioni di Ilaria Caputo sono ri-proposizioni rituali.
Così in Lilith e in Paesaggio Ventoso ove emerge la centralità della figura femminile nel suo valore matriarcale: eco di quella “civiltà della Madre” che, quale esaltazione poetica della Storia, pone a base dello sviluppo della Cultura tout court l’assioma tra fertilità della Terra e Fecondità della Donna. Però è il Vento. Vento che similare al biblico Rouah è sinonimo di potenza virile e della forza del “Logos”. L’Artista rappresenta, cioè, nel suo linguaggio, la necessità di contrapporre all’Eros ancestrale, all’amore madre-figlio, all’Unità del tutto indivisibile con la Natura, propri del Principio Femminile, il Principio Maschile della razionalità e dell’equilibrio, ai fini della stabilità dell’Essere. Altrimenti, come nel Mito di Apollo e Dafne, ogni relazione che non nasca dal controllo non può che produrre dolore e vittime. Non a caso, Ilaria Caputo legge la Ninfa nell’attimo in cui pur di sottrarsi al cupio dissolvi, chiede di essere trasformata in un albero di alloro.
La complessità del pensiero mitico e lo sforzo nel rappresentarlo sono, dunque, la cifra stilistica di questa giovane artista che pur nella diversità delle tecniche costruisce la sua unità creativa simbolista con coerenza, eleganza, precisione nei particolari, armoniosa proporzione figurativa nella scelta dei colori, dei fondali, delle pose; come nelle linee dei volti e nel movimento dei corpi, coperti da morbidi panneggi.

Ad maiora.

Professoressa Annamaria Amitrano

Mostra di Ilaria Caputo: DAL 28 SETTEMBRE AL 2 NOVEMBRE 2014 sala congressi della Biblioteca Etnostorica “E. Vittorietti” (Complesso di Palazzo Steri, Piazza Marina, Palermo) 

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