Sul piede di guerra gli abitanti del centro storico

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movida

Le ultime notizie di stampa che parlano dello stop alle misure antimovida da parte del Tar li fanno ancora di più infuriare e promettere guerra. Sono stanchi i residenti di Piazza Marina, soprattutto quelli i cui balconi si affacciano su via Bottai, dove insistono locali come “I Bottai” e il “Kuè”, solo per fare un paio di esempi, da sempre indifferenti all’ordinanza che prevedeva il divieto di proporre musica amplificata all’esterno, limitando i decibel dopo la mezzanotte. L’inosservanza delle regole è del resto sempre stata sotto le orecchie di tutti, anche solo passando per caso da piazza Marina.

Così, stanchi di non essere ascoltati e soprattutto del fatto che, così come già avvenuto a piazza Magione, in estate è impossibile sopravvivere a tale scempio per i canali uditivi, alle 22.30 di domani, sabato 12 settembre, il “Comitato degli abitanti di piazza Marina” si ritroverà nutrito e battagliero davanti Palazzo Fatta, pronto a dire la sua e a chiedere conto e ragione.

Mai rispettato l’ordinanza – spiegano alcuni componenti del Comitato – nonostante tante discussioni e proteste da parte nostra. “I Bottai”, per esempio, hanno chiuso solo per una settimana, senza che a ciò seguisse un cambio di rotta. Ora, però, viste le novità, comincia il vero Far West, in balia degli Unni. Non ce la facciamo più anche perché non possiamo più vivere. Neanche i vigili intervengono”.

I residenti di questa zona del centro storico non ce la fanno veramente più e chiedono di essere tutelati, garantendo la loro vivibilità.

Vogliamo capire che é un problema che riguarda la collettività? Oggi noi ma domani, dal momento che l’inosservanza delle regole è ovunque, può succedere in qualunque zona delln città. Noi, poi, in modo particolare abbiamo anche affrontato innumerevoli spese per mettere nuovi infissi e insonorizzare le finestre. Senza questo problema, non ne avremo avuto bisogno. E’ ora di dire basta, chiedendo a quanti abitano nel centro storico di unirsi e di far sentire la loro voce”.

Gilda Sciortino

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