Das_amiantoVi ricordate del DAS? Non la pubblicità delle macchine tedesche, ma della pasta morbida che si usava a casa e a scuola per modellare oggetti e poi si faceva essiccare e si colorava? E chi non ci ha giocato? Ebbene, dalle ricerche dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo) dell’Asl e dell’Università di Firenze, è emerso un dato allarmante: quel DAS conteneva fibre di amianto. Sono state almeno 55 milioni, le confezioni prodotte e immesse nel mercato europeo, Italia compresa, negli anni dal 1963 al 1975. Le abbiamo avuto tra le mani e ci abbiamo giocato un po’ tutti.
L’amianto rappresenta un rischio per la salute se le sue fibre, liberate nell’aria, vengono respirate. Gli organi maggiormente colpiti sono i polmoni.  L’esposizione può provocare una malattia cronica detta ‘asbestosi’, ma se interessa la pleura che avvolge i polmoni può causare un cancro micidiale chiamato mesotelioma.
Ora, pare che queste patologie, che possono manifestarsi anni e anni dopo  l’esposizione, possono essere scatenate anche dopo basse esposizioni, per cui  il rischio non interessa solamente i lavoratori che operano su materiali contenenti amianto, ma anche tutte quelle persone che hanno avuto contatti con l’amianto sotto forma di manufatti.
I più esposti, naturalmente, sono stati gli addetti alla produzione, ma anche gli insegnanti e gli artigiani che ne facevano uso costantemente. Specialmente nei primi tre anni, quando il prodotto era commercializzato in polvere da miscelare con l’acqua.
Dal 1976, l’amianto è stato sostituito con cellulosa per cui, da allora il problema non sussiste più. Tra l’altro l’Azienda che lo produceva, l’Adica Pongo, è stata chiusa e la pasta viene adesso prodotta dalla F.I.L.A. (Fabbrica Italiana Lapis ed Affini), secondo le norme di sicurezza previste dalla legge.

Il  problema però rimane per quei prodotti fabbricati all’estero, in Paesi in cui l’amianto non è ancora vietato e che possono avere usato il Das incriminato per la produzione di giocattoli o vasellame.
Lanciamo un forte appello alle autorità affinché vengano effettuati test accurati su articoli di importazione, tra cui i giocattoli, quando provengano da Paesi in cui l’amianto non è ancora vietato”, avverte Stefano Silvestri, Igienista del Lavoro dell’Ispo di Firenze. “Dato che il ‘Das’ e stato commercializzato in Italia ed esportato in altri paesi europei – sottolineano gli autori dello studio – i nostri risultati suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali, dovrebbero essere chiesto se in passato hanno usato il ‘Das’.
Per quanto riguarda i manufatti in Das della nostra infanzia, e gli oggettini  ricordi che qualcuno ancora conserva, niente paura, assicurano gli esperti, l’amianto è pericoloso solo se polverizzato e respirato, dunque l’unica accortezza è quella di evitare di romperli: d’altronde se sono ricordi, teniamoli cari!
Saverio Schirò
fonte: Adnkronos         

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