Panormus, città “tutto Porto” e i suoi palazzi

cala palermoPalermo ovvero Panormus,  città “tutto Porto” da sempre ricerca il suo legame col  Mare; il suo popolo  ne desidera  ricevere la sua brezza e frescura, come refrigerio  nelle calde ed afose  serate  estive o ne  agogna udire lo stridio dei gabbiani  dietro al rumore  dell’impetuoso infrangere delle onde,  nelle uggiose giornate invernali.

Nel XVI secolo la Città è ancora racchiusa delle sue mura fortificate,  ma i suoi bastioni  turriti non fermano i palermitani che proprio nelle ore serali escono delle sue “Porte”  per avvicinarsi al mare. Dietro questo desiderio, non solamente espresso  dal  popolo  ma anche dalla classe aristocratica, furono ben accolte le iniziative del Vicerè spagnolo Marcantonio Colonna,  per la sistemazione, a partire del 1577,  del Piano della Marina, tra la Cala ed il bastione del Tuono (odierna Porta dei Greci) con la creazione della “Strada Colonna o borbonica“, nuova “Passeggiata a mare” fuori le mura identificata come luogo di “forca, farina e festa” (luogo dove si giustiziavano i condannati, si facevano commerci e si godeva dei festeggiamenti).
Palermo porta Felice, CassaroA completamento dei  lavori di prolungamento del Cassaro verso il mare,  avvenne anche  l’avvio della costruzione, nel 1582  della monumentale Porta Felice, chiamata così in onore della moglie del Vicerè, integrata alla passeggiata  con fontane, statue e colonnati. E così, ci riporta lo storico Pitrè,  i palermitani iniziarono ad  inaugurare la stagione estiva dal 24 giugno, con il passeggio giornaliero di dame e cavalieri, a cavallo  o in carrozza, fra musici e cantori in una atmosfera soave e giocosa a cui si aggiunse alla fine del 1600,   il Teatro Marmoreo per gli intrattenimenti musicali. La Strada Colonna divenne nei secoli successivi sempre più luogo privilegiato dell’intrattenimento estivo di tutto il  popolo palermitano, arrivando a definirsi, come riporta lo storico Rosario La Duca,  posto  di Musica, Tisica e Acqui Tisi (di concerti, di tosse per la brezza e di degustazione  dei primi gelati fatti di aromi e acqua solida).

Agli inizi del XVIII  secolo, essendo sempre più vano l’uso difensivo delle mura cittadine a cui si andavano demolendo i bastioni, alcune tra le famiglie più importanti della nobiltà palermitana acquistarono   terreni  e vecchi edifici lungo l’affaccio a mare prospicienti la Marina e vi iniziarono la costruzione i loro  principeschi Palazzi. Man Mano sorsero  Palazzo Benso dei Marchesi di Alimena, Palazzo Branciforte detto Domus Magna  Alla Kalsa, Palazzo dei  Denti di Piraino, Palazzo-Albergo Trinacria, Palazzo Tommasi di Lampedusa, Palazzo Mazzarino  e poi ancora a seguire Palazzo Petrulla ed altri . Adiacente  a Porta Felice e con accesso da un’ampia scalinata, si sistemò  nel 1823,  sulle antiche mura cittadine,  una passeggiata riservata e distinta,  che contava l’accesso solamente alle nobili vedove che palermo marinaper il loro  “status” non potevano mischiarsi, durante il lutto, al resto dei loro pari. La passeggiata delle “Mura delle Cattive” (captivae=vedove)  divenne anche luogo di incontri segreti, intrighi amorosi  e  leggende popolari.  Intanto,  una tra le famiglie più importanti di Sicilia, i Branciforte Principi di Butera già dal 1692  si stabilivano nel palazzo sopra le Mura delle Cattive. Alla fine del 1700,  quando Stefania, ultima  Principessa di Butera,  sposa Giuseppe Lanza Principe di Trabia, il maestoso Palazzo Butera alla Marina si estende ed si amplia, si ristruttura ed abbellisce e si dota di una magnifica terrazza fronte mare,  con superbi padiglioni e gazebi, alberi secolari e fioriture, fontane ed eleganti  arredi  per ospitare ed accogliere  i Nobili titolati ed i Reali di tutto il Mondo. Il Piano Nobile del palazzo è un tripudio di saloni, con grandi vani zeppi di decorazioni  ed affreschi ancora oggi ben visibili,  che trascinano nel ricordo  di tempi festosi e sfarzosamente lussuosi.  Nei primi anni del ‘900,  con Giulia Florio in sposa a Pietro, Pincipe di Butera e dei Lanza di Trabia, il Palazzo diventa una delle dimore più eleganti e ricercate della “Belle Epoque” vantando ricchezze di ornamenti e ambienti da favola, come il “giardino d’inverno” realizzato all’interno di uno dei saloni.  Il lussuoso palazzo, oggi ancora in mano agli eredi della nobile famiglia, è occasionalmente accessibile al pubblico e  normalmente impiegato, nel piano nobile,  per esclusive attività culturali e di rappresentanza.

Degli altri palazzi adiacenti varie sono state le sorti, alcuni oggi vertono in stato di abbandono altri sono stati ri-funzionalizzati per altri usi e risultano o esclusivi ambiti privati o sedi istituzionali o impiegati ad uso abitativo privato o per attività culturali,  come è per alcuni ambienti dell’antico Palazzo Petrulla (Palazzo dei Gioeni dei Duca d’Angiò e Principi Petrulla). Il Palazzo nobiliare, ormai vetusto e violato nell’antica conformazione, conserva sul  portale d’ingresso ancora lo stemma del nobile Casato. Oltrepassatone l’androne subito appare il variegato ambiente occupato dalla Compagnia  teatrale Ditirammu. E’ Infatti dal 1998,  che dentro alcuni locali al piano terreno del palazzo, si trova uno dei più piccoli teatri popolari esitenti, la  Casateatro di Vito e Rosa Parriniellogenerazione di  artisti  impegnati nella ricerca e nel recupero del folklore popolare di Sicilia e nel tramandare anche ai giovani, la tradizione dei cunti e dei triunfi, memoria popolare della nostra terra.

                                                                                                                                                                              Grazia Bellardita  

                             

 


                                                                                                                               

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