Una passeggiata a… Bagheria: “Villa Palagonia” la Villa dei Mostri

bagheriaA pochi chilometri da Palermo si trova l’attivissima e popolosa cittadina di Bagheria.

D’origine relativamente recente, essa non conta che tre secoli e mezzo di vita. Il primo ad insediarsi nella campagna della conca bagherese fu nel 1658 don Giuseppe Branciforte, conte di Raccuja fondandovi il palazzo Butera. La dimora del Branciforte diede vita al primo gruppo di abitazioni destinate agli intendenti, agli amici, ai familiari e alle varie maestranze impegnate nella costruzione del palazzo. Mezzo secolo dopo la nascita di palazzo Butera il borgo rurale della “Bagaria” divenne la residenza estiva alla moda dell’aristocrazia palermitana. Ville sontuose sorsero durante tutto il XVIII secolo nella campagna bagherese, piccole regge in uno stupendo scenario naturale. La loro architettura è propria di quel tipo di abitazioni signorili che sorsero contemporaneamente anche nella Piana dei Colli, a nord-ovest della città.

La villa

La più celebre, più originale e più singolare delle ville bagheresi, quella che colpisce di più al primo impatto visivo è senza dubbio “Villa Gravina di Palagonia”. Comunemente conosciuta come la “Villa dei Mostri” fu progettata verso il 1715 dal frate domenicano Tommaso Maria Napoli, già architetto militare del senato palermitano, e dal suo primo committente e fondatore, il principe Ferdinando Francesco Gravina e Bonanni.  La villa conobbe successivamente gli interventi degli architetti Agatino Daidone e forse di Giovan Battista Cascione, nipote del grande Vaccarini, di cui tuttavia poco si sa. Il principe nel 1700 aveva acquistato un appezzamento di terreno dal principe di Butera, la dove qualche decennio dopo avrebbe fatto edificare una “Casena” che nel tempo sarebbe divenuta una delle più strane e straordinarie costruzioni barocche che si conoscono.

Il secondo principe che vi si insediò fu Ignazio Sebastiano Gravina e Lucchese. Egli fece realizzare i corpi bassi della villa che servivano ad ospitare la servitù (su ogni porta vi era una mattonella con un numero e a ciascun numero corrispondeva un servo), e taluni servizi che lasciano ben intendere la struttura sociale gerarchica vigente dentro le mura del palazzo. Ma fu suo figlio, il VII principe di Palagonia Francesco Ferdinando Gravina e Alliata, “ il Negromante” a rendere questa villa famosa in tutto il mondo con  l’appellativo di “Villa dei Mostri”. Personaggio bizzarro e fuori dagli schemi, da molti considerato pazzo, Ferdinando Francesco junior, figura emblematica e stravagante, nel 1749 intraprese i lavori di completamento dell’intero complesso della villa, edificata dal nonno come residenza di villeggiatura. A lui si devono le famose statue in pietra arenaria che raffigurano strane forme umane e ferine orrendamente commiste, che adornano i muri esterni dei corpi bassi della villa: mostruosi animali, orribili figure antropomorfe, musicisti caprini, nani barbuti, deformi corpi umani, serpenti con più teste, gnomi, dame e cavalieri suini che danzano beffardi, un numero enorme di figurazioni fantastiche chiamate ordinariamente i “Mostri” di villa Palagonia. Con questo spettacolare e grottesco“ teatro di figure  pietrificate”  il terzo proprietario di Villa Palagonia stravolse l’ordinata scenografia architettonica e l’ornamentazione, che , pur con delle evidenti originalità, avevano lasciato il nonno Francesco Ferdinando senior ed il padre Ignazio.

villa palagonia internoL’Architettura

Alla farneticante fantasia che ha partorito le mostruose statue dell’esterno fa riscontro la magnificente bizzarria degli interni della villa. La sala più straordinaria è quella dove immensi specchi applicati con diverse angolazioni coprivano pareti, soffitto e pavimenti, centuplicando, capovolgendo e deformando le figure degli stupefatti ospiti del principe. La enigmatica “Sala degli specchi” dotata di stravagante fascino, fu frutto della fantasia del principe: egli voleva dimostrare, a chi vi si rifletteva, la vanità e la fragilità dell’essere umano. Per la costruzione della villa Francesco Ferdinando Gravina profuse la somma di centomila scudi, una cifra esorbitante per i tempi. Un intero popolo di artigiani e artisti lavorarono per attuare le decorazioni volute dal padrone di casa: pavimenti preziosamente intarsiati, splendidi mosaici, rabeschi di stucchi, di madreperla, di pietre dure che seguono le linee delle pareti e si arrampicano fino ai soffitti.

La villa si articola su due piani, ha impianto curvilineo, conferitogli dalla linea mossa dei due fronti, convesso l’uno concavo il secondo per accogliere nel centro lo scalone monumentale a doppia rampa in marmo di Billiemi, che conduce al piano nobile. Subito ci si imbatte nel vestibolo elittico con magnifici affreschi parietali che rappresentano quattro delle fatiche di Ercole (Ercole ed il leone nemeo, Ercole ed il cinghiale d’Erimanto, Ercole e l’idra di Lerna, Ercole e la cerva di Cerinea.). Alla sua destra si trova la già citata “Sala degli specchi” da dove si giunge alla piccola sala della cappella privata e alla sala da biliardo. Tutti gli ambienti erano caratterizzati dalla straordinaria eleganza e sfarzosità delle decorazioni,  ma gli arredi erano alquanto bizzarri: i piedi di alcune sedie erano più bassi così da rimanere zoppe, altre erano talmente inclinate in avanti che era impossibile starci seduti.

Originariamente villa Palagonia possedeva un terreno vastissimo, segnalato dalla presenza, a circa due chilometri di distanza, di un ingresso maestoso adornato da gruppi scultorei. Attigua all’edificio l’architetto Tommaso Maria Napoli costruì una chiesetta privata, oggi aperta al culto. E anche nella chiesa il “Negromante” volle lasciare il segno della sua enigmatica e stravagante “follia”. Infatti il principe nella chiesa fece porre un crocifisso con attaccata sull’ombelico la statuetta di un uomo in ginocchio somigliante a lui che, lo rappresentava mentre chiedeva perdono a Dio per la società del suo tempo, tutta apparenza e poca essenza. Sempre nella chiesetta fece costruire la statua di una donna bellissima, ben vestita, ma dal collo in poi resa orribile  dai vermi post-mortem; ciò per far capire che belli, brutti, ricchi o poveri, un giorno moriremo tutti. La villa nel 1872 fu acquistata dai fratelli Angelo e Francesco Castronovo, che la rilevarono da un curatore, per 60 mila lire, dopo che la stessa venne donata prima di morire dall’ultimo principe di Palagonia all’Ospedale Civico di Palermo. Oggi i loro eredi riuniti in fondazione, rendono la villa in parte fruibile al pubblico ed intervengono nelle opere di manutenzione e restauro. L’originale e stravagante costruzione ha chiamato ad ammirarla, fotografarla, e a scriverne gente da tutto il mondo. La visitarono illustri viaggiatori aristocratici del tardo settecento, da Goethe, che non riuscì a comprendere la complessa personalità del principe, a Brydone e Houel incuriositi dalle letture delle guide che parlavano della famosa villa. Assorbita ormai dall’urbanizzazione degli ultimi decenni, circondata da case cresciute in modo disordinato che ne hanno mortificato l’impianto scenografico, ingoiata in un vortice di moderne strutture, villa Palagonia, superba, teatrale e spettrale, continua ancora a stupire, meravigliare e attrarre tantissimi curiosi visitatori.

                                                                                                                                     Nicola Stanzione

 

Villa Palagonia Piazza Garibaldi, 3 – 90011 Bagheria (PA)

Aperta al pubblico tutti i giorni

dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 15,30 alle 17,30  (dal 1 novembre al 31 marzo) dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00 (dal 1 aprile al 31 ottobre)

Informazioni: Tel  091/932088

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