L’Oratorio di S. Domenico

L’oratorio, un piccolo scrigno nel cuore della città, si trova al civico n° 16 di via Bambinai, cosiddetta per la presenza fino alla fine del secolo XIX di figurinai in cera e di artigiani di oggetti in avorio e madreperla.
La Compagnia di Santa Maria del Rosario sotto il titolo dei Sacchi si formò a Palermo nel 1568 sotto la guida del padre domenicano Mariano Lo Vecchio, che fondò anche l’altra compagnia omonima in Santa Cita. Nel corso degli anni divenne una delle più prestigiose compagnie della città, e ne fecero parte facoltosi mercanti e celebri artisti del calibro di Pietro Novelli, del figlio Antonio, dell’allievo Giacomo Lo Verso e soprattutto Giacomo Serpotta.
facciataL’attuale oratorio venne realizzato a partire dal 1574, su progetto dell’architetto Giuseppe Giacalone con successivi interventi nel 1580, nel 1610-1613, e nel 1627 (realizzazione del presbiterio). La realizzazione del prospetto risale all’ ultimo quarto del XVIII secolo.
La facciata classicheggiante, con alto portale in marmo stretto fra due coppie di lesene, e attico frontonato con finestra semicircolare che dà luce all’antioratorio, è attribuita all’architetto Vincenzo Fiorelli, con successivi interventi del “confrate” Venanzio Marvuglia. Questo oratorio è uno dei più belli che si possono ammirare a Palermo, per la suggestiva bellezza dell’alternarsi dei colori, di bianche figure ed ori che lo arricchiscono,  per le magnifiche decorazioni in stucco, e per le splendide opere d’arte di insigni pittori siciliani e stranieri.
All’interno si accede da alcuni gradini in porfido rosso di Sicilia che portano nell’ampio vestibolo rettangolare con volta a sesto ribassato. L’interno conserva in controfacciata un portale barocco con frontone curvo spezzato retto da colonne scanalate.
Nella parete opposta all’ingresso si trova l’altare del Crocifisso composto da un’edicola retta da due colonne corinzie scanalate con un Crocifisso ligneo settecentesco contornato da un reliquario e da magnifiche decorazioni in stucco. oratorio di san domenico
L’aula rettangolare, con presbiterio quatrangolare, è un vero capolavoro di armonia, eleganza e ricerca estetica.

Rappresenta la più felice fusione tra le pitture seicentesche con i Misteri del Rosario e lo stucco, trionfatore nelle decorazioni dei più importanti oratori della città.
L’apparato decorativo in stucco fu realizzato da Giacomo Serpotta, all’epoca uno degli artisti più rinomati a Palermo,  a partire dal 1710 fino al 1717, anno in cui Michele Rosciano indora gli attributi delle allegorie, su disegno di Gaetano Lazzara.
Lungo le pareti si snodano i quindici mistreri del Rosario, nella parete di destra sono i misteri dolorosi  poichè ricordano la passione di Cristo: Orazione nell’orto, Flagellazione, Coronazione di spine, Salita al Calvario e Crocifissione. in quella di sinistra i misteri gaudiosi, cioè i fatti della fanciullezza di Gesù:  Annunciazione, Visitazione, Natività con adorazione dei pastori, Presentazione di Gesù al Tempio, Disputa di Gesù al Tempio. Nella parete opposta all’altare maggiore sono i misteri gloriosi: Resurrezione, Ascensione, Pentecoste e Assunzione della Vergine; solo quattro, poichè il ciclo si conclude con l’affresco al centro della volta dipinto da Pietro Novelli attorno al 1620 che celebra l’incoronazione della Vergine, tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sotto forma di colomba.
quadro oratorioAll’altare è la celebre pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario commissionata nel 1623 al celebre pittore fiammingo Anton Van Dyck, seguace di Rubens, dai confrati dell’epoca.
La decorazione scultorea non è meno ricca e preziosa di quella pittorica: quì l’arte del Serpotta è completa, poichè rispecchia tutto il ciclo plastico di Giacomo, dalla giovinezza alla maturità.
Nella parete di destra  si possono osservare i soggetti delle “Virtù” che testimoniano il ciclo giovanile dell’artista. Nella parete di sinistra le “Virtù” testimoniano il ciclo della maturità del grande stuccatore.
La decorazione scultorea in stucco, sia a tutto tondo che a basso ed alto rilievo, ricopre tutte le pareti dell’aula e la volta. Quì il Serpotta introduce per la prima volta delle allegorie descritte in forma frivola ed elegante, tipica del Rococò francese, vestite come delle dame dell’alta borghesia secondo la moda e il gusto dell’epoca. puttiniParticolare attenzione meritano i “puttini”  posti nella parte superiore delle pareti laterali. Figure di bimbi, simbolo della vita al suo nascere che sgusciano da ogni dove e nel significato delle loro azioni si ritrovano i giochi dei ragazzi siciliani dell’epoca.
Il presbiterio, un vero trionfo del rococò,  è delimitato da un grande, alto e arioso arco trionfale, coronato al centro da un meraviglioso tripudio di angeli, di cui uno a grandezza naturale scrive la dedica della cappella alla Vergine del SS. Rosario (” VIRGINEAE  ROSAE SS.MAE TRINITATIS ROSEO TRICLINIO SEMPER TRIUNPHATRICI AULAM ROSEAM ROSEI FILII D.D.”) su un prezioso damasco d’oro frangiato. Sullo sfondo vi è l’altare in marmo, realizzato da Gioacchino Vitagliano su disegni del Serpotta. Nella cornice della cupoletta si distinguono i familiari del Serpotta nei tipici costumi settecenteschi che si affacciano da una balaustrata; al centro si può vedere lo stesso Giacomo in abito della compagnia del Rosario con il figlio. Nella seconda metà del novecento, riferendosi a questo splendido oratorio, lo storico dell’architettura tedesco Rudolf Wittkower  scrisse che “probabilmente non c’è altro luogo in Italia dove la scultura si sia così avvicinata a un vero spirito rococò”.
L’oratorio nel 1965 fu concesso dal cardinale Ruffini all’ordine dei Cavalieri di Malta. Oggi si presenta in discreto stato di conservazione.

                                                                                  Nicola Stanzione

 

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