Torna a Palermo “Le vie dei tesori”.
Tutti i luoghi aperti alle visite

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Dal 5 ottobre al 4 novembre 2018 a Palermo

I 130 LUOGHI DELLA XII EDIZIONE DE LE VIE DEI TESORI

Le Vie dei Tesori è tra i più grandi Festival italiani dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico delle città di Palermo ma anche della Sicilia. Giunto alla XII edizione, il Festival è nato e si è sviluppato nella città di Palermo e quest’anno si svolgerà in tutta la Sicilia e in alcune città fuori dall’Isola, aprendo al pubblico con visita guidata oltre 400 luoghi di interesse artistico, storico e monumentale in gran parte di solito chiusi e proponendo più di 200 passeggiate d’autore. Nei weekend di settembre e di ottobre la Sicilia diventa così un grande museo diffuso che mette in rete il patrimonio monumentale e culturale di oltre cento tra istituzioni, associazioni, realtà di eccellenza. Le Vie dei Tesori fa parte del programma istituzionale di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è partner della Biennale d’arte contemporanea Manifesta. Nel 2016 e nel 2017 ha ricevuto la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica.

INFORMAZIONI UTILI
Dove acquistare i biglietti
Come accedere alle visite su prenotazione
Laboratori nei weekend per le famiglie




INDICE

Luoghi visitabili senza prenotazione

AEROPORTO DI BOCCADIFALCO – PRIMO PERCORSO*
(per il secondo percorso vedi: Luoghi su prenotazione)

L’hangar, il bunker ritrovato e il battesimo del volo sul piper è uno degli aeroporti più antichi d’Italia, costruito grazie al forte interesse dei Florio e al sostegno di Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica. Progettato nel 1925, inaugurato nel 1931 con l’atterraggio del primo velivolo sulla terra battuta, segnò il tramonto del trasporto passeggeri su dirigibile e dell’uso del campo di volo della Favorita, da cui si libravano mongolfiere sin dal 1910. Molto attivo come base aerea durante la Seconda Guerra mondiale, smilitarizzato nel 2009, oggi è di proprietà dell’Enac, e ospita reparti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, oltre che il Soccorso alpino, la base operativa del 118, e l’Aeroclub con il suo splendido hangar storico. Si visiterà per la prima volta il rifugio antiaereo appena scoperto e portato alla luc. Per i più audaci, c’è pure il battesimo del volo sul Piper.

Piazza Pietro Micca
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 Durata: 45 minuti.
Non accessibile ai disabili

Battesimo del volo sul Piper: venerdì, sabato e domenica alle 10, 11, 12. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com – Contributo: 25 euro

ARCHIVIO DI STATO – CATENA

Lo scrigno di pergamene col documento più antico d’Europa

Carte topografiche, pergamene, manoscritti, stampe, atti notarili che raccontano quasi mille anni di storia siciliana, dal regno normanno ai giorni nostri. Nella sede della Catena, l’antico convento dei Teatini nella parte bassa di corso Vittorio Emanuele, c’è un ricchissimo patrimonio di documenti, pubblici e privati. Curiosando fra gli scaffali, si ritorna indietro nel tempo. E si scopre anche un primato assoluto: qui si trova, infatti, il documento cartaceo più antico d’Europa. Si tratta di una lettera in greco e arabo, scritta nel 1109 da Adelasia del Vasto, terza moglie del re normanno Ruggero. La consorte del sovrano, rimasta vedova, durante il periodo di reggenza dava disposizioni per la protezione del monastero di San Filippo di Demenna, che rientrava fra i suoi possedimenti.

Corso Vittorio Emanuele, 31
Visite: venerdì dalle 15 alle 18.15, sabato e domenica dalle 9 alle 12.15 e dalle 15 alle 18.15 Durata: 45 minuti Non accessibile ai disabili

ARCHIVIO DI STATO – GANCIA

l convento con la campana che diede la sveglia ai patrioti

La “Gancia” di Santa Maria degli Angeli, in via Alloro, è l’altra sede dell’Archivio di Stato. Con il termine di Gancia, o Grancia, si intendevano i poderi appartenenti ai monasteri e ai conventi. E infatti quest’area era di proprietà dei Frati Minori Osservanti di San Francesco, che già disponevano di un analogo complesso fuori porta, a Santa Maria di Gesù. Il convento sorse nell’ultimo ventennio del 1400, mentre l’annessa chiesa fu costruita agli inizi del 1500. Successivamente si aggiunsero il chiostro e il refettorio per 200 frati. Nel cortile c’è ancora la campana che, secondo la tradizione, il 4 aprile 1860, con i suoi rintocchi, diede inizio alla rivolta antiborbonica capeggiata da Francesco Riso. L’Archivio fu allocato nell’ex convento a partire dal 1854.

Primo cortile della Gancia
Visite: venerdì dalle 15 alle 18.15, sabato e domenica dalle 9 alle 12.15 e dalle 15 alle 18.15 Durata: 45 minuti. Non accessibile ai disabili

ARCHIVIO STORICO COMUNALE

Un viaggio nella memoria su e giù per sette chilometri

Settemila metri di scaffalature lignee cariche di documenti, libri e manoscritti. Racchiudono la memoria della città di Palermo, dalla fine del 1200 alla metà del Novecento. L’Archivio storico comunale è un pozzo inesauribile di fonti preziose: dal Registro di Gabelle regie di epoca angioina al Fondo Ricordi patri, del quale fanno parte“cimeli” risorgimentali come le lettere autografe di Garibaldi, re Umberto I e Crispi. Dal 1866 ha sede nell’ex convento agostiniano di San Nicolò da Tolentino, edificato sul luogo dell’antica sinagoga ebraica. Splendida opera di geniale ingegneria è l’“Aula Grande” di Giuseppe Damiani Almeyda, il celebre progettista del Politeama. Una scala a chiocciola consente di raggiungere gli originali ballatoi. Quattro argani in legno, provvisti di cestelli,permettono di far viaggiare su e giù carte e volumi per la consultazione.

Via Maqueda, 157
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 . Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

BIBLIOTECA DI CASA PROFESSA

Nell’ex casa dei gesuiti preziosi manoscritti e ritratti

Accanto alla superba chiesa barocca del Gesù, a pochi passi dal mercato di Ballarò, si trova la Biblioteca di Casa Professa. Fu inaugurata il 25 aprile 1775 come appendice dell’antica Biblioteca comunale. Qui, nell’ex dimora dei gesuiti, espulsi per decreto regio nel 1767, trovarono nuovo spazio migliaia di volumi. Di grande suggestione è il chiostro, con il bellissimo pavimento a ciottoli. All’interno, oltre al prezioso corpus di codici membranacei e cartacei, per lo più manoscritti di eruditi palermitani,vergati tra il XVI e il XVIII secolo, di particolare interesse sono la scaffalatura lignea e il “Famedio dei siciliani illustri”, circa trecento ritratti di personaggi dell’arte e della letteratura siciliana, realizzati in gran parte da Giuseppe Patania alla fine dell’Ottocento.

Via Casa Professa, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

CAMERA DELLO SCIROCCO DI FONDO MICCIULLA (BASE SCOUT VOLPE ASTUTA)

L’antro scavato nella roccia nel parco strappato alla mafia

Una camera dello scirocco scavata nella roccia da cui si intravede l’ingresso a un qanat. Scesi i gradini e raggiunti i sedili naturali, i visitatori possono godere della frescura e osservare le stratificazioni geologiche e la bella vegetazione intorno. È questa la chicca di un parco con una superficie di circa due ettari le cui notizie risalgono al 1400 e che, attraverso varie vicissitudini, nel corso dei secoli, è arrivato integro fino ai giorni nostri. Per lunghi anni è stato proprietà di una famiglia mafiosa. Nel 1980 fu sequestrato dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone e, dopo la confisca, assegnato nel ’99 all’associazione Agesci che lo ha recuperato dal degrado e ne ha fatto una base Scout. L’intervento della Soprintendenza ha permesso di restituirlo alla fruizione pubblica.

Via Micciulla, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili (qui non è possibile acquistare il biglietto d’ingresso singolo)

CAMERA DELLO SCIROCCO DI VILLA NASELLI

Gli antichi cunicoli freschi dove i nobili facevano festa

I fasti di questo luogo sono tra i protagonisti dell’opera “Palermo restaurato”, scritta nel XVII secolo dallo storico e letterato Vincenzo Di Giovanni. La Camera dello scirocco di Villa Naselli Agliata è un ambiente affascinante e suggestivo, con una storia che parte dal Medioevo. La Camera, unica per dimensioni e ariosità, è costituita da un’ampia galleria e una sala,che sono sotterranee e attraversate da un canale d’acqua sorgiva. I contadini chiamavano questi cunicoli “u toccu” (la torre del vento) e “’u passiaturi” (la galleria). Ancor oggi,gli stessi antichi cunicoli veicolano la circolazione dell’aria fresca e l’espulsione di quella calda, creando un clima fresco durante le giornate più calde. Ma questa Camera è famosa, nelle cronache palermitane,anche per le feste che si tenevano durante la stagione estiva, tra eleganti tappeti, profumo dei fiori e gorgoglio delle acque.

Via Ambleri, 52 (traversa di via Villagrazia)
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CAMPANILE DI SAN GIUSEPPE CAFASSO

Dalle montagne al mare uno spettacolo per gli occhi

Da lassù si poteva dominare tutta la città che “contava”:le cupole e il chiostro di San Giovanni degli Eremiti, la Cattedrale, il Palazzo dei Normanni, la Villa d’Orleans, piazza Indipendenza. Cambiando prospettiva, la veduta si estendeva fino al Cassaro basso e da lì verso il mare. Oggi come allora. Il luogo è angusto e di sacrificato approdo: un campanile. Ma una volta arrivati in cima, la fatica viene ricompensata da un panorama che lascia senza fiato. Il campanile di San Giuseppe Cafasso risale alla seconda metà del Settecento. La chiesa annessa apparteneva alla Congregazione benedettina olivetana e fu costruita accanto al monastero edificato poco prima. Elevata a parrocchia nel 1953, poiché era ubicata di fronte al carcere femminile, fu dedicata al sacerdote san Giuseppe Cafasso, patrono dei carcerati.

Via Benedettini, 16
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 15 minuti.
Non accessibile ai disabili

CAPPELLA DEI FALEGNAMI *

Un tripudio di stucchi, putti e festoni nelloratorio dellex convento

È un magnifico oratorio barocco,annesso all’ex convento di San Giuseppe dei Teatini, oggi sede del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università. La decorazione delle pareti fu affidata a Giuseppe Serpotta, il fratello del celebre Giacomo, che vi lavorò nel 1701, forse con il nipote Procopio. Il risultato è un tripudio di putti, festoni, medaglioni. In origine, i Teatini, che avevano realizzato il convento nel Seicento, assegnarono l’oratorio a due congregazioni: quella di Gesù, Giuseppe e Maria e l’altra dei Servi del Santissimo Sacramento. Ma nel 1805, quando il complesso fu adibito a sede della Regia Accademia degli Studi e la vicina cappella della confraternita di San Giuseppe dei Falegnami venne sacrificata, per far posto al portico dell’Ateneo in via Maqueda, furono proprio loro, i Falegnami a subentrare nella titolarità dell’oratorio.

Via Maqueda, 172
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili.

CAPPELLA E BIBLIOTECA DELL’ISTITUTO GONZAGA

La memoria della Compagnia di Gesù con preziosi incunaboli e cinquecentine

L’Istituto Gonzaga fu fondato nel 1919 dalla Compagnia di Gesù. Da scoprire, per l’occasione, la cappella e la biblioteca.La prima, dedicata a San Giuseppe, fu realizzata negli anni Venti, ma venne abbellita con tre antichi altari di marmo provenienti dalla chiesa di Santa Maria della Grotta al Cassaro, oggi Biblioteca regionale. Appena restaurati, questi gioielli barocchi sono tornati a risplendere. La biblioteca vanta un patrimonio di circa 32 mila volumi per il fondo moderno. Custodisce anche una parte cospicua (24 mila volumi) del prezioso Fondo librario antico, in tre sedi a livello nazionale (le altre due sono a Gallarate e a Napoli), che rappresenta la memoria storica della  Compagnia dì Gesù. Tanti incunaboli e numerose cinquecentine. Considerando solo i testi antecedenti al 1830,il Fondo è costituito da circa centomila volumi, con catalogo informatizzato.

Via Piersanti Mattarella 38-42
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 10 alle 13.
Esclusi i giorni 12, 13, 14 ottobre. Durata: 20 minuti. Accessibile ai disabili

CASA FLORIO ALL’OLIVUZZA- ORDINE DEGLI ARCHITETTI

Tra i fasti della Belle époque dove vissero Ignazio e Franca

Ѐ conosciuta come “Casa Florio all’Olivuzza” e fu la residenza dei celebri imprenditori prima del tracollo economico. L’edificio era la porzione di un più vasto complesso che si affacciava su piazza Principe di Camporeale. Nella seconda metà dell’Ottocento venne acquistato e abitato da Ignazio e Franca Florio. Dal 1919, dopo il fallimento, la dimora fu smembrata. Una parte passò a una società immobiliare che nel 1922 la vendette al principe di Fitalia, poi fu donata alla Curia arcivescovile, divenne convento delle suore dell’ordine delle Figlie di San Giuseppe e adesso ospita il Circolo Unione. Questa parte, chiamata Palazzina Florio, invece, oggi è la sede dell’Ordine degli architetti e nasconde splendidi saloni ottocenteschi, con affreschi e decori di pregio. Da ammirare anche la terrazza con una loggia in ferro battuto eseguita dalla storica Fonderia Oretea.

Piazza Principe di Camporeale, 6
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CASA LAVORO E PREGHIERA PADRE MESSINA

Il rifugio per gli orfanelli del “pazzo di Dio”

Fondata da padre Giovanni Messina, la “Casa di preghiera e lavoro” sorse alla fine dell’Ottocento in quella zona che il battagliero sacerdote chiamava l’“Africa di Palermo”: la borgata marittima di Sant’Erasmo, nota per i roghi dell’Inquisizione al tempo degli Spagnoli, per la povertà e la fame in tutte le epoche. Fu qui che, presa in affitto una grande struttura appartenuta ai principi Cutò, padre Messina aprì una casa di accoglienza per gli orfani. Il vasto complesso, che si trova proprio in riva al mare e presenta i tipici caratteri dell’architettura tardo-ottocentesca, comprende pure la chiesetta trecentesca di Sant’Erasmo, recuperata dal sacerdote, con l’aiuto degli abitanti della Kalsa. Rivive in questo luogo tutto il carisma di padre Messina che fu soprannominato “Il pazzo di Dio”.

Foro Umberto I, 29 (ingresso da via Padre Messina, 1)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CASA-MUSEO DEL COSTUME TEATRALE PALAZZO CHIAZZESE

La storia dello spettacolo nel cuore di Brancaccio

è la prima esposizione storica del costume teatrale nel Sud Italia, nata da un’antica tradizione di famiglia. Nel 2000 il più piccolo dei figli di Antonino Pipi, Massimiliano, acquisisce, in società con Gessica Genco, una porzione del Baglio Chiazzese, che fa parte del parco del “Genoardo”, dependance del Castello della Favara. E a Brancaccio lavora con le associazioni del luogo per il recupero dei mestieri antichi. I fratelli Francesco, Paolo e Massimiliano, che gestiscono la sartoria di famiglia, decidono di far conoscere la loro storia centenaria e il patrimonio custodito, aprendo la “Casa museo”. Tra stoffe e figurini, decori raffinati e foto di star dello spettacolo, oggi il Museo propone un viaggio nei back-stage teatrali, ma nel contempo è l’esempio di un impegno concreto, di lavoro, aggregazione sociale, arte e cultura, nel cuore di un quartiere periferico.

Vicolo Chiazzese, 10
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

CASA-MUSEO DEL BEATO GIUSEPPE PUGLISI A BRANCACCIO

Tra i libri e gli oggetti. Del prete martire di Cosa Nostra

Questa è la casa dove visse padre Pino Puglisi, affettuosamente soprannominato dagli amici “tre P”, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993. Dopo la morte del sacerdote, che in questo quartiere si prendeva cura dei bambini e dei diseredati, sottraendoli al reclutamento mafioso, fu acquistata dal Centro di accoglienza “Padre nostro” e riallestita con i mobili e gli arredi concessi dalla famiglia della vittima. Nel 2014, a un anno dalla beatificazione, la Casa-museo è stata inaugurata e inserita nel circuito espositivo dell’Associazione dei musei ecclesiastici italiani.Da allora, migliaia di persone hanno voluto rendere omaggio ai luoghi cari a don Pino Puglisi. Oltre agli oggetti personali, in gran parte libri e documenti, vi sono anche materiali fotografici e video sulla vita e l’attività del sacerdote.

Piazzale Anita Garibaldi,
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 45 minuti.
Non accessibile ai disabili

CASINA CINESE

Alcove, pagode e altre bizzarrie per il divertimento dei Reali

Nel vedere la Casina cinese, così carica di rimandi al Celeste Impero, a qualche turista potrebbe venire il dubbio che anche i cinesi siano stati tra i dominatori della Sicilia. In realtà, questo edificio dalle forme e arredi bislacchi è frutto della passione per il gusto orientaleggiante che contagiò pure il re Ferdinando IV Borbone e la regina Maria Carolina, in fuga da Napoli, nel 1798. L’architetto Giuseppe Marvuglia costruì la casina in muratura, mantenendo l’impianto di un preesistente fabbricato in legno. E aggiunse pagode, scale a lumaca, campanellini nelle ringhiere e altri decori esotici. Nel piano seminterrato la sala da ballo, al piano superiore la “tavola matematica”, un originale dispositivo che consentiva il saliscendi dei piatti dalle cucine sottostanti.

Via Duca degli Abruzzi, 1
Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.20. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

CASTELLO A MARE

Quella fortezza-prigione che racconta secoli di storia

Nell’area della Cala, oggi bonificata e valorizzata, ecco i resti di un’antica fortificazione araba, ristrutturata e modificata nel corso dei secoli. Qui dormirono sovrani e viceré, ma questo fu anche luogo di patimenti inflitti dalla terribile Inquisizione.Nel 1593 una violenta esplosione della polveriera provocò la morte di molti detenuti. Tra questi, il poeta di Monreale Antonio Veneziano. Nel periodo risorgimentale, il Castello divenne il simbolo del potere borbonico che cercava di resistere e, per i rivoltosi, era una roccaforte strategica da espugnare. Nel 1923 il Castello fu in gran parte demolito, per i lavori di sistemazione del porto. Oggi quel poco che è rimasto conserva la sua suggestione e si può visitare. Attorno, un’area verde con scavi archeologici che recentemente hanno portato alla luce un’interessante necropoli arabo-normanna.

Via Filippo Patti, 25
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10   alle 17.30. Durata 20 minuti
Non accessibile ai disabili

CASTELLO DELLA CUBA

Atmosfere arabo-normanne che ispirarono Boccaccio

Era uno dei palazzi del “sollazzo” dei sovrani normanni. Sorge nell’attuale corso Calatafimi, dove un tempo si estendeva lo splendido parco verde, il “Genoardo”, un paradiso terrestre. Fu edificato dal Guglielmo “il buono”, nello stesso periodo della più famosa residenza fiabesca, la Zisa. Nei secoli successivi, ebbe varie vicissitudini e cambi di proprietà. Il luogo divenne persino scenario, scelto da Boccaccio, per una novella amorosa del “Decameron”. Nel XV secolo, Alfonso “il magnanimo” concesse il magnifico Castello al viceré Guglielmo Raimondo Moncada, ma, nel secolo seguente, quando imperversava la peste, la Cuba, che in arabo significa arco,fu declassata a lazzaretto. Sotto i Borbone venne accorpata a una caserma. Alla fine del 1900, è stata recuperata e restaurata. Oggi risplende con la sua cupoletta rossa e gli archi tipici dell’architettura normanna siciliana.

Corso Calatafimi, 100
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 17.30, Durata 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CASTELLO DELLA ZISA

Dove i re normanni si sollazzavano d’estate

Questo è il luogo, per eccellenza, dove i potenti e illuminati re normanni si rifugiavano nel periodo della calura estiva, tra riposo e sollazzi. Voluto da Guglielmo I e poi completato da Guglielmo II, ricadeva all’interno del parco reale, il “Genoardo”, che si estendeva a perdita d’occhio. Il giardino era un’oasi con alberi, piante, fiori, frutti, fontane zampillanti e animali esotici. La Zisa, come suggerisce l’etimologia araba, era proprio “la splendida”. Ancor oggi esercita un grande fascino. Dentro, occhio alle nicchie, alle semicupole con decorazioni “ad alveare” e alla canaletta sul pavimento dove un tempo scorreva l’acqua refrigerante. Tutto da visitare, ascoltando anche le accattivanti leggende. Fuori non c’è più il “Genoardo”, ma il parco è sempre un gradevole polmone verde.

Piazza Zisa
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 17.20. Durata 40 minuti
Non accessibile ai disabili

CASTELLO DI MAREDOLCE

Quell’antico castello arabo con laghetto e peschiera

A Brancaccio, nella periferia sud della città, si staglia alto e maestoso il castello di Maredolce, o Palazzo della Favara, dall’arabo “fonte”. Fu costruito probabilmente da un emiro islamico, ai piedi del monte Grifone, e poi divenne residenza normanna, accogliendo anche il grande Ruggero II. Sotto i Normanni e gli Svevi fu ampliato e trasformato in fortezza cinta da mura, ma all’interno era un luogo meraviglioso, con giardino e perfino un laghetto-peschiera alimentato da una ricca fonte (la sorgente della Fawwarah).Nel 1300, il Castello fu ceduto ai Cavalieri teutonici che avevano il loro quartier generale nel complesso della Magione, nel cuore del centro storico, e che ne fecero un ospedale. Nei secoli successivi,subentrarono diversi proprietari privati. A lungo in stato di abbandono e degrado, è stato infine acquisito dalla Regione e restaurato una decina di anni fa.

Vicolo del Castellaccio, 21/23
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata 30 minuti.
Accessibile ai disabili

CATACOMBA DI PORTA D’OSSUNA

La necropoli dei primi cristiani scoperta per caso nel Settecento

Ecco il luogo di sepoltura dei primi cristiani a Palermo. La Catacomba di Porta d’Ossuna è un cimitero ipogeo databile tra il IV e il V secolo, ricavato nella depressione naturale del fiume Papireto, sotto un giardino. Il complesso venne alla luce casualmente nel 1739, durante i lavori di costruzione del convento delle Cappuccinelle, in un terreno del barone Quaranta, ed esplorato dal principe di Torremuzza. L’ingresso attuale, su un vano di forma circolare, fu realizzato nel 1785 per volere del re Ferdinando I di Borbone. La Catacomba si sviluppa su un asse est-ovest con diversi corridoi perpendicolari, lungo i quali sono stati scavati nicchie, loculi e cubicoli. Durante la seconda guerra mondiale, la Catacomba fu utilizzata come ricovero antiaereo.

Corso Alberto Amedeo, 110
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DEI SS QUARANTA MARTIRI ALLA GUILLA *

Borremans e le cornici barocche tra le bancarelle del Capo

Nell’omonima piazzetta del Capo si trova una chiesa barocca che risale al 1605. Fu voluta da alcune famiglie di nobili pisani, residenti da lungo tempo a Palermo. Deve il suo nome al sacrificio dei quaranta soldati di una legione romana, morti in una palude gelata nel 320 dopo Cristo, sotto l’imperatore Licinio, nella città armena di Sebaste. A quei quaranta martiri è dedicata. Il prospetto, realizzato in tufo, ha un portale dal sobrio disegno, sul quale campeggia lo stemma civico di Pisa, coppie di finestre a edicola e un timpano triangolare. L’interno, rimaneggiato nel 1725, svelale preziose decorazioni a fresco del celebre pittore fiammingo Guglielmo Borremans e le cornici a finto stucco ideate dall’architetto Gaetano Lazzara.

Piazza Quaranta Martiri
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DEI TRE RE

Il gioiello del barocco riscoperto dopo l’abbandono

Nel 1578 alcuni confratelli della Compagnia dei Tre Re, venditori di frutta secca, costruirono una chiesetta sul sito della preesistente chiesa di San Giorgio lo Xheri. La chiamarono, appunto, Chiesa dei Tre Re. L’attuale forma architettonica si deve però all’architetto Francesco Ferrigno, che la ristrutturò a metà del diciottesimo secolo. Solo uno dei due portali, quello su via Celso, a timpano triangolare, risale all’impianto cinquecentesco. La chiesa ha vissuto lunghi anni di abbandono e alterne fasi di restauro, ma resta una tappa imperdibile del barocco siciliano. Nella volta e ai lati del presbiterio si trovano resti di affreschi di Vito D’Anna con storie dei Re Magi risalenti al 1751, mentre gli stucchi sono opera di Procopio e Giovan Maria Serpotta.

Via del Celso 42
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 20 minuti,
Non accessibile ai disabili

CHIESA DEL CARMINE MAGGIORE

Nel cuore di Ballarò la cupola più originale

Camminando per una stradina che trabocca di colori e odori nel mercato di Ballarò, s’intravede, già da lontano, una cupola di maioliche smaltate, uno dei prodotti più estrosi del barocco siciliano. Appartiene alla chiesa del Carmine Maggiore, edificata dai carmelitani nel XIII secolo, ma distrutta e ricostruita interamente nel 1627-67, su progetto di Mariano Smiriglio. L’originalità della cupola consiste nell’uso dello smalto policromo, secondo i colori che richiamano lo stemma dei padri carmelitani, ma soprattutto nel fatto che sembra sostenuta dai telamoni rappresentati nel tamburo. All’interno della chiesa a tre navate, da non perdere le statue di Gagini e gli stucchi, anche questi diversi dal repertorio comune, ai quali Giacomo Serpotta lavorò con il fratello Giuseppe. L’affresco della “Vergine del Carmelo con Sant’Andrea Corsini” è di Pietro Novelli.

Via Giovanni Grasso, 13/a
Visite: venerdì e sabato dalle 11 alle 17.30, domenica dalle 11.30 alle 17.30
Durata: 20 minuti. Accessibile ai disabili da ingresso laterale

CHIESA DEL SANT’ANGELO CUSTODE

Il gioiello barocco dove pregavano gli staffieri

Ѐ una chiesetta quasi sconosciuta realizzata dalla confraternita degli Staffieri, cioè coloro che aiutavano i cavalieri a montare in sella reggendo la staffa. Costituitasi nel 1699, la confraternita, all’inizio, non ebbe un proprio luogo di culto, ma fu ospitata nella chiesa della Madonna delle Raccomandate e poi in quella della Madonna dell’Itria alla Ferraria, entrambe perdute e oggi solo un ricordo. Nel 1701 gli Staffieri decisero di rendersi autonomi, costruendo un’altra chiesa. Negli anni successivi vollero edificarne una ancora più grande, sopra quella già esistente che fu trasformata in cripta. La chiesa è un esempio di architettura post-barocca, con rampe di scale, stucchi e quadri settecenteschi. Due elementi molto interessanti sono la cantoria in legno, all’ingresso, tra rococò e neoclassico, e un magnifico crocifisso di legno e cartapesta.

Via Carrettieri (angolo via Matteo Bonello)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DEL SS. SALVATORE

Dove presero i voti la regina Costanza e la giovane Rosalia

Secondo la tradizione popolare, nella chiesetta voluta nel 1072 dal normanno Roberto il Guiscardo, presero i voti due donne famose e care ai palermitani. La prima era la regina Costanza d’Altavilla, destinata poi a lasciare il monastero, a sposarsi e a concepire un figlio che diventerà imperatore col nome di Federico II. La seconda era la giovane Rosalia, prima di ritirarsi nella grotta da eremita. Dopo quasi cinque secoli dall’edificazione, con l’intento di avere una chiesa ancora più sontuosa che si affacciasse sul Cassaro, le monache vollero demolire la struttura medievale e la ricostruirono nel 1528. Ne decisero un ulteriore ampliamento e abbellimento nel 1682, su progetto di Paolo Amato. Gravemente danneggiata dai bombardamenti nel 1943, la chiesa fu recuperata e ristrutturata nel 1959. Dentro, un tripudio di stucchi, decorazioni, marmi policromi e affreschi di Vito D’Anna.

Corso Vittorio Emanuele, 395
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 13 alle 17.30, Durata: 30 minuti. Non accessibile ai disabili

CHIESA DELL’ASSUNTA

Qui i duchi di Montalto si ritirarono a vita monastica

Questa bella chiesa è tutta da scoprire, stretta e compressa dall’ex monastero carmelitano. Sulla facciata a conci squadrati spicca lo stemma dei Moncada. In origine, l’edificio era soltanto una cappella attigua al convento realizzato nel 1627, in vista del ritiro del duca di Montalto, Antonio Aragona Moncada, e della moglie Juana de La Cerda, entrambi colti da vocazione monastica. L’interno, in stile marcatamente barocco, risplende di affreschi e stucchi. Nel presbiterio, il gruppo di “Angeli ed Eterno Padre” è attribuito a Giacomo Serpotta. Le altre opere furono scolpite dal fratello Giuseppe e dal figlio Procopio. I dipinti, di grande effetto cromatico, sono stati attribuiti da alcuni studiosi ad Antonio Grano; da altri, invece, a Filippo Tancredi. Quelli del sottocoro sono del fiammingo Borremans.

Via Maqueda, 59
Visite: sabato dalle 10 alle 17.30 e domenica dalle 14 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE AL CAPO

Marmi mischi, stucchi, colonne qui il barocco dà spettacolo

A una Palermo tribolata dalla peste e alla devozione di una vedova rimanda la storia di questa chiesa, nel cuore del Capo. L’edificio faceva parte, assieme al monastero, del complesso benedettino voluto da Laura Imbarbara, rimasta sola dopo la morte del marito, don Sigismondo Ventimiglia (il suo sarcofago è tuttora custodito all’interno della chiesa), e senza figli. Fu realizzato nel 1576, dopo l’invocazione del popolo a Maria, affinché l’epidemia di peste smettesse di seminare morte. La facciata è semplice e severa. L’interno, invece, è un autentico gioiello del barocco palermitano: una spettacolare visione di marmi mischi, stucchi, dipinti, ferri forgiati e dorati, statue e colonne tortili in marmo rosso. Tutto l’apparato decorativo ruota attorno all’altare maggiore, sovrastato dalla grande tela della “Immacolata Concezione” del 1637, opera di Pietro Novelli.

Via Porta Carini, 38
Visite: venerdì e domenica dalle 10 alle 17.30. Sabato dalle 10 alle 16. Durata: 30 minuti
Non accessibile ai disabili

CHIESA DELL’ORIGLIONE

Il dipinto-gioiello di Novelli Ritrovato nel tempio delle monache

Costruita nel 1600 come chiesa annessa al convento di monache benedettine, fu dotata nel 1717 di un camminamento sui palazzi vicini che consentiva alle religiose di raggiungere la loggia sul Cassaro, senza essere viste. Travagliata la storia delle sue inquiline: nel 1532 nove monache, “pel desiderio di menar vita più rigida ed austera”, lasciarono il complesso dell’Origlione per fondare il convento dei Sett’Angeli. Al loro posto subentrarono le monache olivetane delle Repentite. La chiesa fu abbandonata nel 1866,a seguito della requisizione dei beni ecclesiastici. Il 9 maggio 1943 rimase danneggiata da una bomba. L’interno è uno scrigno di tesori. Nel corso di recenti lavori, è riemerso un brano del ciclo pittorico originario di Pietro Novelli. Si riteneva fosse un affresco, ma in realtà è un rarissimo dipinto a olio su muro.

Piazza dell’Origlione
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DELLA MADONNA DELLA MERCEDE AL CAPO

La Madonna apparsa per il riscatto degli schiavi cristiani

La sua storia è legata alla guerra che infuriò per secoli nel Mediterraneo, con corsari cristiani e musulmani che facevano a gara per predare uomini e donne e venderli al mercato degli schiavi. L’Ordine dei Mercedari, fondato nel 1218 a Barcellona di Spagna, aveva come voto la redenzione dei cristiani catturati e, qualora fosse stato necessario, l’impegno a riscattarli rimanendo in prigione al loro posto. I Padri mercedari giunsero a Palermo nel 1463 e nel 1482 costruirono questa chiesa e un convento (il primo in Italia), oggi non più esistente. Il 18 novembre 1590 un gruppo di laici fondò la Compagnia Santa Maria la Mercè, con lo scopo di divulgare il culto e la devozione alla Vergine invocata sotto questo titolo. La preziosa statua che ancora oggi va in processione l’ultima domenica di settembre, accolta dal grido del quartiere: “A regina du Capu è, viva ‘a Madonna Micce”.

Via Cappuccinelle (all’incrocio con Porta Carini)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 15 minuti.
Accessibile ai disabili (da discesa dell’Eternità)

CHIESA DELLA PINTA

Stucchi, affreschi, pavimenti decorati nel gioiello barocco riaperto

Ѐ tornata a risplendere la chiesa di Santa Maria dell’Itria, detta La Pinta, tra San Giovanni degli Eremiti e Palazzo Reale. Prende il nome dalla preesistente chiesetta di epoca bizantina che sorgeva nell’attuale piazza Vittoria, superbamente dipinta (pinta, appunto) e dove nel 1562 era stata allestita “La creazione del mondo” del monaco Teofilo Folengo, chiamata“L’Atto della Pinta”, la prima rappresentazione sacra di cui si abbia notizia in Sicilia. Quella chiesa, nel 1648, fu abbattuta per far posto a due bastioni per la difesa del Palazzo Reale. Così l’arciconfraternita della Pinta si spostò nel 1662 in questa nuova sede. L’interno è impreziosito dagli stucchi di Giuseppe Serpotta, da affreschi e dal pavimento d’epoca.

Piazza della Pinta, angolo via Benedettini
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

La cappella normanna un tempo collegata alla Zisa

Era la cappella dei re normanni, originariamente collegata, attraverso un passaggio coperto che oggi non esiste più, con la vicina Zisa. Guglielmo I, detto il Malo, l’avrebbe trasformata da originaria moschea in luogo di culto cristiano. Poggia su un tamburo interno ottagonale con finestrelle, archi, nicchie e muqarnas che sembrano pizzi e merletti. Splendide volte a crociera nel soffitto. Dalla terrazza una vista unica sulla Zisa e sulle ex Officine Ducrot, oggi Cantieri culturali. Da non perdere la cupola, una delle poche che ha mantenuto l’intonaco originale bianco-rosato, prima della coloritura di rosso “inventata” nell’Ottocento dall’architetto Giuseppe Patricolo per le chiese di San Giovanni degli Eremiti, San Giovanni dei Lebbrosi e San Cataldo.

Via Whitaker, 42
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30., Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI BADIA NUOVA

Serpotta, Novelli, Martorana. Uno scrigno vicino alla Cattedrale

A due passi dalla Cattedrale, in via dell’Incoronazione all’angolo con piazzetta Sett’Angeli, sorge la secentesca chiesa della Madonna di Monte Oliveto, conosciuta da tutti come Badia Nuova. Fu progettata dall’architetto Mariano Smeriglio. Al suo interno, custodisce pregevoli opere d’arte di Pietro Novelli, Gioacchino Martorana e Giuseppe Patania. Si scoprono anche splendidi stucchi di Giacomo Serpotta e del fratello Giuseppe. Ad affascinare i visitatori sono pure gli affreschi realizzati da Filippo Tancredi. Un imponente edificio affianca la chiesa, costruito sull’impianto dell’antica sede dell’Arcivescovado. Qui dimorò l’arcivescovo Gualtiero Offamilio, consigliere di Guglielmo II di Sicilia e artefice della ricostruzione della Cattedrale.

Via dell’Incoronazione (angolo piazzetta Sett’Angeli)
Visite: sabato 13 ottobre e 3 novembre dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15 alle 18.30
Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

L’antico luogo di culto dove era sepolta Santa Oliva

Cinquecentesca, appena restaurata, sorge sul luogo dove si trovava,anticamente, la chiesetta di Santa Oliva. Qui, secondo la tradizione, sarebbe stata sepolta la compatrona di Palermo, prima di essere “spodestata” da santa Rosalia. E, infatti,  la piazza dov’è ubicata la chiesa si chiama proprio Santa Oliva. I frati dell’ordine dei Minimi, che quest’anno celebrano i cinquecento anni della loro presenza a Palermo (il 9 novembre 1518 comincia la storia della comunità voluta da san Francesco di Paola),avevano voluto demolire il piccolo edificio di culto, per costruirne uno nuovo, più grande e di rappresentanza, con tanto di campanile. E fu edificata questa seconda chiesa, annessa al convento. L’impianto è gotico-catalano, ma poi il cantiere rimase a lungo aperto e il progettista accolse l’influenza dell’arte manierista. L’interno è prevalentemente barocco, ricco di decorazioni e bianchi stucchi.

Piazza San Francesco di Paola
Visite: 5, 6, 13, 20 ottobre dalle 11 alle 13.30; 12, 19, 26 ottobre e 3 novembre dalle 11 alle 17.30; 27 ottobre dalle 13 alle 17.30; 2 novembre dalle 13 alle 16.30. Tutte le domeniche dalle 13 alle 16.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SAN GIORGIO DEI GENOVESI

Il tempio grandioso dei mercanti liguri

Quasi fiera nel suo isolamento rispetto al centro storico, San Giorgio dei Genovesi fu edificata nel quartiere musulmano degli Schiavoni, tra il 1576 e il 1591, su progetto dell’architetto piemontese Giorgio Di Faccio. Venne finanziata dalla ricca e influente comunità di mercanti genovesi che nel XVI secolo, insediatasi nella Conca d’oro, volle celebrare prestigio e status economico, realizzando un proprio luogo di culto e di sepoltura per i genovesi più insigni. La chiesa è uno dei maggiori esempi di architettura rinascimentale a Palermo. L’interno, diviso in tre navate con cappelle laterali, è abbellito con dipinti, tra i quali “San Giorgio e il drago” di autore anonimo. In fondo alla navata destra, a terra, la tomba della pittrice cremonese Sophonisba Anguissola, lodata perfino da Michelangelo, sposata in seconde nozze con un ligure.

Piazza San Giorgio dei Genovesi
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili (presente una pedana)

CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI LEBBROSI

Il castello arabo trasformato in luogo di culto e di cura

Secondo lo storico Fazello, la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi sarebbe stata la prima tra le costruzioni normanne edificate in città, sulle rovine di un castello, quando Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla assediavano Palermo ancora in mano agli Arabi. Per altri, invece, risalirebbe al periodo di Ruggero II, quindi alla prima metà del XII secolo. Trae il suo nome da un annesso ospedale per lebbrosi, del quale ormai non c’è traccia, che proprio il sovrano normanno avrebbe voluto realizzare in memoria del fratello Goffredo. L’imperatore Federico II donò la chiesa e l’ospedale all’ordine dei Cavalieri Teutonici della Magione. L’edificio fu rimaneggiato nel XVII secolo e appesantito. I restauri, diretti dall’architetto Francesco Valenti tra il 1920 e il 1934, hanno restituito alla chiesa il suo austero splendore originario.

Via Salvatore Cappello, 38
Visite: giorni 5, 19, 20, 26, 27 ottobre dalle 10 alle 15.30 e il 7, 21, 27 ottobre dalle 13 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SANT’ANNUNZIATA ALLE BALATE

Dalla confraternita degli Sbirri alla biblioteca per ragazzi

Nel Seicento apparteneva all’ordine dei francescani. Poi, verso la metà del Settecento, passò alla confraternita degli Algoziri, comunemente chiamati “Sbirri”, una sorta di investigatori giudiziari molto temuti per i modi violenti ai quali erano avvezzi. La chiesa ha forme semplici e sobrie. Sotto il piano calpestabile è visitabile la cripta,dove si trovano gli antichi essiccatoi e alcuni loculi. La contrada in cui è ubicata ha assunto il nome di Balate, per le lastre di pietra che coprivano il piano stradale e che erano usate pure lungo gli argini del Kemonia per il contenimento del letto fluviale. La chiesa, ormai sconsacrata, è adibita a centro culturale e ricreativo e soprattutto a biblioteca per bambini e ragazzi. Ѐ diventata un presidio importante di formazione, aggregazione e legalità all’interno dell’Albergheria.

Via delle Balate, 21
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE

La chiesa medievale e la torre che svettano sulla Vucciria

Dall’alto domina via Roma e il mercato della Vucciria. Della chiesa di Sant’Antonio Abate si hanno notizie già dal 1220. Più volte restaurata e rimaneggiata, nel 1823 fu gravemente danneggiata dal terremoto. Venne recuperata, ma solo agli inizi del 1900,dopo l’apertura di via Roma, vide luce e fu valorizzata,liberata dagli edifici circostanti che, per secoli, l’avevano soffocata. Si rese necessario collegarla al livello della strada, che risultò molto più basso, con una gradinata davanti alla quale fu posta un’edicola con l’immagine dell’Ecce Homo, molto venerata. L’interno, a croce greca, custodisce opere di Serenario, Bagnasco, Gagini e dello Zoppo di Gangi. Accanto alla chiesa è ancora in piedi la torre civica innalzata nel 1302, per volere della potente famiglia Chiaramonte, con la campana “pretoria”, usata dal Senato cittadino per convocare il popolo.

Via Roma 203/A
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SANT’ORSOLA DEI NEGRI

Dove Serpotta si sbizzarrì ispirandosi al tema della morte

È un gioiello che trabocca di stucchi di Giacomo Serpotta. Solo che qui, nella chiesa di Sant’Orsola dei Negri (dal nero della veste dei confrati), il “maestro del bianco” non scolpì putti gioiosi, ma si espresse magnificamente in un repertorio legato alla morte. La pietosa sepoltura dei defunti del quartiere e l’ufficio delle messe in suffragio erano, infatti, le occupazioni della compagnia di Sant’Orsola che edificò la chiesa nel 1662. Proprio la questua per fare celebrare le messe scatenò una lunga diatriba con i “Miseremini” di San Matteo, conclusasi con la sentenza che ne concesse a entrambi la facoltà, ma in tempi diversi. All’interno, si possono ammirare preziose opere di Pietro Novelli, di Gaspare Serenario e dello Zoppo di Gangi.

Via Maqueda, 102
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA

Stucchi e marmi mischi. Uno spettacolo per gli occhi

La chiesa fa parte dello splendido complesso architettonico che si affaccia su piazza Bellini e su piazza Pretoria. Sorse sul sito di un luogo di culto trecentesco, eretta alla fine del 1500, per volere di Maria del Carretto, priora del cenobio domenicano. Più volte ristrutturata e abbellita con opere dei migliori artisti del tempo. Nel Settecento fu aggiunta la cupola e nel 1863 venne realizzato il coro. La facciata, in stile tardo rinascimentale, presenta due livelli scanditi da lesene. L’interno, a navata unica con tre cappelle in stile rococò per lato, è magnifico, con gli affreschi di Francesco Sozzi e Alessandro D’Anna del 1769, le decorazioni della volta di Filippo Randazzo, i pregiati stucchi di Procopio Serpotta e Giacomo Guastella. La statua della santa è di Antonello Gagini, datata 1534. Dal vano presbiteriale si accede alla cripta, usata come luogo di sepoltura.

Piazza Bellini
Visite: sabato 20 e domenica 21 dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili
(Attenzione: solo visite singole, non valido il coupon multiplo)

CHIESA DI SANTA CRISTINA LA VETERE

Il gioiello arabo-normanno sull’antica via dei pellegrini

Sulla via che un tempo conduceva i pellegrini all’interno della città, fu costruita nel 1174, per volere dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio. La chiesa è un esempio della migliore architettura islamica di epoca normanna. Si decise di dedicarla a santa Cristina, patrona della città,prima di santa Rosalia, poichéin questo luogo vennero trasferite le reliquie della martire. Realizzata interamente in tufo, si presenta all’esterno come un grande cubo squadrato, mentre all’interno, tra le sobrie architetture dei pilastri e le possenti arcate in stile arabo-normanno, si trovano affreschi e stucchi barocchi. Oggi, parte della chiesa risulta inglobata in costruzioni adiacenti, ma ciò che rimane è di grande suggestione.

Cortile dei Pellegrini, 6
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI AGONIZZANTI

Quando i confrati si occupavano del conforto ai condannati a morte

Dopo tanti anni di chiusura e abbandono, è stata consolidata e aperta recentemente alla fruizione pubblica. Questa chiesa barocca, realizzata nel 1630, era gestita dall’antica confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti. I confrati – così come i “Bianchi” dalla candida veste – avevano il compito di prendersi cura dei condannati a morte, ai tempi del Tribunale dell’Inquisizione, alleviando, appunto, la loro agonia. Un’attività che spesso si intrecciava in realtà con l’estorsione di segreti in punto di morte. Un capitolo di storia cittadina a tinte fosche. Restaurata, a cura della Soprintendenza, la chiesa che si trova in un vicoletto a pochi metri dalla via Roma, è tornata a risplendere. Ed è tutta da scoprire al suo interno, nel bianco candore di stucchi e decorazioni tipici del barocco siciliano.

Via Giovanni da Procida, 23
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI (GANCIA)

Sulla facciata la buca della salvezza scavata dai patrioti

Costruita agli inizi del 1500, subito dopo il convento del 1490, fu soprannominata “Gancìa” (ospizio) perché sorgeva nell’area dei possedimenti dei Frati Minori Osservanti, utilizzati anche come ricovero per malati e forestieri. Divenne il rifugio dei patrioti dopo il fallimento della rivolta del 1860. Alla fine, mentre tutta la zona era circondata dalle truppe borboniche, si salvarono solo in due: Filippo Patti e Gaspare Bivona, che si nascosero dentro la cripta, mimetizzandosi tra i cadaveri. Poi, quasi morti di fame, scavarono una buca (la cosiddetta buca della salvezza) dalla quale riuscirono a scappare. La chiesa mostra ancora il suo carattere originario. Dentro, il soffitto ligneo a cassettoni del XVI secolo, il grande organo sul coro all’ingresso, preziose opere d’arte come il “Monachello” di stucco serpottiano e i dipinti di Pietro Novelli.

Via Alloro, 27
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti
Accessibile ai disabili (dal cortile Gancia– lato Archivio)

CHIESA DI SANTA MARIA DEL PILIERE

La Madonna col bambino e il pozzo dei miracoli

Fu fondata a metà del 1500 dalla nobildonna palermitana Giulia De Panicolis, per devozione alla Madonna. Proprio in questo luogo, infatti, durante i lavori di scavo di un pozzo, o addirittura dentro il pozzo di acqua ritenuta miracolosa, secondo un’altra versione popolare, era stata trovata una statua lignea della Vergine sopra un pileri, che in siciliano significa piccolo pilastro. Fatto sta che l’evento fece accorrere molti fedeli e curiosi. E sorse la chiesetta. Nei secoli successivi, il luogo di culto fu affidato a diverse maestranze e compagnie: dei Calzettai, degli Argentieri, di Santa Maria degli Angeli della quale facevano parte i pizzicagnoli e, infine,dei Cavalieri di San Giacomo. A metà del 1700,furono realizzati tanti interventi: un portale riccamente adorno, un gruppo scultoreo di scuola serpottiana e gli affreschi attribuiti a Vito D’Anna

Piazzetta Angelini, 1 (via Bara all’Olivella, di fronte a Palazzo Branciforte)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA MARIA IN VALVERDE

La meraviglia barocca con gli splendidi marmi mischi

Risale al 1300 e venne edificata accanto a un monastero di suore carmelitane. La chiesa di Santa Maria in Valverde, in piazza Cavalieri di Malta, fu poi modificata e abbellita nel 1633, grazie al ricco genovese Camillo Pallavicino, dopo che la sua unica figlia prese i voti e si rinchiuse in questo complesso religioso. Il mecenate finanziò un massiccio rinnovamento della struttura, affidando il progetto all’architetto Mariano Smiriglio. E l’impronta barocca è evidente. Nei primi anni dell’Ottocento, il prospetto fu rimaneggiato secondo il disegno dell’abate Mango, in stile neoclassico con motivi ricorrenti del simbolismo biblico-cristiano. Ma l’interno è rimasto secentesco: un tripudio di bellezza, con marmi mischi, sculture, tele, drappeggi, affreschi (alcuni attribuiti a Guglielmo Borremans), in una seduzione continua di forme e colori.

Via Squarcialupo, 2
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA DI SANTA VENERA

Nascosta in un giardino sopra le antiche mura della città

Fu edificata alla fine del XV secolo, sulle antiche mura e accanto alla Porta normanna di Termini, per ringraziare la santa, già patrona della città, della favorevole intercessione per la fine della peste che imperversavanel 1493. La devozione si rinnovò nel 1529, quando si diffuse un’altra epidemia mortale. Negli anni successivi, nell’ambito del sistema di fortificazioni voluto dall’imperatore Carlo V, accanto all’edificio religioso furono realizzati ulteriori bastioni. La chiesa, che era stata affidata alla Compagnia della Pace, cadde in disgrazia e in seguito fu utilizzata come lazzaretto. Venne recuperata e modificata alla fine del Settecento, privilegiando lo stile neoclassico imperante. Lo splendido oratorio secentesco annesso fu demolito in epoca borbonica, assieme alla Porta, ma la chiesa si salvò. Oggi, restaurata, è circondata da un incantevole giardino.

Via Carlo Gemelli
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CHIESA E CHIOSTRO DELLA MAGIONE

La “cattedrale” normanna costruita da maestranze islamiche

Sorge sul lato meridionale dell’omonima piazza – spianata di verde dalle suggestioni arabeggianti ma in realtà lascito dei bombardamenti aerei del ’43 – la chiesa della Magione, ovvero della Santissima Trinità. Voluta dal cancelliere dell’ultimo re normanno e realizzata da maestranze islamiche alla fine del XII secolo, racchiude in scala ridotta l’iconografia tipica delle cattedrali di Palermo e Monreale e un fascino al tempo stesso sobrio ma voluttuoso, che – all’interno – congiunge la pianta a croce latina con un corpo centrale a tre absidi. Il chiostro, mutilo nei lati corti, è quanto resta dell’originario monastero cistercense. In piccolo, fa pensare al chiostro di Monreale: colonnine binate con capitelli a doppia corona di foglie sorreggono le arcate ogivali.

Via Magione, 44
Visite: venerdì 5, 12 e 19 dalle 10 alle 14 e dalle 16.30 alle 18, sabato 6 dalle 10 alle 14, sabato 13 e 20 dalle 10 alle 11 e dalle 13 alle 15.30, venerdì 26 dalle 12.30 alle 18, sabato 27 dalle 11.30 alle 14.30 e dalle 16.30 alle 18
Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

CHIESA E CHIOSTRO DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

Cupole e “Sala Araba” . Il trionfo dell’arabo-normanno

Ѐ uno dei monumenti simbolo di Palermo, con le sue cupolette tipiche dell’architettura arabo-normanna di Palermo. A pochi passi dal Palazzo Reale, era accorpata al monastero fondato da Ruggero II intorno al 1132. Nel corso deisecoli ha subito varie modifiche, soprattutto nel 1800, ma ha conservato,comunque, l’impianto originario che è di grande suggestione, sia all’esterno sia all’interno in nuda pietra, con tante nicchie e la “Sala Araba” che rivela le tracce della preesistente moschea del X secolo. La splendida chiesa fa parte del percorso arabo-normanno, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Magnifico anche il giardino con il chiostro, che è ciò che rimane del monastero e probabilmente fu aggiunto nel secolo successivo. Occhio alle colonnine binate con capitelli a foglie d’acanto sormontati da archi a sesto acuto.

Via dei Benedettini, 20
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti
Non accessibile ai disabili

CHIESA E CRIPTA DI SAN MATTEO

La tomba di Giacomo Serpotta e il mistero dei Beati Paoli

Splendido gioiello del barocco palermitano,la chiesa fu edificata nel 1633 per volere della confraternita dei Miseremini, su progetto di Mariano Smiriglio. Nel cantiere vi lavorarono i migliori architetti, scultori, pittori, marmorari e scalpellini del tempo. Ecco perché questo luogo è un vero e proprio scrigno d’arte. Il prospetto, in marmo, è caratterizzato da vigorosi effetti di chiaroscuro. All’interno, le volte affrescate da Vito D’Anna, gli stucchi del grande Giacomo Serpotta, i medaglioni con le figure degli apostoli eseguiti da Bartolomeo Sanseverino nel 1739. E nelle cappelle altre opere di pregio. La sottostante cripta custodisce le reliquie di Serpotta, che in questa chiesa, per sua espressa volontà, fu sepolto nel 1732. Ma il luogo è pure di forte suggestione per il mistero dei Beati Paoli. Qui,infatti, secondo la tradizione popolare e letteraria, si incontravano segretamente gli incappucciati.

Corso Vittorio Emanuele, 257
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 13 alle 17.30
Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

COMPLESSO DI SANTA CHIARA

Vestigia puniche, medievali e barocche nel cuore di Ballarò

Alla scoperta dell’antico complesso monumentale di Santa Chiara, dentro lo storico mercato di Ballarò. Qui convivono testimonianze puniche, medievali e barocche in un mix di grandissimo interesse. La chiesa fu fondata nel 1344, per volere del potente conte Matteo Sclafani, mantenendo le tracce di una consistente porzione di fortificazioni cartaginesi. Venne rimaneggiata, alla fine del 1600, dall’architetto Paolo Amato e rinnovata, nel secolo successivo, da Nicolò Palma. Colpita dalle bombe nel 1943, si è comunque salvata dalla distruzione, conservando la sua bellezza:dorate logge dai frontoni ricurvi, dalle quali le suore clarisse di clausura partecipavano alla messa senza essere viste, superbi affreschi di Paolo Martorana e Antonino Grano, marmi policromi e dipinti fiamminghi di Guglielmo Borremans.

Piazza Santa Chiara, 11
Visite: venerdì dalle 10 alle 13.30, sabato e domenica dalle 10 alle 16.30
Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili da ingresso laterale

CRIPTA DELL’ORATORIO DELLA MORTE IN SANT’ORSOLA*

Qui il Maestro dello stucco guardò in faccia la morte

Teschi marmorei e croci, figure di scheletri e anime purganti: così è decorata la cripta sottostante l’oratorio della Morte, nella chiesa di Sant’Orsola. Qui i membri della compagnia dell’Orazione della morte o dei Negri (dal colore dell’abito indossato dai confratelli), istituita nel 1564, seppellivano le salme dei defunti del quartiere dell’Albergheria. Nelle decorazioni, Giacomo Serpotta, per l’occasione, aggiunse al proprio repertorio figurativo ricorrente – motivi naturalistici, putti, ghirlande e festoni – rappresentazioni di macabri scheletri e ossa pencolanti, come pure fece nella chiesa soprastante. I restauri hanno messo in evidenza il complesso di cisterne, botole e colatoi utilizzati per la corretta conservazione dei cadaveri.

Via Maqueda, 102
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CRIPTA DELLE REPENTITE

Le tombe segrete delle prostitute diventate monache

È una cripta che custodisce i segreti del convento cinquecentesco di Santa Maria la Grazia, o della Grazia, meglio noto come convento delle Repentite. Qui le ex prostitute convertite alla vita monastica venivano mantenute dalle cortigiane ancora “in servizio” attraverso un’imposta pagata al Senato palermitano, una sorta di porno-tax ante litteram. Il tributo era dovuto per legge,per poter indossare pubblicamente vestiti sfarzosi come le “donne oneste”. Scoperta nel 2005 dall’Università, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio soprastante, la cripta dove venivano seppellite le suore ha poi svelato un retroscena intrigante: i cartigli trovati dentro due ampolle di vetro nella tomba della madre badessa, oggi esposte.

Via Divisi, 81
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CRIPTA LANZA A SAN MAMILIANO

Il mistero della sepoltura della baronessa di Carini

Un mistero tra antiche sepolture. È celato nella preziosa cripta dei nobili Lanza, la famiglia della donna uccisa nel 1563 nel più clamoroso dei delitti d’onore, Laura,passata alla storia come la baronessa di Carini. La cripta, della quale non si conosceva l’esistenza, è stata ritrovata per caso, vent’anni fa, durante lavori di manutenzione straordinaria dei sotterranei della chiesa di San Mamiliano. Rimossi i materiali di risulta, è emersa con una magnifica Pietà di marmo quattrocentesca di Giorgio da Milano, raffinate decorazioni e quattro tombe: in una è sepolto Blasco Lanza, il nonno di Laura; nell’altra la seconda moglie del padre, Castellana Centelles; nella terza probabilmente il padre-assassino, Cesare Lanza; sul quarto sarcofago, anonimo, giace la scultura di una giovane donna. Potrebbe essere la sepoltura segreta della baronessa.

Via Squarcialupo (angolo via Valverde)
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

CUPOLA DEL SS SALVATORE

Uno sguardo dall’alto su tetti e vicoli del centro storico

Ammirare Palermo dall’alto? Si può, dalla cupola della chiesa del Santissimo Salvatore, all’inizio del Cassaro alto. Vale proprio la pena di inerpicarsi. I curiosi e gli amanti dell’arte che arriveranno in cima avranno una veduta privilegiata della città: da Palazzo dei Normanni al porto, da Monte Pellegrino al mercato di Ballarò, dalla Cattedrale al Teatro Massimo. Da qui si potranno scorgere gli eleganti palazzi nobiliari e le cupole delle più importanti chiese del centro storico, tra le quali quelle, splendide, di San Giuseppe dei Teatini in via Maqueda e del Carmine nel cuore di Ballarò, entrambe rivestite di piastrelle maiolicate. Ma si vedranno anche catapecchie, ruderi e antichi edifici sventrati dalle bombe. Un luogo dall’atmosfera magica e romantica, che permette di godere Palermo nel suo insieme,come fosse una cartolina.

Corso Vittorio Emanuele, 395
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

Visita guidata d’autore e degustazione di vini Planeta venerdì 12 ottobre alle 19. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro

DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA/1

Le tavole su cui Basile insegnava ai suoi allievi

Sono 34 gigantesche tavole didattiche che risalgono all’Ottocento e che raffigurano gli edifici antichi, medievali e moderni di tutta Italia: servivano al grande Giovan Battista Filippo Basile a illustrare ai suoi allievi la storia dell’architettura italiana. Realizzate dall’assistente Michelangelo Giarrizzo su disegni e schizzi del Maestro, costituiscono per pregio e integrità un corpus unico in Italia. Collocate in origine sulle pareti dell’aula-laboratorio della vecchia Regia Scuola di applicazione per Ingegneri e Architetti in via Maqueda (successivamente facoltà di Ingegneria e oggi dipartimento di Architettura), furono realizzate con pigmento nero diluito su supporti in tela grezza, montate su telai in abete e rivestite con un preparato a base di materiale gessoso, colla e bianco di titanio. A fianco delle tavole, una mostra di preziosi disegni di Giovan Battista Filippo Basile e del figlio Ernesto.

Campus Universitario di viale delle Scienze
Dipartimento di Architettura – Edificio 14, primo piano
Visite: venerdì dalle 10 alle 17.30, sabato dalle 10 alle 12.30.
Accessibile ai disabili

DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA/2

La Mole Antonelliana formato mignon e la ricostruzione dell’Esposizione nazionale

Che la Mole Antonelliana svetti sulla città di Torino è cosa nota. Ma non tutti sanno che il magnifico modello in legno dell’edificio, alto quasi quattro metri, sia custodito all’altro capo della Penisola, e precisamente in questo dipartimento universitario. Il plastico arrivò con ogni probabilità per l’Esposizione nazionale di Palermo del 1891-1892, a fare bella mostra di sé nel padiglione allestito dal Municipio di Torino. Il modello è esposto accanto a una ricostruzione digitale degli spazi originali dell’Esposizione Nazionale del 1892-93, a disegni e a documenti d’epoca, ai calchi in gesso della collezione del “Gabinetto di disegno” (fine secolo XIX – seconda metà secolo XX) che riproducono in scala alcuni elementi emblematici dell’architettura classica. Inoltre, un percorso fotografico sulla storia della facoltà di Architettura.

Campus universitario di viale delle Scienze
Dipartimento di Architettura-Edificio 8, scala F4, primo piano
Visite: venerdì dalle 10 alle 17.30, sabato dalle 10 alle 12.30.
Accessibile ai disabili

ECOMUSEO DEL MARE MEMORIA VIVA

Scrittori, bagnanti, pescatori Palermo racconta i suoi lidi

Tenere viva la memoria del mare di Palermo. È quel che si propone l’Ecomuseo con istallazioni video, audio, fotografiche, sonore, accompagnate da parole che raccontano al visitatore il rapporto che i cittadini hanno avuto con il proprio mare. È un racconto corale, un affresco fatto di tante testimonianze raccolte fra le famiglie. Ci sono storie di resistenza, di viaggio, di commercio, di vacanze, di lavoro; ci sono ricordi, foto ingiallite, luoghi dimenticati, fiabe, cartoline. Ognuno ha dato il suo contributo raccontando davanti alle videocamere o ai registratori una storia, un pensiero, una battaglia intrapresa o un desiderio. È una storia che ha una parabola discendente, che racconta della ricchezza perduta, ma che tiene desta la speranza del recupero.

Via Messina Marine, 27
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

EX MANIFATTURA TABACCHI

L’antico stabilimento delle donne operaie

Nella borgata dell’Acquasanta, accanto ai cantieri navali, c’è un complesso di edifici che tanto ha da raccontare sulla storia della città: epidemie di peste e obblighi di quarantena, ma anche attività produttiva ed emancipazione femminile. Si tratta di un antico lazzaretto secentesco, dismesso a metà dell’Ottocento, e poi adattato a sede della Manifattura Tabacchi. Le ciminiere danno l’idea della laboriosità dello stabilimento che riuscì a resistere ai bombardamenti aerei, ma poi chiuse battenti nel 2001. La sua storia iniziò nel 1876, con il nome di Regia Manifattura tabacchi, quando il nuovo Stato assunse il monopolio della produzione e del commercio. A Palermo c’erano tantissime fabbriche di sigari e sigarette. Furono accorpate in questo complesso che, dopo qualche anno, contava già mille operai. Nei primi anni del Novecento, le sigaraie erano in prima linea per la rivendicazione dei diritti delle lavoratrici.

Via Simone Gulì 23-25
Visite:venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

EX OSPEDALE FATEBENEFRATELLI

L’immenso affresco di Novelli nell‘antica corsia dei degenti

È una magnificenza la Sala grande dell’ex ospedale Fatebenefratelli. Maestosa, lunga 43 metri e larga otto, con l’alto soffitto a cassettoni di legno policromo decorato con motivi floreali. Le pareti sono un capolavoro di Pietro Novelli, affrescate dal celebre pittore di Monreale, che volle rappresentare gli episodi della vita di San Giovanni di Dio. I dipinti abbelliscono la parte superiore dell’enorme salone che, nel XVII secolo, era una corsia per i degenti. La parte inferiore, invece, è spoglia perché occupata, a quel tempo, dai letti con l’alcova. I pazienti erano osservabili da un ballatoio sovrastante. Allora era obbligatorio, per i ricoverati, confessarsi entro tre giorni, pena l’espulsione, ma i frati che gestivano la struttura sanitaria erano comprensivi e si limitavano a suggerirlo. L’edificio, oggi, è la prestigiosa sede del liceo scientifico Benedetto Croce.

Via Benfratelli a Palazzo Reale, 4
Visite: domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti
Accessibile ai disabili da ingresso in via fondo di Benedetto

FOSSA DELLA GAROFALA

L’ultimo lembo di Conca d’Oro sull’antico alveo del Kemonia

Ѐ un lembo di Conca d’Oro sopravvissuto all’avanzata del cemento. La Fossa della Garofala, racchiusa fra i palazzi di corso Pisani e la cittadella universitaria, ci invita alla scoperta di un paesaggio dimenticato di Palermo. Il “viaggio nel tempo” attraversa i quindici ettari dell’area che fu parte dell’elegante parco di Luigi Filippo d’Orléans e si sviluppa lungo l’originario tracciato del fiume Kemonia. Il nome deriva dal primo proprietario di cui è nota l’identità, Onorio Garofalo, alla fine del 1400. Dopo tre secoli,il terreno fu acquistato dal principe di Aci, che vi realizzò una stazione agricola sperimentale. Nel 1809 Luigi Filippo d’Orléans, trasferitosi in Sicilia dove visse per alcuni anni a Palazzo d’Orleans e sposò Maria Amalia di Borbone, principessa delle Due Sicilie, figlia del re Ferdinando, allestì un parco fuori le mura, dotato anche di una serra.

Viale delle Scienze, ingresso dal Dipartimento di Agraria
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30, nei weekend del 26,27, 28 ottobre e 2,3,4 novembre dalle 10 alle 16.30 Durata: 40 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

GIARDINO DELLA CONCORDIA

I simboli nascosti nelle piante per un messaggio di pace

Aiuole multicolori dalle forme strane e pluritematiche. Benvenuti ad “Haramash Sharif”, come si legge su una targa di ceramica all’ingresso del “Giardino della Concordia”, che in arabo significa sacra recinzione. Ѐ una vasta area verde realizzata nel quartiere di Pallavicino, su un terreno confiscato alla mafia e affidato dal Comune all’Istituto superiore per la difesa delle tradizioni. Sotto l’ombra di cipressi, palme, pini, melograni e tanti altri alberi, le aiuole sono monumenti, con relativi nomi e dediche: quella della pace, per le vittime di tutte le violenze; quelle gemelle per commemorare la tragedia delle Torri dell’11 settembre del 2001; dell’Umanità per i caduti della Croce Rossa italiana; della Patria; della Cultura con un’originale forma di libro aperto; dei miti e delle favole; della solidarietà; del tempo; dell’ informazione.

Via Giardino della Concordia (traversa di via Castelforte)
Visite: venerdì, sabato e domenica (escluso domenica 21 ottobre e venerdì 2 novembre) dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 17.30. Durata 30 minuti.
Accessibile ai disabili

GIARDINO DI VILLA NAPOLI E PICCOLA CUBA

la fortezza arabo-normanna nell’antico parco reale

Riaperto recentemente, dopo decenni di abbandono e un lungo contenzioso, il complesso monumentale di origini normanne si trova in corso Calatafimi. Si tratta dell‘antico parco reale del “Genoardo”, dove sorgevano un edificio-fortezza, detto Cuba Sottana, per distinguerlo dagli altri due vicini, la Cuba Soprana e la Piccola Cuba. Dopo tanti cambi di proprietà, tra i secoli XVII e XVIII, fu fortemente modificato e trasformato in villa suburbana, soprattutto a opera della famiglia Napoli, o Di Napoli, che nella residenza personalizzata inglobò la Cuba Soprana. Le volte del salone nobile e un’annessa piccola chiesa dedicata a santa Rosalia furono affrescate da Vito D’Anna.Dopo l’acquisto nel 1991 da parte della Regione Siciliana, il complesso è stato interessato da una serie di interventi di restauro che hanno consentito il recupero delle strutture e del giardino.

Via F. Speciale
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

ISTITUTO FLORIO-SALAMONE

L’antica confraternita e il dono di Ignazio Florio

Le origini dell’Istituto risalgono al 1655, quando padre Francesco Drago della Compagnia di Gesù fondò una confraternita di ciechi sotto il titolo dell’Immacolata Concezione. Dopo l’espulsione dei Gesuiti, l’attività riprese nel 1805. E a Palermo sorse, nel 1871, la Scuola municipale per i ciechi, della quale diventò presidente, a fine secolo, Ignazio Florio. L’imprenditore poi donò un fabbricato di sua proprietà, affinché si costituisse la definitiva sede dell’Istituto per ciechi. A lui intitolato, l’Istituto aprì battenti in via Carlo d’Angiò, nella Villa del Pigno. Nel 1894 nacque un Ente nuovo dall’accorpamento dell’Istituto Florio con un’altra attività benefica, quella di Francesca Salamone di Mistretta. La Villa, su un’area di quindicimila metri quadrati, si presenta con diversi corpi di fabbrica, dei quali quello centrale è il più antico, risalente alla fine del XVIII secolo. Una vera scoperta.

Via Angiò, 27
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.15. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

MULINO DI SANT’ANTONINO

Dove nel 1600 i monaci “fabbricavano” il pane

L’ex convento secentesco di Sant’Antonioda Padova (Sant’Antonino nell’accezione consueta), a pochi passi dalla stazione centrale,all’imbocco di corso Tukory,custodisce quattro secoli di storia. Conserva ancora gli ambienti e i macchinari artigianali utilizzati dai monaci per impastare la farina e preparare il pane, oggi reperti di archeologia industriale. La perla è il gigantesco mulino in legno massiccio. Il convento, progettato da Mariano Smiriglio e realizzato nel 1630, dopo due secoli, a seguito della soppressione degli ordini religiosi nel 1866, fu trasformato dall’esercito in “caserma della sussistenza”. Acquisito dall’Università di Palermo nel 2004, l’edificio è stato recuperato, restaurato e inaugurato nel 2012. Oggi è diventato sede di aule e laboratori del Centro linguistico dell’Ateneo e dell’Itastra, la Scuola di Lingua italiana per stranieri.

Corso Tukory, 2e
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.20. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

Visita guidata d’autore e degustazione di olio venerdì 19 ottobre alle 19. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro

MUSEO DEL RISORGIMENTO- SOCIETÀ SICILIANA DI STORIA PATRIA

Camicie rosse, lettere, armi. Così si fece l’Unità d’Italia

A sinistra della chiesa di San Domenico, c’è lo splendido convento annesso, con il chiostro trecentesco. All’interno dello storico edificio hanno sede il Museo del Risorgimento e la Società siciliana di Storia Patria. Il Museo, inaugurato nella sua nuova veste in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, racconta l’epopea garibaldina e la nascita del nuovo Stato, attraverso una ricca e interessante collezione: camicie rosse, lettere, armi, documenti, arredi, vari oggetti personali, sculture, dipinti. Qui rivivono i protagonisti e le loro imprese di metà Ottocento. Il Museo si affaccia sul chiostro, luogo di intima preghiera e meditazione,ma anche uno scrigno d’arte. Occhio alle decorazioni eagli stemmi delle nobili famiglie palermitane che contribuirono alla realizzazione del complesso religioso.

Piazza San Domenico, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

Visita guidata d’autore e degustazione di vini 13 ottobre alle 19. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro

MUSEO DEL TESORO DI SANTA ROSALIA

Gioielli, calici, ex voto Il tesoro della “Santuzza”

C’è l’ultimo gioiello seicentesco dagli smalti policromi dei Cavalieri di Malta, o la galea d’argento donata nel 1667 da Don Pietro Napoli e Barresi, principe di Resuttana, fino ai calici in filigrana e la serie di vasi d’altare con “pampini di Paradiso” donata alla fine del XVII secolo dal vicerè Juan Francesco Pacheco. Sono solo alcuni pezzi del tesoro del museo di Santa Rosalia, nel santuario di Monte Pellegrino, inaugurato solo pochi mesi fa. Qui la devozione per la “santuzza” ha la forma delle suppellettili liturgiche o degli ex voto di alti prelati e gente comune, come il celebre reliquiario con un angelo che sovrasta un drago, opera dell’argentiere Andrea Memingher, su disegno di Antonino Grano e Giacomo Amato custodito all’Abatellis, fino all’ultimo scrigno: un ambiente con porta corazzata, sorta di “cassaforte” seicentesca utilizzata per conservare i pezzi preziosi.

Santuario di Santa Rosalia
Venerdì, sabato e domenica  10- 17.30. Durata:20 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

MUSEO DELLE SCIENZE MARGHERITA HACK

Fisica, chimica, scienze naturali. In mostra 400 strumenti d’epoca

Piccoli scienziati crescono tra i banchi di scuola. Una ricca collezione con più di quattrocento strumenti scientifici d’epoca,utilizzati per esperimenti di fisica e chimica, e altri “reperti” importanti di scienze naturali e merceologia. Dal 2005 il museo intitolato alla celebre astrofisica è stato allestito, in versione permanente, nell’Istituto “Francesco Crispi – Damiani Almeyda”. Dopo il restauro dei pezzi custoditi, il ricco patrimonio era già stato oggetto di mostre occasionali, ma negli ultimi anni è stato ulteriormente valorizzato, con l’allestimento museale che ha visto il coinvolgimento diretto dei docenti e degli studenti. Dietro quelle teche, grande passione e pure competenza scientifica. Sarà un’occasione per scoprire tante curiosità, e non soltanto per gli esperti di scienze.

Largo Mineo, 4
Visite: venerdì e sabato dalle 9.30 alle 13. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

MUSEO DI ZOOLOGIA DODERLEIN

Quando alla foce dell’Oreto guizzavano storioni giganteschi

È un museo molto singolare, che custodisce, come cristallizzato, l’ecosistema di un secolo e mezzo fa, quando gli storioni erano di casa alla foce del fiume Oreto. E quando il “Mar di Sicilia” era un caleidoscopio di colori e di specie, popolato da anguille, gronchi, cernie, dentici di dimensioni paragonabili a quelle degli esemplari che si trovano oggi nei parchi marini. È il Museo di zoologia Pietro Doderlein, allestito nel 1862 dal cattedratico dalmata che insegnò all’Università di Palermo. Le collezioni ittiologiche comprendono circa 1.200 esemplari di pesci conservati a secco o in liquido. Gli studiosi intervenivano con uno speciale trattamento chimico, una formula segreta sconosciuta, a quanto pare, che ne preservava le caratteristiche fisiche ed estetiche, con effetti di assoluto realismo.

Via Archirafi, 16
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.15. Durata: 45 minuti.
Accessibile ai disabili

MUSEO INTERNAZIONALE DELLE MARIONETTE A.PASQUALINO*

Marionette, teatrini, pupi per un viaggio nel mondo

All’interno del Museo internazionale delle marionette “Antonio Pasqualino”, nato grazie all’impegno del suo fondatore, medico chirurgo e insigne antropologo, è possibile ammirare la più ricca collezione di pupi, non soltanto palermitani, con le teste tonde di legno e gli occhi mobili, ma anche catanesi, di altezza maggiore e più rigidi nelle gambe, e napoletani. Raccolti con pazienza certosina e autentica passione, sono esposti pure burattini, figure animate, marionette, scenografie e attrezzature di scena provenienti da diversi Paesi del mondo: dalla Francia alla Thailandia, dalla Spagna al Vietnam. Il Museo comprende, inoltre, una preziosa biblioteca con circa tremila volumi che documentano la storia delle tradizioni popolari siciliane, le rappresentazioni dei pupi e delle marionette e numerosi copioni manoscritti risalenti al XIX secolo.

Piazza Antonio Pasqualino, 5
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.20. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

MUSEO ARCHEOLOGICO A. SALINAS

I tesori dell’archeologia nella rinnovata sede dell’ex convento

Oltre duemila reperti straordinari, tra i quali le famose metope di Selinunte, il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d’Occidente. E poi la straordinaria Pietra di Palermo, con la ricostruzione di 700 anni di storia dell’antico Egitto e l’elenco di quindici faraoni. Inoltre, i“pezzi”inediti delle oreficerie della necropoli di Tindari; i reperti di Centuripe;i bellissimi vasi di Agrigento; l’Ariete di bronzo rinvenuto a Siracusa. Riaperto recentemente, dopo un lungo restauro con la consulenza di un pool di studiosi italiani e stranieri, il Museo archeologico Salinas – un tempo Casa dei Padri Filippini all’Olivella – è una tappa imperdibile. Si parte dai suoi chiostri: il primo con la bella fontana cinquecentesca del Tritone proveniente da Palazzo Reale; il secondo con le colonne, il giardino interno, la statua colossale di Zeus ritrovata a Solunto.

Via Bara all’Olivella, 24
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 13. Durata: 45 minuti. Parzialmente accessibile ai disabili

NECROPOLI PUNICA

Le scoperte degli ultimi scavi dove i Fenici seppellivano i morti

La necropoli punico-romana si estende nell’area compresa tra l’attuale piazza Indipendenza, corso Pisani, via Pindemonte e via Danisinni. Nel sottosuolo, si schiudono tombe a cremazione (dentro anfore o altri vasi), a inumazione (sarcofagi) e a camera (con loculi). Un’ampia città dei morti, accanto all’insediamento urbano della Paleapolis edificata dai Fenici. La necropoli era un luogo sacro dove seppellire i defunti, fuori dalle mura cittadine. Dal 1746, anno delle prime scoperte casuali, in occasione della costruzione dell’Albergo dei Poveri, furono rinvenute oltre 700 tombe. In tempi assai più recenti, nel 2004, completato lo scavo di una porzione della necropoli, sono emerse altre 150 sepolture, dislocate sotto l’attuale caserma Tukory. Un affascinante viaggio archeologico nella storia dell’antica Panormus.

Corso Calatafimi, 100
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

NO MAFIA MEMORIAL – PALAZZO GULI’

L’ex monastero che racconterà la lotta a Cosa Nostra

Gestito dal Centro siciliano di documentazione intitolato a Peppino Impastato, questo è un luogo dove si racconterà la storia della mafia e delle sue vittime, il rapporto con il territorio, le conseguenze nefaste sullo sviluppo della Sicilia. In quindici stanze, al secondo piano, si snoderà un percorso museale multimediale. Ma ci sarà anche la possibilità di realizzare laboratori didattici, fare ricerca e incontrarsi. In attesa dell’allestimento completo, il Museo ospita alcune installazioni, tra le quali “Liberazione” dell’artista Beny Vitale, con statue di bambini, anziani e donne, tutti liberi e leggeri. Interessante anche la visita al Palazzo, chiamato Gulì dal nome della famiglia di famosi pasticceri che lo comprò nell’Ottocento. Precedentemente faceva parte del monastero del Gran Cancelliere, fondato nel 1171 da Matteo Ajello.

Corso Vittorio Emanuele, 353
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

ORATORIO DEI BIANCHI

Cappucci e vesti candide per i confrati custodi dei condannati a morte

Torna la memoria storica della Palermo del 1500, popolata da confraternite, preghiere e devozione, ma anche torture e patiboli. Quest’oratorio, infatti, era la sede della Compagnia dei Bianchi, chiamata così perché i confrati indossavano un abito candido. A loro, il viceré Ferdinando Gonzaga, nel 1541, affidò il compito dell’estremo conforto ai condannati, tre giorni prima dell’esecuzione. Un’“assistenza al buon morire”, che in realtà si intrecciava con supplizi e confessioni estorte. Un ruolo che prosperò nell’era dell’Inquisizione. Ad accogliere i visitatori, oggi, sono le decorazioni in stucco di due altari di Giacomo Serpotta provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, demolito per fare posto al Teatro Massimo. Qui si trova anche l’antica Porta lignea della Kalsa,“Bab el Fotik” da cui, nel 1071, entrò Roberto “il Guiscardo” alla testa dei Normanni.

Piazzetta dei Bianchi (tra via dello Spasimo e via Alloro)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

ORATORIO DEI SANTI PIETRO E PAOLO

Gli stucchi di Serpotta a un passo dalla Cattedrale

In una zona ad alta concentrazione di tesori storico-artistici, tra la Cattedrale e il Palazzo arcivescovile, si trova l’oratorio dei Santissimi Pietro e Paolo, edificato alla fine del 1600. Il fastoso portale, con colonne tortili fiorate, fu disegnato da Paolo Amato. In una nicchia c’è la statua dell’Immacolata. L’interno, progettato dallo stesso celebre architetto, è un’unica aula con due altari laterali, nicchie, frontoni e sculture illuminate dalla luce proveniente dalle grandi finestre. Non manca la mano del maestro Giacomo Serpotta, che anche qui profuse il suo genio artistico. A lui sono attribuiti gli stucchi che decorano gli altari di san Ferdinando e di santa Rosa e i due medaglioni con “La consegna delle chiavi a san Pietro” e “La conversione di san Paolo” sui pilastri del presbiterio.

Via Matteo Bonello, 6/a
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

ORATORIO DELL’IMMACOLATELLA

La Vergine senza macchia venerata prima del dogma

Accanto alla basilica di San Francesco d’Assisi, che custodisce il simulacro argenteo della Madonna portato in processione l’8 dicembre, c’è un gioiello settecentesco decorato da Procopio Serpotta e Vincenzo Perez, dedicato alla vita di Maria. L’oratorio dell’Immacolatella, costruito nel 1726 sotto la direzione dell’architetto Gaetana Lazzara, su commissione della Compagnia dell’Immacolata, è una testimonianza preziosa della devozione per la Vergine “senza macchia di peccato”, di molto antecedente alla proclamazione del dogma che risale al 1854, da parte di Pio IX. L’affresco del soffitto con scene della vita della Madonna è opera di Vincenzo Bongiovanni. Sull’altare è posto il simulacro secentesco dell’Immacolata, tra due coppie di colonne tortili in marmo rosso, con un cartiglio sorretto da putti con il motto mariano “Macula non est in te”.

Via dell’Immacolatella, 3
Visite: sabato dalle 10 alle 16.30, domenica dalle 14 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

ORATORIO DELLE DAME

Dove le nobildonne si prendevano cura delle partorienti

In questo splendido oratorio, detto anche del Giardinello, si riunivano le donne caritatevoli di nobile casato che fondarono, nel 1595, la congregazione segreta delle Dame dell’Aspettazione del Parto della Vergine, esistente ancor oggi. Mogli e figlie di famiglie patrizie si raccoglievano in preghiera, ma davano anche aiuto concreto – e continuano a farlo a distanza di oltre quattro secoli – per assistere le partorienti disagiate dello storico mandamento dell’Albergheria. All’esterno si scorge un bel portale barocco in pietra di billiemi, con un medaglione col monogramma mariano. Superata la soglia, la scoperta di un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato. Nella cappella barocca, un tripudio di affreschi di Pietro Grano, marmi mischi e originali decorazioni pittoriche inserite in un apparato di finte architetture e trompe l’oeil.

Via Ponticello, 39/a
Visite: aperto nei giorni venerdì 19 e 26, sabato 20 e 27 e domenica 21 e 28 dalle 9 alle 12.30. Durata: 20 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

ORATORIO DI SAN LORENZO

Il capolavoro di Serpotta e il “clone” di Caravaggio

Questo è un luogo di rara bellezza, noto non soltanto alla storia dell’arte, ma anche alla cronaca nera. Fu realizzato alla fine del 1500, come sede della Compagnia di San Francesco, sui resti di una chiesetta dedicata a san Lorenzo. Nell’ottobre del 1969, finì sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per il clamoroso furto della “Natività coi santi Francesco e Lorenzo”, capolavoro del Caravaggio dipinto nel 1609. Lo splendido quadro non fu mai ritrovato, ma oggi la nicchia, rimasta a lungo vuota, ospita un “clone”eseguito con le più avanzate tecnologie. La storia del furto è ancora avvolta nel mistero, con periodici colpi di scena e rivelazioni. Misteri a parte, l’oratorio è un vero e proprio scrigno d’arte, con i preziosi bassorilievi prospettici di Giacomo Serpotta, i sedili perimetrali intarsiati in avorio e madreperla e il pavimento con marmi policromi.

Via Immacolatella, 5
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

ORATORIO DI SAN MERCURIO

La prima palestra del giovane Serpotta

È stato l’esordio, il primo banco di prova per il giovanissimo Giacomo Serpotta. L’oratorio di San Mercurio, adiacente alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti, è l’unico rimasto di quelli edificati dalla Compagnia della Madonna della Consolazione in San Mercurio, fondata alla fine del 1500. È qui che Serpotta, nel 1678, diede il suo primo assaggio di estro creativo e spiccato talento, recependo la lezione degli apparati decorativi del grande Borromini. Tra putti giocosi che si rincorrono alle finestre e altri che reggono i simboli di san Mercurio, gli stucchi abbagliano, per quanto non ancora perfetti nelle forme. Del secondo decennio del ‘700 è la contro facciata dell’oratorio, sulla quale avrebbe lavorato il figlio Procopio. Il pavimento maiolicato è pure del XVIII secolo.

Vicolo San Giovanni degli Eremiti
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

ORATORIO DI SANTA MARIA DEL SABATO

Il tempio che diventerà sinagoga nell’antico quartiere ebraico

A oltre cinquecento anni di distanza dal decreto di espulsione degli ebrei, firmato dai cattolicissimi sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella, la comunità ebraica torna ad avere un luogo di studio e di culto. È l’oratorio secentesco di Santa Maria del Sabato, recentemente concesso in comodato d’uso dall’arcivescovo di Palermo.Si trova a valle della via Maqueda, superando l’arco della Meschita, nei pressi della chiesa di San Nicolò da Tolentino, nel cuore dell’antico quartiere ebraico dove sorgeva la grande sinagoga. L’oratorio, nel 1617, si chiamava della Madonna di tutte le Grazie. Poi fu affidato alla congregazione di Santa Maria del Sabato, il cui nome deriva dalla consuetudine di questuare di sabato per la costruzione di una nuova chiesa da dedicare alla Vergine. A lungo chiuso e abbandonato, viene restituito alla città e presto diventerà sinagoga.

Via Calderai, 68
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

PALAZZINA DEI QUATTRO PIZZI ALL’ARENELLA

Le fastose decorazioni che incantarono la zarina

Il complesso della tonnara,nel borgo marinaro dell’Arenella, fu acquistato nel 1830 da Vincenzo Florio, che commissionò all’amico architetto Carlo Giachery la trasformazione dell’antica struttura destinata alla pesca in residenza. Nacquero così i “Quattro Pizzi”, una palazzina quadrangolare neogotica, caratterizzata da quattro guglie che la sovrastano. L’impianto ripropone gli stilemi delle architetture gotiche inglesi. Molto suggestivi gli interni, con una fastosa decorazione cromatica e uno straordinario mobilio con intagli che sembrano ricami in legno. Lo zar di Russia Nicola I, assieme alla zarina Alessandra e alla figlia, in visita a Casa Florio nel 1845, rimase talmente affascinato da tanto splendore da voler riprodurre una sala identica a quella della torre nella residenza imperiale di San Pietroburgo che chiamò addirittura “Rinella”.

Discesa Tonnara, 4/b
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

PALAZZO ABATELLIS

Il Trionfo della morte e l’Annunziata nello scrigno di Scarpa

Edificato alla fine del Quattrocento, su progetto di Matteo Carnilivari, Palazzo Abatellis è un mirabile esempio di architettura gotico-catalana. Residenza di Francesco Abatellis (o Patella), maestro portulano del Regno, nel corso dei secoli conobbe varie destinazioni d’uso fino al 1943, quando fu gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei. Recuperato grazie al genio di Carlo Scarpa, dal 1954 è la sede espositiva della collezione della Galleria regionale della Sicilia. Tra le opere più prestigiose, spiccano alcune sculture di Antonello e Domenico Gagini, il busto di gentildonna (Eleonora d’Aragona) di Francesco Laurana, il grande affresco del “Trionfo della Morte” di autore anonimo, proveniente da Palazzo Sclafani. E, inoltre,pregevoli dipinti fiamminghi di famosi artisti, da Van Dyck a Stom. Ma la protagonista è l’Annunziata, capolavoro di Antonello da Messina.

Via Alloro, 4
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 17.20. Durata: 40 minuti. Accessibile ai disabili

PALAZZO AJUTAMICRISTO – RACCOLTA LAPIDEA

nell’ex residenza del banchiere la sorpresa del grande Canova

Del XV secolo, è uno degli edifici privati più antichi della città. Voluto da Guglielmo Ajutamicristo, banchiere di origini pisane, fu progettato dal celebre architetto Carnilivari, ma ridimensionato in corso d’opera per le eccessive spese. Fu poi ceduto, alla fine del secolo successivo, ai Moncada. Ospitò personaggi illustri, come l’imperatore Carlo V. Parte del palazzo è stato acquistato dalla Regione siciliana che ha realizzato uffici della Soprintendenza e una sede espositiva. Nella collezione lapidea, si scoprono sculture del ‘400 e ‘500, tra le quali un busto di Pietro Speciale firmato da Domenico Gagini e un altro di Ignazio Marabitti. Ma la vera sorpresa è la presenza di due opere di Antonio Canova: le due “stele Mellerio”, commissionate nel 1812 da Giacomo Mellerio per la cappella della sua villa in Brianza.

Via Garibaldi, 23
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata 40 minuti.
Accessibile ai disabili

PALAZZO ALLIATA DI VILLAFRANCA

La sfarzosa dimora di principi e principesse

Qui la magnificenza è al di là di ogni immaginazione. Entrare in questo palazzo è come fare un salto nei fasti del Settecento palermitano. Si rimane subito abbagliati da affreschi, stucchi, maioliche, mobili, arredi, collezioni d’arte. Sorto sui resti di due edifici di proprietàdi don Aloisio Beccadelli di Bologna, Palazzo Alliata fu realizzato a metà del XVII secolo, a opera di Francesco Alliata e Lanza, settimo barone, terzo principe di Villafranca e duca di Sala di Paruta, ma dopo il terremoto del 1751 fu completamente ristrutturato. Nel cantiere vi lavorarono, tra gli altri, l’architetto Giovanni Battista Vaccarini, stuccatori di scuola serpottiana e il pittore Gaspare Serenario. Il Palazzo custodisce una collezione di opere di notevole pregio storico e artistico, come la “Crocifissione” di Antoon Van Dyck, due grandi tele di Matthias Stom e due di Pietro D’Asaro.

Piazza Bologni, 20
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, domenica 28 e domenica 4 dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

PALAZZO ASMUNDO

Le ricche collezioni dei marchesi e il colpo d’occhio sulla Cattedrale

Alabarde, armi da fuoco, maioliche del XVIII secolo, ceramiche dell’Ottocento, cartoline e stampe d’epoca, perfino carrozze. Varie collezioni, interessanti testimonianze di un passato di agi e lussi dell’aristocrazia palermitana. C’è questo, e molto di più, nella splendida residenza di Palazzo Asmundo, dal cui balcone sembra di toccare la Cattedrale. Stucchi e affreschi del Settecento accolgono i visitatori e anche qui hanno molto da raccontare. Il marchese di Sessa, Giuseppe Asmundo,volle realizzare la sua abitazione proprio nel cuore del ricco ed elegante Cassaro, su un precedente edificio appartenuto alla famiglia Joppolo dei principi di Sant’Elia. Tra i tanti ospiti illustri, il Palazzo, come ricorda ancor oggi un’epigrafe, accolse Maria Cristina, figlia di Ferdinando III, proveniente da Napoli assieme al marito Carlo, duca di Genova e di Sardegna.

Via Pietro Novelli, 3
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30
Durata: 30 minuti
Parzialmente accessibile ai disabili (presente una pedana mobile per sedie a rotelle)

Visita guidata d’autore e degustazione di vini Planeta venerdì 26 ottobre alle 19. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro

PALAZZO BONOCORE

Affreschi neoclassici nell’edificio rinascimentale

Dopo lunghi restauri che hanno dato lustro all’ultima veste stilistica, quella neoclassica, Palazzo Bonocore è diventato un luogo di vivace produzione culturale ed esposizioni varie. Ѐuna delle affascinanti “quinte” di piazza Pretoria. Dell’edificio si ha notizia sin dal 1547, quando è documentato l’acquisto da parte di Francesco Di Carlo. A metà del 1700, in vista del matrimonio della figlia Margherita, il presidente del Tribunale di Palermo, Francesco Gastone, fa ampliare la struttura originaria. La figlia sposa Francesco Antonio Lo Faso, duca di Serradifalco, insigne intellettuale, ma nel 1873 il Palazzo viene venduto al commerciante Salvatore Bonocore, da Giuseppina Lo Faso, ultima erede. All’interno, pregevoli affreschi e decori multicolori. Imperdibile, dai balconi, la vista sulla Fontana Pretoria.

Piazza Pretoria, 8
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.20, chiuso 5-6-7 ottobre. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

PALAZZO COMITINI

Barocco e arte contemporanea nella sede dell’ex Provincia

 Il trionfo del tardo-barocco, regno decorativo di Gioacchino Martorana, si trova nel cuore della città antica. Palazzo Comitini è uno dei più eleganti edifici nobiliari di via Maqueda. È stato sede della Provincia regionale, oggi Città metropolitana. La costruzione, voluta da Michele Gravina y Cruillas, principe di Comitini, risale al 1768-1771, su progetto di Nicolò Palma, architetto del Senato e nipote di Andrea, autore di un’importante opera pubblica, Villa Giulia. Negli sfarzosi saloni sono custoditi quadri di celebri artisti, anche contemporanei, da Renato Guttuso a Lia Pasqualino Noto, da Renato Tonini a Giambecchina, da Mario Rutelli a Mario Pecoraino. La Sala Martorana, per alcuni decenni sede del Consiglio provinciale e quindi della politica locale, è un pregevole esempio dell’ultimo barocco palermitano, con affreschi, stucchi, decorazioni e specchi.

Via Maqueda, 121
Visite: domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

PALAZZO DE GREGORIO

Dove sbocciò l’amore tra Nelson e lady Hamilton

Alla fine del 1700, la famiglia De Gregorio acquistò un edificio monumentale nei pressi dell’Arsenale, con una splendida vista sul golfo, che era appartenuto al duca di Parma, principe di Lampedusa. Nel secolo successivo, il prospetto della residenza fu rifatto in stile neoclassico dall’architetto vicentino Caregaro Negrin. Il Palazzo si sviluppa attorno a un cortile interno, con una fontana rocaille. Sul piano nobile, si apre il salone delle feste con il soffitto affrescato collegato alla cappella. Qui la memoria storica riporta ai trionfi dell’ammiraglio Nelson e alla storia d’amore con lady Hamilton, ma anche a personaggi come il maestro di cappella Benedetto Baldi e il grande Richard Wagner. Nel lato occidentale, si trova ancora una torretta costruita nel 1868, dalla quale, sventolando una bandiera, si segnalava l’avvistamento di cacciagione.

Via dell’arsenale, 131
Visite: sabato 13 e  27 dalle 10 alle 17.20. Durata: 40 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

PALAZZO DI CITTÀ

L’antica sede del Senato e l’orologio che scandisce le ore

Oggi sede del Comune, l’antico Palazzo del Senato, detto anche delle Aquile, dal simbolo di Palermo che campeggia sul portale, fu edificato nel 1470 per volere del pretore Pietro Speciale. Ampliato nel 1553 e poi nel 1615, è pieno di affreschi, sculture e arredi di pregio. In occasione del restauro del 1875, a opera dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, fu fortemente modificato, sfrondandolo degli elementi barocchi. All’esterno, una “chicca” è l’orologio sulla facciata principale, che è tornato in funzione nel settembre del 2014, dopo trent’anni dal guasto. Acquistato nel 1864, dalla giunta presieduta dal sindaco Antonio Starrabba, marchese di Rudinì, suona ogni quindici minuti. Sotto il quadrante, spicca l’epigrafe “Pereunt et imputantur”, cioè le ore passano e non vanno sprecate: un invito ai governanti, di ieri e di oggi, a fare buon uso del tempo.

Piazza Pretoria, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

PALAZZO MIRTO

Salotti, porcellane, orologi, musica. Così viveva la nobiltà palermitana

Per quattro secoli è stato dimora della famiglia Filangeri, il cui arrivo in Sicilia si fa risalire al periodo normanno. Il titolo di Mirto venne attribuito al casato attraverso Giuseppe Filangeri De Spuches, nominato nel 1643 “primo principe di Mirto”, feudo messinese. Nel 1982, l’ultima erede, Maria Concetta Lanza Filangeri, donò il Palazzo alla Regione siciliana. Oggi l’edificio, più volte rimaneggiato, è diventato un museo di se stesso, delizioso per i suoi saloni affrescati e arredati con sfarzo e gusto originale che danno l’idea di come viveva la nobiltà nei secoli scorsi. Custodisce varie collezioni, a cominciare dalle carrozze “Martorana Genuardi”. E le porcellane, gli orologi, gli arazzi. Il salottino chiamato Dianaè collocato in una nicchia girevole con la statua di Apollo che cela un passaggio segreto, dove pare si nascondesse un servitore del principe per origliare i discorsi dei commensali.

Via Merlo, 2
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti. Non accessibile ai disabili

PALAZZO PETYX

Affreschi, vetrate e ceramiche nell’ex fabbrica di mobili

Meravigliose vetrate piombate, pavimenti di pregiata ceramica, stucchi in stile rococò, suggestioni veneziane nel soffitto a cassettoni verde e oro. Progettato dall’architetto torinese Giacomo Nicolai nel 1906, per conto dei Dagnino, storica famiglia di pasticceri palermitani, il Palazzo ospitava inizialmente una fabbrica di mobili con più di sessanta operai. Fu poi acquistato dalla signora Teresa Anfossi, che però lo rivendette, nel 1921, ai coniugi Petyx. I nuovi proprietari trasformarono l’edificio in una prestigiosa residenza, frequentata dalla migliore borghesia del tempo. Il fiore all’occhiello del Palazzo, tornato agli antichi splendori nel 2005 grazie a un attento restauro voluto dalla Banca Popolare Sant’Angelo (che ha qui la sua sede istituzionale), è il grande salone di rappresentanza. Splendidi anche il prospetto in stile Liberty e il terrazzo.

Via Enrico Albanese, 94
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 (chiuso sabato 27 ottobre). Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

PALAZZO SANT’ELIA

Il barocco sontuoso nella dimora da record

La magnifica corte interna e lo scalone doppio di marmo danno il benvenuto nello sfarzoso Palazzo Sant’Elia. Con i suoi oltre 75 metri di prospetto e gli eleganti balconi a petto d’oca su via Maqueda, rappresenta una delle dimore barocche più grandi e prestigiose della città. Il Palazzo assunse l’attuale configurazione dopo il 1756, in seguito alla decisione di Giovanbattista Celestri e Grimaldi di Santa Croce di ampliarlo in direzione della “Strada nuova”, l’odierna via Maqueda. Diventò anche sede del Senato, ma fu danneggiato dal terremoto del 1823. I Trigona di Sant’Elia mantennero la proprietà fino al 1920. Dopo aver subìto, per decenni, atti di saccheggio e vandalismo, nel 1984 il Palazzo è stato acquistato dall’allora Provincia regionale di Palermo, che lo ha restaurato. Dal 2013 è concesso in uso alla Fondazione Sant’Elia per esposizioni museali ed eventi culturali.

Via Maqueda 81
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

PALAZZO ZINGONE TRABIA

La dimora nobiliare risorta dopo il degrado

Attorno al sedicesimo secolo sorsero a Palermo moltissimi edifici destinati ad accogliere le famiglie nobiliari dei grossi proprietari terrieri: uno di questi, addossato alla vecchia cinta muraria ormai scomparsa, è Palazzo Zingone-Trabia. Luogo dalla storia travagliata, nei primi anni del ‘900 venne acquistato dalla famiglia Macaluso, imprenditori dell’industria conserviera del tonno, che lo usarono come abitazione privata, sezionando il piano nobile in tanti piccoli ambienti. Dagli anni ’60 iniziò il lungo periodo di abbandono e degrado, interrotto solo grazie alla tenace volontà di una pronipote dei Macaluso, che volle ristrutturarlo e riportarlo all’originaria configurazione, con il grande piano nobile, le pareti e i soffitti affrescati secondo lo stile neoclassico, opera di decoratori palermitani.

Via Lincoln, 47
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

POLO MUSEALE RISO

In una dimora settecentesca il trionfo dell’arte contemporanea

Da Jannis Kounellis a Pietro Consagra. A Palazzo Belmonte Riso, la regina è l’arte contemporanea, allestita e incastonata in un edificio storico di grande suggestione. La sfarzosa dimora, realizzata a fine Settecento dai principi Ventimiglia di Belmonte, rappresenta un interessante esempio di residenza privata nobiliare. Coniuga la magnificenza tardo-barocca con il rigore neoclassico. Dopo anni di abbandono e degrado, nel 1986 il Palazzo è stato acquistato dalla Regione siciliana, che lo ha restaurato e adibito a nuovo spazio espositivo, sede dal 2005 del Museo d’arte contemporanea. Di particolare effetto gli armadi sospesi in aria nella sala Kounellis. Importante motore del Museo Riso è lo speciale sportello per l’arte contemporanea della Sicilia, che tutela la memoria delle attività degli artisti siciliani, attraverso un archivio cartaceo e multimediale.

Corso Vittorio Emanuele, 365
Visite: domenica 7 ottobre e domenica 4 novembre dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti. Accessibile ai disabili

PORTA FELICE

I piloni trionfali dai quali è passata la Storia

Da oltre quattro secoli Porta Felice è protagonista della vita palermitana, tra sacro e profano, ma soprattutto mondano. Attraverso il suo varco passarono, infatti, sia le processioni sia le carrozze dei nobili dirette alla Passeggiata della Marina. Si decise di costruirla dopo il prolungamento a mare del Cassaro, avvenuto nel 1581. Fu dedicata alla moglie del viceré Marcantonio Colonna, Felice Orsini. I lavori iniziarono soltanto nel 1602, a opera dell’architetto Mariano Smiriglio, e vennero completati quarant’anni dopo. Maldicenza popolare vuole che la Porta sia stata edificata senza l’arco centrale per consentire ai mariti pluritraditi delle nobili dame dell’epoca, a cominciare dallo stesso viceré, di passarci sotto senza sbattere le corna. Il pilone destro, demolito dai bombardamenti aerei durante la Seconda Guerra mondiale, fu ricostruito fedelmente pochi anni dopo.

Piazzetta Santo Spirito
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

REAL ALBERGO DELLE POVERE

Il ricovero dei senzatetto del Regno mostra la sua parte segreta

Apre eccezionalmente l’ala del complesso di proprietà dell’Istituto Principe di Palagonia e Conte Ventimiglia, con la chiesa, il chiostro, lo straordinario crocifisso, la stanza degli archivi, gli antichi lavatoi. È la parte sconosciuta del grande edificio monumentale voluto da Carlo III di Borbone, per accogliere in un ospizio gli indigenti della città. La sontuosa costruzione, per la quale lavorarono architetti di fama come Furetto, Marvuglia, Marabitti e Palma, fu realizzata in stile barocco. Iniziata nel 1744, a causa di ritrovamenti archeologici e della carenza di fondi, fu ultimata solo nel 1834.Gli ospiti del Real Albergo dei Poveri erano “misti” fino al 1898; poi tutti gli uomini furono trasferiti altrove e rimasero solo le donne. Nei primi anni dell’Ottocento, venne impiantata nell’edificio una fabbrica manufatturiera, l’Opificio della seta, che funzionò alacremente fino al 1900.

Corso Calatafimi, 217
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.20. Durata: 40 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

REAL TEATRO SANTA CECILIA

Da Cafè chantant a rifugio dei patrioti

Fu inaugurato alla fine del 1600, voluto dall’Unione dei musici. Divenne famoso per i drammi musicali settecenteschi, con scenografie spettacolari, e per le serate danzanti nel 1800. Durante la rivoluzione antiborbonica del 1848, vi si asserragliarono i patrioti. Nel periodo della Belle èpoque, diventò teatro di varietà, primo Café chantant di Palermo, con un occhio alla moda parigina. Nel Novecento, per la concorrenza con il “Bellini”, ma soprattutto con i nuovi teatri, “Massimo” e “Politeama”, fu dismesso e trasformato in museo delle cere, infine in deposito di una ditta commerciale. Dopo anni di abbandono, finalmente è stato recuperato e affidato al Brass Group che vi svolge una programmazione musicale e culturale stabile.

Via Piccola del Teatro Santa Cecilia, 5
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Chiuso i giorni 5, 6, 20 e 21 ottobre. Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

RIFUGIO ANTIAEREO

Il ricovero sotterraneo per sfuggire alle bombe

Sedili in pietra e mezzo metro quadrato di spazio per ciascuno: così si stava nel rifugio antiaereo, sotto piazza Pretoria, ricavato alla vigilia del secondo conflitto mondiale, utilizzando cunicoli sotterranei preesistenti.In vista del pericolo di una guerra, il Comune aveva realizzato una serie di ricoveri per proteggere i civili dai bombardamenti. Alcune canne di ventilazione provenienti dalle grondaie assicuravano l’aria, mentre una chiusura dall’interno impediva che venissero immessi gas nocivi. Il ricovero, per duecento persone, aveva tre accessi sulla piazza: due a fianco delle statue dei leoni e un altro dalla scalinata della fontana. Uno ulteriore dall’interno della portineria di Palazzo delle Aquile (quello da cui oggi si può entrare per la visita). Dell’ultimo, oggi murato,rimane traccia dentro una sala adibita a sede di un gruppo consiliare.

Piazza Pretoria, 1 (Portineria Palazzo delle Aquile)
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 40 minuti.
Non accessibile ai disabili

SALA DEL CALENDARIO IN SAN DOMENICO

La “parete del tempo” nel complesso dei frati

Una sorpresa all’interno del magnifico complesso religioso di San Domenico. Uno straordinario affresco settecentesco, che si trova sulla parete di una sala del convento,rappresenta un articolato meccanismo di calcoli astronomici. incornicia l’accesso all’antica biblioteca dei confrati. Si tratta di un vero e proprio calendario liturgico, realizzato dal padre domenicano Benedetto Maria del Castrone nel 1723. Coprendo un arco temporale che va dal 1700 fino al 2192, una sequenza di numeri, lettere e simboli da decifrare, consente di stabilire la data della festività centrale della liturgia cristiana: la Pasqua. In base ad accurati studi sulle fasi lunari e a precise regole matematiche, il “Calendario perpetuo” è una rarissima trasposizione illustrata di un sistema rimasto invariato dal 325 dopo Cristo fino a oggi.

Via Bambinai, 18
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

SPAZIO FLACCOVIO – LICEO VITTORIO EMANUELE

Libri, arredi d’epoca, fotografie. E la vista sulla Cattedrale

Libri da leggere, consultare, ma anche da vivere, da “abitare”, come l’uva di Elio Vittorini nel romanzo “Erica e i suoi fratelli”. Sarà possibile nello “Spazio Flaccovio” all’interno del Liceo Vittorio Emanuele II, con ingresso accanto al Convitto nazionale, a pochi metri dalla Cattedrale. Qui la storica casa editrice, nata nel 1939, ha ricostruito, recentemente, in due aule concesse dalla scuola, tutto il suo mondo, attraverso circa 700 libri donati agli studenti e da loro catalogati, pannelli “narranti”, fotografie, lettere. Da apprezzare anche gli arredi d’epoca, in mezzo ai quali ci si può liberamente immergere nella lettura e consultazione. Occhio all’esposizione speciale dedicata al celebre romanzo di successo “I Beati Paoli” di Luigi Natoli e a quella sugli scritti di Sciascia. Poi, con la scala o in ascensore, da non perdere la visita all’Aula magna della scuola, con un colpo d’occhio straordinario sul piano della Cattedrale.

Piazzetta Sett’Angeli
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

STANZE AL GENIO

Maioliche e giocattoli antichi, un viaggio lungo cinque secoli

All’interno dei saloni settecenteschi di Palazzo Torre Pirajno, in via Giuseppe Garibaldi, si trova la Casa-museo “Stanze al Genio”. Nelle affascinanti ed eleganti sale, è esposta una ricca collezione, di antiche mattonelle di maiolica. Circa cinquemila esemplari di raffinata arte di varie epoche, dalla fine del XV secolo agli inizi del XX. Con la piacevole compagnia dei proprietari, è possibile effettuare un percorso attraverso la storia dell’eccellenza di questo tipo di artigianato, con uno sguardo sulle tecniche di recupero e di restauro. Scopriremo anche come nasce la passione dei collezionisti. Girando tra raffinati arredi, affreschi e pavimenti del tardo Settecento, troveremo pure altre sorprese: collezioni minori di oggetti di cancelleria, di scatole di latta e perfino di giocattoli.

Via Giuseppe Garibaldi, 11
Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

SUPERCINEMA EXCELSIOR

Le antiche tracce del cinema nell’edificio restaurato

Le antiche colonne si vedono tra gli scaffali e i libri della Feltrinelli, mentre al piano superiore, tra le botteghe di street food, si leggono le tracce del frontone e del palco. Bisogna aguzzare la vista e fare un esercizio di immaginazione, per riconoscere, all’interno dell’attuale edificio adibito a regno del tempo libero, quel che era una volta l’ex supercinema Excelsior, realizzato nel 1923. L’epoca del boom dei cinema a Palermo, il traguardo di un’arte che era arrivata in Sicilia con i primi “cinematografari” ambulanti e poi si era evoluta con la costruzione delle grandi sale che avevano visto impegnati i migliori architetti del Liberty. Dopo la chiusura, nel 2011, l’ex cinema si è riconvertito e ha riaperto il suo spazio alla città con locali, botteghe e ristoranti: circa 4000 metri quadri su quattro piani.

Via Cavour, 133
Visite: giorni 12, 13, 26 e 27 ottobre dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.30- Durata: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

TEATRO BELLINI

L’antico Regio Carolino amato da regina e nobili

Il Teatro Bellini, ex Regio Carolino, fu inaugurato nel 1742, dopo la ristrutturazione e l’abbellimento di un precedente teatrino popolare con sedili di legno. Fino alla metà dell’Ottocento era il più importante teatro della città. Originariamente si chiamava “dei Travaglini”, dal nome di una maschera popolare palermitana. Quando la corte borbonica da Napoli riparò a Palermo, a seguito della rivoluzione del 1799, l’edificio, a pochi metri dalla celebre chiesa della Martorana, venne dedicato alla regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena, assidua frequentatrice. Solo nel 1848 fu intitolato al compositore catanese Vincenzo Bellini. Dal 1907 divenne sede di avanspettacolo, ma nel 1964 fu danneggiato da un grave incendio e abbandonato. Ricostruito, conobbe altre vicissitudini. Oggi, dopo alcuni anni di gestione da parte del Teatro Biondo, è tornato nella disponibilità dei proprietari.

Piazza Bellini, 1
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

TEATRO BIONDO

Tra i palchi Liberty un’atmosfera da Belle èpoque

Costruito tra il 1899 e il 1903, il Teatro Biondo presenta un’architettura eclettica,ma prevalelo stile tardo-ottocentesco, soprattutto nella simmetrica facciata principale. L’impianto, infatti,è simile a quello di tanti altri teatri di prosa. Lo stupore maggiore coglie il visitatore negli ambienti interni. Lo scalone realizzato con marmi siciliani, giallo di Segesta e rosso di Castellamare, richiama le decorazioni proprie del gusto Liberty dell’epoca. Preziosi ed eleganti elementi, però, vennero ricoperti dagli intonaci durante le ristrutturazioni eseguite negli anni Cinquanta e Sessanta. Soltanto in parte sono stati rinvenuti e recuperati, grazie ai recenti restauri. Le vetrate con motivi floreali e le decorazioni decò sono molto graziose ed evocano atmosfere da Belle èpoque.

Via Roma, 258
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 10 alle 15.30. Chiuso sabato 12 ottobre. Durata: 40 minuti.
Accessibile ai disabili

TEATRO MASSIMO – PALCOSCENICO

Dietro il sipario del tempio della lirica

Che effetto fa salire sul palco del Teatro Massimo, come i cantanti d’opera, e vedere il colpo d’occhio della magnifica sala? Che effetto fa svelare i segreti del palcoscenico tra le scenografie, gli attrezzi egli abiti di scena?Per provarlo, basterà fare questa visita che “ribalta” il punto di vista tradizionale degli spettatori. E godere in modo inedito del fascino del Teatro Massimo, terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Progettato dal celebre architetto Giovan Battista Filippo Basile e realizzato fra il 1875 e il 1897, il Teatro occupa 7.700 metri quadrati e sorge sull’area di un antico complesso religioso di suore, che fu abbattuto per far posto all’ambizioso progetto “Massimo”. Secondo una diceria popolare, la notte si aggirerebbe ancora il fantasma di una monaca del monastero demolito.

Palcoscenico del Teatro Massimo, piazza Verdi
Visite:venerdì 12 e 19 dalle 14 alle 16.30; sabato 13 dalle 14 alle 17; sabato 20 dalle 10 alle 17; domenica 21 dalle 10 alle 15; gli altri sabati dalle 10 alle 17; giovedì 1 novembre dalle 10 alle 17. Durata: 20 minuti.
Accessibile ai disabili

ECCEZIONALMENTE sabato 13 ottobre visite tattili sul modellino in 3D del teatro con l’artista Gabriella Pillitteri. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com

TEATRO POLITEAMA

Il capolavoro di Damiani Almeyda dominato dalla Quadriga di Rutelli

La grande passione per gli scavi di Ercolano e Pompei è alla base delle scelte stilistiche dell’architetto e ingegnere Giuseppe Damiani Almeyda, nel concepire il progetto del Politeama. Alla guida dell’ufficio tecnico del Comune di Palermo, Almeyda riuscì a realizzare l’opera e a inaugurarla nel 1874. In realtà, una prima idea era stata già avanzata nel 1860, quando il pretore Giulio Benso, duca della Verdura, aveva deciso di dotare la città di un teatro diurno e circo olimpico, vista la popolarità di spettacoli equestri e acrobatici. Ma Damiani Almeyda diede un’interpretazione personale e originale al progetto, caratterizzato da uno spiccato gusto per la policromia, colonnati e statue allegoriche. In cima al grande ingresso svetta la Quadriga bronzea di Mario Rutelli.

Piazza Ruggero Settimo, 15
Visite: venerdì 5, sabato 6 e domenica 7, venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 dalle 10 alle 17.15. Durata: 45 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

TESORO E CRIPTA DELLA CATTEDRALE

I gioielli normanno-svevi e le illustri sepolture

Nella Sacrestia dei canonici, o Sacrestia nuova, in fondo alla navata destra, accanto alla cappella di santa Rosalia, c’è esposto il famoso tesoro della Cattedrale. Tra i pezzi più preziosi, piena di pietre incastonate, spicca la corona di Costanza di Aragona, prima moglie di Federico II, morta nel 1222 a Catania, dopo tredici anni di regno. Dallo stesso vano si accede alla cripta. Un tempo, due cunicoli la collegavano con l’interno della chiesa e forse pure con l’arcivescovado, ma anche, tramite la via “coperta”, con il Palazzo Reale. Realizzata all’epoca della riedificazione normanna della Cattedrale, la cripta è costituita da due navate, con volte a crociera in calcarenite, sostenute da quattordici colonne. Ospita le spoglie del suo fondatore, l’arcivescovo Gualtiero Offamilio, ma non solo. Custodisce, infatti, ben 23 tombe, alcune di età paleocristiana, ellenistica, romana, bizantina.

Corso Vittorio Emanuele
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

TORRE DI SAN NICOLO’ DI BARI

Tra i rintocchi di campane colpo d’occhio sulla città

Una vista mozzafiato sul centro storico dall’alta torre di San Nicolò di Bari all’Albergheria, slanciata costruzione quadrangolare con i conci ben squadrati. Si tratta della trecentesca torre civica, fatta edificare dalla Universitas palermitana, l’allora municipalità, per difendere le mura del Cassaro. Venuta meno la funzione di controllo e protezione,si volle ingentilire il suo austero aspetto,inserendo eleganti bifore. Nel XVI secolo fu aggiunto anche un orologio che, assieme a quelli di Sant’Antonino Abate e di Santa Lucia al Borgo, batteva la “castiddana” per annunciare agli artigiani che era arrivata l’ora di chiudere bottega e avvertiva la popolazione, affinché nessuno girovagasse nelle strade senza il preventivo permesso delle autorità.

Via Nunzio Nasi, 18
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

VILLA ADRIANA

Gli stucchi rococò sotto i quali si accamparono i soldati

La Villa Statella Spaccaforno, poi Bordonaro, nota come Villa Adriana, fu costruita fuori città, in fondo a quello che oggi è viale Strasburgo, nel 1750, dal marchese Giacomo Mariano Bajada. In seguito, ceduta al marchese di Spaccaforno, principe del Cassaro e, infine, ai Chiaramonte Bordonaro. Il nome Adriana deriva da quello della moglie di Alessandro Chiaramonte Bordonaro. Nell’ultimo scorcio del XVIII secolo la villa fu rinnovata, rifacendo i prospetti in stile Luigi XVI e abbellendo gli interni con eleganti stucchi rococò dai riferimenti classici. Durante la Seconda Guerra mondiale, l’esercito si appropriò di terreni e dipendenze alle spalle della Villa, che fu pure occupata dalle truppe. Dagli anni ‘50 l’edificio è diventato residenza delle suore Francescane dell’Eucaristia. Prezioso l’affresco con l’“Allegoria del giorno e della notte”, da molti studiosi attribuito a Vito D’Anna.

Viale Strasburgo, 393

Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti

VILLA LANTERNA GRAVINA E GROTTA DELL’ACQUASANTA

Gli affreschi della Casina le acque “miracolose” e la chiesetta

Affascinati dal golfo di Palermo e dal villaggio di pescatori che sorgeva attorno alla chiesetta nella grotta sul mare, alcune famiglie aristocratiche realizzarono splendide residenze lungo il litorale dell’Acquasanta. Nel 1774 il monastero di San Martino delle Scale cedette la chiesetta, diventata meta di pellegrinaggio, con i terreni circostanti, al barone Mariano Lanterna, che aggiunse una graziosa Casina di villeggiatura. Nel 1871 i fratelli sacerdoti Pandolfo, acquistati dagli eredi la chiesa, la sorgente d’acqua ritenuta “miracolosa” e l’area circostante,attivarono uno stabilimento di bagni minerali. Affreschi d’età tardo-settecentesca impreziosiscono il salone principale e la cappella della Villa, il cui altare è rivolto verso il mare. Inglobata nell’area della villa è l’antica grotta, luogo sacro, che, nel 1022, custodiva un celebre affresco della Madonna. Detta “la Lourdes della Sicilia”, all’inizio del ‘900 fu chiusa e subì saccheggi.

Via Simone Gulì, 43
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

VILLA MALFITANO WHITAKER

Romantiche atmosfere ottocentesche e la lapide del cagnolino

Uno splendido giardino e una dimora affascinante in stile neo-rinascimentale. È Villa Malfitano Whitaker, realizzata tra il 1885 e il 1889 dall’architetto Ignazio Greco, su commissione di Giuseppe Whitaker, imprenditore inglese stabilitosi a Palermo. I saloni sfoggiano mobili di pregio e una vasta collezione di oggetti d’arte raccolti dal proprietario, durante i suoi numerosi viaggi: quadri, coralli, avori, porcellane e arazzi fiamminghi. Da ammirare i dipinti di Lo Jacono e gli affreschi di De Maria Bergler nella “Sala d’estate”. Nel giardino, in parte all’inglese e in parte all’italiana, da oltre un secolo fioriscono rigogliose piante rare provenienti da Tunisia, Sumatra, Australia, America meridionale. Fra le curiosità da scoprire, la lapide dedicata al giardiniere e quella all’amato cane dei Whitaker, Tuffy-Too.

Via Dante, 167
Visite: tutte le domeniche dalle 10 alle 17.20. Chiuso domenica 21 ottobre. Durata: 40 minuti.
Parzialmente accessibile ai disabili

VILLA POTTINO

Il prezioso Liberty. Sopravvissuto al sacco di Palermo

Ѐl’ultimo scampolo di Liberty in via Notarbartolo, salvatosi dal“sacco” di Palermodegli anni Sessanta. Villa Baucina-Pottino fu edificata nel 1915, su disegno dell’architetto Armò, come abitazione dei principi di Baucina, poi acquistata dal marchese Pottino di Irosa. Ha un’elegante facciata neorinascimentale e si sviluppa su quattro piani che svettano sul parco dominato darariesemplari di ficus. All’interno, magnifici affreschi e soffitti intarsiati a cassettoni. Fino a pochi anni fa, la residenza era ancora abitata da Maria Giaconia, prima di otto figli, segretaria dell’EIAR, l’Ente italiano per le audizioni radiofoniche, che aveva sposato nel ’53 il marchese Gaetano Pottino, ingegnere collaudatore di aerei. Nel ’73, nei pressi della Villa, esplose un ordigno – si parlò della “mafia dei costruttori”– ma,per fortuna, provocò soltanto la rottura di qualche vetro.

Via Emanuele Notarbartolo, 28
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

Visita guidata d’autore e degustazione di vini Planeta venerdì 3 novembre alle 19. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro

VILLA ZITO

Nella cornice neoclassica una collezione d’arte dal Seicento a oggi

Prende il nome da uno degli ultimi proprietari della dimora, il commerciante di agrumi Francesco Zito Scalici, che acquistò l’edificio nel 1909, ma le sue origini sono settecentesche. Nelle eleganti sale in stile neoclassico, distribuite su tre piani, si dipana un articolato percorso museografico. Vi si possono ammirare le collezioni pittoriche e grafiche della Fondazione Sicilia, frutto, maturato nel tempo, del recupero dei beni artistici appartenenti all’ex Banco di Sicilia, del patrimonio dell’ex Cassa di Risparmio “Vittorio Emanuele” e di successive donazioni private. Visitare la mostra permanente è come viaggiare attraverso i secoli e passare in rassegna tanti stili artistici, dal Seicento ai giorni nostri con nomi che parlano da soli: Preti, Lojacono, Leto, Catti, De Maria Bergler, Sironi, De Pisis. Oltre alla pinacoteca, la Villa ospita spesso vari eventi culturali.

Viale della Libertà, 52
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30, 3,4,5 novembre dalle 9.30 alle 14.30. Durata: 45 minuti.
Accessibile ai disabili

VILLINO FLORIO E GIARDINO

Il tripudio del Liberty con intagli, torrette e fiori

La quintessenza del Liberty firmato da Ernesto Basile, uno dei modelli straordinari di Art Nouveau a livello europeo. Commissionato dalla famiglia Florio, il Villino all’Olivuzza, come viene chiamato, fu costruito tra il 1899 e il 1900.Esempio concreto di ciò che il celebre architetto intendeva per “progettazione integrale”: sintesi di elementi medievali, moderne linee curve, raffinati intagli floreali, superfici barocche, capriate nordiche, torrette che rimandano ai castelli francesi, colonnine romaniche e bugnati rinascimentali, miscelati in un capolavoro di originalità. Basile disegnò pure gli interni e il mobilio realizzato dai Ducrot nel 1902. Dopo la guerra, il Villino fu abbandonato e poi l’incendio del1962 ne distrusse saloni e camere. Restaurato,ha riacquistato la sua bellezza, come pure lo splendido giardino circostante. Oggi è di proprietà della Regione.

Viale Regina Margherita, 38
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

Visite da effettuare con prenotazione

AEROPORTO DI BOCCADIFALCO – SECONDO PERCORSO*

La torre di controllo, i due bunker e il giardino dell’antica villa

Un viaggio nel cuore dell’aeroporto di Boccadifalco, con un bus navetta che consente di visitare le parti più lontane dall’ingresso principale. Ed è un itinerario pieno di scoperte quello che porta, attraverso distese verdi, alla torre di controllo dove si osserva dall’alto la pista asfaltata lunga 1224 metri e dove è allestita una preziosa mostra documentaria che racconta la storia dell’aeroporto, e con esso della storia dell’aviazione civile e militare in Sicilia. Un aeroporto molto attivo come base aerea militare durante la Seconda Guerra mondiale, e ne sono testimonianza i due bunker che possono essere visitati, uno dei quali – utilizzato anche come deposito munizioni – reca su una parete la scritta di un soldato americano. Infine, visita allo straordinario parco di Villa Natoli, con i suoi splendidi e tentacolari alberi.

Piazza Pietro Micca
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti.
Non accessibile ai disabili

BANCA D’ITALIA

Marmi, vetrate, colonne nell’imponente edificio Liberty

Il progetto della storica sede della Banca d’Italia, in via Cavour,fu affidato negli anni Venti a Salvatore Caronia Roberti, cresciuto nella scuola di Ernesto Basile. La costruzione dell’edificio iniziò nel 1925 e terminò cinque anni dopo. L’imponente struttura subì gravi danni, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, e un incidente molto singolare. Un ordigno inesploso si incastrò nel solaio e il 22 marzo 1943 un’ancora, pesante diversi quintali, venne catapultata dal porto, a seguito dell’esplosione della nave portamunizioni “Volta”, ormeggiata al molo Piave. Il Palazzo, comunque, fu recuperato e riaperto. La facciata si caratterizza per un possente bugnato, ma anche per colonne e capitelli, decorazioni a testa di leone e cornucopie. L’interno, in stile Liberty, è molto elegante. Presenta pregiati marmi e vetrate policrome, arredi delle officine Ducrot e numerose opere d’arte.

Via Cavour 131/a
Visite: venerdì 19 dalle 15.00 alle 17.30, sabato 20 e domenica 21 dalle 10 alle 16.30. Durata: 30 minuti
Non accessibile ai disabili

CATACOMBA DI SAN MICHELE ARCANGELO

Il sacrestano tombarolo e l’affresco prodigioso

Nel complesso della Biblioteca comunale di Casa Professa si trova un sotterraneo di straordinario interesse, la cui funzione originaria era quella di luogo di sepoltura. Cappelle, nicchie e tombe sono ancora visibili. Lo studioso Morso, che nel 1718 visitò la piccola catacomba, ha tramandato un aneddoto che ancora si racconta ai giorni nostri. Nel 1500 un sacrestano avrebbe profanato alcune bare, per depredarle del denaro e degli oggetti preziosi contenuti. Non avendo però trovato niente, escogitò di dipingere un’immagine della Madonna per attirare i fedeli. Questi accorsero e donarono cospicue elemosine, un tesoretto con cui lui scappò. Però successe l’imprevedibile: la Madonna cominciò a lacrimare davvero e il luogo divenne un’importante meta di pellegrinaggio.

Vicolo San Michele Arcangelo
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

COLLEZIONE DI MAIOLICHE ATHENA

Dove rivive l’arte degli antichi speziali

Ci sono l’albarello, il bricco, il rocchetto, la bottiglia, la boccia e tanti altri pezzi che componevano il corredo degli antichi speziali. Un gioiellino di museo della maiolica siciliana, costituito soprattutto da vasi di farmacia in variopinta terracotta del 1600 e 1700, l’eccellenza dei manufatti delle fornaci siciliane, che non soltanto servivano come contenitori di farmaci e aromi, ma rappresentavano anche un simbolo di prestigio e autorevole professione. Sarà possibile ammirare pure dipinti, porcellane, sculture, mobili e pezzi di raffinata argenteria. Tutto inizia nel 1950, quando Antonio Tortorici, un giovane appartenente a una nobile famiglia palermitana, comincia a raccogliere mobili e oggetti antichi. Dopo due anni, apre un piccolo negozio in corso Alberto Amedeo. I figli ne continuano l’eredità spostandosi in via Libertà.

Via Libertà, 6
Visite: sabato dalle 16 alle 18. Durata: 45 minuti.
Non accessibile ai disabili

DEPOSITI DELLA GAM

L’arte contemporanea nell’ex convento di Sant’Anna

L’antico complesso monumentale di Sant’Anna alla Misericordia, nel cuore del centro storico, ospita dal 2006 la Galleria d’arte moderna intitolata al giurista e politico Empedocle Restivo. L’ex convento, museo di se stesso, con splendido chiostro,custodisce opere di grande valore. Ma il percorso espositivo “istituzionale” non comprende il suo intero patrimonio. I depositi si sono rivelati una ricca miniera. Costituiscono il volto in ombra, con opere sostanzialmente inedite, escluse per motivi di spazio, ma che adesso è possibile scoprire e ammirare. L’itinerario si snoda su due piani che accolgono capolavori di artisti celebri, tra i quali gli scultori Antonio Ugo, Domenico Trentacoste e Benedetto Civiletti, i pittori Francesco Lojacono, Michele Catti e Pippo Rizzo. Prima o dopo il percorso, un’occhiata all’ex chiostro dei frati è da non perdere.

Via Sant’Anna, 21
Visite: sabato e domenica dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 17.30. Durata: 30 minuti. Non accessibile ai disabili

FABBRICA CARAMELLE CARRUBA – TERRANOVA

Dove l’artigiano-alchimista inventò le caramelle

Qui lavorano i maestri caramellai da oltre 125 anni. Nel cuore di Ballarò, la fabbrica delle delizie, con una storica tradizione della famiglia Terranova. Il capostipite, Antonio, iniziò timidamente la sua attività nel 1890, con antichi strumenti artigianali. Sembrava quasi un alchimista, ma dimostrò di avere un grande talento e spirito imprenditoriale. Si specializzò nella produzione di caramelle di carruba, frutto di una pianta i cui esemplari più antichi si trovano in Sicilia. Da quel sogno che sembrava impossibile nacque una fabbrica vera e propria, poi divenuta all’avanguardia, con tante linee di produzioni e sbocchi sul mercato internazionale, anche per il circuito farmaceutico. Tra gli estimatori delle famose caramelle, ci fu anche papa Giovanni Paolo II. Un piacere scoprire i segreti della lavorazione e visitare la storica sede.

Via Albergheria, 87
Visite: venerdì e sabato dalle 10 alle 13. Durata: 30 minuti
Non accessibile ai disabili

GRAND HOTEL PIAZZA BORSA

 

Le vestigia dell’antico convento dentro il nuovo albergo

Tante stratificazioni da scoprire visitando l’attuale albergo a piazza Borsa, o piazza Cassa di Risparmio, come viene pure chiamata. L’edificio, sui resti di un complesso religioso secentesco, fu realizzato tra il 1907 e il 1912, su progetto del celebre architetto Ernesto Basile, il maestro del Liberty. Era destinato a ospitare la Cassa Centrale di Risparmio per le Province siciliane “Vittorio Emanuele III”, proveniente dal Palazzo delle Finanze, l’antica Vicaria.Dopo alcuni decenni di attività, l’Istituto di credito chiuse battenti, la prestigiosa sede fu dismessa e chiusa per circa vent’anni. La rinascita quando il Palazzo è stato ceduto a una società alberghiera e ristrutturato. Ma all’interno si possono ancora trovare le tracce del convento secentesco dei padri Mercedari, tra le quali il bellissimo chiostro barocco.

Via Cartari, 18

Visite: le domeniche visite dalle ore 10.45, alle 17.30. Durata: 30 minuti. Accessibile ai disabili

MIQVEH

Il bagno rituale dell’antico quartiere ebraico

Il quartiere brulicava di commerci e di artigianato. C’era la sinagoga gremita per le celebrazioni del sabato. C’era il macello che trattava le carni secondo le rigorose prescrizioni. E c’erano i bagni rituali, utilizzati dalle donne per il solenne atto di purificazione dopo le gravidanze e il ciclo mestruale. Dell’antico rione degli ebrei, cacciati via dalla Sicilia nel 1492, come da tutto il Regno di Spagna, sono rimaste alcune tracce architettoniche importanti e anche testimonianze nella toponomastica di taluni vicoli del centro storico. Il bagno rituale – il Miqveh – è stato rintracciato qui, nell’atrio di Palazzo Marchesi, a un passo dalla centrale via Maqueda. Per anni, questo luogo era stato indagato e interpretato dagli studiosi come sito di sepoltura, ma successive ricerche hanno convinto gli esperti a identificarlo certamente come Miqveh.

Piazza SS. Quaranta Martiri al Casalotto

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 20 minuti. Non accessibile ai disabili

MONASTERO DI SANTA CATERINA

Il chiostro, le celle, le cucine dove vivevano le suore di clausura

Fino al 2014 chiesa e monastero erano il regno delle ultime anziane suore di clausura dell’ordine domenicano, celebri per gli squisiti dolci di mandorla che poi offrivano attraverso una ruota girevole. Oggi, scomparse le ultime monache, il complesso religioso ha aperto i battenti. C’è tanto da vedere, nell’intimità della clausura, dentro il mondo silenzioso delle suore che non parlavano mai, neanche tra loro, tranne in rarissimi momenti della giornata. Per comunicare, le recluse ricorrevano a diversi espedienti, pratici e originali, tutti da scoprire. Il tour comprende le celle delle suore – assai spartane – il refettorio, la grande cucina e altri ambienti comuni. Il chiostro è incantevole. C’è anche la possibilità di gustare i prelibati dolcetti preparati da una cooperativa di giovani che ha raccolto il testimone, ereditando le preziose ricette.

Piazza Bellini, 2

Visite: sabato 20 e domenica 21 dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti. Visite: 30 minuti

Non accessibile ai disabili

MUSEO DI ANICE TUTONE

Ecco dove nacque l’acqua e zammù

Per scoprire l’origine dell’acqua e zammù bisogna tornare alla Fieravecchia, oggi piazza Rivoluzione. Tutto è partito da qui, dove nel 1813 l’azienda Tutone, nel laboratorio della propria drogheria, cominciò a produrre anice e impiantò un chiosco per la vendita della nuova bibita, che riscosse subito molto successo soprattutto tra i nobili. All’uscita del teatro Santa Cecilia, tappa d’obbligo la drogheria. L’uso di mescolare l’acqua con l’anice risalirebbe alperiodo della dominazione araba, ma la ricetta del distillato “anice unico” è un segreto custodito in cassaforte da sette generazioni della famiglia Tutone. Questa e altre curiosità possono essere soddisfatte visitando il “Museo dinamico Tutone”, all’interno del Palazzo Ajutamicristo, frutto di un’idea del giovane Ugo Riccardo Tutone per non disperdere la tradizione che riguarda il gusto e la moda della prima metà dell’Ottocento.

Via Garibaldi, 41

Visite: venerdì dalle 10 alle 12 (solo per scuole), sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 16. Durata: 1 ora. Non Accessibile ai disabili

MUSEO MORETTINO

La storia d’Italia in una “tazzulella ‘e cafè”

Teche che custodiscono macinini e tostacaffè, macchine per espresso e dipinti naif per raccontare la storia di una bevanda che è inscritta nel Dna del siciliano verace.Il Museo del Caffè Morettino è costituito da una vasta collezione privata che raccoglie in un ampio spazio espositivo, nel cuore dell’azienda omonima, a San Lorenzo ai Colli, più di mille strumenti per la lavorazione del caffè provenienti da tutte le parti del mondo e risalenti a epoche diverse. Uno scrigno di famiglia, in cui Angelo, prima, e Arturo, Alberto e Alessandro Morettino poi, hanno infuso tutta la loro passione, scovando e assemblando oggetti di grande valore storico e culturale. Tra i “pezzi” più curiosi, il macinino turco del Seicento e la caffettiera-locomotiva del Toselli. Il Museo mostra anche l’angolo del barista con macchine per espresso recuperate nei vecchi bar italiani.

Via Enzo Biagi, 3/5
Visite: sabato 13 e 20, domenica 14 e 21 alle 10 Durata: 2 ore e 30 minuti.
Non accessibile ai disabili

PALAZZO BRANCIFORTE

Da Monte dei pegni a Museo restaurato da Gae Aulenti

Costruito alla fine del 1500, Palazzo Branciforte ha una storia strettamente legata alla vita di Palermo. Nel 1801 divenne sede del “Monte della Pietà per la Pignorazione” e fu destinato ad accogliere la sezione dei beni non preziosi. Denominato “Monte di Santa Rosalia” in onore della patrona della città, l’edificio subì gravi danni nel 1848, a causa di un incendio, e in seguito, durante la Seconda Guerra mondiale, per i bombardamenti aerei. Nonostante tutto, fu recuperato e continuò a ospitare l’attività di credito su pegno sino agli anni Ottanta del secolo scorso. Venne poi acquisito dal Banco di Sicilia e nel 2005 diventò proprietà della Fondazione Banco di Sicilia che, grazie a un magnifico e originale progetto di restauro firmato dalla celebre Gae Aulenti, ne ha fatto un centro culturale polivalente.

Via Bara all’Olivella, 2

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 18.30. Durata: 45 minuti. Accessibile ai disabili

PALAZZO UTVEGGIO (attenzione, non Castello Utveggio)

Il “genio” di Ernesto Basile per la nuova borghesia

Nel 1903 il celebre architetto Ernesto Basile riceve l’incarico dall’imprenditore Michele Utveggio di progettare un edificio, da suddividere in appartamenti da affittare, nel quartiere che si andava realizzando al posto dell’Esposizione nazionale del 1891-92. Nasce così un palazzo in via XX Settembre, aggiornato stilisticamente al gusto d’Oltralpe, con una facciata ricca di elementi decorativi tipici di quella nuova arte. E Palermo diventerà una delle capitali del Liberty italiano. Palazzo Utveggio rappresenta uno dei primi esempi di edilizia residenziale condominiale di qualità, concepito per l’attiva borghesia del tempo. Dopo oltre un secolo, grazie alla cooperativa Paideia, l’edificio rinasce come centro d’arte polifunzionale.

Via XX Settembre, 62

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30. Durata: 30 minuti. Non accessibile ai disabili

QANAT

Gli acquedotti sotterranei della geniale ingegneria araba

Mille anni fa Palermo era tra le metropoli più affollate d’Europa, ma l’acqua non mancava mai grazie ai qanat, acquedotti sotterranei che captavano le sorgenti che abbondavano nella“Conca d’Oro” e trasportavano il prezioso liquido attraverso gallerie con una pendenza minima: i pozzi, nel centro urbano, potevano pescare a una profondità notevolmente inferiore rispetto a quella in cui si trovava il livello della falda, quindi con più facilitàe un minore dispendio di energia. Alcuni qanat scorrevano nelle vicinanze,o al di sotto, delle dimore della nobiltà che, proprio per la presenza di acqua corrente, potevano godere di un abbassamento termico che dava ristoro nelle lunghe giornate estive. Sarà possibile visitare il qanat del cosiddetto Gesuitico Alto, realizzato nel XVI secolo da Gerardo Alliata, cavaliere di Malta.

Fondo Micciulla, 25 (traversa di via Nave)

Visite: sabato 13 e 20, domenica 14 e 21 dalle 9 alle 17. Durata: 1 ora. Non accessibile ai disabili

SORGENTI DEL GABRIELE

Il “tempio dell’acqua” sfruttato dagli Arabi

Un piacevole senso di frescura e il gorgoglio dell’acqua accolgono il visitatore che raggiunge le sorgenti naturali ai piedi della “conigliera”, oggi gestite dall’Amap. Un luogo dall’atmosfera suggestiva, un antico “tempio dell’acqua”, che ancor ora rifornisce l’acquedotto palermitano. Neipreziosi quaderni del marchese di Villabianca, si fa risalire il nome “Gabriele” alla parola araba “Al Garbal”, che significa grotta irrigante, segno che le sorgenti erano conosciute già nel X secolo. Oltre che per usi domestici, l’acqua era impiegata dalla popolazione per alimentare il funzionamento dei mulini. Geologicamente il sito è costituito da quattro sorgenti da contatto,nelle quali l’acqua sgorga tra le rocce per naturale deflusso. L’alimentazione della falda proviene dal massiccio Sagana-Monte Cuccio.

Via Umberto Maddalena, 105
Visite: venerdì 5, sabato 13 e 27, domenica 21 ottobre e 4 novembre dalle 10 alle 17.30
Durata: 20 minuti. Non accessibile ai disabili

STAND FLORIO

Quando nobili e ricchi borghesi giocavano al tiro al piccione

Sul litorale di Romagnolo, dopo decenni di abbandono e degrado, apre i battenti ancora in restauro lo Stand Florio, costruito dalla famiglia dei celebri imprenditori, su progetto di Ernesto Basile, nel 1905. Fu utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione e per sport acquatici da parte della nobiltà e della ricca borghesia palermitana. Durante la Seconda Guerra mondiale, venne adibito a magazzino per le truppe. In seguito, fu acquisito dal vicino Ospedale Buccheri La Ferla. Lo stile, con la cupola rossa e il chiostro moresco, richiama l’architettura araba. Chiamato dai palermitani “Taverna del Tiro”, lo Stand Florio diventerà un caffè letterario con cinema all’aperto e ristorante. Il progetto di una società privata prevede, infatti,un’arena con trecento posti, un palco, un’agorà per mostre temporanee, fiere, esposizioni e un’area ristorazione.

Via Messina Marine, 40

Visite: domenica dalle 10 alle 16. Durata: 30 minuti. Non accessibile ai disabili

CARCERE DELL’UCCIARDONE

Dietro le mura del carcere ottocentesco

Nell’immaginario collettivo è il carcere dei boss, il “Grand Hotel Ucciardone” dove i padrini in vestaglia di seta venivano serviti e riveriti. Ma in realtà il carcere più antico di Palermo – fortezza borbonica progettata con struttura “panottica”, a raggiera, e completata nel 1834 dopo alcune modifiche al progetto originario ha cambiato volto. Dietro le sue sbarre c’è un mondo fatto di speranza, creatività e arte. Questo penitenziario, che è stato luogo dell’epopea mafiosa, dal caffè avvelenato di Gaspare Pisciotta alle aragoste e champagne con cui i boss brindavano ai delitti eccellenti, oggi è un istituto che brulica di attività imprenditoriali, artistiche, sociali. Ecco quindi un tour straordinario attraverso le vecchie celle, i cortili, gli orti. Il carcere è costituito da otto bracci e suddiviso in nove sezioni. Pare che abbia preso il nome dal siciliano u ciarduni, perché nel terreno dove fu edificato si coltivavano i cardi.

Via Enrico Albanese, 3

Visite: sabato e domenica alle 17. Durata: 1 ora e mezza. Non accessibile ai disabili

VILLA TASCA – GIARDINO

L’oasi paradisiaca di verde con i cloni delle opere d’arte in 3D

Villa Tasca sorge in un parco di 8 ettari ricco di agrumeti e alberi secolari sulla via che da Palermo conduce a Monreale. Mentre la Villa è d’impianto cinquecentesco, l’oasi che la protegge è uno dei giardini più emblematici del Romanticismo siciliano ottocentesco. Le forme sinuose delle aiuole bordate di pietra e la rigogliosa vegetazione d’origine subtropicale fanno sì che una volta entrati si provi la sensazione di essere immersi in un mondo ricco di silenzi e suggestioni. Per Le Vie dei Tesori il giardino sperimenta uno straordinario incontro con l’arte. Esposti tra gli alberi, i cloni di alcune opere della Villa realizzati in 3D da Artficial. Cloni coloratissimi in fibra di mais. Un modo di osservare Villa Tasca come neanche i suoi ospiti più illustri hanno fatto: tra loro Jacqueline Kennedy, Re Ferdinando di Borbone e la Regina Carolina, Bismarck, Margherita di Savoia.

Viale Regione siciliana Sud-Est, 399
Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30 Durata visita: 30 minuti.
Accessibile ai disabili

Luoghi dell’Unesco (week end 9-11 novembre)

PALAZZO REALE E CAPPELLA PALATINA

CHIESA DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

CHIESA DI SANTA MARIA DELL’AMMIRAGLIO

CHIESA DI SAN CATALDO

CATTEDRALE DI PALERMO

PALAZZO DELLA ZISA

PONTE DELL’AMMIRAGLIO

CATTEDRALE DI CEFALÙ

CATTEDRALE DI MONREALE

 

5 COMMENTI

  1. Mi dispiace essere voce contro, ma nessuno si pone il problema che queste somme sono state estorte ai dipendenti patologici dal gioco d’azzardo!!!!

    • Caro Mario,
      sebbene questa sponsorizzazione, a cui fai riferimento, faccia storcere il naso a molti cittadini, l’iniziativa rimane sempre una fantastica occasione per conoscere la nostra Palermo. Fai comunque bene a manifestare il tuo disappunto per un argomento così delicato.

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