Certo, magari per trovare un locale specifico o i migliori casinò italiani bisogna rivolgersi al web o vivere in una zona specifica del nostro paese, considerando che al Sud non ci sono sale giochi famosissime o, comunque, per il divertimento spesso bisogna andare a Rimini o a Milano. Ma ciò non toglie che c’è una cosa che accomuna tutto lo Stivale: il cibo. In tutta Italia esiste una moltitudine di piatti tipici che sostanzia la proposta culinaria del nostro bel Paese. Un agglomerato di primi piatti, secondi a base di carne o pese, per non parlare dei dolci del settore prestigiosissimo dolciario e bevande quali liquori, vini e simili. Insomma un’offerta davvero ampia da nord a sud, isole comprese, ed è proprio su una di queste ultime che soffermiamo il nostro sguardo analitico in questo focus. Stiamo parlando della nota granita siciliana: cerchiamo di seguito di scoprirne i segreti, come si mangia con la brioche, come si fa in Sicilia la granita, le differenze con quella tradizionale, e la ricetta con l’inserimento della panna (aroma al caffè, limone o pistacchio) e della brioche.
Qual è il segreto della granita siciliana?
Partiamo in primis da quello che è il segreto principe che si cela dietro la granita, uno dei punti di forza della cucina siciliana, quindi il trucco che la rende così tanto speciale ed unica al mondo. Esso risiederebbe nella materia prima che le dà sostanza, ossia l’acqua. La tradizione vuole che essa sia di matrice marina, per avere quella corposità che poi conferisce densità alla granita. Quindi più l’acqua è di fonte naturale, maggiore sarà la freschezza e purezza del prodotto finale.
Come si mangia la brioche con la granita siciliana?
In molti credono che la granita sia solo un prodotto rinfrescante contro la calura, specie quella estiva. In realtà essa soprattutto in Sicilia è molto di più. Si tratta di un vero e proprio dolce di fatto, che accompagna talvolta la panna, come vedremo successivamente, talaltra la brioche. Quest’ultima viene servita calda ed inzuppata nella granita un po’ come si fa con cornetto e cappuccino. Un binomio totale, dal sapore meraviglioso, che possiede al contempo freschezza e morbidezza. Un mix tutto da degustare nell’isola italiana in questione, che non a caso rappresenta uno dei simboli di questa località meridionale.
Come fanno la granita in Sicilia?
Veniamo ora alla preparazione della granita siciliana, che è differente rispetto a quella che si è affermata al settentrione. Infatti quella di matrice sicula si basa su un perfetto equilibrio di acqua, zucchero e frutta che vengono mescolati lentamente e ghiacciati altrettanto in maniera lenta e graduale. La maggiore densità via via sempre più corposa permette infatti di unire i tre prodotti sopra menzionati tra loro restituendo un’amalgama perfetta. La cremosità della granita siciliana è ciò che la contraddistingue, e che la rende simile ad un dessert. Limone, mandorle, caffè, pistacchio, alcune delle varianti di questo prodotto, che come è possibile notare chiama in causa le materie prime top della Sicilia. I suoi famosi limoni, o ancora il pistacchio di Bronte, e così via.
Cosa cambia tra granita e granita siciliana?
In parte abbiamo già toccato questo quesito nel paragrafo precedente parlando delle specificità nella preparazione della granita siciliana, dalla storia leggendaria come dimostrano diverse testimonianze. Proprio queste particolarità la rendono diversa dalla versione tradizionale diffusasi poi soprattutto al nord. Altro aspetto che distingue poi granita classica e siciliana è il momento del pasto in cui la si degusta. Infatti mentre la prima viene utilizzata come chiusura del pasto per rinfrescare e pulire il palato; la seconda, invece, viene mangiata a colazione o come dessert, proprio per la sua cremosità e dolcezza che dà una spinta notevole. Quindi un ottimo inizio di giornata culinario, con la granita siciliana, tant’è che spesso la si accompagna anche con panna e brioche da inzuppare.
Perché le brioche siciliane hanno il “tuppo”?
Passiamo in questa circostanza ad una curiosità di ordine culinario che coinvolge la storia della brioche col “tuppo”. Una particolare forma di questo prodotto morbido e dolce spesso mangiato a colazione o come voglia dolce pomeridiana. Essa ha origini messinesi lontane nel passato e che tirano in ballo la figura di Santa Teresa di Riva. Il seno di questa donna avrebbe ispirato la forma appunto col “tuppo” della brioche, che richiama alla mente l’espressione di genere femminile. Questa parte della brioche è quella senza dubbio più gustosa e che piace maggiormente a chi è amante della brioche. Altri racconti ed aneddoti, poi, affiancano a questa storia anche un riferimento allo chignon tipico della donna. Quindi sempre un’ispirazione alla figura femminile, ma di matrice ben diversa. Due spiegazioni e curiosità davvero originali, che fanno capire quanto anche la tradizione culinaria sia pregna di narrativa.
Qual è la ricetta della granita con brioche e panna?
In ultimo ma di pari importanza a quanto detto fino ad ora, vediamo la ricetta della granita con brioche e panna. Innanzitutto bisogna distinguere gli ingredienti utili per la granita e quelli per la panna: quindi per la prima occasione serviranno 200 ml d’acqua, 180 g di zucchero (e 300 g di caffè se la si vuole con questo gusto; o di succo di limone o pistacchi a seconda delle preferenze). Per la panna invece: 250 g di panna da montare (fredda mi raccomando), 80 g di zucchero a velo ed 1 bustina di vanillina. Andiamo con la preparazione dunque: far bollire per 5 minuti lo zucchero con l’acqua aiutandosi nella miscela con un mestolo o una frusta. Unire nel caso caffè, succo di limone etc. per conferire l’aroma voluto o desiderato al composto e far congelare per almeno 12 ore. Passare poi alla panna fredda di frigo (circa 30 minuti di freezer), ed unire zucchero a velo e vanillina mescolando con la frusta elettrica per montarla al meglio. Ovviamente non può mancare la brioche col “tuppo” (o anche senza) da accompagnare alla granita realizzata mediante la panna montata unita al composto di acqua e zucchero. Ecco quindi un’ottima prima colazione come da tradizione siciliana, o in alternativa un dessert da fine pasto. Ad ogni modo, indipendentemente dal momento della giornata in cui si preferisce assaporarla, conviene farlo poiché la bontà ed il sapore unico di questa delizia non ha eguali.
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