I marinai del Giardino Inglese

In un piccolo padiglione, appositamente costruito su disegno di Ernesto Basile, nel Giardino Inglese, è collocato un gruppo marmoreo opera di Benedetto Civiletti. Rappresenta due marinai su una barca. ll cosiddetto gruppo Canaris, erroneamente chiamato per alcuni anni “I fratelli Canaris”. In realtà non si tratta di due fratelli ma di Costantino Canaris e del suo Compagno Giorgio Pepinis, due eroi della Grecia dell’800.
Quando il Civiletti decise di eseguirla, era il 1874, e aveva 29 anni e già gli era riconosciuto un notevole valore artistico. Narrano le cronache che ebbe l’ispirazione durante un concerto che si teneva nel Palchetto della Musica, alla Marina, ascoltando qualcuno che rievocava le eroica gesta di questo greco e dei suoi compagni.
Chi era Costantino Canaris? e perché il Civiletti ritenne doveroso rappresentarlo?
Si tratta di una storia dai contorni epici che vide il protagonista elevarsi ad eroe della patria e metafora dell’anelito di indipendenza di ogni essere umano. La sua impresa venne riportata da Francesco Brofferio nella sua opera “Scene elleniche antica e nuova grecia”.

Nato a Psarà, nel 1790, Costantino Canaris kanaris1era un marinaio, poi capitano, della marina mercantile quando la Grecia si sollevò contro l’invasione turca. Fu protagonista temerario, insieme a Giorgio Pepinis di una audace azione militare contro la flotta ottomana ancorata tra Scio e l’Anatolia. L’occupazione turca aveva portato morte, stupri ed altre efferatezze nella popolazione e l’invasione sembrava avere ormai costretto alla capitolazione il governo greco. Per invertire l’esito della guerra fu architettata una azione militare che mettesse in crisi la flotta ottomana. L’idea era quella di assalire le navi turche con due brulotti e poi lanciare la flotta all’attacco delle navi nemiche. Il brulotto era un natante di piccole dimensioni, caricato con esplosivo e materiali infiammabili, che veniva lanciato come una arma sulla flotta nemica allo scopo di incendiarne o farne esplodere le navi. In questi casi, quasi sempre si trattava di azioni suicide poiché coloro che pilotavano i brulotti difficilmente riuscivano a scampare al fuoco nemico. Occorrevano dei volontari, coraggiosi e ed eroicamente pronti alla morte.
Si presentò Costantino Canaris e con lui Giorgio Pepinis. Insieme a una trentina di marinai. Furono preparati due brulotti capitanati dai due coraggiosi. Superati momenti altamente pericolosi i due eroi riuscirono nell’impresa lanciando le navi incendiarie contro le galee nemiche che presero fuoco creando lo scompiglio generale. Nell’incendio fu coinvolta la nave ammiraglia ed il malvagio comandante turco trovò la morte. Miracolosamente i due tornarono sani e salvi pronti ad eseguire altre imprese temerarie. Questa epopea greca commosse il mondo intero.
Nel 1830, la Grecia ottenne l’indipendenza e il Canaris si dedicò attivamente alla politica divenendo ministro della Marina, e poi presidente del Consiglio. Morì ad Atene nel 1877.

Canaris a Scio: l’opera marmorea
Canaris a Scio 3L’opera che misura 130 cm in altezza, 150, in larghezza e 118, in profondità, rappresenta i due eroi greci nel momento preciso in cui avvistano le navi nemiche e sono pronti all’attacco. L’attimo è fotografato con estremo realismo, così come l’estro artistico dell’autore pretendeva. I particolari, ben definiti, esprimono tutta la tensione del momento. Le vele sono ammainate e formano il drappeggio sotto le figure appollaiate sulla prua del piccolo natante. Pepinis, collocato dietro Canaris lo tocca con la mano sulla spalla quasi a farsi coraggio mentre con l’indice indica il bersaglio. Una amicizia suggellata da questa vicinanza che è una libera interpretazione del Civiletti dal momento che in realtà, secondo le cronache, Pepinis era a capo di un secondo brulotto. Ma d’altronde il Brofferio raccontando l’episodio specifica che i due si presentarono tenendosi per mano ad indicare una profonda amicizia ed unità di intenti.

Canaris a Scio particolare volti
Così, mentre lo sguardo del Pepinis è rappresentato in un espressione di preoccupazione, Canaris mostra sicurezza e coraggio. D’altronde è lui l’eroe ed è lui che è al comando dell’impresa. L’insieme viene avvolto da un’invisibile brezza marina che scompone i capelli e perfino il folto baffo secondo un’idea classica dell’eroismo che davanti a nulla si ferma. Canaris stringe con la mano destra l’ancora (che adesso è andata peduta durante i traslochi), mentre con l’altra è aggrappato alla corda, pronto all’assalto finale. Un piccolo crocifisso legato alla prua pone tutta l’azione sotto la benedizione della luce cristiana contro gli invasori musulmani. I muscoli tesi ed elastici, i vestiti marinareschi, le espressioni concentrate ed i lineamenti simili tanto da averli facilmente scambiati per fratelli. E fratelli davvero lo sono, ma non di sangue, ma di razza e di eroismo.

Benedetto CivilettiIl Canaris a Scio fu esposto nel 1875 in occasione del congresso degli scienziati, dove venne acquistato dal principe Umberto di Savoia, che dopo averlo fatto riprodurre in marmo lo donò, nel 1876 al Comune di Palermo. Nel 1878 l’opera fu presentata all’esposizione Internazionale di Parigi e premiata con la medaglia d’oro, rendendo il giovane autore palermitano noto in tutto il mondo.
In principio l’opera venne collocata nella Villa Giulia, poi spostata al centro della grande vasca del Giardino Inglese ed infine nel padiglione del Basile, dove tutt’ora si trova.

Saverio Schirò

1 COMMENTO

  1. encomiabile iniziativa turistica ! La scolaresca dovrebbe essere educata ad apprezzare la propria città ed a tutelarla, senza imbrattare i muri !!!

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