Chiesa di S.Maria Maddalena

DSCN0003 (5)L’architettura religiosa della ”gloriosa” epoca normanna si caratterizza per la monumentalità e la ricchezza decorativa delle opere che testimoniano una calcolata politica dell’immagine perseguita dai sovrani normanni, Ruggero II, Guglielmo I e Guglielmo II, e dalle alte personalità del regno come Giorgio d’Antiochia, Maione da Bari e l’arcivescovo Gualtiero Offamilio.

Ma a fianco degli edifici religiosi più noti e rappresentativi sorti durante questo periodo, quali ad esempio la Cappella Palatina, la Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio, il duomo di Monreale la Cattedrale ed altri ancora, vi è una considerevole schiera di monumenti certamente meno conosciuti ma non per questo meno interessanti e di minor pregio architettonico. Fra questi, la Chiesa di S. Maria Maddalena, “una vetusta fabbrica di sobria compattezza”, sita nella zona fortificata ad occidente della città, ricordata dagli storici col nome di “Galka”, da al-Halqah ovvero il ” recinto ”, un’antica cittadella fortificata difesa da una poderosa muraglia.

In questa parte della città si elevava dominante il ” KASR ” il castello degli Emiri arabi, fortezza legata alle remote origini della città, divenuta poi residenza dei Re normanni, che la modificarono rendendola una fortezza sicura e inespugnabile.
Con la graduale trasformazione della Galka e la fusione di essa al resto della città, la Chiesa di S. Maria Maddalena, vicinissima a Porta Nuova, venne a trovarsi inglobata nel quartiere militare di S.Giacomo (o degli spagnoli) la cui vasta area  estesa dal Cassaro fino al Papireto, fin dal 1622 era stata utilizzata dalle truppe spagnole di stanza a Palermo.
Il quartiere è divenuto negli anni l’attuale caserma del Comando Legione Carabinieri Sicilia e di conseguenza la Chiesa rimase non visibile all’esterno e difficilmente visitabile.
Una più antica cappella dedicata alla Maddalena era stata fatta edificare dalla Regina Alvira prima moglie di Ruggero II, nel 1130, affinché in essa venissero accolte le sue spoglie e quelle dei Principi normanni. Era contigua al lato sud della antica Cattedrale, quella fatta costruire dal vescovo Vittore nel 592.  Recenti ipotesi identificano il sito con quello oggi occupato dalla sacrestia dei canonici.
Nel 1187, la cappella venne fatta demolire, con autorizzazione di Re Guglielmo II, dall’Arcivescovo Gualtiero Offamilio che voleva ampliare la costruzione del nuovo Duomo.

Nello stesso anno, l’arcivescovo Gualterio la fece ricostruire poco più distante, dove ancora oggi si trova, molto probabilmente facendone ripetere la forma ed utilizzando gran parte del materiale della demolita cappella precedente.
Terminata la fabbrica dell’edificio, vi furono trasferiti temporaneamente i sacelli sepolcrali dei Principi normanni, aspettando che si terminasse la costruzione della nuova Cattedrale dove avrebbero trovato definitiva collocazione.
Già dalla sua fondazione la Chiesa era suffraganea e unita alla Real Cappella Palatina, godeva di un beneficio di “Jus patronato Regio” ed era officiata da un sacerdote “beneficiale” appartenente al capitolo della stessa cappella.
Nel 1382 veniva istituita in essa una congregazione che portava lo stesso titolo, e successivamente fu concessa ad alcuni nobili con atto registrato da notar Alojsio De Meo in data 9 novembre 1400.
Nel 1608 passa ai Padri della osservanza di San Francesco, che la ottennero per istanza al viceré Don Fernando Paceco Marchese de Villena, (atto di registrazione del 5 luglio 1608 stipulato per atti del notaio Antonio Fiumefreddo).

Nell’anno successivo i frati iniziarono la costruzione del loro convento che aveva prospetto rivolto ad occidente, a mano destra uscendo da Porta Nuova. E’ stata in questa occasione che probabilmente alla Chiesa furono aggiunti nuovi elementi, come il portale d’ingresso di gusto rinascimentale, la parte superiore del campanile che ancora oggi vediamo e delle pregevoli acquasantiere. Iniziarono allora tutte quelle piccole e grandi trasformazioni che nel tempo hanno falsato malauguratamente la veste dell’originale monumento.
Pochi decenni dopo, nel 1648 essendosi volute sistemare delle fortificazioni nel luogo, in seguito a gravi fatti di rivolta, i frati furono costretti ad abbandonare la Chiesa e il convento che loro avevano fabbricato, per volontà del viceré cardinal Trivulzio, che ordinò che venisse loro data la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, malgrado l’opposizione dei fratelli della omonima confraternita. Da allora la chiesa rimase nascosta alla vista dagli edifici delle milizie, pur continuandosi a solennizzare la festa della Santa.
Sembra che fino al terzo decennio del XVIII secolo, in cui il canonico Mongitore ne fa una descrizione corredata da uno schizzo, la Chiesa non abbia subito modifiche sostanziali se si esclude il taglio del muro della facciata laterale fatto per la sistemazione di due cappelle,.

Verso la metà del settecento la chiesa viene manomessa pesantemente con la modifica e la trasformazione di elementi interni. Furono modificate le colonne delle navi, le absidi laterali furono trasformate in cappelle, le arcate da archiacute diventarono a pieno centro, creando una profonda alterazione di tutto il suo carattere interno in una insignificante veste settecentesca, camuffandone l’architettura al punto che diventava difficile riconoscere in essa l’originale struttura normanna.

Probabilmente è da attribuire a ciò il fatto che la Chiesa venne sempre più dimenticata e abbandonata, e addirittura un decennio dopo, prima della fine del secolo XVIII, fu oggetto di una grave minaccia, allorché i comandanti superiori dell’esercito pensarono di abbatterla per consentire maggiore comodità alle truppe. Si scongiurò la minaccia soltanto perché il sovrano per fortuna, saggiamente non accolse la proposta, ma l’edificio religioso lasciato nelle mani dei militari, cadde sempre più nel degrado e nel 1860 fu addirittura tolta al culto, lasciata in totale stato di abbandono e prossima alla rovina.
Nel 1887 la caserma di S. Giacomo assieme alla Chiesa, passò per acquisto dal demanio all’amministrazione provinciale, e tre anni dopo il vecchio monumento rischiò nuovamente di scomparire, allorché la provincia determinò di abbatterlo per potere ampliare il cortile della caserma. I lavori erano già stati appaltati, era stato iniziato l’abbattimento dei corpi ad essa addossati, ma grazie alla Commissione Conservatrice dei Monumenti, che dovette sostenere una lotta assai dura, si evitò che il prezioso cimelio scomparisse, e nel 1891, con decreto regio, sanzionato il 14 di luglio la chiesa diventava monumento nazionale.
E’ questa una data molto importante, perché oltre ad avere permesso che l’edificio religioso giungesse fino a noi, segna una vittoria nella lotta contro la vandalica tendenza distruttiva, che tanti danni ha fatto e che purtroppo continua a fare al nostro patrimonio architettonico.
In quello stesso anno si iniziarono opere di ripristino dell’edificio messi in atto dall’architetto Giuseppe Patricolo, che hanno permesso, oltre al consolidamento di alcune parti pericolanti, di portare alla scoperta e alla liberazione di molti elementi dell’opera originaria, restituendo alla Chiesa, almeno in parte, la sua veste originaria.
Altre opere di restauro seguirono negli anni successivi sotto il patrocinio della Soprintendenza ai Monumenti per la Sicilia occidentale, in uno dei più recenti sono stati portati alla luce strutture e mosaici pavimentali di epoca romana.
Caratteristica della chiesa di S. Maria Maddalena è che pur essendo di piccole dimensioni dà l’impressione di un’ampiezza e di una profondità interna più grande di quella reale, e alla maggiore irreale lunghezza si accoppia poi una leggerezza e uno slancio degli elementi portanti.
L’impianto della cappella è di tipo basilicale a pianta longitudinale, composto da tre navate corte, separate da due file di colonne cui la centrale predomina sulle laterali e da tre absidi rivolte ad oriente, (secondo la ritualità bizantina) di cui la maggiore nettamente rilevata all’esterno è incorniciata da due piccole colonne inserite nei tipici rincassi angolari.
L’intersezione del transetto con la navata di centro genera un impianto a base quadrata che grazie a triangoli sferici e raccordi angolari mediava il passaggio dal quadrato alla circonferenza d’imposta della caratteristica cupola emisferica rossa, (elemento architettonico ricorrente nelle chiese dell’epoca) ora non più esistente, sostituita da una copertura piana. Le navate laterali oggi coperte da tetti lignei, in origine avevano volte a botte.
La luce all’interno è data da una doppia serie di finestre a sesto acuto, l’inferiore delle quali e disposta in fila di tre, nei muri dei prospetti laterali , tre nel muro del prospetto principale e una per ogni abside mentre quella superiore e costituita da quattro finestre per i muri laterali della navata maggiore e da una al centro del muro di prospetto.
Il prospetto principale, alterato rispetto alla sua forma originaria, presenta sul fianco destro la torre campanaria che originariamente doveva concludersi con la classica cupoletta rossa. Il portale rinascimentale, oggi ingresso alla Chiesa, sostituisce il portale originale che doveva essere costituito da un robusto portone ligneo incorniciato da rincassi concentrici a sesto acuto, come appare in altre Chiese coeve, per esempio S. Giovanni dei Lebbrosi, S. Cataldo ed altre.
Nella Chiesa si conservano alcune opere d’arte, una magnifica statua marmorea di S. Maria Maddalena della scuola dei Gagini, un antica pittura su tavola che raffigura la resurrezione di Lazzaro e conservato in una delle cappelle, nell’anti sacrestia si trova una antica tavola dipinta con fondo dorato, raffigurante Maria Vergine con ai lati due Angeli alati e nel pavimento vi sono diverse lastre tombali.
Dal 1948 la storica Chiesa, che per la sua semplicità suscita un senso di mistico raccoglimento, è adibita a tempio votivo per i Carabinieri caduti in guerra o nell’adempimento del proprio dovere. E’ aperta al culto, tutte le domeniche si celebra la S. Messa, ed è visitabile su richiesta.

Orario Sante Messe: Domenica ore 12:00

Nicola Stanzione

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