Autentica perla del barocco palermitano, la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella sorge nell’omonima piccola piazzetta in prossimità del teatro Massimo, nel Mandamento Castellammare.

LA STORIA

I padri della Congregazione oratoriana di San Filippo Neri nel 1594 ottennero dai confrati della confraternita di Santa Caterina all’Olivella la concessione della piccola chiesetta dedicata a Santa Rosalia ed altri piccoli immobili (atto rogato dal notaio Doroteo Landolina il 17 aprile del 1594), affinchè potessero edificare una nuova chiesa che doveva sostituire la chiesa di San Pietro Martire, loro prima sede, diventata ormai troppo piccola per le esigenze dei padri.

A partire dal 1598, i padri Filippini diedero incarico all’architetto di origine lombarda Antonio Muttone, che si avvalse della collaborazione del “capomastro” Andrea Fusè, di progettare e realizzare la fabbrica dell’edificio religioso.

La posa della prima pietra avvenne il 7 di novembre alla presenza del “Magnus Siculus” don Carlo d’Aragona principe di Castelvetrano e Duca di Terranova nell’area, anticamente fuori le mura, dove secondo la tradizione popolare, sorgeva la villa della nobile famiglia Sinibaldi, da cui ebbe i natali Rosalia la nostra “santuzza” patrona della città.

Fu completata e solennemente inaugurata nel 1622 in occasione della canonizzazione di San Filippo Neri (anche se i lavori, soprattutto quelli che riguardarono la facciata si protrassero fino a tutto il XVII secolo).

Può apparire singolare la dedicazione della chiesa a Sant’Ignazio Martire vescovo di Antiochia; dalle antiche memorie dei padri fondatori della Compagnia, si apprende che la scelta del santo a cui intitolare la chiesa, che non doveva avere in città una chiesa a lui già dedicata, fu affidata ad un sorteggio. Ebbene, per ben tre volte venne fuori il nome di Sant’Ignazio d’Antiochia. Interpretando il fatto come divina volontà i frati stabilirono di intitolare la chiesa in onore del Santo Martire considerato uno dei Padri della Chiesa Cristiana.

LA CHIESA

Il prospetto di Sant’Ignazio all’Olivella, monumentale e di grande effetto scenografico, secondo uno stile tipico dell’architettura barocca romana si sviluppa in altezza con due ordini sovrapposti di diversa estensione tripartiti da grandi colonne in pietra fortemente sporgenti.

Nel primo ordine presenta tre portali, di cui quello centrale, di armonioso disegno, è inquadrato da due colonne corinzie in marmo grigio e chiuso in alto da un articolato timpano. I due portali laterali, che corrispondono alle navate laterali, con timpani curvilinei, sono sormontati da ampie finestre rettangolari.

Il secondo ordine, che è limitato alla sola larghezza della navata centrale, con volute laterali e timpano triangolare presenta, al centro, una grande finestra rettangolare chiusa da una vetrata policroma inquadrata da due piccole lesene.

Ai lati due svettanti campanili progettati nel 1752 dall’architetto Giacomo Aragona, a cui si deve la direzione dei lavori dell’attuale facciata, incorniciano e danno slancio verticale alla struttura: adornano i campanili due orologi ottocenteschi e quattro statue in stucco che raffigurano S.Rosalia e S.Filippo Neri a destra, e S.Ignazio Martire e S.Francesco di Sales a sinistra.

La monumentale cupola eretta su progetto di Francesco Ferrigno e con la direzione di Simone Marvuglia, è del 1732: internamente presenta decorazioni geometriche del figlio di quest’ultimo

(G. Venanzio Marvuglia) del 1772.

Va ricordato che il 5 aprile del 1943 la chiesa fu gravemente danneggiata da un bombardamento aereo che causò il crollo delle arcate della tribuna con tutta la cupola soprastante, delle volte ricoprenti la tribuna e del braccio sinistro del transetto. Cessati gli eventi bellici si attuarono, come per altri monumenti feriti dalle bombe, le procedure per portare a compimento, se pur con qualche compromesso, l’impegnativa opera di ricostruzione.

Palermo - Sant'Ignazio all'Olivella

L’INTERNO

La pianta della chiesa, a croce latina e dal pronunciato andamento longitudinale, si articola su tre navate, una centrale e due laterali più piccole separate da dieci arcate sostenute da una doppia fila di colonne tuscaniche, sei per ogni fianco, in marmo grigio di Billiemi realizzate dal marmoraro Antonino Falcone nel 1611: ai fianchi delle navi laterali si aprono cinque cappelle su ciascuno dei due lati, che custodiscono una significativa antologia di mirabili opere d’arte realizzate da alcuni tra i migliori artisti che operarono in Sicilia tra i secoli XVII e XVIII.

Tutto l’interno della chiesa, cappelle comprese, fu modificato in stile neoclassico nella seconda metà del XVIII secolo, e in una seconda fase, nei primi anni dell’ottocento da G.Venanzio Marvuglia, a cui si devono tutte le decorazioni della volta della cupola, come già accennato, e delle pareti. Di notevole pregio è il settecentesco pavimento a intarsi marmorei di tipo “commesso” che accoglie, al centro, un Cuore fiammeggiante simbolo della Congregazione di San Filippo Neri.

Le Cappelle della navata destra

La prima Cappella di destra, dedicata a Sant’Isidoro Agricola, accoglie sull’altare la seicentesca tela che raffigura il Miracolo di San Isidoro Agricola, opera attribuita a Domenico Fiasella detto anche il “Sarzana” dal paese d’origine. A destra un monumento funerario della famiglia del Guasto.

La seconda cappella, un tempo sotto il patrocinio della famiglia Zati marchesi di Rifesi, era intitolata a San Giovanni Battista, oggi a Santa Gemma Galgani; la cappella è tutta incrostata di marmi mischi e presenta un apparato decorativo di grande effetto, realizzato tra il 1656 e il 1659 dagli artisti Giuseppe Marino, Ottavio Bonomo e Carlo D’Aprile su disegno dell’architetto del senato Gaspare Guercio. Nell’altare, interamente decorato con marmi policromi e stucchi, oggi si trova una tela novecentesca raffigurante Santa Gemma Galgani, opera attribuita al palermitano Benedetto Zangara, che sostituisce l’antico dipinto degli inizi XVI secolo raffigurante la Vergine in adorazione col Bambino e San Giovannino riferibile alla scuola di Lorenzo Credi (oggi custodito a Palazzo Abatellis). Chiude la cappella una elegante balaustra marmorea.

Segue la cappella dell’Immacolata appartenuta ai marchesi di Savochetta; sull’altare, opera dell’architetto Giuseppe Patricolo del 1864, era documentato un tempo il quadro raffigurante la Vergine in Gloria tra i Santi Francesco d’Assisi, San Francesco di Paola, Santa Caterina e Santa Elisabetta d’Ungheria, opera del pittore toscano Filippo Paladini. Oggi la cappella ospita l’ottocentesca statua lignea della Immacolata Concezione opera di Alessandro Bagnasco (1873); il rivestimento argenteo del manufatto è del raffinatissimo orafo Gioacchino Marano. Nelle pareti laterali, entro delle nicchie, troviamo a destra la statua di Davide e a sinistra il profeta Isaia di Benedetto De Lisi.

La quarta Cappella è dedicata a Santa Rosalia; presenta sull’altare, inquadrato da due colonne in marmo rosso, una tela settecentesca che raffigura Santa Rosalia incoronata dalla Vergine con il bambino attribuita a Filippo Randazzo. Ai lati sono presenti affreschi monocromi raffiguranti scene della vita di Santa Rosalia e un gran numero di reliquie. Sotto l’altare un paliotto reliquiario del XVIII secolo.

La quinta Cappella è oggi dedicata alla Divina Misericordia; presenta un altare inquadrato da due colonne in granito e timpano triangolare con al centro un’immagine del Cristo benedicente e nelle pareti laterali delle vetrine con ex voto.

Cappelle della navata sinistra

La prima cappella a sinistra detta dellArcangelo Gabriele, un tempo sotto il patrocinio della famiglia Castelli principi di Torremuzza, presenta ai lati i sepolcri funerari di Gregorio Castelli, a destra, e sul lato opposto il monumento a Gabriele Lancillotto Castelli realizzato nel 1792. Al centro, sull’altare, il dipinto raffigurante L’Arcangelo Gabriele, raffinata opera del monrealese Pietro Novelli. Nella volta è affrescato il Cristo Risorto.La seconda cappella è intitolata a Santa Maria Vergine; vi sono collocati, sopra l’altare, dove un tempo era documentata la statua di Santa Maddalena, il dipinto che raffigura la”Fuga in Egitto” del palermitano Pietro Volpes (1873), autore anche dei due dipinti delle pareti laterali; “lo Sposalizio della Vergine”, e il “Sogno di San Giuseppe”.Vi si trova anche una piccola statua lignea di Santa Maria Goretti. Nel paliotto un presepe settecentesco di stile napoletano.

La terza cappella intitolata al Santissimo Crocifisso è la più esuberante e ricca. Fu eseguita nel XVII sec. per volontà del padre Giuseppe Gambacorta che vi spese una somma ragguardevole per i tempi, oltre 40 mila scudi (tutta la sua eredità).

Tutt’intorno un profluvio di pietre rare, agate, ametiste, lapislazzuli, topazi, granatine, eliotropie e fregi dorati. Degno di nota lo splendido Crocifisso ligneo seicentesco, opera di Alessandro Algardi posto su un reliquario in lapislazzuli e rame dorato chiuso da una vetrata a disegni geometrici. Ai lati le statue dell’Addolorata e San Giovanni Evangelista, commissionati a Genova da padre G.ppe Gambacorta alla famosa bottega degli Orsolino, stucchi e affreschi di Vincenzo Riolo.

L’altare su colonne in diaspro massiccio realizzato dal marmoraro Giovan Giacomo Ceresola su disegno di Mariano Smiriglio rappresenta una mirabile sintesi di architettura e di scultura di straordinaria bellezza. Gli affreschi nella volta sono stati realizzati nel 1621 dal pennello di Pietro Novelli: il pavimento, tutto lastricato di porfido e marmi di vari colori è stato realizzato nel 1669. La cappella è chiusa da una artistica cancellata in ottone.

La cappella che segue era un tempo dedicata a San Carlo Borromeo (oggi è dedicata al Beato Sebastiano Valfrè); presenta ai lati due monumenti funebri a mischio della famiglia Colnago che successero ai Posterna nello jus patronatus della cappella; sull’altare il dipinto di Salvatore Lo Forte che raffigura il Beato Valfrè che risana lo storpio del 1835.

La quinta cappella, realizzata nel 1622, fu dedicata dai padri filippini a San Filippo Neri loro fondatore. Al centro dell’altare, composto da due colonne di diaspro e due di pregiato granito, vi è collocato il settecentesco dipinto raffigurante L’apparizione della Vergine a San Filippo Neri del pittore romano Sebastiano Conca (1740). Il dipinto sostituisce la tela, purtroppo deteriorata che raffigurava il santo titolare, opera del famoso Guido Reni. Nelle pareti laterali troviamo, a destra la statua di San Giuseppe e Gesù bambino e a sinistra San Gioacchino e Maria bambina, opere attribuite a Giovan Battista Ragusa del 1729-31. Chiude la cappella una elegante balaustra in marmi mischi eseguita da Gioacchino Vitagliano nel 1722.

Transetto

Il braccio sinistro del transetto, eseguito nel 1617 dal maestro Giovan Giacomo Ceresola su disegno di Mariano Smiriglio, è dedicato a Sant’Ignazio Martire. Degna di nota la pala raffigurante il “toccante” Martirio di Sant’Ignazio di Filippo Paladini che si trova sull’altare. Nella nicchia sul lato sinistro è posta la statua in stucco di San Giovanni Battista.

Il braccio destro, eseguito sempre dal Ceresola, è la Cappella della Vergine; sull’altare in marmi policromi è collocato il quadro dipinto da Filippo Paladini nel 1605 raffigurante la Madonna degli Angeli. Ai lati i monumenti funerari di Baldassare del Castillo a sinistra e di Antonio Corvino a destra.

La zona absidale

Nel presbiterio, il neoclassico altare maggiore in marmi policromi realizzato dai maestri Vincenzo e Salvatore Todaro, esponenti di una operosa famiglia di “petristi, su disegno di Giuseppe Venanzio Marvuglia, sostituisce quello ideato nel 1722 da Francesco Ferrigno su disegni di Filippo Juvarra. L’altare presenta un delizioso tabernacolo a forma di tempietto ed è sormontato dalla preziosa pala di Sebastiano Conca che raffigura il Trionfo della SS Trinità. Nella parte superiore, al centro della luminosa “Gloria”, scritto a caratteri cubitali, il tetragramma biblico in ebraico, cioè le quattro lettere “JHWH” (il nome di Dio in ebraico ossia JehovahColui che diviene e fa divenire ogni cosa). Ai lati dell’altare due statue dei Santi Pietro e Paolo di Ignazio Marabitti (1788 ca.).

Nelle nicchie delle pareti laterali sono inserite quattro pregiate statue in stucco modellate da Gaspare e Giuseppe Firriolo 1786-90, che raffigurano i santi Evangelisti insieme ai rispettivi simboli iconografici. Nei riquadri della volta affreschi di Antonino Manno.

Sul lato sinistro della chiesa si trova l’omonimo Oratorio, edificato nel 1769 su progetto dell’architetto Venanzio Marvuglia. A destra, la monumentale ex “Casa della Congregazione dei padri filippini”, oggi sede del “Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas”, uno dei più importanti musei italiani.

Nicola Stanzione

Chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella
Piazza Olivella, 1 – 90133 Palermo

Tel. +39.091586867 – +39.0916091324.

Orario Sante Messe:
Da lunedì a sabato ore 7:50, 18:30.
Domenica e festivi: 10:00, 11.30.

Apertura al pubblico:
Lunedì, martedì, giovedì e sabato dalle ore 7:00 alle ore 10:00 e dalle ore 17:00 alle ore 20:00.
Mercoledì dalle ore 7:00 alle ore 8.00 e dalle 17:00 alle 20:00.
Domenica e festivi: 9:00-13:00.

http://oratoriosanfilipponeripalermo.org/

4 COMMENTI

  1. Sono venuta da Milano e volevo vedere questa chiesa, entro con un abito a maniche lunghe e lungo fino al ginocchio e trovo all’ingresso un maleducato che mi impedisce di entrare in chiesa. Queste persone allontanano dalla chiesa e non fanno bene alla comunità, se volete vi invio le foto dell’abito.
    Che tristezza, come sono lontane queste persone dall’insegnamento di Gesù

    • Mi dispiace molto, non capisco proprio quale sia stato il problema allora, ma al bigottismo di alcuni non ci si può porre rimedio

  2. Cercato dappertutto ma non sono riuscita trovare significato dell’iscrizione illuminata sull’altare …potete x favore chiarire questo punto ? cosa eccezionale in una chiesa (forse anche,unica al mondo). Grazie

    • Se ti riferisci alla scritta illuminata posta in alto, tra le nuvole di marmo, sopra l’altare, si tratta del nome di Dio, il sacro tetragramma, scritto in ebraico: JHVH

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