Rischio sismico un problema da non sottovalutare

Terremoto a Messina 1908, nel Belice 1968, nel Friuli 1976, in Irpinia 1980, in Umbria 1997, Palermo, Santa Venerina, Molise 2002, nel Piemonte e nell’Appennino bolognese 2003, all’Aquila 2009 questi sono alcuni degli eventi sismici più noti avvenuti dal 1900 ad oggi e intanto la storia continua e ancora passivamente ne dobbiamo subire un altro quello nelle Marche con Amatrice quasi del tutto distrutta.
La problematica non è di facile risoluzione, la geomorfologia del nostro territorio ci dice che parecchie zone della nostra penisola sono soggette a eventi simici.
Sono tante le zone critiche. L’incontro della placca Adriatica con quella Euroasiatica coinvolge l’intera fascia appenninica da nord a sud, e la fascia a ridosso delle Alpi.
Mentre più a sud l’incontro tra la placca Africana e quella Euroasiatica coinvolge gran parte della Sicilia occidentale e parte della Calabria.
A questi bisogna aggiungere le attività vulcaniche presenti nella nostra penisola.
Ma cosa fare per evitare tutto ciò?
Sicuramente bisogna educare la popolazione a sapersi comportare in caso di calamità di questo genere (cosa fare in caso di terremoto). Ci sono delle regole essenziali da potere seguire per salvarsi. Naturalmente bisogna potenziare i servizi di protezione civile e gli eserciti.
Ma, mi voglio soffermare sul compito che abbiamo noi tecnici Ingegneri, Architetti, Geologi, docenti e ricercatori. Noi abbiamo il dovere di essere preparati in materia e soprattutto dobbiamo cercare di fare prevenzione, curando il patrimonio edilizio esistente.
Non è semplice. Sicuramente sul nuovo si può fare più attenzione, e qui dovrebbero essere vigili le istituzioni e i progettisti, dando soprattutto particolare attenzione alla natura geologica dei terreni dove si costruisce. Ma per l’esistente la cosa è più complessa, perché non tutte le costruzioni sono adeguate alle vigenti normative antisismiche e spesso i terreni dove esse sono collocate non sono del tutto idonei (in particolare mi riferisco ai terreni di riporto alluvionali).
Ad oggi ci sono tante tecnologie che vengono a supporto, Giapponesi e Americani da questo punto di vista sono avanti anni luce e possono aiutarci a trovare le giuste coordinate al caso. Credo che lo Stato in sinergia con il mondo professionale e universitario, debba investire molto su questa problematica.
Qualcosa in Italia è stata fatta ma è ben poco.
Bisogna lavorare tanto perché non è facile dominare la natura delle cose.

Architetto Giuseppe Leone

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