stucchiL’oratorio del SS. Rosario in Santa Cita, fondato dall’omonima confraternita, rappresenta uno fra i siti artistici più celebri di Palermo. “Uno dè più nobili oratorj della Città per grandezza, ornamenti, e dovizia al maggior segno riguardevole” (Mongitore).
L’attuale oratorio (ne esisteva uno precedente) fu inaugurato il 16 settembre del 1686 al completamento dei lavori di trasformazione di alcuni spazi appartenuti alla chiesa dei SS. Quaranta Martiri dei Pisani, realizzati da due maestri del tempo, Francesco Lisciandrello e Vincenzo Mancuso, e avviati intorno al 1673.
La Compagnia del SS. Rosario in Santa Cita era molto ricca e prestigiosa (era l’unica dove non si pagavano le usuali quote annuali, poiché usufruiva di cospicue rendite) e l’oratorio doveva rispecchiare lo status dei suoi appartenenti, per lo più agiati esponenti della borghesia mercantile, e distinguersi per magnificenza e raffinatezza.
La prima committenza dei confrati per abbellire la loro nuova sede fu affidata nel 1689 ad un importante pittore romano, Carlo Maratta, che realizzò una magnifica tela dedicata alla Vergine del Rosario. Al quadro del Maratta seguirono, nel 1702, gli splendidi sedili in ebano intarsiati a fiorami in madreperla, opera di Giuseppe Berlizzi. Ma l’ornamento più notevole dell’Oratorio è dato senz’altro dallo splendido apparato decorativo in stucco, opera di Giacomo Serpotta e non di altri, come è dimostrato da alcuni documenti di pagamento.
Questo oratorio rappresenta uno dei maggiori capolavori del grande scultore-plasticatore. L’opera serpottiana in Santa Cita, rivela nell’artista, la conoscenza diretta della classicità che si evidenzia soprattutto nella suggestiva bellezza delle forme. Questi caratteri sono maggiormente evidenti nelle due magnifiche statue di “Ester e Giuditta” (rappresentano l’ideale femminile dell’artista) che adornano i piedritti dell’arco trionfale: queste sculture plasmate con gusto rococò sono tra le opere più belle del Serpotta  per la vitalità e la bellezza della quale sono impregnate.serpotta

L’edificio religioso si trova in via Valverde in pieno centro storico, nelle vicinanze della Vucciria e dalla piazza che prende il nome dai Cavalieri di Malta. Vi si accede da un piccolo portale in pietra scolpita e attraverso uno scalone seicentesco si arriva ad un bel ballatoio maiolicato su cui prospettano due portali marmorei tardo-cinquecenteschi (provenienti dal vecchio oratorio) che immettono all’antioratorio, attribuiti a Giuseppe Giacalone. Tra questi due portali è stato posto nel 1934 un mezzobusto in stucco, firmato dallo scultore Antonio Ugo, raffigurante Giacomo Serpotta.
L’impianto è quello tipico degli oratori palermitani con antioratorio, l’aula e il presbiterio rettangolari. La decorazione delle pareti lunghe è configurata sulla sequenza delle grandi finestre al di sotto delle quali si susseguono i famosi teatrini in stucco del Serpotta: raccontano i quindici Misteri del Rosario e sono affiancati da coppie di allegorie ad essi legate iconologicamente.
Sulla parete di sinistra, partendo dall’ingresso, si svolgono i Misteri gaudiosi: l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, la Circoncisione, e, sulla facciata del presbiterio, la Disputa di Gesù al Tempio e la statua di “Ester”. Sulla parete di destra, sempre dall’ingresso, seguono i Misteri Dolorosi: l’Orazione nell’Orto, la Flagellazione, la Coronazione di Spine, la Salita al Calvario e sulla facciata del presbiterio la Crocifissione con la statua di “Giuditta”.
Ma è la controfacciata il vero centro iconografico dell’oratorio, vi si trova una delle narrazioni scultoree più scenografiche della città. In essa è dispiegato un enorme drappo su cui svolazzano spensierati puttini festanti, entro cui sono raffigurati i cinque Misteri Gloriosi: la Resurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste, l’Assunzione di Maria, l’Incoronazione della Vergine e la celebre raffigurazione della “Battaglia di Lepanto”, rappresentazione della vittoria del Cristianesimo riportata a Lepanto il 5 ottobre del 1571. In questa opera si evidenzia il profondo sentimento umano e cristiano del Serpotta che appena sotto la scena raffigurò due ragazzi del popolo con le armi a tracolla e i loro vestiti ridotti a brandelli. Nei loro sguardi malinconici, quello del cristiano vincitore e dell’infedele sconfitto si legge l’implicita condanna dell’artista per ogni guerra. Una vera e propria denuncia, un modo per raccontare oltre i toni celebrativi.
Serpotta composizionePer concludere sull’altare maggiore, possiamo ammirare la celeberrima pala del Maratta “La Madonna del Rosario” inserita sull’altare entro un’elegante cornice in legno scolpita da Pietro Navarrino nel 1695, e l’altare neoclassico in marmo, che porta i monogrammi della Vergine e di Cristo, realizzato tra la fine del settecento e i primi anni dell’ottocento.
Un altro fondamentale elemento ornamentale dell’oratorio è il bel pavimento marmoreo policromo, che si distende come un tappeto in un intreccio di stelle ad otto punte composto alla fine del XVII secolo. IL tutto un vero e proprio capolavoro da non perdere!
L’oratorio che oggi si presenta in un accettabile stato di conservazione viene utilizzato per celebrare riti nuziali ma è visitabile tutti i giorni.

Da Lunedì a Sabato ore 9:0018:00

Apertura straordinaria
per gruppi su richiesta
(minimo 10 persone)

Indirizzo: Via Valverde, 3, 90133 Palermo
Telefono: 091 785 3181

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