Palazzo Plaja di Vatticani

palazzoIn uno dei quartieri più antichi di Palermo, c’e una stradina stretta e tortuosa senza marciapiedi denominata Salita Sant’Antonio. Questo antico tracciato del tessuto viario medievale, che prende il nome dalla vicina chiesa di S.Antonio Abate, miracolosamente sopravvissuto agli scempi urbanistici, aveva e continua ad avere, andamento stretto e curvilineo fiancheggiata da alti palazzi nei quali ancora si possono riconoscere antiche dimore della città vecchia, talune purtroppo andate in rovina in seguito ai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale che squarciarono senza pietà le zone più antiche e ricche di monumenti della città.
Uno dei pochi palazzi superstiti d’età medievale della “ruga Sancti Antonii” giunti fino a noi, anche se quasi sconosciuto ai più, è il monumentale Palazzo Vatticani, un’antica dimora signorile originariamente appartenuta alla famiglia dei Plaja, edificato al di sopra di un tratto delle antiche mura settentrionali del Cassaro a poca distanza dall’antica Porta di Mare o Patitelli dove aveva termine il centro abitato della città. Questo antico edificio di impianto massiccio, strettamente legato alla mia adolescenza per averci abitato negli anni sessanta con la mia famiglia, si leva, col suo aspetto semplice e severo, nella stretta viuzza dove a malapena riesce a penetrare la luce del sole.

Palazzo Vatticani, significativa testimonianza di edilizia abitativa quattrocentesca, è stato realizzato attraverso l’ampliamento e riconfigurazione di una “Domus” preesistente di datazione incerta, ma presumibilmente del XIII secolo, che il “legum doctor” Jacopo de Plaja avvocato del Regio Fisco, nel 1476 commissionava a Jacopo Bonfante, oriundo della terra diTrapani e “Caput fabricatorum” della città di Palermo.
Il progetto edificatorio del Bonfante prevedeva il raddoppio del palazzo con la costruzione, accanto al nucleo originario, di un vasto corpo di fabbrica turrito e coronato da merli, la cui grandiosità e ricercatezza rispecchiasse lo “status” sociale raggiunto dal ricco committente, desideroso di possedere una residenza idonea ad assolvere l’importante compito di promozione dell’immagine e del prestigio della sua famiglia già insignita del titolo di barone di Vatticani. L’ascesa sociale ed economica di Jacopo Plaja era stata sancita anche dalla sua unione matrimoniale con Eufemia Ventimiglia dei marchesi di Geraci, la più prestigiosa famiglia del regno di Sicilia. Questo sarebbe stato solo il primo episodio di una vera e propria strategia di politiche matrimoniali mirata al definitivo ingresso della famiglia in seno all’aristocrazia siciliana. Ma i primi anni del Cinquecento furono anni difficili per la famiglia, colpita da tragici eventi che avrebbero finito con l’intrecciarsi con le vicende della loro prestigiosa dimora. Verso la fine del 1519, infatti, la Corte Pretoriana nominò i “magnifici” Federico Sabbia ed Enrico Grattaluce curatori dei beni e della persona di Pietro Antonio Plaja per la sua “dementiam, furorem et senectutem”. L’inventario dei beni redatto dai curatori ci testimonia da un lato l’antico fasto dell’Hospicium di salita S.Antonio e dall’altro le condizioni di declino in cui versava la quattrocentesca dimora a causa delle sopraggiunte difficoltà finanziarie della famiglia.
Le sempre più difficili situazioni economiche determinarono la decisione da parte di Jacobello Plaja, già investito nel 1521, alla morte del padre Pietro Antonio, della baronia di Vatticani e della tonnara di S.Giuliano, di trasferirsi in un’altra casa e concedere in affitto il prestigioso palazzo di famiglia, che evidentemente continuava a rappresentare una sede prestigiosa e ambita, al maiorchino frà Alonso de Madrigal, Cavaliere dell’Ordine Gerosolimitano e facoltoso uomo d’affari. Originariamente la grande casa presentava due ingressi, quello principale “ex parte ruga Sancti Antonii” ed un’altro secondario ad un livello inferiore“ex parte Conciarie” (ovvero sull’attuale piazza Venezia).
Il nucleo originario del palazzo ricostruito dal Bonfante era un edificio imponente, di aspetto decisamente medievale con cinque eleganti finestre bifore che si aprivano sul fronte principale, tre delle quali davano luce all’ambiente più qualificato e importante della casa, la sontuosa “Sala Magna”. Dal solenne portale d’ingresso si perveniva nell’ampia corte quatrangolare da cui si accedeva allo “scriptorium” (luogo adibito al disbrigo degli affari), un locale di notevoli dimensioni verticali contraddistinto da ricercate soluzioni formali di ispirazione gotico-catalana. Nel cortile interno, caratterizzato dalla tipica “scala escuberta”, un tempo esisteva un pozzo profondissimo con una polla d’acqua ritenuta salutare nota come “acqua di Vatticani” che assicurava la riserva d’acqua e costituiva il necessario complemento di ogni palazzo signorile. Il palazzo, a somiglianza di altre cospicue dimore dei tempi, era dotato di una stalla, posta opportunamente lontana dalla corte e dagli ambienti domestici. Inoltre possedeva un giardino (viridarium) articolato su due livelli, anche questo ricorrente nelle antiche case da signore dell’epoca. L’edificio quattrocentesco ha subito nel corso dei secoli profonde trasformazioni e riadattamenti che ne hanno sconvolto l’originaria fisionomia interna ed esterna, venendo a perdere gli antichi connotati medievaleggianti.
Recenti accurati restauri intesi a ripristinare l’originaria configurazione dell’antica casa, hanno riportato alla luce alcune significative tracce del primitivo impianto e di trasformazioni avvenute in periodi successivi. Sono state anche riportate in luce eleganti volte dipinte di epoca settecentesca, periodo in cui il palazzo apparteneva al duca Gerolamo Termine e Massante, il quale l’aveva ereditato dalla famiglia Plaja.

L’edificio oggi ha ritrovato nuova dignità e splendore: anche se frazionato in numerosi appartamenti di tipo medio borghese la storica dimora è ritornata a vivere.

Nicola Stanzione

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