La Vucciria (ieri e oggi)

via argenteria VucciriaLa storia di Palermo, più che nei libri, sta nelle sue strade, nei suoi vicoli, nei suoi palazzi, nelle sue chiese, nei suoi monumenti, nelle sue fontane e anche nei suoi ruderi talora non ancora rimossi, segni della storia, del tempo e qualche volta dell’incuria dei suoi cittadini.
Palermo è una città straordinariamente bella, ma anche piena di contraddizioni e difficile da comprendere: a Palermo si arriva per non partire mai più, ma da Palermo, a volte, si scappa per non tornarci mai più. Non è semplice cogliere la vera essenza di questa città, ma se vogliamo veramente conoscere la sua gente, la sua cultura, se vogliamo cogliere sulla bocca del popolo palermitano le locuzioni più efficaci, le espressioni più eloquenti, allora dobbiamo andare al “mercato”.
Palermo è città di grandi mercati storici, i più noti sono quelli di Ballarò, del Capo e quello della “Vucciria”, quest’ultimo è il più famoso e più conosciuto dei mercati palermitani.
Si trova nel cuore dell’antico “quartiere della Loggia” (oggi compreso nel mandamento Tribunali-Castellammare), in un quadrilatero compreso tra le attuali Via Roma, Piazza San Domenico, Via Cala e Corso Vittorio Emanuele.
La sua denominazione trae origine da un etimo francese “bucherie”, che notoriamente contraddistingue il luogo di macellazione e vendita delle carni. Non è chiaro se tale denominazione si sia imposta in epoca medievale o durante la dominazione angioina, periodi nei quali la lingua “franca” venne parlata presso la corte e gli ambienti militari e commerciali dell’isola.
Per secoli il mercato della Vucciria è stato uno dei luoghi più frequentati della città, vero cuore pulsante delle attività commerciali palermitane. L’area dell’antico mercato si estendeva dalla Piazza Caracciolo (così chiamata dal nome del vicerè che nel 1783 la riconfigurò) a quella del “Garraffello” (dal nome della fontana che vi venne collocata nel 1591), anticamente denominata “Piano della Loggia o Loggia dei Catalani” che diede il nome all’intero quartiere. Intorno a questo slargo, che costituisce ancora adesso, il cuore della Vucciria, erano disposte anticamente (dal XV secolo) le “logge” degli intraprendenti e facoltosi mercanti “stranieri” residenti a Palermo.
Amalfitani, genovesi, catalani, pisani, lucchesi e veneziani, presenti a Palermo fin dall’epoca medievale, in questo luogo esercitarono le loro attività commerciali e mercantili. Già in epoca medievale la “Bocceria” era divenuto un crocevia di mercanti e mercanzie, un florido centro di affari, ricco di merci straniere rare e pregiate, esposte nei banchi delle “logge” all’occhio dei numerosi compratori.
Per secoli il quartiere mantenne questa vocazione commerciale e la vitalità della “Vucciria” non cessò mai. In un esiguo spazio, in mezzo a bancarelle colorate stracolme di mercanzie di ogni genere, si accalcavano venditori e compratori, i colori, i suoni, le luci, la vita frenetica. Il vocìo dei venditori (che aveva molto di orientale) e il viavai incessante della gente creavano quell’atmosfera magica e inconfondibile, che era propria e sola di una città come Palermo: infatti, con il passare del tempo il termine “Vucciria” divenne sinonimo di confusione e di baccano.
Da mercato della carne con il tempo la Vucciria iniziò ad avere una configurazione mista, cioè vi si cominciò a vendere anche pesce, ortaggi, frutta e verdura, anticamente chiamata foglia e quindi assunse il nome di “Bocceria della foglia”. Ma è soprattutto il pesce a rimanere sempre il tratto prevalente di questo mercato, che aveva la caratteristica di essere in diretto contatto con il vecchio porto della Cala.
Fino a poco tempo fa c’era un modo di dire, a Palermo, per indicare il tempo dell’irreale, dell’impossibile, dell’inimmaginabile, “quannu s’asciucanu i balati ra Vucciria”, quando cioè, la pavimentazione dell’antico mercato sarà asciutta: evento ritenuto impossibile vista la vitalità del mercato e l’abitudine dei suoi pescivendoli di spruzzare costantemente i pesci con l’acqua per mantenerli freschi.
Ma non erano soltanto le attività commerciali ad animare la Vucciria, anche le botteghe artigiane erano numerosissime nel quartiere, ne danno testimonianza alcune strade e vicoli i cui toponimi ricordano ancora il nome delle categorie artigiane che qui ebbero sede secolare. Così la via “Argenteria nuova”, come la via “Argenteria vecchia”, è così chiamata perchè qui possedettero le loro botteghe gli orafi e gli argentieri nei secoli XVII e XVIII e i negozi di oreficeria sono ancora numerosi nelle vie che circondano la Vucciria. La via dei Cassari prende il nome dei fabbricanti di casse, remi e scale a pioli; la via dei “Maccheronai” deve la sua denominazione alle botteghe dove le donne preparavano, a mano, varie specie di pasta. La via dei “Formai” era cosi chiamata invece per la folta presenza di artigiani che in questa strada realizzavano forme da scarpe e cosi anche la via dei Chiavettieri, la via dei Tintori, dei Calzonai, dei Coltellieri, etc..
All’interno dell’area del vecchio mercato e nelle sue adiacenze sorgevano numerosi edifici religiosi, alcuni ancora esistenti, e molte importanti residenze patrizie che con le loro eleganti facciate, nei secoli passati, conferivano decoro ed eleganza al quartiere. Oggi la maggior parte di questi edifici sono scomparsi o comunque molto sfigurati dalle devastazioni belliche dell’ultima guerra, e qui, dopo oltre settant’anni, restano ancora come “segno della memoria”.
Purtroppo oggi il mercato della Vucciria, quale era un tempo non molto lontano, pieno di attività d’ogni tipo e di vita, praticamente non esiste più, ha perso le sue peculiari caratteristiche.
Il mercato popolare di una volta che ha ispirato poeti, scrittori, intellettuali e pittori, oggi è soltanto un lontano ricordo.
la vucciria di guttusoChi pensa di trovare ancora la Vucciria come Guttuso l’ha immortalata nel suo celebre dipinto “La Vucciria di Palermo”, assai somigliante ad un “suk” arabo, pittoresco, colorato, chiassoso, stipato di ceste piene di frutta e verdure esposti lungo la strada, rischia di rimanere deluso.
Oggi l’antico mercato ha cambiato volto, rimane sempre di grande suggestione, ma si è trasformato, è diventato luogo di vita notturna, tappa obbligata e paradiso per gli estimatori dello “street food” palermitano, un posto dove si mangia anche con gli occhi (perché a Palermo non ci si nutre, si mangia).
La notte tutto il quartiere si popola di una moltitudine di avventori (soprattutto giovani) di ogni estrazione sociale e di tanti turisti italiani e stranieri, vogliosi di degustare i prodotti della gastronomia locale (quella povera, del popolo, ricca di colori ed odori, bella per gli occhi e inebriante per il palato), o magari per bere qualche “drink low cost” ascoltando musica fino a tarda notte.
Purtroppo, però, alla Vucciria non cè solo suggestione, fascino e divertimento, vi sono anche alcuni aspetti non proprio positivi che è difficile negare. Il malcostume e la delinquenza sono una triste realtà della zona, alimentata anche dalla mancanza di una vera e propria azione repressiva delle Istituzioni (ci vorrebbe maggiore sorveglianza) che favorisce usi e comportamenti illegali che spesso sfociano in atti di criminalità: emblematico è l’increscioso episodio di qualche giorno fa, dove un giovane ladro che stava per essere arrestato dalla polizia è stato aiutato a fuggire dagli amici del quartiere.
Che tristezza!!

Nicola Stanzione

2 COMMENTI

  1. Un bellissimo spaccato di un mercato che ha caratterizzato gli anni di molti di noi, quando passare dalla Vucciria era una specie di passaggio obbligato, anche per chi veniva di paesi. Come minimo mangiare un po’ di polpo scendendo dalla scalinata della via Roma, o mangiare un gelato da Lucchese all’angolo con piazza s. Domenico. Un articolo davvero superbo. Complimenti.

  2. Dott Stanzione i suoi articoli sulla Palermo che fù sono sempre attenti nei modi e nei particolari nel raccontare uno spaccato culturale e sociale di questa nostra città.
    Sovente leggendo si ha la netta impressione di vivere con la mente i momenti che lei racconta.
    La ringrazio per la solerzia e per l’amore che condividiamo per la nostra capitale.
    La saluto affettuosamente al prossimo racconto.

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