Il litorale di Palermo (parte 1)

Dal Foro Italico ad Acqua dei Corsari

Dopo le ultime novità in termini di balneabilità del mare prospiciente la nostra Palermo, con un possibile ritorno ai fasti di molti anni fa, quando lungo la costa verso Messina si susseguivano i lidi un tempo famosi: Bagni Italia, Virzì, Petrucci e altri ancora di perduta memoria, ecco tornare la curiosità del significato dei nomi di questi litorali. Nomi che quasi tutti conoscono ma di cui pochi sanno il significato.

Partendo dal Foro Italico, oggi riqualificato da una bella villa con tanta erba, ecco  S. Erasmo. 
Deve il nome ad una antica chiesetta che sorgeva proprio in riva al mare. La costruzione sacra venne prima inglobata in una casina estiva appartenuta ai principi Filangeri di Cutò e poi ampliata, nel 1898, nella famosa “Casa Lavoro e Preghiera” per l’infanzia abbandonata, di Padre Messina.
Subito dopo la località Ponte di Mare. Il nome è legato ad un antico ponte che sorgeva alla foce del fiume Oreto. Era stato costruito dal 1581 al 1586 col nome di ponte di S. Erasmo. Nel 1772, dopo vari restauri, crollò definitivamente per via di una piena del fiume. Il ponte  esiste ancora ma è di cemento armato, più robusto ma molto più anonimo.
Seguono due località ormai scomparse anche nella memoria: la Tonnarazza e la Colonnella. La prima deve il nome ad una antica tonnara ivi esistente insieme ad un piccolo forte costruito per la difesa della costa, oggi entrambi scomparsi, ma esistono a suo ricordo un cortile ed una piazzetta in quella zona.
colonnellaLa località che segue si chiamava la Colonnella, per via di una colonna eretta in quel luogo per sorreggere una statua della Immacolata. Si accedeva alla costruzione tramite due scale che conducevano al ripiano, come testimoniano antiche stampe della fine ‘800. Nei suoi pressi sorgeva uno stabilimento balneare chiamato Risorgimento Italiano.
Subito dopo comincia la rinomata Romagnolo, (anticamente chiamata Mustazzola) dove sorgevano i lidi balneari più famosi:  lo Stabilimento Trieste-Virzì (1896) e lo Stabilimento Delizia-Petrucci (1900).
Romagnolo si chiama così in onore e ricordo del fondatore di un piccolo villaggio che vi sorgeva insieme alla villa del senatore palermitano Corradino Romagnolo. La villa ormai non esiste più da quando venne inglobata nella struttura di una clinica (Buccheri la Ferla).
Poco distante un fortino fatto erigere dal Senato palermitano a fior d’acqua a difesa della città dalle incursioni piratesche aveva il nome di Fortino del Sacramento. Abbattuto nel 1849 ha lasciato il suo ricordo nel nome di un vicolo presso corso dei Mille.
Segue lo Sperone che non deve il suo nome alla conformazione geografica della costa ma ad una macabra costruzione, in pietra, a forma di piramide, nella quale erano inseriti numerosi ganci di ferro nei quali venivano appesi i corpi squartati dei giustiziati. Un  monito terribile che doveva dissuadere i malintenzionati a compiere delitti. Ma lo spettacolo era troppo macabro e inorridiva le gentili dame che si recavano a Bagheria nei luoghi di villeggiatura e così intorno al 1790 venne definitivamente abbattuto.
Proseguendo  troviamo la Bandita, che ha una storia singolare, come del resto altre per altri toponimi cittadini. È infatti riferito ad una donna. Non ne conosciamo il nome ma il soprannome, la Sbannuta, poi italianizzato in Bandita, che offriva servizi di diverso genere, nella sua taverna. Pare fosse luogo privilegiato per il rifugio di banditi e gente di malaffare con i quali la signora sapeva trattare.
Chiude il tratto del litorale Acqua dei Corsari. Il toponimo più che riferirsi a corsari che pur infestavano anche questo tratto di mare, pare debba essere legato ad una sorgente che scaturiva dalle rocce del litorale e che sarebbe appartenuta  alla famiglia Corsaro. Di quest’acqua ne facevano uso le navi che vi approdavano per fare rifornimento, fra cui appunto pirati e corsari. Una torre risalente al 1591 doveva difendere la costa e proteggere la preziosa fonte da approvvigionamenti illeciti.

Oggi questo litorale fa parte di un grande progetto di riqualificazione. Alcuni progressi sono stati fatti, infatti proprio in questi mesi gli abitanti della zona reclamano la riabilitazione del tratto di Romagnolo e Bandita, chiedendo l’ufficializzazione della balneabilità da parte del Comune. Acqua dei Corsari, invece rappresenta una sorta di fallimento del progetto di riqualificazione che lo riguardava ed oggi rimangono come scheletri le costruzioni fatiscenti delle antiche fonderie di mattoni con le loro ciminiere che ancora svettano ormai spente.

Saverio Schirò

R. LA DUCA, Cercare Palermo, Prima serie, Palermo 1985
M. DI LIBERTO, Nuovissimo stradario storico della città di Palermo, Palermo 1993.

4 COMMENTI

  1. Anch’io che sono una donna matura aspetto fin dall’epoca della ragione di vedere riqualificato questo tratto di costa per la delizia dei cittadini. In altre realtà italiane ciò è stato realizzato con un guadagno d’immagine notevole ( vedi il litorale ligure). Purtroppo, a volte, cedo allo scoraggiamento perché vedo che nulla si fa. Addirittura alla Bandita ci sono camperisti che sciorinano i panni su fili improvvisati e lavano i bimbi all’aperto. Un signore anziano un giorno mi ha detto:” io sono nato qui e non posso andare al mare perché tutto è occupato da questi signori che col degrado che aggiungono al luogo non fanno godere agli altri della spiaggia”. Ma le forze dell’ordine quando passano di lì mettono una benda agli occhi? E i nostri dirigenti politici quando vanno fuori città prendono sempre la circonvallazione? Non percorrono mai la via Messina Marine?

  2. Solo una piccola correzione: il lido Delizia Petrucci nasce nel 1888, non nel 1900. A riprova esiste una lettera del fondatore Antonino Petrucci alla capitaneria di porto, che nel 1890 già discute di fogne e di igiene.

  3. Grazie per queste informazioni che mi hanno chiarito tanti dubbi, è bello trovare persone che amano Palermo e che sicuramente come me purtroppo soffrono nel vivere tutto il degrado in cui versa questa splendida città carica di storia come poche altre città. Qualche giorno addietro ho fatto una passeggiata lungo questo litorale sperando che qualche cosa fosse cambiata ma ho constatato che siamo ancora all’anno zero, ma la speranza di vedere Palermo e questo litorale finalmente recuperati non muore. Mi auguro che l’anno in cui Palermo sarà capitale della cultura venga tutto sfruttato per il recupero totale della città e dei suoi bellissimi dintorni e non come spesso succede in queste grandi occasioni rimanga solamente una vetrina per mettersi in bella mostra e niente altro.

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