Quando mio padre citava un proverbio o qualcuno dei detti popolari, diceva sempre: “comu rissi l’anticu…“, ma chi fosse questo fantomatico saggio non l’ha mai saputo spiegare. Adesso proveremo noi a spiegare l’origine dei più comuni, curiosi e divertenti detti popolari che si sentono a Palermo.
Differenza tra Proverbio e Detto popolare
La differenza tra proverbio e detto popolare è una sfumatura, tuttavia non sono la stessa cosa. Entrambi hanno origini popolari che si perdono nella notte dei tempi e di entrambi spesso non si riconoscono le origini e a volte neppure il significato.
Il proverbio è una frase, attinta da una presunta saggezza popolare, che viene proposta come consiglio o comportamento che pretende di veicolare una verità ricavata dall’esperienza tanto da diventare una regola di vita.
Può essere formulato in forma metrica o in rima e il significato diretto è piuttosto comprensibile anche se spesso non attendibile se non contradittorio con altri.
Leggi i qui i → Proverbi siciliani
I modi di dire o quelli che chiamiamo “detti” sono locuzioni o espressioni idiomatiche proprie di ogni lingua, ma anche di ogni regione talvolta. Infatti, spesso un modo dire acquista significato solo in quella lingua, quella regione o addirittura quella città.
Il significato del detto, non è sempre immediatamente comprensibile, significante e significato vengono legati da una convenzione apparentemente arbitrario. Insomma, parole comuni che messe insieme, spesso accompagnate da gesti eloquenti, rimandano a un significato traslato.
Detti popolari a Palermo
I modi di dire a Palermo sono frasi che non tutti capiamo, perché appartengono al linguaggio popolare, un linguaggio che si modifica costantemente e può cambiare perfino da un quartiere ad un altro! Per questo è quasi impossibile conoscere la provenienza della maggior parete di essi. Adesso ne elencheremo alcuni, delle migliaia che esistono cercando di darne la spiegazione.
Di alcuni, in particolare, ci sono degli articoli dedicati che vi invito a consultare nella sezione dedicata alla Lingua Siciliana … e soprattutto condividete con noi i detti più curiosi di cui siete a conoscenza!
Miscellanea dei detti popolari più curiosi (sempre in aggiornamento)
Detti popolari
| Cerca un detto – scrivi una parola in italiano o siciliano |
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| Parra ca soggira pi sintillo a nora (Parla con la suocera per farla sentire alla nuora ) Lo si dice di chi parla con una persona con l’intento di farlo sentire ad un’altra |
| Spara o porcu e ‘nzerta u purcaru (Spara al maiale e prendi il guardiano dei porci) Lo si dice di chi lancia una invettiva colpendo la persona sbaglaita |
| Isti, vinisti e nenti facisti? (Sei andato, sei tornato e non hai combinato niente) Lo si dice di una persona inconcludente |
| E’ tuttu chiacchiari e tabbaccheri di lignu (E’ tutto chiacchiere e tabacchiere di legno) Lo si dice di una persona che chiacchiera molto e non conclude niente |
| U cielu u ittò e a terrà l’apparrò (Il cielo lo ha lanciato e la terra lo ha accolto) Lo si dice di una persona che è imperturbabile che non reagisce in alcun modo |
| Esseri friscu e pittinatu (Essere fresco e pettinato) Lo si dice di chi è menefreqghista |
| Parlare tischi toschi Lo si dice di chi parla in modo ricercato scimmiottando un sapere che probabilmente non possiede |
| Parra moddu e impiccica ruro (Parla dolcemente e attaccare duramente ) Lo si dice di chi è dolce nel parlare ma in effetti è tagliente. |
| Larga un ci vene e stritta un ci trasi (Larga non le viene, e stretta non le entra) Lo si dice di chi è sempre insoddisfatto. |
| Pari appizzatu chi spinguli (Sembra appeso con gli spilli) Lo si dice di chi è particolarmente suscettibile. |
| Muzzicatu ri lapi (Punto dalle zanzare) Lo si dice di chi è particolarmente suscettibile. |
| Cu addisia e cu schifia (Chi desidera e chi schifa) Lo si dice di chi vivrebbe di ciò che gli altri buttano. |
| Mu lassaru i moiti? (CMe lo hanno lascito i morti?) Lo si dice quando il fastidio o l’insofferenza dovuta ad una persona urtante di cui si fa fatica a liberarsi |
| Cu spaiti pigghia a megghiu paiti (Chi divide le porzioni prende la parte migliore) |
| U chiù fissa ratta u caciu (Il più fesso grattugia il formaggio) Lo si dice di colui che viene considerato fessacchiotto. |
| Pigghiari a via di l’acitu (Prendere la via dell’aceto, come il vino quando si guasta) Lo si dice di colui che sta prendendo una cattiva strada. |
| Chi nicchi e nacchi? (Cosa c’entra? Che ci azzecca?) Lo si dice tacciando un discorso insensato |
| Calati i causi e isati a cammisa (Abbassati i pantaloni e alzati la camicia) Lo si dice alle persone si mettono a disposizione per tutto. |
| Campa cavaddu ca l’eiba crisci (Vivi cavallo che l’erba cresce) Lo si dice alle persone che prendono sempre tempo e non concludono nulla. |
| L’acqua u vagna e u ventu l’asciuga (l’acqua lo bagna e il vento lo asciuga) Lo si dice alle persone menefreghiste. |
| U pitittu mi sta facennu acitu (la fame mi sta generando acidità) Lo si dice quando si ha molta fame e non si ha cibo. |
| Ma vitti i lastricu (vedere dalla terrazza) Lo si dice a Palermo quando si esce indenni da una brutta situazione. |
| Mentre a bedda è taliata a laria è maritata (Mentre la bella è guardata la brutta è sposata) |
| Cu parrò m’arricriò (Chi ha parlato mi ha ricreato) Lo si dice di qualcuno che parla e non fa. |
| Mi livavi u tistali (Mi sono levato il capestro che lega l’animale al collo) Lo si dice quando si perdono le staffe |
| Un t’ha firi mancu a fari a “O” cu bicchieri (Non sei in grado di fare nemmeno la “O” con il bicchiere) |
| Abbagnaricci lu pani (Bagnarci il pane) Lo si dice nel senso di approfittare di qualcuno o di una situazione |
| Cu parrò m’arricriò (Chi ha parlato mi ha ricreato) Lo si dice di qualcuno che parla e non fa. |
| Morti chi m’a dari, prestu sia (Morte che mi devi dare, presto sia) Lo si dice quando si aspetta una brutta notizia. |
| Jittari u picchiu!… (Lanciare il malocchio) |
| Iettati n’terra ca ti sparu (Buttati a terra che ti sparo) Lo si dice quando ciò che viene detto non lascia scampo. |
| Vidirisilla i l’astracu (vedere qualcosa dal terrazzo) Lo si dice quando si osserva da lontano qualcosa che dispiace o fa paura. |
| Un’è ca su panelle!… (Non sono panelle) Dal momento che le panelle si friggono velocemente lo si dice in presenza di richieste frettolose. |
| Punciri u scieccu ‘ntà muntata (pungere l’asino in salita) Lo si dice quando si richiedono ulteriori sacrifici in un momento di difficoltà. |
| ‘Nfilare i manu (friddi) rintra i spaddi (infilare la mano fredda nella schiena) Lo si dice quando qualcuno esagera in una richiesta economica.. |
| Azziccari a furchietta (Infilzare la forchetta) Lo si dice quando qualcuno mette il dito in una ferita morale aperta. |
| Un sii occhiettu pu me buttuni (Non sei asola per il mio bottone) Lo si dice per sottolineare l’incompatibilità con una persona |
| Cu a voli cotta e cu a voli crura (Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda) Riferito alla carne.. Significato Che ci sono pareri differenti su una questione… |
| Mi cariu a facci ‘nterra (Mi è caduta la faccia a terra) Lo si dice quando accade qualcosa che ti ha fatto provare vergogna. |
| Semu ricchi e nuddu ù sapi (Siamo ricchi e nessuno lo sa!) Lo si dice quando le cose non vanno bene e apparentemente non si vede. |
| Malamminnitta (Brutta fine, spreco) Lo si dice quando ci si riferisce a qualcosa, specie per le pietanze, che eccessive possono andare a male. |
| E’ chiossài ù fangu rà scalora (E’ molto di più il fango che la scarola) Lo si dice quando ci si riferisce di persone particolarmente sgradevoli. |
| Si, ‘a fillata di Dagnino (Si, la fetta di Dagnino) Lo si dice quando ci si riferisce a qualcosa di difficile da ottenere o realizzare. |
| Pi un curnuto, un curnuto e mezzo (Per un cornuto, un cornuto e mezzo) Lo si dice per sottolineare che per tenere testa ad un cornuto (inteso come capace, in gamba) bisogna essere più capaci, caparbi e testardi di lui. |
| U scieccu unni cari si susi (L’asino dove cade si alza) Lo si dice per indicare che non si può fare più di quello che è nelle nostre possibilità. |
| O ti manci sta minestra o ti ietti ra finestra (O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra) Lo si dice per sottolineare che non si hanno alternative, anche se non gradito. |
| Quando u riavulu alliscia è signu ca voli l’aima (Quando il diavolo ti adula è segno che vuole la tua anima) Lo si dice per indicare che chi ti loda in maniera esagerata ha un doppio fine. |
| A vucca è quanto un ghiritali ma si mancia Palermo cu tuttu Murriale (La bocca è grande quanto un ditale, ma si mangia Palermo con tutto Monreale) Lo si dice per sottolineare quanto si possa essere ingordi nonostante si abbia una bocca piccola. |
| Cu avi lingua passa u mari (Chi ha lingua può attraversare il mare) Lo si dice per motivare chiunque a potere raggiungere qualsiasi posto, basta potere parlare e quindi chiedere. |
| U venniri e ri natura, comu agghiorna scura (Il venerdì di natura come sorge tramonta) Lo si dice per giustificare una giornata che nasce storta e finirà storta. |
| Mi manciassi l’uvita a muzzicuna (Mangerei i gomiti a morsi) Lo si dice quando per nervosismo si farebbe una cosa impossibile come mordersi il gomito. |
| Parra moddu e impiccica duru (Parla morbidamente e colpisce duramente) Lo si dice per descrivere chi ha la capacità di parlare dolcemente e colpire in modo pesante. |
| Si unceru l’ogghiu fitusu e a paredda sfunnata. (Si sono uniti l’olio rancido e la padella bucata) Lo si dice quando si uniscono per qualunque azione, due persone poco capaci. |
| Ti manciasti u scieccu e ti cunfunnisti p’a cura (Hai mangiato l’asino e ti sei confuso per la coda) Lo si dice quando dopo un lavoro impegnativo ci si scoraggia per la conclusione. |
| Gira vota e firria (Gira, svolta e rigira) Si dice quando si fanno tanti discorsi per rimanere al punto di partenza. |
| Conzala comu voi sempre cucuzza è! (Condiscila come vuoi ma è sempre zucchina) Qualsiasi cosa si faccia la sostanza rimane la stessa (povera). |
| Sunnu comu u lazzu ca strummula (Sono come il laccio e la trottola) Lo si dice di persone inseparabili. |
| Livarisi u tistali. (togliersi la cavezza) Lo si dice nell’atto di scatenarsi, spogliarsi delle proprie inibizioni |
| Acchianari mura lisci. (Salire sui muri lisci) Lo si dice dell’attitudine e la caparbietà che alcuni hanno nel risolvere i problemi |
| Bella, ta purtasti (Te la sei portata bene) Lo si dice, quando hai compiuto un azione in modo egregio. |
| Ma vitti petri petri (L’ho vista pietre pietre) Lo si dice, quando raggiungi un arduo traguardo dopo mille difficoltà |
| Beddu tagghiu i ruobba! (Bel taglio di stoffa!) Analogo il dire ” Beddu spicchiu”! Lo si dice in riferimento a persone di poco valore o di scarsa morale. |
| Mi curcavu chi missi ditti (Mi sono coricato con le messe celebrate) Equivale al “mi sono coricato per morto!” cioè stanco morto. Le messe di cui si parla sono quelle del funerale e degli otto giorni. |
| Mastru Cola, cu ‘na furma (Mastro Nicola con una forma) Lo si dice per i modi di fare ripetitivi o quando non si ha modo di scegliere diversamente. |
| A facci ri Don Nunzio (Alla faccia di Don Nunzio) Lo si dice per evidenziare un gesto o una azione scontata e banale. |
| Bannera ri cannavazzu (Bandiera fatta di stracci) Si riferisce a coloro che cambiano idea facilmente. |
| Un ti ricu curnutu ri to pà picchi ‘un sacciu a ‘cu insierto! (Non ti dico cornuto di tuo padre perché non so a quale padre mi riferisco) il che implica una brutta parolaccia per la madre! |
| Un furu forbici chiddi chi tagghiaru (Non è stata una forbice quella che ha tagliato) Lo si dice quando le malelingue mettono in giro zizzania per screditare una reputazione. |
| Esseri chiù confusi ca pissuasi (Essere più confusi che persuasi) Lo si dice quando qualcuno è disorientato e non riesce a venire a capo ad una situazione. |
| Chi si spirduto rintra lu bagghiu? (Ti sei perduto dentro ad un cortile?) Lo si dice quando si evidenzia un comportamento sciocco. |
| Ti manciasti u scieccu e ti cunfunni pa’ cura? (Ti si mangiato l’asino e ti confondi per la coda?) Lo si dice quando si vuole rinunciare al concludere un lavoro di cui il grosso si è già fatto. |
| Arrassati ru battellu ca a vernici è frisca (Allontanati dal battello perché la vernice è fresca) Lo si dice per avvertire qualcuno che insidia la propria donna: come dire “allontanati prima che ti finisce male.” |
| Un scanciari l’oru cu chiummu (Non scambiare l’oro con il piombo) Lo si dice quando si fanno paragoni inappropriati fra persone. |
| Un si bonu mancu a fari a “O” cu bicchiere (Non capace nemmeno a fare la “O” con un bicchiere) Lo si dice quando si sottolinea l’incapacità di fare anche le cose più semplici. |
| Cu paga prima mancia pisci fitusu (Chi paga prima magia pesce avariato) Lo si dice quando non ci si fida del venditore. |
| U pitrusinu che era beddu e la atta ci iu a pisciari (Il prezzemolo era bello e la gatta ci è andata a fare la pipì) Lo si dice per deridere una situazione già di suo incresciosa. |
| Cu n’appi, n’appi (Chi ha avuto, ha avuto) Comunque si andata, ormai è acqua passata |
| Ogni ficateddu ri musca e sustanza (Ogni fegatino di mosca è sostanza) Lo si dice quando il fabbisogno è insufficiente anche il minimo è utile. |
| Lassa fari a marzu pi chioviri (Lascia fare a marzo per piovere) Lo si dice quando una reazione scontata si avvera. |
| Cumannari e megghiu ri futtiri (Comandare è meglio di fare sesso) |
| Essiri corna ruri (Essere corna dure) Sta per “avere” le cora dura e lo si dice per valorizzare grandi capacità. |
| Tutti cacaru e ficiru a iddu (Tutti hanno cacato e hanno fatto a lui) Lo si dice quando qualcuno si elogia esageratamente, come se fosse il risultato dello “sforzo” di tanti. |
| narriduciemu muru cu muru cu spitali (Ci siamo ridotti confinanti con l’ospedale) Lo si dice quando si versa in condizione di scarsa salute. |
| Ci manciaru i manu (Gli prudevano le mani) Lo si dice quando qualcuno fa un danno toccando qualcosa che non avarbbe dovuto toccare |
| Comu a taverna di Pallavicinu, ‘na vota manca l’ogghiu e ‘na vota manca u vinu. Lo si dice quando cerchi qualcosa che non la trovi. |
| Fari cririri ca u pirocchiu avi a tussi (Fare credere che il pidocchio ha la tosse) Lo si dice a chi vuole convincerti di qualcosa di impossibile. |
| Sta facenni i filinia (Sta facendo la ragnatela ) Lo si dice qualcosa non è usata da molto tempo o qualcuno aspetta a lungo. |
| Ru fila si mancia (Due fili se li mangia) Lo si dice quando si vogliono valorizzare le capacità di qualcuno. (Se è donna la bellezza!) |
| Isti pi futtiri e fusti futtuto (Sei andato per fregare e sei stato fregato) |
| E batti cu lu pupu, è san Caloriu! (E insisti col pupo, è san Calogero!) Equivale ad un altro detto siciliano “E insisti nsisti cu tuorto” oppure “E batti a mazzi” (riferito al seme delle carte siciliane) Lo si dice quando qualcuno insiste in una convinzione sbagliata. |
| E cu parra, u paracquaru? (E chi parla, l’ombrellaio – colui che aggiusta gli ombrelli) Lo dice chi parla e nessuno lo ascolta. Probabilmente da quando gli ombrelli non vengono più aggiustati ma comprati nuovi le grida “è arrivato l’ombrellaio” non le ascolta più nessuno. |
| Nasciu ca cammisa! (è nato con la camicia!) Lo si dice a chi capita un evento fortunato. Probabilmente perché era convinzione popolare che i bambini che nascevano con un pezzo di placenta addosso (la camicia) sarebbero state persone fortunate. |
| Sa vitti i lastricu! Lo si dice a chi è scampato ad un pericolo. Probabilmente perché il “lastricu” si riferisce alla terrazza, per cui lo scampato pericolo è di colui che ha assistito la scena dal terrazzo senza rimanerne coinvolto. |
| Ci voli u ventu in chiesa, ma no astutari i cannili! (Ci vuole il vento in chiesa, ma non spegnere le candele!) Lo si dice quando un’azione risulta esagerata rispetto all’esito aspettato. |
| Focu ‘ranni (fuoco grande) Lo si può dire per un evento inaspettato che colpisce, ma anche in senso ironico quando un evento viene considerato importante inappropriatamente. |
| pari a Maronna ri Traviceddi (Sembra la Madonna dei Travicelli) SI tratta del simulacro di una Madonna che viene adornata da numerosi gioielli ex voto. Lo si dice alle donne troppo in ghingheri con gioielli o ornamenti esagerati. |
| (i picciuli) ti l’ha spenniri tutti in miricinali (I soldi li devi spendere in farmaci!) Lo si dice quando si subisce un torto economico come imprecazione a chi se li appropria. |
| Un fari siddiari u Signuri (Non fare seccare Gesù) lo si dice quando un gesto non lo si ritiene ingiusto o inappropriato |
| I picciuli fanno i picciuli, i pirocchi fanno i pirocchi (I soldi fanno fanno i soldi, i pidocchi fanno i pidocchi) |
| Fatti a nomina e va curcati (Fatti la nomea e vai a dormire) Fai una bella figura e ti sarai fatto una buona nomina duratura |
| Unni persi i scarpi u Signuri (Dove ha perso le scarpe il Signore) Lo si dice per indicare un posto sperduto lontano. |
| Mi vinni u cori (Mi è venuto il cuore) Lo si dice per indicare una soddisfazione di qualunque genere. |
| Mi siccò u cori (Mi è seccato il cuore) Lo si dice per indicare una sorpresa negativa o una deluzione |
| Mi chianci u cori (Mi piange il cuore) Lo si dice per indicare un dispiacere. |
| A beddu cori (A bel cuore) Volentieri |
| Mi parrava u cori (Mi parlava il cuore) Lo si dice per indicare un presentimento avverato. |
| Un’è Santu chi sura (Non è Santo che suda) Lo si dice per indicare una persona che non è disponibile a dare un aiuto (anche in denaro). |
| Ci vonnu l’agghi pi vicini (Ci vuole l’aglio per i vicini) Lo si dice quando si tengono a debita distanza le persone fastidiose. |
| Ti po’ stuiari u mussu (Ti puoi pulire la bocca) Lo si dice quando qualcuno arriva in ritardo e perde un’occasione o qualcosa è finita. |
| Comu finisci si cunta (Come finisce si racconta) Lo si dice quando ci si rassegna a un evento. |
| Megghio ri chista l’amo iccati (Cose migliori di questo le abbiamo buttato) Lo si dice per giudicare con ironia qualcosa che non è eccellente. |
| Megghiu docu ca n’terra (Meglio lì che a terra) Lo si dice con ironia quando qualcosa cade dalle mani ma non si rompe. |
| Si l’ha iccari rallo a mia (Se lo devi buttare dammelo) E’ un modo ironico per sdrammatizzare una offerta di cibo insistente. |
| Cu mancia fa muddichi (Chi mangia fa briciole) E’ una risposta elegante e ironica a chi ti rimprovera per gli effetti collaterali di una azione. |
| A megghiu parola e chidda ca un si rici (La migliore parola è quella che non viene detta) Il silenzio è preferibile a tante corbellerie dette senza cognizione di causa.” |
| Bella ta purtasti (Bene te la sei cavata) Un’approvazione per celebrare una azione coraggiosa, astuta o ben riuscita |
| Parrari senza lignati (Parlare senza legnate) Lo si dice per indicare persone che non sanno tenere la bocca chiusa. |
| Essere panza lenta (Essere pancia rilassata) Lo si dice per indicare delle persone che sanno mantenere un segreto. |
| Mettiri panza e prisenza (Mettere pancia e presenza) Lo si dice per indicare chi si presenza senza essere invitato e senza pagare.” |
Per il significato di Proverbio e detto popolare cf le voci in Treccani.it
Perché si dice “ca ari a Panella”
Chianciri a panella (piangere la panella) è un detto prettamente palermitano piuttosto in disuso. Si riferisce all’idea di “piangere le conseguenze” per qualcosa di cui non si è responsabili.
Come molti altri detti è difficile risalire alle origini.
Quando una persona se la
prende con troppa calma.
(È chiù friscu ru quajtu pullu.)
È più fresco del quarto pollo.
Non sò il motivo e il significato
di questo detto riferito al pollo.
Cosa vuol dire na tavula u piettu
” A tavola u piettu” è il torace, che infatti è piuttosto piatto. Per cui “‘na tavula u pettu” significa “nel petto”. Altre parti del corpo chiamate in modo curioso sono “u pisciuni” che indica il polpaccio; “a cannedda” è la parte anteriore della gamba, lo stinco; “l’ossu pizziddu” è il malleolo mentre “l’ancinagghia” è l’inguine. Lo sapevi?
50 anni fisichetto?
Cosa vuol dire Sa puttau di vadagnu ?
U corvu addivintó nivuru pichi un si faciava i fatti sua..
Il corvo è diventato nero perché non si faceva gli affari suoi
Sticchiu e quasetti i sita
Etimologia?
Il significato e azione di una persona che pretende tutto con facilità
Il termine “sticchio”, riferito all’organo genitale femminile, deriva probabilmente dal latino Osticulum ovvero piccola bocca, oppure da strictus, cioè stretto.
Per il significato della frase, che è esatto, il riferimento è probabilmente il fidanzamento di una volta, quando non sempre ad una bella donna corrispondeva una cospicua dote, per cui bisognava accontentarsi.
Arrassati ru caliaturi, ma cosa è il caliaturi? Bravo Savi
Ciao Giovanna. U caliaturi era una pentola che si riempiva a metà di sabbia e poi veniva messa sul fuoco e dentro si tostavano i ceci (chiamati a Palermo, appunto “calia”).
Mentre si tostavano i ceci, i ragazzini li andavano prendendo e le mamme li rimproveravano “Levati i manu, o arrassati ru caliaturi!”
Vero! Pero’ si diceva piu’ spesso quando un giovane (un uomo) si avvicinava troppo alla fidanzata o alla moglie! Lo poteva dire anche un fratello o un figlio geloso. Era un avviso (o una minaccia) a tenersi lontano e non toccare!