Il Palazzo dei normanni: una storia lunga più di duemila anni

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Il complesso monumentale del Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale di Palermo, come adesso lo vediamo,  è molto diverso da quel meraviglioso edificio raccontato con stupore e meraviglia dai cronisti che lo visitarono dopo gli anni della sua prima costruzione nel XII secolo. Pensate che dopo meno di 300 anni dalla sua realizzazione, il Palazzo venne inspiegabilmente abbandonato fino al XVI secolo, quando tornò ad essere dimora dei viceré; ma rifacimenti, demolizioni e ricostruzioni ne hanno modificato profondamente la struttura e cancellato irrimediabilmente l’aspetto originario. Eppure è sorprendente sapere che il Palazzo fu costruito su una struttura preesistente risalente nientemeno all’origine stessa della città di Palermo: più di duemila anni di storia dunque!

La storia antichissima: la fortezza prima del Palazzo dei Normanni

La prima costruzione di una struttura fortificata viene fatta risalire al tempo dei Fenici, quando scelsero questo luogo come base per i loro traffici commerciali. Man mano che il complesso urbano andava formando quella che sarebbe diventata la città “tutto porto” (Panormus), per proteggere il loro insediamento, eressero mura di difesa e torri di avvistamento: una di queste, potrebbe essere stata il primo nucleo del Nostro Palazzo-fortezza.

Nei più di mille anni successivi, segnati dalle dominazioni greche, romane e bizantine, non si hanno notizie certe connesse al palazzo, fino a quando, intorno al 837 gli arabi conquistarono la Sicilia, è proprio qui costruirono la loro roccaforte, El Qasr (da cui il “Cassaro”).
Nel 937 il primo abbandono: la residenza degli Emiri fu spostata giù verso il mare dove nel frattempo era stato costruito un altro castello, chiamato poi castrum inferior o “Castello a Mare” in contrapposizione al Palazzo, denominato castrum superior per la posizione.

Ruggero II e la nascita del Palazzo dei Normanni

Il palazzo dei Normanni deve il suo nome al suo principale artefice: il normanno Ruggero II (1095-1154), figlio di Ruggero di Altavilla che insieme a Roberto il Guiscardo, avevano conquistato la Sicilia e Palermo, sottraendola al dominio arabo.

Il 25 dicembre del 1130, Ruggero II fu incoronato primo re di Sicilia e scelse proprio questo castello-fortezza come dimora.
Intraprese una serie di costruzioni e ingrandimenti, realizzati in stile arabo-bizantino, perché l’antica fortezza assumesse la forma di un “palazzo degno di un re”: e fu un’opera che destò l’ammirazione e lo stupore dei visitatori dell’epoca. 

L’antica planimetria originaria del complesso edilizio al tempo dei normanni è andata irrimediabilmente perduta e oggi è difficile immaginare come poteva essere. Tuttavia, basandosi sulle testimonianze di cronisti dell’epoca si è provato a ricostruire idealmente tutto il complesso, purtroppo con tanti interrogativi rimasti aperti.
Di sicuro esistevano almeno quattro torri tutte collegate da camminamenti ed altre fabbriche più basse. Al centro dell’ampio cortile che si apriva tra le costruzioni, il re fece erigere la sua cappella privata.

La Cappella Reale (cappella Palatina).

La cappella Reale o Palatina, dedicata a san Pietro, fu costruita su una chiesetta preesistente intitolata a Santa Maria di Gerusalemme o delle Grazie. Edificata in stile bizantino e arricchita da meravigliosi mosaici, il risultato fu un capolavoro dove si può riconoscere la politica di tolleranza adottata da Ruggero II. Non c’è alcun dubbio a considerarla uno dei gioielli medievali meglio conservati al mondo. Certo, è stata riveduta e ripresa più volte nel corso della sua storia, tuttavia, l’impianto e la meraviglia che suscitava e ancora suscita ai visitatori è la medesima. 

A quel tempo, il suo aspetto esteriore era totalmente diverso ad oggi. Della sua facciata originaria non è rimasto quasi nulla perché inglobata da altre strutture più recenti. Originariamente sorgeva isolata, l’abside rivolta ad oriente come vuole la tradizione bizantina, al centro, tra le costruzioni e le torri, visibile e accessibile dal piano aperto verso la città.

Probabilmente vi si poteva accedere attraversando un ampio complesso di colonnati che formavano un grande atrio tra le torri nel cui centro era posta una fontana. Questo spazio veniva chiamato dai cronisti “Aula Verde”, perché tutt’intorno doveva esserci una folta vegetazione.
Tutt’intorno altri colonnati e percorsi coperti, uno dei quali conduceva alla cattedrale. Di tutto questo più nulla da quando nel 1553 la torre Rossa e tutto il resto scomparvero, abbattuti per ordine del viceré Giovanni Vega.

Il complesso monumentale

Del complesso originale del Palazzo dei Normanni è rimasto ben poco, e non è facile ricostruirne la struttura. Delle torri solo la Pisana, delle altre, modificate o abbattute, non è stata individuata con certezza la struttura e di qualcuna neppure l’ubicazione. La torre, detta Pisana e l’adiacente Joharia, dovevano ospitare gli appartamenti dei sovrani, la Torre Chirimbi (mai individuata) e quella Greca, si ritiene che dovevano essere adibite ad accogliere la gran corte cosmopolita, ospite abituale del complesso.
Le fabbriche di pertinenza del palazzo includevano inoltre una Zecca ed il Tiraz, un laboratorio artigianale di derivazione islamica, dove venivano prodotti beni di gran lusso e venivano filate e ricamate stoffe preziose per i funzionari, tra le quali spicca il magnifico mantello di Ruggero, adesso ospitato nel museo di Vienna.

La Torre Pisana

La torre Pisana, che ancora svetta sul piano di piazza della Vittoria, rappresenta la parte più antica e originale dell’intero complesso. Si tratta di uno dei pochi esemplari superstiti del gusto architettonico arabo, così come ancora si può vedere in alcune torri dell’Africa settentrionale. 

La struttura è un blocco squadrato, diviso in piani e in ciascuno un padiglione centrale tutt’intorno disimpegnato da corridoi di servizio. Le forme arabeggianti si riconoscono nel taglio geometrico, nella tecnica costruttiva con piccoli conci a vista privi di colorazione. Suggestivi i leggeri chiaroscuri ottenuti con cornici e paramenti murari, con un gioco di nicchie e modanature che formano archi ciechi intorno alle finestre monofore. 
All’interno, al piano terra, la “Sala del Tesoro” che doveva ospitare la zecca e ai cui angoli erano poste quattro grandi anfore per la riserva aurea.
Al piano superiore, l’altissima sala, ora ufficio del Presidente dell’Assemblea regionale, doveva essere ornata da splendidi mosaici di cui oggi rimangono esigue tracce. 

Le sale antiche

Attigua alla sala presidenziale, probabilmente appartenente alla Joharia, si trova la famosa “Sala di Ruggero”, ornata di marmi neoclassici e decorata da magnifici mosaici con scene di caccia ed animali esotici.
Accanto alla Sala di Ruggero si entra nella sala detta “dei Venti”, anch’essa facente parte della Joharia, ed oggi piuttosto rimaneggiata da tardivi restauri: presenta colonne ai quattro angoli che sopportano archi a sesto acuto e delimitano un deambulatorio attorno allo spazio centrale, che un tempo doveva essere a cielo aperto, ma ora è coperto da un tetto in legno.
Al di sotto, c’è la “Sala degli Armigeri” con grandi archi che disegnano volte a vela, tutti sorretti da grandi pilastri quadrati. 
Completano la struttura, le massicce prigioni dell’ala sud-orientale ed un settore del prospetto posteriore caratterizzato dallo stesso linguaggio geometrico della torre Pisana.

Il palazzo dei Normanni dopo i normanni

Dopo gli splendori del dominio normanno, il Palazzo venne abitato, se pur sporadicamente da Federico II di Svevia, mantenendo essenzialmente la stessa struttura e la stessa animazione culturale che aveva caratterizzato il periodo ruggeriano: è noto a tutti che durante il soggiorno palermitano, il sovrano amava circondarsi di poeti e letterati di ogni cultura, dando vita alla famosa “Scuola poetica Siciliana” riconosciuta degna di nota dallo stesso Dante e Petrarca.

1250 – Con la morte di Federico II, insieme alla casata Sveva, anche il Palazzo cadde nell’oblio a causa delle travagliate e sanguinose lotte politiche che imperversarono in Sicilia, passata  prima agli Angioini e dopo la Rivolta dei Vespri Siciliani del 1282, agli spagnoli Aragonesi. 

1392 – Martino d’Aragona fece decapitare per tradimento Andrea Chiaramonte e trasferì la sede del governo nel Palazzo Chiaramonte prima, e nel Castello a Mare dopo. Il palazzo Reale venne degradato a fortezza e lasciato all’abbandono. Solo la cappella Palatina manterrà il suo ruolo e verrà più volte restaurata.

1513 – Il Palazzo fu ceduto all’Inquisizione per una cinquantina d’anni, poi divenne sede dei Viceré spagnoli che iniziarono una serie di lavori di “adeguamento e  ristrutturazione” purtroppo a scapito delle fabbriche più antiche che vennero abbattute o inglobate fino a sparire del tutto.

1553 – Venne demolita la Torre Rossa e rase al suolo le strutture di collegamento col corpo principale. Bastioni e mura di rafforzamento vennero costruiti sul lato occidente insieme ad un corpo di guardia tra la Torre Pisana e la Torre Greca, che venne abbassata in altezza.
Le strutture del prospetto occidentale furono demolite e vennero realizzate tre sopraelevazioni: nel seminterrato saranno ricavate le Sale Duca di Montalto; un piano che si affaccia sul “Cortile della Fontana” (1581-84); la terza elevazione con la sala per le sedute ‘Parlamenti generali del Regno’, convocate periodicamente dai Sovrani spagnoli.

1580 – Il viceré Marcantonio Colonna, fece realizzare un lungo corridoio scoperto per collegare il Palazzo alla riedificanda Porta Nuova. Negli anni successivi, questo corridoio venne coperto e adibito a Comando militare della Regione Sicilia.

1599 – 1601 – Furono costruiti il grande cortile Maqueda (dal nome del Viceré) e lo scalone d’onore destinato a collegare i tre livelli dei loggiati.

Negli anni successivi un grande nuovo prospetto manieristico, con vasti ambienti su due piani, venne addossato all’antica struttura normanna occultandola definitivamente.

Altri interventi di stravolgimento del complesso normanno seguiranno senza sosta fino alle soglie del XIX secolo: sarà demolita la cupola della Torre Joharia e sostituita da una copertura lignea. E poi, durante il periodo del governo dei Borbone in Sicilia, la costruzione dell’Osservatorio astronomico al di sopra della torre Pisana, la decorazione delle pareti e della volta della Sala del Parlamento che sarà chiamata ‘Sala d’Ercole‘, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Conclusione

Oggi, il palazzo dei Normanni rimane senz’altro uno dei monumenti più notevoli della città di Palermo, tuttavia a causa delle vicissitudini storiche e architettoniche a cui è andato incontro, ha perso tantissimo del fascino originale che doveva possedere, ma di cui non abbiamo neppure una conoscenza architettonica certa. Vale comunque la pena di visitarlo rivivendo con l’immaginazione i due millenni di storia che si intrecciano con quelli di Palermo e della Sicilia.

Saverio Schirò

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Per informazioni sui costi e gli orari per visitare il complesso: ⎆Fondazione Federico Secondo

Documenti e fonti

Al-Idrisi nel Libro di Ruggero, un trattato di geografia terminato verso il 1154

“Palermo si compone di due parti: la parte detta al-Qasr (il Cassaro) e quella chiamata al-rabad (il sobborgo). […] Il Cassaro, la parte più difesa e più elevata, può resistere agli attacchi ed è di fatto imprendibile. Alla sua sommità è un edificio munito (hisn) costruito recentemente dal grande re Ruggero e realizzato con enormi blocchi di pietre da taglio ricoperte di mosaici. Le mura del Cassaro sono bene allineate ed elevate, le sue torri ed i suoi posti di guardia sono d’una costruzione molto solida, così come i differenti palazzi e le sale a ridosso. Queste ultime sono ornate da motivi calligrafici di grande meraviglia e ricoperti da pitture notevoli”. 

Hugo Falcandus, abate di Saint Denis, XII sec.

“La parte opposta, dall’altra parte della città, è occupato dal Palazzo Nuovo, costruito in opus quadratum con meravigliosa diligenza e ammirevole fattura, circondato all’esterno era un grande giro di mura e sorprendente l’interno per l’abbondanza e lo splendore delle gemme e dell’oro; sopra da un lato c’è la Torre Pisana che custodisce il tesoro, dall’altro la Torre Greca che sovrasta la parte della città conosciuta come Kemonia. L’area intermedia è adornata da quella parte del palazzo chiamata Joharia, che ha la maggior quantità di ornamenti ed è splendente per la magnificenza delle sue svariate decorazioni; il re è abituato a frequentare quando vuole dedicarsi al tempo libero e alla tranquillità. In questo stessa zona, nel restante spazio, sono presenti vari locali destinati alle matrone, le donzelle e gli eunuchi che sono al servizio del re e della regina. E ci sono anche altri appartamenti, davvero splendidi l’abbondanza della loro decorazione, dove il re discute gli affari di stato con i suoi intimi in gran segreto, oppure riceve notabili per parlare degli affari pubblici del regno. Né si dovrebbe mancare di menzionare le nobili botteghe adiacenti al palazzo, dove si filano i bozzoli di seta e fili di vari colori e vengono utilizzati per diversi tipi di tessuto tessuti […] 

Sulla Cappella Palatina
Inoltre, quelli che entrano nel palazzo dalla parte che si affaccia sulla città arriva prima alla Cappella Reale, il suo pavimento ricoperto di magnifiche opere, le sue pareti decorate nella parte inferiore con lastre di marmo pregiato e nella parte superiore con mosaico, parte in oro e in parte in vari colori, che mostrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. L’altissimo soffitto in legno è ornato da eleganti intagli,con meravigliosa varietà di pittura e con uno splendore d’oro che emette raggi ovunque “. 

Così, dunque, distribuito, abbellito ed in ogni maniera disposto per viverci raffinatamente, il Palazzo domina l’intera città, come il capo domina le rimanenti parti del corpo… 

Ibn Giubayr, viaggiatore e scrittore andaluso che nel 1183-1184, visitò Palermo durante il regno di Guglielmo II

Stavamo per entrare in città [Palermo] quando fummo fermati e condotti alla porta vicino ai palazzi del re. […] Attraverso spazi aperti, porte e corti reali, ammirammo palazzi con le torri squadrate, giardini e anticamere occupate da personale di servizio che abbagliarono i nostri occhi e confusero i nostri pensieri […] Tra le cose che vedemmo c’era una sala (maglis) in una spaziosa corte circondata da un giardino e i lati occupati da colonnati. La sala occupava l’intera lunghezza della corte e noi ci meravigliammo della sua estensione e dell’altezza delle sue logge. Poi ci fu detto che qui il re pranzava con la sua corte. Questi colonnati e le anticamere sono dove i suoi giudici, gli addetti al suo servizio e gli amministratori siedono in sua presenza…”

Fonti

  • ARS, Assemblea Regionale Siciliana, Il Palazzo Reale, la Storia
  • R. Longo, The Royal Palace in Palermo – The medieval Palace, in academia.edu
  • F. D’Angelo, Il Palazzo dei Re Normanni, in Notiziario Archeologico della Soprintendenza di Palermo, 42/2019
  • R. Delogu, V. Scuderi ED, La Reggia dei Normanni e la Cappella Palatina, Sadea/Sansoni Firenze, 1969
  • S. F. Romano, Breve storia della Sicilia, Momenti e problemi della civiltà siciliana, ERI, Torino 1964.

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

1 COMMENTO

  1. Una meraviglia incredibile. Ogni volta che vengo a Palermo devo assolutamente fermarmi in questo bellissimo monumento unico al mondo. Non vedo l’ora di poterlo visitare di nuovo.
    Saluti da Pavia

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