Punto è… al Capo, un libro sulla sicilianità

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“Mi chiamo Punto e vengo da lontano…

Parlo in dialetto perché mio padre mi ha detto che così non si capisce che vengo da un altro paese.

Il mio nome lo ha scelto mio padre appena arrivati a Palermo. In questura doveva scrivere sul modulo il nome dei familiari e non comprendendo cosa fosse richiesto, nello spazio riservato ai figli, lui fece un punto.

Un punto e basta! Così, io sono Punto, Punto e basta!”

Maria Concetta Armetta, palermitana, maestra “per scelta” e autrice “per caso” del suo primo libro “Punto è… al Capo”.

Cultura popolare, dialetto e tradizioni, valori come la famiglia, il rispetto degli altri, la diversità, l’accoglienza dello straniero, la saggezza degli anziani, il diritto e il dovere del lavoro, la povertà, l’istruzione, la religiosità… una frammento di vita genuina tra i vicoli del mercato del Capo di Palermo osservati da occhi ingenui e fanciulleschi e raccontati con le semplici parole di Punto.

Scorrendo le pagine Punto parla di sé e della gente del mercato del Capo con la quale condivide giochi, dispiaceri, crude realtà, ma dalle quali riceve momenti di vita unici…

“Le voci dei venditori che abbannìano mi fanno sempre compagnia, anche nei momenti più brutti.

Sono come una ninna nanna che ti rassicura perché è sempre la stessa… riconosco  la voce di Federico il pescivendolo, di Peppino ‘u ricuttaru9, della signora Pina del banco delle mappine10 e quella rauca della vecchia signora Maria che vende le tappine11 più comode di Palermo. Ognuno con la sua voce, ognuno con un verso da cantare e ogni banco con il suo caratteristico profumo.”

E ad arricchire i temi trattati un pizzico di sano dialetto palermitano:

“Punto… Puntoooo! Acchiana subito! Vasinnò u senti a to’ patri stasira1…”

Un vivace contesto narrativo che consente di trattare gli articoli della Costituzione italiana e della Convenzione sui diritti dell’infanzia  attraverso il piacere della lettura, gli spunti didattici e i collegamenti alle parole chiave di Cittadinanza.

Il testo narrativo è corredato da un appendice didattica secondo le indicazioni  del MIUR e della Legge regionale Sicilia 31 maggio 2011, n. 9 -(Norme sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole) e un sito web ricco di approfondimenti e giochi interattivi https://puntoealcapo.wordpress.com/

Un messaggio forte per la riconquista della nostra “Identità culturale” nel rispetto e nello scambio con le altre culture a partire dai banchi di scuola, come ricordato dalla lettera alle scuole del Sindaco Leoluca Orlando del 4 settembre 2018.

Questo in poche parole il mio libro… anzi il mio progetto per la scuola

M. Concetta Armetta

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Redazione
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Un gruppo di persone accomunate dalla passione per la Sicilia, ma sopratutto per Palermo, con la sua storia millenaria, la sua cultura unica e le sue molte, moltissime sfaccettature.

1 COMMENTO

  1. Risulta molto difficile inquadrare questo lavoro di Maria Concetta Armetta. Le sue parole certo, nella loro armoniosa prosecuzione, raccontano quella cultura popolare che si anima tra le stradine del mercato Capo di Palermo, ma fanno di più. Esse, dosate con scrupolo e sempre intonate al mutamento semantico proprio della dialettalità, si rivelano capaci di far vedere immagini e colori, per concretare figure e macchiette, di far sentire suoni, per aprire a voci e rumori, e di far percepire sapori e odori, come a sfidare la storicità della memoria. Le parole diventano maghi ermeneutici capaci di catturare ogni lettore per avvolgerlo in quell’ethos, eleggendolo non solamente spettatore disinteressato, ma anche attore privilegiato. E se i maghi hanno quasi sempre un rapporto tutto proprio con le anime più innocenti, a una di esse, la piccola Punto, l’autrice affida la conduzione dialogica, la quale s’assume l’onere di spostare sempre più l’attenzione del lettore dai vicoli di quel mercato, a lui forse così esteriori, alla sfera più intimista di sé: se stesso, in quanto depositario e fonte della moralità e della coesione sociale. Così, l’autrice pretende dalle sue parole la più faticosa delle magie: che esse si trasformino, mistero dell’ermeneutica esistenziale o semplice fascino del greco educere, in semi capaci di innestarsi nel lettore, piccolo o grande che sia, per aprirlo a sé. Non è forse questo il miracolo che accarezza Cicciuzzo? Del resto, chi non è stato, in qualche modo o per qualche ragione, un po’ Cicciuzzo?
    Stefano Vinciguerra

     

     

     

     

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