La lettera del Diavolo: un mistero siciliano

L’11 Agosto 1676, nel monastero di clausura di Palma di Montechiaro, una suora viene rinvenuta a terra nella sua cella. È stremata, con le mani e la faccia sporche d’inchiostro, tra le mani tiene un misterioso foglio dal contenuto incomprensibile. Si tratta della cosiddetta lettera del diavolo, un documento manoscritto che ha suscitato l’interesse di decine di generazioni di siciliani, che da allora tentano di decifrarne il messaggio.

Secondo quanto riportato dalle consorelle, Suor Maria Crocifissa della Concezione, nome monacale della nobile siciliana Isabella Tomasi, quella notte avrebbe sostenuto una strenua lotta contro dei demoni che, impossessatisi di lei, l’avrebbero costretta a scrivere quella misteriosa lettera, scritta in una lingua sconosciuta, che unisce caratteri provenienti dal greco, dal latino, dal cirillico, dal runico (l’alfabeto utilizzato anticamente dalle popolazioni germaniche) e dalla lingua degli yazidi, antico popolo iracheno pre-islamico, che si diceva fosse adoratore del diavolo. Secondo la leggenda la suora, seppur spaventata da uno dei demoni, che minacciava di colpirla con un pesante calamaio di bronzo, si riebbe proprio nel momento di apporre la firma sulla lettera e, con un moto di ribellione, al posto del nome scrisse “ohimé”, l’unica parola leggibile del documento. Tale versione del racconto è quella verbalizzata nello stesso monastero e ancora oggi accettata dalla chiesa, che ha beatificato la monaca nel 1787, sotto il papato di Pio VI.

Ma cosa dice la lettera del diavolo? Il messaggio contenuto è stato spesso studiato da numerosi linguisti, tuttavia nessuno è mai riuscito a comprenderne appieno il significato. Secondo le fonti più autorevoli, la lettera contiene un messaggio a Dio, chiedendogli di lasciare che gli uomini pecchino, perché la pietà e la misericordia divina li strappano ad una eternità di dannazione.

Tutto qui? No, in realtà i demoni avrebbero riferito altri due messaggi alla monaca, tuttavia questa si rifiutò sempre di rivelarli, anche in punto di morte.
Questa storia ha ispirato molti scrittori siciliani, tra cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa, lontano pronipote della suora, che ha deciso di omaggiare la sua antenata inserendo il personaggio della Beata Corbera nel suo celebre “Il Gattopardo”.

La lettera originale, ancora esistente, è conservata nel monastero di Palma di Montechiaro, mentre una copia si trova nell’archivio della Cattedrale di Agrigento.

 

Foto: Giornalettismo

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