Via Musica d’Orfeo

La via Musica d’Orfeo va dal corso dei Mille alla via Cirincione.

Musica d’Orfeo era il nome di un’osteria che si trovava in questa via. Questa era molto rinomata dagli avventori della Palermo settecentesca. Sulle pareti esterne di tale osteria si trovavano delle mirabili pitture che riproducevano Orfeo, il cantore cieco della mitologia greca che col suono della sua lira incantava ed attirava gli animali. Ai tempi del marchese di Villabianca, che ne parla nei suoi scritti, il proprietario di tale ritrovo e del podere adiacente era un certo Antonio Zarcone, un sacerdote della zona.
Sotto le già citate pitture si trovava una grande fontana che versava acqua da sette bocche, sono i famosi “Sette Cannoli” che hanno dato il nome all’intera contrada. Ovviamente prima di rinominare la contrada fu la stessa osteria ad essere conosciuta dall’intesa popolare come “taverna dei Sette Cannoli”, successivamente il nome fu dato all’intera zona circostante.

1 COMMENTO

  1. A Palermo veniva chiamato – ora soltanto residualmente – ficatu di setti cannola (“fegato delle sette cannelle”) la cosiddetta zucca rossa, ovvero la cucurbita maxima, secondo la binomiale nomenclatura botanica. Ma perché “fegato delle sette cannelle”?
    Per taluni, tale espressione deriverebbe dal fatto che la zucca in questione venisse venduta in prossimità della Fontana del Garraffello (Mercato della Vucciria, 1591) e, in ragione del numero di sifoni (alias cannelle o, in Palermitano, cannola) di tale fonte, i verdumai così l’avessero “battezzata” e la “pubblicizzassero” tramite l’abbanniata; parola, quest’ultima, “traducibile” in Italiano in modo approssimativo, riferendosi, essa, ad una particolare, variabile, modulata “espressione vocale” stentoreamente gridata dai venditori di Palermo – solitamente quelli ambulanti, ma non solo – per attirare l’attenzione dei passanti sulle proprie mercanzie.
    Ebbene, a parte l’ovvietà che pare assai diffcile che la zucca rossa venisse venduta soltanto nelle vicinanze della Fontana del Garraffello, è un semplice fatto che detta fonte d’acqua avesse in origine dieci cannelle ed ora – dopo secolari vicissitudini – ne ha … otto.
    In realtà, il “presunto fegato” di cui sopra – arrivato in Europa dopo la “scoperta” delle Americhe – deve il suo singolare appellativo al quartiere palermitano di Settecannoli (o, meglio, come in origine, Sette Cannoli); toponimo derivante dal fatto che, quando esso era ancora una località extra-urbana – e di ciò dà notizia il “solito”… Marchese di Villabianca -, vi esisteva una rinomata osteria, la quale era nell’attuale Vicolo Musica d’Orfeo (fra Corso dei Mille e Via G. Cirrincione) e in cui poteva vedersi un dipinto murale d’autore ignoto, con, appunto, Orfeo che al suono della lira radunava attorno a sé diverse specie d’animali e, sotto di esso, una fontana con sette… cannola.
    Quanto precede mi induce a ritenere – come, per altro, raccontatomi da diverse persone anziane del luogo – che l’espressione ficatu di setti cannola, facesse riferimento alla circostanza che in taluni dei tantissimi orti esistenti sino a qualche decennio fa nel quartiere di cui sopra venissero coltivate le zucche rosse che, prima fritte e poi insaporite con un condimento agro-dolce – reminescenze musulmane, applicate ad un prodotto… post-colombiano! – diventavano, e diventano, il… “fegato dei vegetariani”!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.