Oratorio dei Bianchi

Nell’anno 1542  la nobile compagnia dei Bianchi aveva chiesto al senato cittadino  di poter edificare la propria sede sopra la quattro- cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Vittoria. La richiesta, accolta dal senato, incontrò anche i favori del vicerè don Ferrante Gonzaga, principe di Molfetta, egli stesso confratello della compagnia, che con il suo patrocinio era stata prontamente esaudita.
Da allora la storia di questa chiesa finisce con l’identificarsi con la storia stessa della Compagnia.

 LA STORIA DELLA COMPAGNIA

Fondata un anno prima nel 1541 dal francescano Pietro Paolo Camporella sotto il titolo di Nobile e primaria Real Compagnia del SS. Crocifisso, detta poi dei “Bianchi” per il colore del saio che i fratelli indossavano nell’esercizio dei loro uffici, questa compagnia, composta da laici ed ecclesiastici aveva come compito istituzionale il conforto e l’assistenza dei condannati a morte: tre giorni prima dell’esecuzione il condannato veniva affidato con i ceppi ai piedi alle cure spirituali di quattro fratelli, due secolari e due ecclesiastici, i quali in quei giorni nelle proprie cappelle ed escludendo qualunque altra presenza estranea alla compagnia, lo preparavano ad una buona morte.
Per la presenza in essa delle più alte cariche politiche e religiose della città ( i vicerè e gli arcivescovi), la compagnia dei Bianchi divenne in breve tempo potentissima, rappresentava un vero centro di potere e fin dall’inizio godette di numerosi privilegi, tra cui quello di occupare il primo posto tra le congregazioni nella solenne processione del Corpus Domini e dell’altro, specialissimo, di poter concedere a suo insindacabile giudizio, la grazia a un condannato a morte il giorno del Venerdì Santo.
Questo diritto difeso più volte come esclusivo, andò in disuso per molti anni dopo la sua istituzione (1580), e venne ripristinato nel 1707 dall’allora governatore don Ottavio Gravina principe di Rammacca.
La compagnia dei “Cavalieri Bianchi” era nei fatti la più prestigiosa ed esclusiva tra le associazioni di questo tipo, nei tre secoli della sua esistenza ne fecero parte molte tra le famiglie più illustri del regno, l’accesso non era cosa facile, le domande dei nuovi associati, esclusivamente nobili di alta estrazione, erano esaminate  da una commissione composta da diciannove ex Superiori e Consiglieri che, con voto segreto, esprimevano il loro parere in merito all’inclusione o l’esclusione dei candidati.
Le stesse procedure erano previste per gli ecclesiastici, che dovevano essere quanto meno dottori in Teologia ed inoltre confessori dell’uno e dell’altro sesso.

 LA FABBRICA

 L’oratorio dei Bianchi ha subito nel tempo numerosi rifacimenti e ingrandimenti, quello che noi oggi possiamo osservare è il risultato di continue manomissioni che ebbero come tappe principali:  l’espansione dietro la tribuna della chiesa nel 1580,  la costruzione del nuovo oratorio conclusasi nel 1596 a spese del Senato e della Regia Corte, l’incendio del 29 novembre 1600 che aveva distrutto i locali riservati alla compagnia,  la riedificazione dell’oratorio e la costruzione di nuove opere edilizie  tra il 1681 e il 1686  che inglobarono definitivamente l’antica chiesa conferendo diversa fisionomia all’intero complesso; successivi lavori ad opera dell’architetto gesuita Filippo Giudice nel 1710 cambiarono l’orientamento dell’oratorio, e un ulteriore e definitivo ampliamento e rinnovamento decorativo, tra il 1794 e il 1800 gli conferì l’aspetto attuale.
Il fronte posteriore dell’edificio, di aristocratica imponenza, venne edificato su due ordini sovrapposti: il pianterreno presenta un grande portico composto da una serie di cinque arcate bugnate, culminanti con mascheroni antropomorfi nella chiave dell’arco, sormontati al primo livello, da un ordine gigante di lesene scanalate che si concludono con ornati capitelli corinzi di gusto classico.
Al di sopra di questo portico ad angolo tra via Spasimo e piazza della Vittoria si svolge una balconata continua con una lunga finestratura timpanata di grande vigore plastico.
L’ingresso a questa parte dell’edificio (quasi sempre chiuso) immette nell’aula dell’antica chiesetta, ormai sconsacrata, di S Maria della Vittoria, funge da vestibolo d’ingresso e da spazio espositivo.
Il  prospetto principale, sulla piazzetta dei Bianchi,  conserva l’aspetto dell’ultimo rifacimento tardo-settecentesco (1784), finanziato dall’allora governatore don Fabrizio Alliata principe di Villafranca, presenta una facciata a tre ordini di gusto tardo-barocco dove lo sviluppo verticale è moderato da una sezione in tre fasce orizzontali, a loro volta scandite da delicate lesene. La decorazione è molto sobria e le aperture contribuiscono ad alleggerirne la struttura; al centro della cornice d’attico campeggia lo stemma marmoreo con le armi della famiglia Alliata.
Entrando dal portale principale, si apre immediatamente l’imponente scalone a doppia rampa in marmo bianco, che conduce al primo piano. Le pareti della scala sono impreziosite da statue marmoree entro nicchie, per molti anni ricoverate a palazzo Abatellis e oggi, dopo i recenti restauri, ricollocate in loco insieme ad altri rilievi incassati nelle pareti. Nel vestibolo, decorato con affreschi monocromi, si aprono due porticine da dove si entra nel magnifico oratorio, il più grande della città, un vero gioiello con un fastoso pavimento maiolicato della seconda metà del settecento, di cui restano solo dei brani, che presentava nel riquadro centrale la scena di “Mosè che fa sgorgare l’acqua dalle rocce nel deserto”, le pareti sono abbellite da affreschi, dipinti e decori di grande valore artistico, attribuiti a Benedetto Cotardi, Giuseppe Testa.e Antonio Manno; in fondo, nella controfacciata, sopra il tronetto del superiore ( oggi inesistente), e tra i due balconcini per la musica, si trova l’affresco con la “decapitazione di S. Giovanni Battista” di Antonino e Gioacchino Mercurio. Dall’aula dell’oratorio attraverso due porticine si passa ad una galleria dove erano esposti i ritratti dei superiori, effigiati nell’abito bianco distintivo della compagnia, oggi completamente trasformata. Dalla galleria si accede  alla splendida sala delle adunanze, impreziosita da un’aulica decorazione pittorica a “trompe l’oeil”, opera del pittore romano Gaspare Fumagalli. Esempio di raffinatezza era il pavimento di questa sala, ornato da più di duemila mattonelle maiolicate realizzate nel 1765 da Nicolò Sarzana. Al centro della volta era dipinta una sorta di “gloria” successivamente perduta. L’oratorio infatti, dopo la soppressione della compagnia (1820), e soprattutto nel secolo scorso, venne lasciato all’incuria e all’abbandono più totale che portò alla graduale disgregazione dell’edificio e alla perdita dei ricchi apparati interni. Nel 1987 il complesso dei Bianchi veniva finalmente acquistato dalla Regione Siciliana che ha dato inizio ad una complessa opera di restauro, portata a termine tra il 2000 e il 2002, che ha  restituito all’intero complesso nuova dignità. Oggi questo monumento è completamente visitabile, ed è adibito a spazio museale: al primo piano, oltre alle statue già citate sono esposti arredi settecenteschi e manufatti marmorei di I. Marabitti  A. Gagini e V. Vitagliano provenienti dalla Galleria di p.zzo Abatellis, mentre il piano terra custodisce stucchi di Giacomo Serpotta, provenienti dalla non più esistente chiesa delle Stimmate; soprattutto vi è conservata la storica “Bab-al Futuh” (porta dalla quale, secondo la tradizione, il normanno Roberto il Guiscardo nel 1071 entrò vittorioso in città), questa porta urbica, l’unica dell’antica “AlHalisah” (Kalsa), la quale si conosce l’esatta ubicazione, costituita da un semplice fornice a sesto acuto, è rimasto uno degli ultimi reperti di epoca araba con una datazione certa (956 D.C).

                                                                                                                                          Nicola Stanzione

Oratorio dei Bianchi

Piazzetta dei Bianchi

Tel.: telefono 091 6230068 

foto da www.palermodavedere.it

3 COMMENTI

  1. Un amore così grande per l’arte che viene raccontata e descritta come fosse una poesia… Complimenti come sempre Sign Stanzione per i suoi articoli/poesie! Da parte di una che ama anch’essa con tutta l’anima l’arte e la nostra città! 🙂

  2. Sono veramente d’accordo con te Saverio…. si vede quanto ama questa terra la sua cultura il suo passato…e l’arte che ci circonda, è una passione contagiosa 😛 ♥
    Poi scrive cosi bene, ti fa entrare ogni volta in un mondo diverso come se fosse un bel racconto!! Consiglio a tutti di andare a visitare tutte le meraviglie che descrive…. ve ne innamorerete anche voi!
    Cmq volevo complimentarmi con voi per il sito..migliora ogni giorno di più, ed è anche piacevole da visitare! A presto

  3. Una competenza e una conoscenza storica e artistica che stimolano tutti gli amanti dell’arte e di Palermo. E’ un vero piacere guardare la nostra città attraverso occhi così speciali. Un grazie di vero cuore, da chi l’arte l’ama davvero.

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