Stagione teatrale Teatro Libero 2018/2019

Dal 28 settembre 2018 al 4 maggio 2019

51a stagione internazionale 2018/2019

Cartellone serale
Teatro Libero, ore 21.15

28, 29 settembre e 5, 6 ottobre 2018

MEDEA KALI

Laurent Gaudè si impossessa del mito di Medea e la riscrive nel 2003. Racconta la storia di una donna in tutta la sua forza poetica, alle radici del tempo, fra Occidente e Oriente. Ridà a Medea una nuova origine, l’India, un nuovo popolo, la casta degli intoccabili e dei nuovi poteri. Diventa la dea della morte, della danza e dell’amore. Ribattezzata Medea Kali, ritorna a Corinto parecchi anni dopo la sua fuga, più ubriaca di vendetta e d’amore che mai, per il suo ultimo viaggio. Medea Kali è una ferita aperta nell’amore, che lascia credere alla sua propria follia, e alla sua fuga nell’inspiegabile, l’inviolabile, l’insostenibile, l’innominabile per una ricerca di pace. Diviene un’ombra luminosa creata dalla potenza suggestiva delle parole. Ci permette di entrare nell’intimità di una figura antica ma risolutamente attuale. È un grido di donna che attraversa i secoli per farci riflettere e dar luce al nostro vivere attuale, con tutti i possibili riferimenti alle storie di cui sono piene le cronache.

12, 13, 19 e 20 ottobre 2018

GI GAN TI

tratto da “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello

GI GAN TI propone l’idea profonda di teatro come “arte” non impossibile ma fragile e precaria, perennemente in bilico fra gli impulsi dell’invenzione fantastica e le risorse dell’abilità pratica.

A partire da queste suggestioni de “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello, il lavoro prova a esplorare il problema dell’autonomia dell’arte, condizione da sempre vissuta da ogni “artista”, non senza lacerazioni e contraddizioni. Gli scalognati, candidi illusi, ubriachi di infinito, fuori dalla vita perché giocano “vite”. I comici, fuori dalla realtà perché attori, e attori non accettati dal pubblico per la loro poetica. I due mondi s’incontrano, in una villa, in un luogo immaginifico dove realtà e sogno si confondono. Un luogo misterioso, dove tutto è possibile (simbolo di quello che dovrebbe essere il teatro allo stato puro, senza le contaminazioni della realtà quotidiana, che ne limita l’azione e la realizzazione). Dall’incontro di questi due mondi riparte la tragica dialettica sull’arte, sulla poesia… sull’uomo.

STAGIONE SERALE

25, 26 e 27 ottobre  Turno A-B-C / Prime

ZWÄI

Due personaggi s’incontrano in uno spazio e ciascuno di essi è ossessionato dalla sua percezione personale. Ognuno è alla ricerca dell’ordine perfetto, aspira alla leggerezza delle altezze. Tutti hanno bisogno dell’influenza dell’altro per raggiungere i propri obiettivi personali e per farlo, ciascun partner interferisce con gioco, malizia, strategia e amore nella sfera dell’altro. In fondo non facciamo che combatterci, stuzzicarci… amarci. ZWÄI è una parabola sulla vita e l’amore. Un amore dove i conflitti si risolvono in modo creativo, fino quando arriva un momento nel quale i personaggi intuiscono che hanno bisogno l’uno dell’altro per realizzare i propri sogni… Jonas e Esther portano in scena un loro fantastico mondo fatto di circo, jonglerie, acrobatica e teatro, in un rapporto a due che racconta un incontro tra due persone. Lo spettatore è così di fronte ad una storia che racconta molteplici emozioni che nascono dal gioco frenetico tra i due artisti svizzeri, un gioco fatto di perfetta armonia tra leggerezza e velocità.

15, 16 e 17 novembre 2018 – Turno A-B-C / Prime

Festival “La Francia in Scena

stagione artistica dell’Institut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia / Fondazione Nuovi Mecenati

S/T/A/T/E/S QUARTET

Con la tratta e la schiavitù, l’Europa inventa il “negro”, un essere umano che compra, commercia, vende legalmente e con il sudore di cui costruisce le sue ricchezze. In questo mondo che nasce, essere “bianchi” diventa associato alla bellezza, ai diritti naturali, alla libertà; l’essere “neri” alla servitù, alla bruttezza, all’ignoranza. L’abolizione della tratta degli schiavi e della schiavitù non pone fine a questa divisione del mondo. Al contrario, diventa uno spettacolo, oggetto di esposizione, di mostra.

Libri illustrati, cartoline, film, spettacoli mostrano il “selvaggio”, mostruoso doppio del “civilizzato”. Bintou Dembélé mette in luce il presente attraverso i fantasmi di un ingombrante passato: una memoria frazionata, frantumata, o semplicemente la storia di ciascuno. Sono i corpi che si pongono tra ieri e oggi per colmare le lacune. Respiri, il rumore dei passi, improvvisazioni jazz, blues e polifonie d’ispirazione africane fanno risuonare la violenza delle tensioni e intenzioni dando inizio a gesti di infinita delicatezza che la coreografa usa per evocare le sue ferite, tra memoria, passato e presente mettendo in discussione le costruzioni contemporanee del “selvaggio”, un corpo usa e getta, una vita che non conta.

22, 23 e 24 novembre 2018              * spettacolo a scelta * / Turno AmicoPrime

COME SONO DIVENTATO STUPIDO

Antoine ha una grave malattia: l’intelligenza. È una persona particolarmente dotata, più della media, e ha capito che la sua curiosità intellettuale è una condanna. Tenta varie strade per risolvere la sua difficoltà fino a quando prenderà la decisione definitiva, diventare stupido. Lo farà attraverso gruppi di educazione al suicidio, abuso di farmaci, ipotesi di lobotomia, lunghe serate trascorse a giocare a Monopoli.

Ma il percorso è più accidentato di quanto sembri: lui vorrebbe dimenticare, appassionarsi alla quotidianità, credere nella politica, comprare bei vestiti, seguire lo sporti, fantasticare sull’ultimo modello di auto, guardare con partecipazione emotiva i programmi televisivi. Vorrebbe tutto questo. E soprattutto vorrebbe stare bene con gli altri, non capirli, ma essere come loro, fra di loro, uno di loro, e condividere le stesse cose. Un invito a non lasciarci sfuggire le occasioni di bellezza che quotidianamente accadono intorno a noi, un’esortazione a vivere il “qui e ora”, liberandosi dalle strutture. La bellezza di dire ciò che potrebbe essere meglio per sé e per gli altri…

29, 30 novembre e 1 dicembre 2018 –  TURNO A-B-C / AmicoPrime

ANDRÉ Y DORINE

In una piccola stanza dove i ricordi decorano le pareti, risuonano i tasti di una macchina per scrivere e le note di un violoncello. André y Dorine vivono come una qualsiasi coppia di anziani: una quotidianità fatta di piccole cose, tra nostalgia e ricordi. A volte, l’abbandono nutre l’indifferenza che lentamente prende il posto di quella passione così forte che un tempo li univa, fino a quando un triste evento non giunge a interromperne la monotonia. Un evento che divora ricordi e identità. I due anziani si trovano così a dar vita a un nuovo inizio, cercando e frugano nella loro memoria quei ricordi di un’esistenza trascorsa insieme, che permettono loro di salvarsi dall’oblio e ritrovare, con nuova luce, quell’amore che li ha uniti. Uno spettacolo che trascende le barriere linguistiche, che attraverso l’uso della maschera e di una forte partitura gestuale riesce a esplorare temi importanti come l’amore, la coppia, la memoria; il tutto scandito da una profonda dolcezza e da un sottile umorismo.

6 e 7 dicembre 2018  * Spettacolo a scelta * / Prime

L’ AMANTE

L’amante si regge su un gioco di riflessi di specchi, in cui non si sa dove il gioco abbia inizio o abbia fine. Tutto è possibile. Si potrebbe considerare un testo datato; potremmo dire che rappresenta una critica alla borghesia del periodo, in realtà l’autore, non dando alcun giudizio di tipo etico e di costume, rimane tutt’ora attuale. Pinter tocca certamente un tema delicato che riguarda l’inconscio e l’interesse che mantiene vivo un rapporto di coppia, attraverso il gioco del ribaltamento dei ruoli. Eppure, in questo gioco, l’opera potrebbe essere una critica alla società presuntivamente libera ed emancipata, “L’amante” non è un testo che va a criticare un periodo, un costume sociale, un modo di relazionarsi e di gestire il desiderio, il testo non critica, non esprime giudizi, bensì osserva. La forza dello spettacolo sta nel non dare risposte. Quale dei due coniugi ha torto, quale ha ragione? Un vero è proprio “gioco di ruoli” che cerca di mettere a nudo il rapporto di coppia, toccando temi che, nel profondo, spesso viviamo, che non osiamo confessare neanche a noi stessi…

13, 14 e 15 dicembre 2018 Turno A-B-C / Prime

FERDINANDO

Donna Clotilde, baronessa borbonica, si è rifugiata in una villa della zona vesuviana, scegliendo l’isolamento come segno di disprezzo per la nuova cultura piccolo borghese che si va affermando dopo l’unificazione d’Italia. È con lei una cugina povera, Gesualda, che svolge l’ambiguo ruolo di infermiera/carceriera. I giorni trascorrono uguali, tra pasticche, acque termali, farmaci vari e colloqui con il parroco del paese, Don Catellino, un prete coinvolto in intrallazzi politici. Nulla sembra poter cambiare il corso degli eventi, finché non arriva Ferdinando, un giovane nipote di Donna Clotilde, dalla bellezza “morbosa e strisciante”. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, a mettere a nudo contraddizioni, a disseppellire scomode verità e a spingere un intreccio apparentemente immutabile verso un inarrestabile degrado. Un Ferdinando che permette alla regista Nadia baldi di indagare il possibile e impossibile mondo creativo che le donne sanno attuare quando i freni inibitori e culturali non hanno più il loro potere censurante.

10, 11 e 12 gennaio 2019 Turno A-B-C / Prime

PROF!

Ci troviamo in teatro, l’azione prevede che il Professore, del quale non conosciamo il nome, si trovi sul palcoscenico a raccontare la sua storia in seguito ad una decisione dei Ministeri di Giustizia e di Pubblica Istruzione. Sembrerebbe non esservi nulla di strano in questo, potrebbe apparire come un’operazione ministeriale per promuovere qualcosa sulla sicurezza a scuola, sul bullismo o qualcosa del genere ma la presenza del Ministero della Giustizia ha un’altra motivazione…

Saremo guidati dal Professore attraverso un viaggio lungo quasi tutta la sua vita: dagli insegnamenti di suo padre, all’insegnante grazie al quale imparerà ad amare la letteratura, la passione e l’entusiasmo di quando inizierà ad insegnare, la rassegnazione e lo squallore che hanno ormai pervaso i suoi colleghi, la sfacciataggine degli studenti, l’aggressività dei loro genitori, lo stridore assordante tra la bellezza della letteratura e del teatro – sue grandissime passioni – e il menefreghismo maleducato ed insolente dei ragazzi. La contrapposizione tra l’allegra routine della sua famiglia e i suoi tormenti sempre più predominanti. Fino a quel 17 Febbraio…

17, 18 e 19 gennaio 2019 – Turno A-B-C / Prime

IL CIELO IN UNA STANZA

Il cielo in una stanza, scritta da Gino Paoli e interpretata di Mina nel 1960, è la canzone di un amore che abbatte le pareti di una stanza, il racconto di una storia comune, nata in un luogo intimo, privato, come la propria casa. Se però questa casa crolla, cosa resta del sogno romantico, cosa resta della giovane coppia che l’ha sognato e cosa diventa quel luogo che il crollo ha portato via?

Una stanza del 1960 parte di un edificio degli anni immediatamente precedenti, gli anni ’50, magari a Napoli, in cui, proprio attraverso la costruzione e distruzione, si avviava un processo di trasformazione sociale, secondo un piano regolatore delle esistenze che guardava al futuro e irrimediabilmente stravolgeva le identità conosciute. Dall’emigrazione in Svizzera alla speculazione edilizia, viste secondo le logiche dell’evocazione, lo spettacolo si fa racconto, una rivisitazione allucinata della classica commedia eduardiana in tre atti che comincia proprio da qui: il cielo, con il crollo, è entrato veramente nella stanza, che ora veramente ‘non ha più pareti’…

31 gennaio, 1 e 2 febbraio 2019 – Turno A-B-C / Prime

TRAPANATERRA

Trapanaterra è un’Odissea meridionale, una riflessione sul significato di «radice» per chi parte e per chi resta, un’ironica e rabbiosa trattazione dello sfruttamento di una terra.

“Chi sei? Dove vai? Da dove vieni? Cosa vai cercando? Quando te ne andrai?” Sembra dire il fratello che è restato a quello che è tornato, organetto alla mano, alla terra dei padri. Il più piccolo in calosce si districa tra i tubi gorgoglianti della raffineria. Il più grande quello che è “scappato”, è un bohemienne che respira di nuovo l’aria di casa, che forse non c’è più, che è cambiata. Un Paese di musica e musicanti dove non si canta e non si balla più, nemmeno ai matrimoni. Si può solo sentire il rumore delle trivelle, la puzza dei gas e il malaffare. Storie d’infanzia, ricordi di famiglia, canti di piazza e bestemmie: è l’ultra-locale che diventa ultra- universale. Tutto è impastato nel dialetto, osso delle storie che s’insinua come la musica. Inutile arrabbiarsi, o forse no. Qualcuno è partito perché altri potessero crescere, ma di chi è il coraggio, di chi resta? O di chi torna?

14, 15 e 16 febbraio 2019 – TURNO A-B-C / Prime

FRATELLINI

Ha soltanto un’ora di tempo, povero idiota, per accudire suo fratello ricoverato in ospedale a causa di una malattia di cui non ha alcuna intenzione di pronunciare il nome. Un’ora in cui, tutti i giorni, dice alla madre di andare a messa e puntualmente non lo fa. Gildo è un ritardato lieve, uno che non ha mai fatto del male a nessuno pur essendo capace di improvvise violenze ai danni delle infermiere che non vogliono lavare o toccare suo fratello, il suo “fratellino”. Gildo lava il fratello nudo, lo monda dei peccati che non capisce né conosce, e le macchie, quelle macchie così inopportune su quel corpo tanto amato, sembrano a Gildo (che nome!) nuvole in cielo da cui estrapolare la visione di forme fantastiche.  Ma oggi è un giorno speciale: Gildo ha portato con sé una medicina; “la” medicina. La medicina che… Gildo. Povero idiota.

Fratellini è principalmente una partitura gestuale prima ancora che testuale. Lo immagino interpretato in tutti i dialetti e gli slangs del mondo ma in nessuna lingua ufficiale. Quella serve esclusivamente a scandire il tempo, a contare i minuti usando parole che forse non si comprendono neppure.

 7, 8 e 9 marzo 2019 – TURNO A-B-C / Prime

IL MISANTROPO DI MOLIÈRE

Nei secoli si è detto di tutto sul Misantropo, da disadattato sociale ad antieroe novecentesco, da rivoluzionario anticonformista a scemo del villaggio. Eppure, la vicenda di Alceste e del suo sforzo intransigente di andare oltre l’apparenza ci riconnette con il valore umano della comprensione. In questa nuova produzione nata in collaborazione con La Corte Ospitale, Il Mulino di Amleto scatena la sua intensa creatività per svelare tutta la contemporaneità di un grande classico. È stato scritto che per fare il Misantropo ci vogliono “una stanza, sei sedie, tre lettere e degli stivali”.

Infatti il Misantropo non ha bisogno di forme, semplificazioni o “istruzioni per l’uso” perché la sua essenza è limpida, contemporanea e dolorosa.  Il Misantropo siamo noi con la nostra costante difficoltà di incontrare l’altro di cui, però, non possiamo fare a meno. Insomma, il Misantropo è quello che siamo.

14 e 15 marzo 2019 – * Spettacolo a scelta * / Prime

IL SENTIERO DEI PASSI PERICOLOSI

Un classico della drammaturgia contemporanea, uno dei capolavori di un grande autore premiato e apprezzato in tutto il mondo in una nuova versione. Al centro della piéce sono tre fratelli molto diversi fra loro: Carl, il più giovane ha aspirazioni piccolo borghesi, Ambroise, gallerista e omosessuale, Victor infine, è il più misterioso e colui che innesca il meccanismo drammatico. Li conosciamo nel giorno delle nozze di Carl: viaggiano assieme per raggiungere il luogo della cerimonia ma hanno un incidente e si perdono in una foresta, da cui rischiano di non far ritorno. In questa solitudine sono costretti a parlarsi: s’illuminano così, violentemente, episodi del loro passato. Primo fra tutti il suicidio del padre, avvenuto anni prima, sotto il loro occhi, su quello stesso sentiero. Una metafora dell’inconciliabilità di mondi nati e predestinati per essere vicini e che in verità si rivelano tragicamente sconosciuti. Unica occasione di fuga, il ritrovarsi in un non luogo, far cadere le proprie difese e i propri schemi, ritrovarsi a nudo dalle proprie maschere.

16 marzo 2019 – Spettacolo a scelta / Prime

DANZA E MISTERO

Nel 1987 si spegneva ad Ascona la grande danzatrice belga Charlotte Bachrach che ha dato vita alla danza sacra. Il padre della danzatrice, nel 1928, commissionò al famoso architetto razionalista Weidemeyer la costruzione del Teatro San Materno di Ascona, attuale luogo di residenza della compagnia di Tiziana Arnaboldi. Il file rouge, dunque, tra la Arnaboldi e la famosa danzatrice passa attraverso il luogo e lo spazio di concezione della sua danza che qui si fa omaggio. Sulla scena tre danzatrici disegnano nello spazio la magica forza creatrice di Charlotte Bara attraverso lo studio delle sue posture gotiche tanto esaltate da scrittori, poeti e pittori. Le tre performer intraprendono così un sincero dialogo con il gesto della danzatrice, lo esaltano, lo frazionano, ne studiano i nessi e i sensi, trasponendolo in una partitura contemporanea, dove le musiche – Bach, Saint-Saëns, e rielaborazioni sonore di Casappa – scandiscono un viaggio nella sacralità che nasce dal buio, attraversa la gestualità del corpo, oltrepassa la luce fino ad arrivare a un gioco finale con la morte.

28, 29 e 30 marzo 2019 – TURNO A-B-C / Prime

BOLERO e GAÎTÉ PARISIENNE

Con Bolero e Gaîté Parisienne, Loris Petrillo mette in relazione due grandi classici del repertorio, estrapolandoli dalla loro collocazione storica e restituendone una lettura contemporanea. Al centro del percorso coreografico c’è la danza fisica di Petrillo che per questo lavoro sceglie dei corpi maschili. Petrillo continua il suo personale percorso di studio estremizzando il repertorio e potenziandone la visione disegnando lo spazio attraverso il corpo dell’uomo che si mette al servizio della sua danza, potente, poetica e ironica. Il classico del repertorio è scelto come luogo di racconto, come pretesto per sondare le possibilità fisiche del danzatore e la capacità della coreografia di rileggerne i passaggi. Bolero e Gaîté Parisienne è un gioco di ritmi e di intrecci, un lavoro coreografico dove la figura maschile si staglia al centro come collante, misura e ipotesi di una danza sempre più carnale. L’uomo gioca e descrive una contemporaneità che non ha più etichette, dove la diversità non esiste, dove si può indossare una maschera di forza, di eleganza e di ironia che passi dal corpo maschile.

11, 12 e 13 aprile 2019 – TURNO A-B-C / Prime

GENERATION WHY

Cosa vorresti per il tuo futuro? Una domanda spiazzante che rivela le aspettative più profonde tipiche della cosiddetta “generazione Y” o “millennial generation”, la generazione senza sogni, senza desideri, senza certezze dei nati tra i primi anni ’80 e l’inizio del nuovo millennio, e caratterizzata da una maggior familiarità e utilizzo dei media e delle recenti tecnologie digitali. La generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico e neo-liberale ma sembra, più di ogni altra generazione, smarrita e disorientata nel mondo digitale in cui si è ritrovata inconsapevolmente immersa. Una commedia esistenzialistica che indaga le paure del futuro e il caos in cui viviamo. Progetto vincitore dell’edizione 2018 del Festival/Presente Futuro. Teatro En Vilo è una compagnia teatrale internazionale con sede a Madrid e fondata a Londra nel 2012, che funziona come piattaforma per collaborazioni internazionali e approcci interdisciplinari tra registi, artisti e ricercatori provenienti da tutto il mondo.

2, 3 e 4 maggio 2018 – Turno A-B-C / Prime

SE NON SPORCA IL MIO PAVIMENTO

progetto vincitore “Odiolestate” – residenza produttiva Carrozzerie / n.o.t Roma  e con il sostegno di CSS – Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Rifredi, Corsia OF – centro di creazione contemporanea, Industria Scenica, Angelo Mai, Il Lavoratorio.

Dopo aver ottenuto il Premio Scenario Infanzia 2014 per il suo Fa’afafine, Giuliano Scarpinato torna in scena con una lucida e spietata analisi dell’adolescenza. Se non sporca il mio pavimento trae le mosse da un fatto di cronaca nera: l’assassinio di Gloria Rosboch, insegnante quarantanovenne sparita nel nulla a Castellamonte nel  gennaio 2016 e tempo dopo trovata morta, strangolata dall’ex allievo Gabriele Defilippi e dal suo amante e complice Roberto Obert. Una donna-bambina di mezza età che vive in casa con gli anziani genitori, un adolescente dalle dodici diverse identità social in grado di manipolare chiunque gli capiti a tiro e un parrucchiere di cinquantaquattro anni dalla personalità labile sono i protagonisti dello spettacolo. Personaggi sospesi tra la realtà e la finzione, all’interno delle cui personalità Scarpinato scava senza sosta per giungere alle loro più intime radici. Ecco che il mito di Eco e Narciso, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, si sovrappone alla cronaca: un inaspettato cortocircuito.

 

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