Per un pugno di ceci

ceciSembrerà pure esagerato, ma dire che i ceci hanno fatto la storia siciliana è un semplice dato di fatto. Non solo questo cibo popolare ha sfamato i siciliani nei periodi di magra (diventando ingrediente principe di alcune specialità regionali), ma è stato anche protagonista di alcuni eventi che hanno segnato la storia della nostra isola.

Uno di questi avvenimenti è la cosiddetta “controversia liparitana”, scoppiata nel 1711 proprio nella più grande delle isole Eolie. Quello che accadde, brevemente, è che due incaricati di mons. Nicolò Tedeschi, vescovo di Lipari, dovendo vendere dei ceci ricavati dalle decime riscosse dalla chiesa, si recarono nella piazza del mercato allestendo una piccola bancarella. Visto ciò, i catapani (cioè gli esattori fiscali) si recarono dai venditori per chiedere il pagamento della tassa di esposizione, corrispondente ad una piccola parte della merce esposta (per l’appunto un pugno di ceci). Nonostante le proteste iniziali, e visto l’esiguo ammontare della tassa, i due incaricati decisero di pagare, riferendo tuttavia la vicenda al vescovo. Messo al corrente, quest’ultimo andò su tutte le furie e chiese l’immediata restituzione del “maltolto”, in quanto il frutto delle decime non poteva essere tassato dallo stato.
Benché la questione fosse controversa (perché la tassa non era stata imposta sulle merci bensì sullo spazio espositivo), i giurati fiscali mandarono a chiamare gli esattori convincendoli a restituire i ceci, e quelli obbedirono. Tuttavia la questione non finì là. Esaltato da questa piccola vittoria, il vescovo decise di rivalersi pesantemente, per attestare la superiorità della Chiesa, e scomunicò i malcapitati catapani, dichiarandoli anche vitandi (ovvero inavvicinabili, pena la scomunica di chiunque si avvicinasse a loro).
Ritrovandosi improvvisamente “appestati”, i poveri esattori decisero di fare ricorso al Giudice della Monarchia, il quale li assolse, in virtù della Apostolica Legazia che equiparava il monarca al Papa per quanto riguardava le questioni religiose nel regno di Sicilia.
Da qui la bazzecola iniziale si trasformò in un vero putiferio. Il vescovo fece ricorso a tutti i suoi poteri, causando l’ira del viceré che lo fece addirittura incarcerare, la questione arrivò sino al Papa Clemente XI, che decise di annullare l’assoluzione confermando la scomunica e causando, di conseguenza, uno smacco al potere regio in Sicilia. Insomma la “guerra dei ceci” durò per molti molti anni, coinvolgendo i più grandi esperti e giuristi dell’epoca in un effetto valanga che si protrasse incredibilmente a lungo.

Tuttavia questo non fu l’unico episodio storico legato ai ceci. Si racconta, infatti, che durante i vespri siciliani, nel 1282, iniziò una vera e propria “caccia ai francesi” i quali, visto il rischio di linciaggio, iniziarono a travestirsi da popolani siciliani. A tal proposito i rivoltosi adottarono un metodo originale quanto infallibile per stanarli. Iniziarono ad andare in giro con un pugno di ceci in tasca ed interrogavano i sospetti chiedendogli come si chiamasse quel legume. Per i poveri francesi pronunciare correttamente la parola “ciciri” era praticamente impossibile e in migliaia vennero individuati ed uccisi.

Ancora una volta i ceci avevano fatto la storia della Sicilia.

Samuele Schirò

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