Una passeggiata a… Cefalà Diana

A Cefalà Diana, nel cuore della Sicilia, nella remota provincia di Palermo, esistono ancora oggi degli antichi bagni termali, un bene di immenso valore storico in quanto testimonianza certa del passaggio degli arabi anche in quella parte della Sicilia. Si tratta di antiche terme, costruite dalle maestranze arabe, forse sotto la dominazione normanna. Qui si ha un esempio chiaro della maestria e dell’innovazione dell’ingegneria musulmana che, con mezzi impensabili per quei tempi, riuscì ad alimentare i bagni con acque sulfuree a 38 gradi, che a quei tempi erano ritenuti salutari per i dolori alle ossa e per altri disturbi fisici.

 

La struttura è interamente rivolta verso l’alto, con archi a sesto acuto che reggono la volta a botte, opportunamente traforata per consentire l’areazione della camera e per “climatizzare” l’ambiente, influenzato dalla caloria dell’acqua. Lungo le pareti vi sono una serie di nicchie, probabilmente utilizzate per riporvi vestiti ed effetti personali prima di immergersi nelle accoglienti vasche.
Oggi il fiume che alimentava i bagni ha ripreso il suo corso e la struttura è rimasta all’asciutto, con i suoi archi ancora eretti e le sue vasche corrose dal tempo, ma se l’interno è ancora discretamente conservato, l’esterno invece è stato duramente segnato dai secoli. Su tre muri dell’edificio, un tempo campeggiava un’iscrizione in caratteri cufici, decorata da elementi decorativi floreali, tipici dell’antico gusto arabo. Oggi tali fregi sono appena visibili, chiaramente segnati da un migliaio di anni di storia. Non si sa bene cosa ci sia scritto, ma si presuppone possa essere un messaggio augurale, come ve ne sono in altri antichi edifici sparsi per la Sicilia e che ancora attendono di essere svelati.

Samuele Schirò

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