Il Carretto Siciliano, un’icona della cultura popolare

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Il carretto siciliano per tanto tempo è stato un elemento importante della cultura popolare siciliana: una vera e propria icona! Nato come mezzo di trasporto, si è trasformato nel tempo in un oggetto d’arte e in un simbolo identitario. Anche se oggi la sua presenza nell’immaginario collettivo è meno diffusa rispetto al passato, il carretto continua ad affascinare e a raccontare storie di un’epoca in cui era parte integrante della vita quotidiana in Sicilia.

Immaginate di passeggiare per le vie di Palermo o Catania nell’Ottocento, con il sole che batte forte e l’odore di zagara nell’aria. All’improvviso, un tintinnio di campanellini ne annuncia l’arrivo, e, trainato da un cavallo bardato a festa eccolo comparire. I colori vivaci delle decorazioni, le scene di battaglie epiche e le figure di santi protettori che catturano l’attenzione e vi trasportano in un mondo di storie e leggende.

Un po’ di storia sul carretto siciliano

La storia del carretto siciliano è strettamente legata alla storia commerciale e viaria della Sicilia. Prima dell’Ottocento, le strade siciliane erano in pessime condizioni, tanto che il trasporto di merci avveniva principalmente via mare. Le uniche vie di comunicazione terrestri erano le trazzere, percorsi sterrati adatti solo al passaggio di animali. Immaginate la difficoltà di spostarsi in un’isola così grande e montagnosa senza strade adeguate!

La svolta arrivò alla fine del Settecento, quando per esigenze commerciali il Parlamento siciliano stanziò dei fondi per la costruzione di nuove strade. Fu così che, all’inizio dell’Ottocento, il carretto siciliano ebbe il suo momento di gloria: trainato da cavalli, asini o muli, divenne il mezzo privilegiato per trasportare le merci all’interno dell’Isola. Inizialmente, si trattava di semplici strutture in legno, con ruote alte per affrontare i terreni accidentati, ma presto, il carretto si trasformò in qualcosa di più.

Da mezzo di trasporto a opera d’arte

Con l’apertura di nuove strade e lo sviluppo del commercio, il carretto divenne un elemento centrale della vita economica e sociale della Sicilia. I carrettieri trasportavano merci di ogni tipo, dal grano agli agrumi, dal vino alle pietre. Per affrontare i lunghi viaggi, spesso cantavano canzoni dedicate alle loro amate o ai santi protettori, creando una vera e propria tradizione musicale legata al carretto siciliano.

Ma la vera rivoluzione avvenne quando i carrettieri iniziarono a decorare i loro carretti. Inizialmente, erano semplici immagini sacre che avevano lo scopo di proteggere il mezzo dalla sfortuna, in primis la figura di San Giorgio che compare in quasi tutti i carretti siciliani. Ma presto, l’influenza dei cantastorie e dell’opera dei pupi portò all’introduzione di nuovi temi: scene di battaglie epiche, storie d’amore, gesta cavalleresche, oltre a temi legati all’opera lirica. Così, in un’epoca in cui i libri erano un lusso per pochi il carretto siciliano divenne un vero e proprio libro illustrato ambulante, che diffondeva storie e leggende in ogni angolo dell’Isola!

Le decorazioni, realizzate con colori vivaci e spesso con l’aggiunta di intarsi in legno, avevano anche una funzione pratica: proteggevano il legno dall’usura e dagli agenti atmosferici. E, naturalmente, attiravano l’attenzione dei potenziali clienti nei mercati, trasformando il carretto in un’efficace pubblicità ambulante. Immaginate l’effetto di un carretto riccamente decorato che arriva in piazza, con i suoi colori sgargianti e i suoi campanellini che suonano a festa!

Come è fatto un carretto siciliano?

Csrretto siciliano tipo catanese
Carretto siciliano tipo catanese

Ogni carretto siciliano era un piccolo capolavoro di ingegneria e di arte, con parti ben definite e decorate con cura.

Gli elementi che lo compongono sono essenzialmente tre: Il pianale di carico che in siciliano si chiama fonnu di cascia, il gruppo portante del carretto, chiamato traino ed ovviamente le ruote

U fonnu di càscia è il pianale di carico, che poteva essere prolungato da due tavulàzzi per aumentare la capacità di trasporto. Presenta due sponde fisse laterali chiamate masciddari (perché la loro forma ricorda quella delle mascelle di un animale) e un portello posteriore rimovibile (putteddu), per facilitare il carico e lo scarico delle merci.

I masciddari e il putteddu sono divisi in riquadri (scacchi) separati da sei segmenti verticali in legno (barruni) e due in metallo (centuni) al centro dei masciddari

Il traìno è il gruppo portante del carretto, composto dalle aste e dalla cascia di fusu formata da legno intagliato e decorazioni in metallo che sostenevano l’asse delle ruote. Nei carretti alla patrunàli, meno pregiati, la cascia di fusu era sostituita da balestre.
Sotto i pannelli laterali sono montate due parti in legno, una barra curva anteriore e un bassorilievo scolpito, spesso con scene cavalleresche, nella parte posteriore.

Le ruote erano due: composte da 12 raggi (iammòzzi) che collegavano il mozzo al cerchione. I raggi potevano essere decorati con intagli o addirittura con sculture di fiori, aquile, sirene o teste di paladino.

Le maestranze del carretto siciliano erano diversificate

La costruzione e la decorazione di un carretto siciliano richiedevano la collaborazione di diverse figure artigiane, ognuna specializzata in un particolare aspetto.

Il Mastro dei carretti era un falegname: il carradore (‘u carruzzieri), che sceglieva personalmente il legno per la creazione, e si occupava della costruzione del carretto con l’aiuto dei picciotti. La ferratura della ruota era un vero e proprio spettacolo: il carradore arroventava il cerchio di ferro e con grande maestria lo posizionava sulla ruota di legno, fissandolo con dei chiodi, tra il fumo denso e l’odore acre che attirava la curiosità di grandi e piccini.

Il fabbro, o Mastro del ferro, forgiava le parti metalliche del carretto, come i centuni (le borchie che decoravano le sponde), le estremità delle aste e il prezioso arabesco della cascia di fusu che sosteneva l’asse delle ruote.

A questo punto interveniva il pittore, un vero e proprio artista che “vestiva” il carretto di colore e vivacità, realizzando le scene che lo rendevano unico. Spesso, i pittori si ispiravano all’opera dei pupi, riproducendo sui carretti le gesta dei paladini e le storie d’amore e di vendetta.

Infine, il bardatore che era un maestro sellaio, realizzava le bardature del cavallo, con cuoio, ricami e piume, creando un insieme armonioso con i colori e i temi del carretto.

Gli stili del carretto

Carretto siciliano modello palermitano -la sponda laterale
Sponda laterale (masciddaru) di un carretto siciliano modello palermitano

Come ogni forma d’arte popolare, il carretto siciliano si differenziava a seconda della zona di provenienza presentando delle peculiarità che lo distinguevano in due grandi tipologie: carretti della Sicilia Orientale e carretti della Sicilia Occidentale.
Le differenze erano legate soprattutto alla forma delle sponde, rettangolari nel tipo catanese e trapezoidali in quello palermitano, ma anche nella scelta delle decorazioni e dei toni dei colori.
Altri dettagli, come la forma di alcuni particolari o le dimensioni del carretto e delle ruote, presentano differenze trascurabili.
Indipendentemente dalle caratteristiche di ciascun carretto, la distanza tra le due ruote era fissa, in modo tale che i solchi che formavano nel loro passaggio fossero sempre uguali e dunque una sorta di binario che indirizzava il procedere del mezzo. 

Il carretto siciliano oggi

Con l’avvento dei mezzi a motore, lentamente  il carretto siciliano ha perso la sua funzione pratica, diventando un simbolo del passato, un oggetto da collezione e un’attrazione turistica. In alcune località, si organizzano ancora sfilate di carretti, chiamate rietine, che animano le feste patronali e gli eventi folkloristici. E in diversi musei, come il museo Pitrè di Palermo, il museo di Terrasini, Bronte e Vittoria, è possibile ammirare da vicino questi capolavori dell’artigianato siciliano.

Ma l’influenza del carretto siciliano va oltre il folklore e il turismo. Le sue decorazioni, i suoi colori e le sue storie hanno ispirato artisti, stilisti e designer. Pensate a Renato Guttuso, che ha nel suo bagaglio formativo proprio la guida di un maestro pittore di carretti ed in seguito ha reinterpretato i temi del carretto nei suoi quadri, o a Dolce & Gabbana, che hanno dedicato al carretto siciliano un’intera collezione di abiti!

Il carretto siciliano ha un valore intrinseco che non va dimenticato: è un simbolo di un’epoca in cui l’arte e la vita quotidiana si intrecciavano. E anche se oggi il suo ruolo pratico è definitivamente scomparso, non così la sua bellezza e la sua storia che dovrebbero continuare ad affascinarci, perché ci ricordano le radici profonde della nostra cultura popolare. 

Saverio Schirò

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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