L’ospite inquietante (e l’arrivo del coronavirus)

Una riflessione sulla pandemia

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Agli inizi  del 2020 arriva l’imponderabile, il non aspettato, un ospite inquietante, forse più del nichilismo di cui si conoscono i contorni. Si trattava di un virus sconosciuto che ci spiazzava e ci irrigidiva. Non si trattava di paura, che può avere le sembianze di un volto estraneo e minaccioso, dalla quale potevamo difenderci, ma dall’angoscia di un nemico subdolo che scardinava le nostre sicurezze. Il virus era tra noi ma non potevamo identificarlo. In molti venivano  colti da un’angoscia depressiva. Un’angoscia che non riguardava la nostalgia di  un passato irreversibilmente perduto, le occasioni perse, ma il futuro stesso oscurato dall’imprevedibilità degli avvenimenti.

Troverò il mondo come prima? Sarà ancora possibile realizzare i progetti con la stessa fiducia  con la quale erano stati alimentati? Da un lato la voglia di libertà, dell’incontro,  delle relazioni e degli abbracci, dall’altro la paura dell’altro come possibile untore. Tutti a casa!! Niente uscite, niente negozi, niente sport e ad un tratto ci siamo ritrovati  asserragliati e confinati.
Ci voleva un po’ di tempo per far capire, soprattutto ai giovani, che si trattava di un virus virulento e diffusivo. Da una parte coloro che vivevano l’assenza della libertà come castigo o rinuncia ingiustificata, dall’altra le persone più coscienziose che interpretavano la limitazione della  libertà come una forma di solidarietà. Io mi privo della mia libertà non solo per la salvaguarda della mia salute,  ma anche per  quella degli altri.   

Cosa potevamo ricavare da questa prigione forzata? In molti rievocavano i fasti della famiglia unita attorno al focolare, senza mettere sul conto che fra TV, cellulari e computer non era per niente scontato  che questa unità venisse ristabilita. Se i segni di una tecnologia pervasiva e disgregante erano già evidenti, mi chiedevo cosa sarebbe successo a causa di questa clausura forzata.  Pensavo che questa quarantena avrebbe cementato i rapporti fra genitori e figli e che per le coppie giovani sarebbe stato  un motivo per coccolarsi e coccolare  i loro neonati o giocare con i bambini, mentre qualche dubbio lo nutrivo per alcune coppie sole, di mezza età già immersi in una quotidianità passiva e priva stimoli, con pochi interessi comuni e che si sopportavano per il quieto vivere.

E che dire dei bambini e dei ragazzi, la maggior parte dei quali privati dal luogo di socializzazione per eccellenza e cioè la scuola?
E gli adulti? Credo che sarebbe stato molto difficile disfarsi dei social e dei mezzi di comunicazione. L’unico consiglio che  si poteva dare era quello di riconsiderare il concetto di tempo e decidere di non “ammazzarlo del tutto”, ma salvarne una parte per qualche riflessione personale, dimenticandoci per un po’ del paesaggio esteriore e riscoprire quello interiore. E sì, perché mezzi come TV e social  di per sé non sono negativi. Bisogna capire quanto tempo si dedica   a questi strumenti e a quali temi si è interessati e sappiamo un po’ tutti che nella stragrande maggioranza dei casi la stessa TV non propone argomenti e trasmissioni edificanti , mentre quasi tutti i film sono intrisi di violenza. 

Non voglio dire che non si debba avere nessun  rapporto con il male e i sentimenti negativi. Nelle fiabe dei bambini il bene e il male si alternano e fortunatamente vince sempre il bene, mentre attraverso  la letteratura (quindi attraverso la lettura di un libro) possiamo conoscere i sentimenti e le emozioni dei personaggi,  rafforzare la sfera emotiva e allo stesso tempo scandagliare l’animo umano e rappresentare tutto il reale e il razionale, senza dimenticare la parte irrazionale che alberga dentro  ognuno di no. 

Intanto dovevamo  sorbirci, si diceva,  un altro po’ di quarantena.  Naturalmente  il rischio principale in cui incorrevamo, mentre  eravamo  costretti a rimanere fra le quattro mura domestiche (e malgrado la disponibilità elevata dei mass media), era quello strisciante e subdolo della NOIA.
A tal proposito lo scrittore Gary Zukav, nel suo libro” Il cuore dell’anima” afferma:“ La noia è una fuga dal vostro potenziale più elevato. È la paura della trasformazione che vuole verificarsi e che si verificherà in voi, quando esplorerete le vostre emozioni. E’ la resistenza all’evoluzione spirituale.”     

Il vaccino oggi rappresenta l’unica arma che la scienza ci mette a disposizione per farci intravedere la luce alla fine del tunnel, e dai dati di questi giorni sembra che si stia confermando la sua efficacia. Con trepidante attesa la semplice nostalgia di una serata passata con gli amici ci sta facendo  intuire e assaporare quanto siano determinanti per la socializzazione eventi semplici e abitudinari che molto spesso  davamo per scontati.

Giuseppe Compagno

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Giuseppe Compagno
Direttore della testata giornalistica di Ficarazzi - Villabate "Statale 113.it".

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