L’Osservatorio Astronomico del Palazzo Reale e il Museo della Specola

Il Palazzo Reale o dei Normanni di Palermo è sicuramente l’edificio più antico della città e rappresenta un sito monumentale di grande interesse scientifico in quanto costituito da sovrapposizioni di strutture e architetture attribuibili alle varie dominazioni che abbracciano un arco temporale di quasi tre millenni di storia.
Tutto l’edificio poggia verosimilmente sopra le antiche mura di origine punica databili nel periodo compreso fra il VI e il V secolo A.C. scoperte nel 1984. Dal periodo romano a quello arabo la fortezza fu ulteriormente rinforzata e resa più sicura.
Dopo la riconquista cristiana i nuovi dominatori normanni la ampliarono, la resero inespugnabile, la dotarono di “Torri”e ne fecero la propria residenza, resa sfarzosa da straordinari tesori artistici.
Roberto il Guiscardo, durante la sua breve reggenza, fece erigere la cosiddetta Torre Rossa, che guardava verso la città. Quindi, Ruggero II, primo re di Sicilia, oltre a restaurare ed ampliare la fortezza per renderla una magnifica reggia, fece costruire, oltre alla splendida Cappella Palatina, la Torre Greca a meridione, la Torre Pisana a settentrione, e la Torre Gioaria, contigua alla Pisana.
Il figlio Guglielmo I continuerà l’opera del padre facendo innalzare un’altra torre, la Chirimbi.
Sono scomparse la Torre Rossa, la Chirimbi (demolita nel 1571), e la Greca di cui si vede oggi la più tarda ricostruzione di epoca rinascimentale), rimangono soltanto la Gioaria e la “Torre Pisana” sulla cui sommità, nel 1791 venne installato il “Reale Osservatorio Astronomico” fondato dal matematico Giuseppe Piazzi con il patrocinio di re Ferdinando di Borbone e dell’illuminato vicerè Francesco

D’Aquino principe di Caramanico .
La scelta della sede non fu casuale, ricadde sulla Torre Pisana in quanto riconosciuto luogo più adatto (per la solidità delle sue fondamenta) a supportare il peso della nuova struttura.
Per la realizzazione della struttura dell’Osservatorio, il Piazzi si avvalse della collaborazione dell’architetto regio Giuseppe Venanzio Marvuglia (suo carissimo amico), mentre il disegno degli arredi della Specola si devono all’architetto francese Lèon Dufourny, altro suo caro amico.
Il Piazzi, per rendere l’Osservatorio di Palermo all’avanguardia commissionò il fior fiore della tecnologia del tempo presso i migliori costruttori di strumenti astronomici, come il celebre “altazimutale” (cerchio) realizzato presso le notissime officine di Jesse Ramsden di Londra che rappresentava un pezzo unico nel suo genere uno strumento avveniristico per l’epoca, un vero capolavoro della meccanica di precisione.
Il cerchio venne collocato all’interno dell’elegante sala circolare, a cui si accede da due rampe di scale semicircolari, ornata da otto colonne in marmo di Carrara poste ad identificare le punte di una rosa dei venti; Giuseppe Piazzi definì tale ambiente “un piccolo tempio a forma di cerchio”.
Lo studio dei corpi celesti e la continua osservazione delle stelle portarono il Piazzi, il giorno 1 di gennaio del 1801, alla scoperta del primo, e più grande, degli asteroidi esistenti all’interno della fascia principale, che egli battezzò “ Cerere Ferdinandea” ( in omaggio al re Ferdinando), anche se la comunità internazionale degli astronomi accettò solo il nome di Cerere.
Al Piazzi si devono due cataloghi stellari, pubblicati nel 1803 e nel 1814, che gli valsero il premio dell’Acadèmie des Sciences di Parigi e che gli diedero fama, riconoscimenti e prestigio internazionale. E inoltre, una medaglia d’oro concessa da Ferdinando di Borbone, come riconoscimento per la sua scoperta, che lo scienziato volle convertire in denaro da investire nell’acquisto, nel 1804, del sospirato telescopio equatoriale di William Troughton.
Seguirono le commissioni di altri strumenti topografici ordinati da Piazzi al successore di Ramsden, Matthew Berge, nel 1808. Tali strumenti erano destinati alla realizzazione di un progetto lungamente coltivato dal Piazzi, quello cioè, di potere realizzare una moderna carta geografica dell’isola visto che le mappe dell’epoca erano, sostanzialmente, molto approssimative. Il progetto rimase incompiuto per la forte opposizione della nobiltà isolana che temeva che ciò potesse rappresentare uno strumento a disposizione dell’allora Ministro delle Finanze Luigi dè Medici, principe di Ottajano, che intendeva razionalizzare il sistema di prelievo fiscale.
Il reale Osservatorio astronomico di Palermo, nel giro di qualche tempo, si affermò come punto di riferimento scientifico per tutta l’Europa.
Il Piazzi mantenne la carica di direttore dell’Osservatorio palermitano fino al 1817 quando, Ferdinando di Borbone, lo chiamò a Napoli per sovrintendere alla costruzione dell’Osservatorio di Capodimonte e nominarlo direttore dello stesso. I successori del Piazzi, Niccolò Cacciatore, che aveva già collaborato con il Piazzi, e il figlio Gaetano pur non godendo del prestigio e del peso scientifico del loro predecessore riuscirono tuttavia a incrementare ulteriormente la collezione di strumenti come, per esempio, l’equatoriale portatile di Ramsden e la celebre bussola di Dollond, ma anche altri strumenti che possiamo definire “minori” per ciò che riguarda la potenzialità di sviluppare risultati scientifici d’avanguardia, come un sismoscopio a mercurio ed altri strumenti meteorologici. Nel 1820, quando Palermo fu agitata dai moti separatisti il Palazzo Reale fu preso d’assalto e i rivoltosi entrarono nell’Osservatorio distruggendo parte della strumentazione. Nel 1850 Gaetano Cacciatore, direttore dell’Osservatorio dal 1841, dopo la morte del padre, fu destituito perchè coinvolto nei moti antiborbonici del 1848. Gli subentrò nella direzione della Specola, Domenico Ragona Scinà il quale riuscì ad ottenere, da parte dei Borbone, i finanziamenti non solo per rinnovare alcuni strumenti che stavano divenendo sempre più obsoleti, ma anche per potersi recare in missione per tre anni in Germania a studiare presso i maggiori osservatori tedeschi, dove l’astronomia e l’astrofisica avevano raggiunto risultati elevatissimi. Durante il suo soggiorno in Germania, dal 1850 al 1853, il Ragona ordinò alle famose officine Pistor & Martin di Berlino il “Cerchio Meridiano” ed il grande “telescopio equatoriale” da 25 cm di apertura alla ditta Merz di Monaco. Il Cerchio Meridiano arrivò a Palermo nel 1856, mentre il Telescopio Equatoriale giunse invece soltanto nel 1859. Ma il Ragona fu costretto a rinunciare al suo grande sogno, cioè quello di vedere collocato il Cerchio Meridiano nella nuova “Sala Meridiana” progettata da Giovan Battista Basile, perchè a seguito degli avvenimenti politici che portarono all’unità d’Italia il Ragona fu destituito dall’incarico di direttore della Specola, e dovette cedere il passo al suo predecessore Gaetano Cacciatore, reintegrato nelle sue funzioni per “meriti politici”. Vista la sgangherata direzione e i deludenti risultati scientifici ottenuti, nei confronti del Cacciatore furono presi provvedimenti molto severi. Infatti, nel 1863, grazie all’appoggio dell’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli, fu inviato a Palermo in qualità di astronomo Aggiunto, ma in realtà di vero direttore, il giovane astronomo modenese Pietro Tacchini.
Giunto a Palermo nel 1863, il Tacchini, affronta la nuova stimolante esperienza con grande entusiasmo. L’indirizzo della nuova gestione risulta subito chiaro, infatti subito dopo il suo insediamento egli si adopera prontamente per realizzare la cosiddetta “Sala del Rifrattore” dove, nel 1865 fece montare il Telescopio Equatoriale di Merz, che giaceva imballato nelle sue quattordici casse dal 1859.
Sotto la direzione del Tacchini, l’Osservatorio palermitano attraversò un periodo di straordinario successo scientifico internazionale. Trasferitosi il Tacchini, vi fu un lunghissimo (quasi un secolo) periodo di quasi abbandono, dalla quale si uscì soltanto nel 1988, quando la specola di Palermo venne reinserita nella lista ufficiale degli Osservatori Astronomici Nazionali grazie ai risultati scientifici conseguiti dal compianto direttore prof. Giuseppe Salvatore Vaiana, direttore dell’Osservatorio dal 1976 che, grazie alla sua straordinaria personalità e preparazione scientifica, è riuscito ad apportare numerose innovazioni rilanciando l’attività del nostro Osservatorio e riportando la storica e prestigiosa istituzione ad avere il ruolo primario che gli spetta nelle scienze astronomiche.
Per ricordarne l’opera nel 1992, è stato deciso di intitolare l’Osservatorio Astronomico a G.S.Vaiana.
IL MUSEO DELLA SPECOLA
Il museo della Specola dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, inaugurato nel 2001 è un luogo incantevole, dove si incontrano storia, scienza e bellezza. Non soltanto una ricchissima collezione di preziosi strumenti astronomici, di attrezzature scientifiche e tecniche di assoluto valore e pregio accumulati nel corso degli anni, ma anche un patrimonio inestimabile di volumi e di documenti che assieme agli originari magnifici arredi ne fanno un luogo di indiscusso fascino. Tra i pregevoli strumenti che tutt’oggi compongono la collezione del museo, vi sono tre telescopi usati dal principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, astronomo e osservatore di stelle, a cui si ispirò il pronipote Giuseppe Tomasi per la figura del protagonista del suo famoso romanzo “ Il Gattopardo”.
Andare a visitare il museo della Specola rappresenta, senza dubbio, un’esperienza unica e indimenticabile dove è impossibile restare indifferenti e non incantarsi davanti a simili meraviglie.

Nicola Stanzione

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