Donna Caterina Villaraut: cuore di Donna

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Donna Caterina Villaraut

Tra le antiche residenze signorili palermitane si erge l’imponente ed austero palazzo Villaraut, antica abitazione della Baronessa di Prizzi Donna Caterina, moglie di Giovanni Villaraut.
Forse perché la coppia non ebbe figli, o forse per altri motivi a noi ignoti, Caterina, alla morte del marito, decise di ritirarsi nella sua abitazione e di non fare ritorno a Prizzi, rifiutandone anche la Baronia, quasi a voler presagire ciò a cui si sarebbe dedicata per il resto della sua vita. Alla morte della Donna, infatti, era stata già disposta la fondazione di un monastero, che la nobildonna volle intitolare alla Santa di cui portava il nome e in cui donne pie, ma povere, potessero avere un rifugio ed un’educazione impartita loro dalle monache che vestivano l’abito Domenicano.
L’antico conservatorio sito nell’attuale via Garibaldi sembra sia stato completato in una decina d’anni, finanziato dalla rendita di 200 onze devolute dal Monte di Pietà, a seguito dell’eredità lasciata da Donna Caterina.

L’essere religiosa e la connaturata bontà d’animo, la resero sensibile nei confronti del prossimo meno fortunato, tanto da perpetuare l’esempio dalla santa da cui aveva preso il nome; anche santa Caterina da Siena, infatti, aveva dedicato la propria vita ai più poveri e agli infermi, poiché «la carità è madre e regina di tutte le virtù» e probabilmente la devozione della Santa verso i malati che nessuno assisteva, verso gli “ultimi”, avrà certamente ispirato Caterina nella sua opera di beneficenza. Le donne aiutate da Caterina rappresentavano, probabilmente, per lei le figlie che non era mai riuscita ad avere, e forse con questa opera di carità verso tantissime ragazze, ebbe modo, finalmente, di riscattare quell’istinto materno, ormai soppresso.
Così la fondazione, creata da una donna per le donne, mantenne la sua funzione nel corso degli anni, e non bastò a provocarne la chiusura neanche la legge del Luglio 1866 che scioglieva le congregazioni religiose, i conservatori e tutto ciò che prevedesse una certa vita comune di carattere ecclesiastico. La legge, infatti, non riguardò la fondazione di Caterina, che continuò a perseguire lo scopo come purtroppo spesso succede, le grandi idee lasciano il tempo che trovano e sono destinate a morire con chi le crea. Fortunatamente, questo non è il caso dell’opera di Donna Caterina, una donna che decise spontaneamente di donare tutti i suoi averi e di dare una casa, un rifugio, un tetto ed un’educazione a migliaia di donne e ragazze in condizioni di miseria e di isolamento. La donna, quindi, al centro della sua opera. La donna che viene ancora oggi troppo spesso “ghettizzata”, lasciata da sola, e che all’epoca dei fatti sicuramente viveva una situazione non facile.
Dopo che il Conservatorio è rimasto chiuso e abbandonato per circa 24 anni, è tornato oggi a rivivere, recuperando, così il suo scopo originario.
Biagio Conte, missionario italiano laico, ha dato vita alla “Missione di Speranza e Carità”, per cercare di rispondere alle drammatiche situazioni di povertà ed emarginazione in cui versa buona parte della popolazione. Per riuscire ad ospitare ed aiutare le donne italiane o straniere, single o madri con bambini, nel Dicembre 1998, è riuscito a ottenere dal Comune l’affidamento della struttura da destinare all’accoglienza delle donne. Appare quindi curioso e degno di nota che l’edificio dopo 500 anni di storia, continui ad avere il suo ruolo di accoglienza per povere donne bisognose.
Nella comunità di Via Garibaldi n. 3, denominata “Accoglienza Femminile”, vivono anche tante donne con disagi mentali o ex prostitute che hanno deciso di iniziare una nuova vita, accolte nella Missione perché ancora bisognose di cure, di pace e tranquillità. La stessa pace e tranquillità che Caterina aveva deciso di “donare” alle donne meno fortunate, che, trovatesi sole, con neonati da mantenere, o semplicemente abbandonate dalla famiglia, non avendo più alcun posto in cui andare, avevano quindi finalmente trovato un luogo accogliente in cui vivere una vita dignitosa e rendersi utili: le ragazze ospiti dell’ex conservatorio si dedicavano anche alla preparazione di paste e minestre, così da partecipare alle spese dell’istituto dando un loro contributo.
Donna Caterina, la Signora dal cuore incredibilmente grande, potrebbe oggi ritenersi soddisfatta nel vedere che c’è ancora chi crede nella carità, chi dà una seconda possibilità a coloro che altrimenti non potrebbero andare avanti. A distanza di secoli, infatti, la sua opera, la sua devozione e la cura nel cercare di aiutare donne, madri e bambini appare ancora oggi in movimento.

di Maria Giulia Causa

Tratto da “La Palermo delle donne” di Claudia Fucarino

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2 COMMENTI

  1. …storia molto bella …… ancora oggi la missione vive e testimonia che la carità e la solidarietà sono elementi nobili dell’umanità….graxie x averne data conoscenza.

  2. Grazie mille.
    I am an American woman, a Villaraut descendent, so this article about Baroness Caterina, the wife of Baron Giovanni Villaraut III of Prizzi 1567-1587, is fascinating to me. I have emailed it to my cousins here in America. My grandfather was Salvatore Villaraut from Prizzi; this story is part of his, and my, family heritage. When I visit Palermo again I will look for this building on Via Garibaldi, now that I know its history and the story of Caterina. Sorry I am not able to write this comment in Italian.

Rispondi a Toni (Villaraut) Belleranti Cancella la risposta

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