madonna dei rimedi

Come fa notare Rosario La Duca in un articolo del 1977, gli edifici che un tempo venivano costruiti al di fuori della città, non si trovavano mai vicine alle mura. Questo era dovuto a ragioni di sicurezza cittadina in quanto, una chiesa o un palazzo, avrebbero fornito una buona protezione contro le frecce prima e le pallottole più tardi, rendendo quel tratto di cinta muraria meno efficace. La distanza minima consentita era di mezzo miglio (circa 700 metri) anche se, come spesso accade da noi, esiste un’eccezione. Si tratta del convento di S. Teresa dei carmelitani scalzi, nell’odierna piazza Indipendenza.

In questo luogo già degli strani eventi erano avvenuti. Si dice che durante l’assedio normanno del 1064, le truppe di Goffredo Malaterra, lì accampate, subirono un misterioso attacco da parte di ragni velenosi che causarono forti dolori ai soldati, rendendoli inadatti a combattere. Nell’impossibilità di battere in ritirata, il Malaterra chiese un aiuto Divino, che a quanto pare arrivò, con grande riconoscenza di Goffredo che decise di costruirvi una chiesa, intitolata alla Madonna dei Rimedi.
Se però, nel XVII secolo, la presenza di una chiesetta era tollerabile, non lo era certo il grande complesso richiesto dai carmelitani, che sin da subito fu causa di contrasti e discussioni. La sua costruzione era stata promessa dal viceré Paceco, duca di Vigliena, al carmelitano Padre Carmelo, che era venuto da Roma a confortare il reggente nei suoi tormenti personali e religiosi. E fu lo stesso viceré che, dopo aver sborsato una grossa somma per l’acquisto del terreno appartenente a donna Isabella Corto, organizzò la posa della prima pietra nel 1610, con una cerimonia in pompa magna che proprio non fu digerita dal consiglio di guerra, giustamente preoccupato per la compromissione delle difese cittadine.
Il vento cambiò l’anno successivo, quando subentrò il nuovo viceré, Don Pietro Giron, duca d’Ossuna, il quale fu irremovibile. Diede ai padri carmelitani sei giorni, affinché interrompessero la costruzione, giunta già a buon punto, e abbandonassero il sito.
Chiamatela suggestione o intervento divino, ma la notte prima del previsto sgombero il viceré andò a dormire tra “dolori di stomaco, oppressione d’animo ed effervescenza al cuore”. Segno divino (o solo indigestione). Immediatamente i precedenti ordini furono revocati e il duca d’Ossuna in persona si prodigò affinché il complesso conventuale fosse completato al più presto.
Dalla soppressione degli ordini religiosi del 1866, il grande complesso fu adibito ad uso militare e persino la chiesa fu, inizialmente, utilizzata come magazzino. Quando quest’ultima riaprì al culto ci si accorse che la maggior parte delle decorazioni e delle opere d’arte presenti, erano ormai andate perdute.
Come il La Duca sottolinea, talvolta per ottenere delle eccezioni alle regole esistono altri metodi, oltre a favori, corruzioni e cavilli giuridici, ci si poteva avvalere anche dell’intervento divino che, per fortuna, è più difficile da ottenere.

Samuele Schirò

4 COMMENTI

  1. ciao . Scusa sto facendo una piccola ricerca proprio sulla Madonna dei Rimedi ma so molto poco . Tu mi puoi dare qualche informazione in più? so che lo ha realizzata Gagini e il perioo nel 500 ? si può collegare qui parlando della Controriforma?

    • Ciao. Tutte le informazioni in nostro possesso sono scritte nell’articolo, potresti andare ad informarti direttamente in Chiesa, magari hanno fascicoli che possono esserti utili

  2. ciao . molto interessante . Sto facendo una piccola tesina sulla Madonna dei Rimedi e sò pochissimo . So’ che l’ha realizzata Gagini , il periodo nel 600 giusto? Con il periodo dell’arte della Controriforma c’entra molto ? spero che mi rispondi , Grazie

Rispondi a Redazione Cancella la risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.