La peste a Palermo nel 1575

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Una terribile epidemia si imbatté a Palermo nel 1575, era precisamente la mattina del 9 Giugno, giorno in cui si trovò, nel quartiere di San Domenico una donna morta e dopo di lei anche un uomo, un mercante di tappeti, un certo capitano di un brigantino proveniente dalla Barbaria, che aveva avuto con lei rapporti sessuali.  Non si trattava di delitti passionali, ma dei primi casi di peste a Palermo.
Riferiscono i Diari di Palmerino e Paruta, i due storici palermitani:

“l’innamorato di detta donna e
tutti di casa di una febbre con certi vozzi all’ancinagli,
l’uno imbiscandola all’altro”

La peste dilagava a Palermo e ben presto infestò tutta la Sicilia, specialmente le città che si affacciavano sul mare, perché più facilmente raggiungibili dalle navi. Furono chiuse le porte della città e i varchi delle due sole porte aperte, erano altamente controllate per evitare che i contagi aumentassero.
In tutte le case c’era gente che moriva. Allora il Senato palermitano, decise di chiamare a consulto un gran medico di quei tempi, il Dott. Gian Filippo Ingrassia che insieme ad una equipe di colleghi studiarono il rimedio per bloccare la terribile virulenza.  E’ a questo luminare che Palermo deve la sua riconoscenza per la salvezza, al suo ammirabile intelletto e al suo prodigarsi per abbattere questo mostro che era la peste.
Passarono ben 11 mesi di lotta prima che la peste si debellasse del tutto. Palermo perse circa 3100 persone. I malati infetti vennero barricati dentro casa, vennero chiusi il convento di San Francesco e quello di San Domenico, in quanto i frati si infettarono l’uno con l’altro. La città era un inferno, roghi dappertutto, per ordine dei medici, roba, letti, materassi della gente appestata dovevano essere bruciati. Dolore e disperazione nelle famiglie che si vedevano morire da un giorno all’altro.
Delinquenza e teppismo non mancarono, vennero sorpresi ladri che rubavano cose infette e gravissime pene vennero loro date, qualcuno venne bruciato, altri impiccati, altri ancora mandati a sfracellarsi precipitandoli dall’alto dello Steri.
Gli ammalati venivano barricati in casa per fermare il contagio e poi trasportati nei due grossi presidi che si trovavano alla Cuba e nel Borgo di Santa Lucia.
Successe di tutto; i malati non si dichiaravano per non lasciar bruciare il loro arredamento, si disse pure che i medici non volevano trovare la medicina per questa epidemia perché altrimenti sarebbe venuto meno la loro parcella. Fu per questo motivo che il Dott.  Ingrassia sdegnato, rinunciò del tutto al proprio stipendio.
Egli fu molto generoso nel dare cura e soccorso agli ammalati. Scrisse un libro che intitolò “Informatione del Pestifero et Contagioso Morbo” che conteneva le sue riflessioni su questa esperienza.
Il popolo pensò che la peste si sarebbe arrestata, facendo preghiere e processioni, dove l’uomo non poteva arrivare ci sarebbero potuti arrivare i santi.  Ma il Dott. Ingrassia per quanto devoto faceva più affidamento alla scienza piuttosto che ai Santi.
La peste durò fino alla primavera del 1576 e solo in estate  si dichiarò completamente estinta.
Nella Cattedrale come ringraziamento si potè finalmente cantare il “Te Deum Laudamus”.
Questo purtroppo non fu l’unica epidemia di peste, nel 1624, dopo circa 50 anni,  la peste ritornò a Palermo e nonostante l’intervento che noi tutti conosciamo: il miracolo di santa Rosalia, il numero dei morti fu assai maggiore, mancava purtroppo ormai il caro Dott. Ingrassia.
Ancora oggi Palermo lo ricorda nel nome di uno dei suoi ospedali: “Ospedale G.F. Ingrassia”

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Serafina Stanzione

Staff member. Redattrice, responsabile e curatrice della sezione dedicata agli Eventi a Palermo

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