Piazza San Domenico

Situata su Via Roma, Piazza San Domenico prende il nome dalla basilica che ospita, la più grande dopo la Cattedrale.

La piazza fu aperta nel 1724 per volere dell’imperatore austriaco Carlo VI, motivo per cui fu inizialmente chiamata “piazza (o piano) Imperiale”. Questa nuova sistemazione urbanistica fu realizzata dall’architetto domenicano Tommaso Maria Napoli, ideatore anche della colonna monumentale dell’Immacolata, che fu completata nel 1726 con la posa della statua dell’Immacolata concezione realizzata dall’artista Giovan Battista Ragusa. Ai piedi della colonna inizialmente vi furono collocate due statue in bronzo raffiguranti l’Imperatore Carlo VI e sua moglie Elisabetta Cristina di Brunswick, ad opera dello stesso Ragusa, e quattro raffigurazioni angeliche. Queste statue furono più volte sostituite, in primo luogo nel 1735, dal nuovo re di Sicilia Carlo III di Borbone, che fece erigere due nuove statue raffiguranti sé stesso e sua moglie Maria Amalia di Sassonia. Queste ultime durarono fino al 1848 quando, durante la rivoluzione, furono abbattute e fuse per ricavarne dei cannoni. Infine nel 1950 furono erette le due statue che ancora oggi si possono ammirare, con la raffigurazione dei papi Pio IX e Pio XII, perché artefici dei dogmi dell’Immacolata concezione nel 1854, e dell’Assunzione nel 1950.

Il Taglio di Via Romadel 1906-09 stravolse la configurazione originale della piazza e le diede l’aspetto che oggi conosciamo.

San Domenico, da cui prendono il nome la Piazza, la Chiesa e una discesa ed un vicolo circostanti, fu colui che istituì l’ordine dei predicatori in Sicilia, nel 1215. La chiesa a lui dedicata fu realizzata nel 1270 presso una più antica chiesetta dedicata a Sant’Orsola e poi ripetutamente ampliata fino a raggiungere le dimensioni odierne nel 1640.

Dal 1844 l’interno della basilica è diventata il Pantheon dei Siciliani, con tombe e monumenti dedicati ai siciliani illustri.

Nella Chiesa di San Domenico, il 25 marzo 1848, Ruggero Settimo inaugurò la riapertura del Parlamento Siciliano, soppresso 33 anni prima da Ferdinando di Borbone.

Samuele Schirò

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