Gli Associati, le guardie del corpo della Palermo spagnola

A Palermo, tra il '500 e il '600, le donne erano spesso accompagnate da uomini prestanti, pagati per proteggerle. Ecco chi erano.

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Nella Palermo del XVI e XVII secolo, era possibile vedere molte donne camminare per strada accompagnate da uomini vigili e prestanti, che avevano il compito di proteggerle da qualsiasi malintenzionato. Si trattava dei cosiddetti Associati, delle vere e proprie guardie del corpo che i mariti assoldavano per scortare le proprie famiglie in loro assenza.

Eppure non si trattava di militari o guardie armate di professione, ciò nonostante la loro presenza bastava a dissuadere ladri e molestatori.
Scopriamo perché.

La nascita degli Associati

L’avvento degli spagnoli in Sicilia cambiò radicalmente i connotati della società palermitana. La distinzione medievale netta tra i nobili ed il cosiddetto popolino, fu fortemente smorzata dalla crescita di una classe borghese abbiente ed influente, che dunque esercitava un certo peso nella Palermo dell’epoca.
Questo nuovo ceto, composto da mercanti, notai, artisti, medici e così via, teneva molto a distinguersi dalle classi meno abbienti e tendeva piuttosto ad imitare le abitudini dei nobili, vivendo in dimore prestigiose, indossando abiti e gioielli costosi, in alcuni casi persino possedendo delle carrozze.

C’era tuttavia un problema. A differenza delle nobildonne, che uscendo da casa senza i mariti erano sempre accompagnate da uno stuolo di servitori in livrea, le donne del ceto medio non godevano di tale protezione, dunque erano inevitabilmente esposte al pericolo di rapine e aggressioni da parte di criminali e ladruncoli.

Per questo motivo nacque la figura degli Associati, delle vere e proprie guardie del corpo che avevano il compito di scortare le loro clienti quando i mariti non c’erano, perché spesso assenti per impegni lavorativi e sociali. Tale uso pare che fosse legato esclusivamente all’accompagnamento delle signore nello svolgimento di funzioni religiose, processioni e visite ai monasteri, e non invece ad occasioni mondane come feste o altre frivolezze.

Ma chi erano questi Associati?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si trattava di militari o abili maestri d’arme. Questi guardiani personali venivano invece scelti tra le classi artigiane, come i falegnami, i sarti, i ciabattini, i pellettieri e così via. Dunque il compito di “associarsi” ad una famiglia, non rappresentava per loro la professione principale, bensì un impegno secondario, ma remunerativo ed onorevole.

Il motivo nel preferire dei guardiani appartenenti alla classe artigiana era semplice. Le gilde degli artigiani erano coese e potenti. Inimicarsi, ferire o peggio uccidere uno di loro, significava mettersi contro un’intera categoria. Nessun criminale comune avrebbe osato correre un tale rischio, anche perché, se nell’aggredire il membro di una gilda fosse stato riconosciuto, la sua stessa vita sarebbe stata in pericolo e lasciare Palermo sarebbe stata l’unica soluzione.

Dunque l’influenza delle classi artigiane era sufficiente a dissuadere la maggior parte dei criminali di città. Discorso diverso va fatto invece per le bande organizzate che terrorizzavano le campagne, contro cui nemmeno le scorte armate potevano nulla, figuriamoci dei semplici artigiani.
Ad ogni modo il ricorso agli Associati risultava comunque una soluzione pratica per gli spostamenti all’interno della città.

Va detto inoltre che i rapporti tra la signora e l’accompagnatore dovevano essere sempre di natura “onorevole”, dunque da non confondersi con quelli chiacchierati tra dame e cicisbei nel ‘700, quando i mariti non erano gelosi.
Gli Associati invece stavano bene attenti a non incorrere in un simile torto, visto che nel loro esercizio di fatto portavano con loro la reputazione e la rappresentanza di un’intera categoria di lavoratori.

Come funzionava l’ingaggio di un Associato?

Per proteggere le proprie mogli, ma anche le figlie, le madri o le sorelle, gli uomini si mettevano alla ricerca di qualcuno da poter “associare” a loro. Una volta individuato il potenziale accompagnatore, ci si accordava sul prezzo e sulle condizioni, infine ci si recava da un notaio per ufficializzare l’impegno reciproco.
Lo testimoniano i numerosi contratti dell’epoca, conservati presso l’Archivio di Stato di Palermo, da cui emergono questi piccoli pezzi di storia risalenti al XVI e XVII secolo.

Si evince che gli Associati erano quasi sempre palermitani, perché ovviamente solo nella loro città potevano godere dell’influenza necessaria ad esercitare il proprio ruolo. Vi era qualche eccezione, ma si trattava probabilmente “cittadini acquisiti”, che dunque avevano a lungo vissuto e lavorato a Palermo.

Si nota anche che i compensi economici variavano a seconda delle circostanze e degli accordi. In alcuni casi si pagava una somma in anticipo per un impegno di uno, due o tre anni, in altri casi si pagava una tariffa d’ingaggio annua, più un “gettone” per ogni chiamata.
Talvolta invece l’accompagnatore veniva assunto e stipendiato per lavorare in ufficio o in bottega, ma con l’impegno di assistere le donne della famiglia qualora le circostanze lo richiedessero.

In conclusione, il ricorso agli Associati ci fornisce un quadro interessante di come si sia evoluta la società nella Palermo del ‘500 e del ‘600. Non sappiamo se queste figure in seguito siano scomparse o se semplicemente non siano stati rinvenuti contratti e testimonianze circa le epoche successive. Quello che resta è uno spaccato della vita di cinque secoli fa, che oggi è semplicemente storia.


Fonti: B. De Marco Spata – La figura del bodyguard in Sicilia a cavallo tra il ‘500 e il ‘600 – L’identità di Clio
Documenti dall’Archivio di Stato di Palermo, Sezione della Gancia, fondo Notai Defunti – via L’identità di Clio
G. Pitré – La vita in Palermo cento e più anni fa, Vol. 1 – Palermo 1904
Wikipedia.org – Storia della Sicilia spagnola

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

1 COMMENTO

  1. Grazie delle informazioni che ci fornite. Le leggo volentieri e mi appassiono a alla storia, nn quella dei libri di scuola ma quella meno conosciuta e vissuta dal popolo ogni giorno.

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