Giovanni Falcone e Francesca Morvillo 

All’improvviso un enorme boato squarciò l’aria sventrando il suolo, cambiando in un attimo il corso della storia di questa terra martoriata, vessata, calpestata. Un boato e un istante in cui tutto sembrò surreale, come la scena di un film d’orrore, poi fra le lamiere contorte e i detriti che volavano ovunque, si infransero i sogni, si persero le speranze, rimasero solo le vite spezzate.
L’attentato in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, stravolse gli animi dei palermitani onesti, li lasciò per un momento attoniti, increduli, smarriti. Poi capirono che il sacrificio di tante vite non doveva restare vano, che valeva più dell’omertà dietro cui da sempre si era celata la verità, capirono che per riscattare un paese dal marchio infame di “mafioso” bisognava agire, lottare, essere coerenti con la lealtà e la giustizia, vincendo la paura, morendo anche, per provare a sradicare quelle radici cancrenose della mafia.
Se Giovanni Falcone fu il paladino di questa battaglia, l’uomo che riuscì, a prezzo della vita, a scuotere gli animi, colui che lottò con tutte le sue forze contro la mafia, ben sapendo di essere “un morto che cammina”, se lui fu un eroe, sicuramente non fu da meno la donna che gli stette accanto, colei che scelse per amore, di dividere con lui la sua vita, di rimanergli vicino fino alla morte.
Per Francesca Laura Morvillo  crescere col senso della giustizia è normale, Guido, suo padre, era sostituto procuratore. Francesca nasce a Palermo il 14 dicembre 1945, cresce amata e protetta dal mondo esterno, e come spesso accadeva in quegli anni, con una libertà limitata a pochi amici, e a pochissime uscite serali. Si dedica con passione allo studio, seguendo le orme paterne e laureandosi in giurisprudenza col massimo dei voti. Partecipa al concorso per magistrato, lo vince e ottiene l’ assegnazione al tribunale di Agrigento prima e alla procura dei minori di Palermo dopo, dove lavora per sedici anni. Il suo lavoro la realizza in pieno perché a lavorare con i bambini ci mette il cuore, li aiuta e li sostiene con fare materno, cercando di capirli, sente forte la necessità di proteggerli.
È il caso a fargli incontrare Giovanni Falcone in casa di amici,una sera, e a farli innamorare, entrambi hanno già un matrimonio alle spalle, e quando lui da Trapani viene trasferito a Palermo, cominciano a frequentarsi. La dolcezza e la discrezione di Francesca conquistano il cuore di Giovanni tanto da presentarla alla madre, e a parlare al fratello di lei dei suoi sentimenti. Comincia così la loro storia d amore, una storia che vivono intensamente, malgrado la vita blindata, le difficoltà e le rinunce a cui sono sottoposti. Francesca sa affrontare con coraggio e serenità persino il fatto di essere tagliata fuori dalla vita di Giovanni, da quell’uomo che ama con tutta se stessa, ma che per proteggerla deve far finta che lei non esiste.
Quando decidono di sposarsi, per legittimare la loro relazione, è il maggio del 1986. Il loro è un matrimonio intimo, gli invitati sono solo le famiglie degli sposi e i testimoni, la festa si conclude con una cena a casa degli stessi sposi.
La loro vita continua  senza disagi, con l’ abitudine alla vita blindata come fosse una vita normale, fino allo sventato attentato alla villa dell’ Addaura, residenza estiva dei coniugi Falcone.
Da quel momento in poi il rischio diventa più reale, e Giovanni capisce che non riguarda solo lui, ma che ne va anche della vita di Francesca, cerca allora di tenerla il più possibile lontano da lui, vorrebbe chiedere la separazione per proteggerla, le vieta di vivere alla villa. Francesca però sa che il suo posto è vicino a Giovanni, e insiste per rimanere con lui. Passano così le giornate assieme, la sera però Francesca, scortata, torna alla sua casa a Palermo.
Nel 1991 Falcone viene trasferito a Roma al ministero di Grazia e Giustizia, il suo lavoro a Palermo è diventato molto pieno di ostacoli e pensa che da lontano può lavorare meglio per combattere​ la mafia. Francesca, allora, pur di stargli vicino, chiede di essere trasferita anche lei a Roma come membro della commissione esaminatrice per i concorsi in magistratura.
Quel pomeriggio del 23 maggio 1992 sono arrivati insieme all’aeroporto di Punta Raisi, Falcone di solito non vuole mai viaggiare con la moglie, preferisce evitare, sta sempre attento a non abbassare mai la guardia. Quel giorno invece non è così. Aspetta che Francesca finisce di lavorare, ha persino spostato il biglietto. Poi l’aereo atterra a Palermo, lui si mette alla guida della sua auto, lei gli sta accanto.Gli uomini della scorta, che non li lasciano mai, li accompagnano su altre due auto Pochi minuti dopo hanno davanti agli occhi  il mare, gli olivi, l’erba verde,un cielo terso di un pomeriggio di primavera. Sono un uomo e una donna che si amano,e che forse in quel momento ridono, forse parlano, progettano,forse non si sono accorti che in un attimo è tutto finito, che non avranno più un futuro, che è bastato un istante per tarpare le ali ai loro sogni. Giovanni Falcone muore qualche ora dopo,senza riprendere conoscenza, per Francesca l’agonia dura qualche ora in più, e nei brevi sprazzi di lucidità chiede di Giovanni. Chiude gli occhi per sempre col suo nome sulle labbra.
Maria Floriti

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