La tragica storia di Bianca di Navarra, ultima regina di Sicilia

L'impavida regina vicaria: una donna contro il potere, tra intrighi politici e battaglie per la successione

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Quali sentimenti provarono Martino e Bianca di Navarra quando, il 26 novembre del 1402, si incontrarono per la prima volta a Palermo per celebrare le loro nozze? Gli sposi non erano stati consultati sulla scelta, fatta dai rispettivi padri, il re d’Aragona Martino il Vecchio e il re di Navarra Carlo il Nobile, dopo lunghe trattative durante le quali alle considerazioni politiche si erano aggiunte più o meno sordide questioni di soldi, denari o fiorini d’oro.

La bella Bianca di Navarra una sposa senza figli

Lo sposo, vedovo dell’infelice regina Maria, era stato proclamato re di Sicilia l’anno precedente. All’età di ventotto anni era ciò che oggi chiameremmo un latin lover. La sua consorte, la diciasettenne principessa navarrese, era stata presentata come “molt bella e molt savia e dotata di todes virtuts”, ma la virtù principale sarebbe stata quella di mettere rapidamente al mondo dei figli maschi in grado di assicurare l’avvenire della dinastia.
Ahimè! Il fato le sembrava contrario: durante i primi tre anni di matrimonio, tre gravidanze, annunciate trionfalmente da una parte all’altra del Mediterraneo, finirono tristemente con precoci affolaments, ossia aborti, che portarono la giovane regina ad una crisi depressiva, tanto più che, nello stesso tempo, da due amanti catanesi, erano nati una figlia e un figlio, che Martino riconoscerà e cercherà invano di legittimare. Che umiliazione per la giovane regina!

Un principino nascerà finalmente nel 1406, unico maschio e potenziale futuro erede di ben tre regni, Sicilia, Aragona e Navarra. Ma ai festeggiamenti succederà ben presto il lutto: il bambino muore all’età di otto mesi.

La reggenza del Regno di Sicilia

La vita di Bianca avrebbe preso un’altra direzione quando suo marito viene mandato a domare una ribellione in Sardegna (appartenente alla Corona aragonese). Il re affida la reggenza della Sicilia alla moglie, che ha già dimostrato delle grandi qualità politiche. L’anno successivo Martino muore a Cagliari, forse di malaria, o forse in conseguenze della sua disordinata vita amorosa.

Nel suo testamento lascia alla consorte “le più illimitate facoltà e le giurisdizioni supreme e la suprema amministrazione delle entrate tutte della corona, e la soprintendenza sopra tutti”, insomma i pieni poteri. Martino il Vecchio, succeduto al figlio, conferma immediatamente a Bianca il ruolo di Vicaria, prima di morire l’anno successivo, anch’egli senza erede, tanto che comincia una fase di interregno (1410-1412).

Bianca di Navarra in fuga

Inizia così per la reggente un periodo estremamente travagliato e avventuroso. La legittimità della nomina a vicaria – titolo equivalente a viceré – venne contestata dall’ambizioso grande giustiziere, Bernardo Cabrera, il quale, dopo una vita passata al servizio dei Martini, sperava di ricoprire questo ruolo. La lotta è senza esclusione di colpi: insulti, accuse, processi, battaglie e imprigionamenti reciproci.

Inseguita dal Cabrera, la regina fugge da una città all’altra; si racconta che per ben due volte, a Catania e a Palermo, Bianca si salva in modo rocambolesco, grazie a una nave pronta a salpare. A Palermo, la vicaria risiede presso il palazzo Chiaramonte, a Piazza Marina. Il tentativo notturno di Bernardo di sequestrarla viene sventato grazie ad una dama di compagnia che sveglia la regina. Questa fugge in tenuta discinta, senza prendere il tempo di vestirsi e, correndo, raggiunge la sua nave ancorata nel porto della Cala.

Una leggenda vuole che il Cabrera, fatta irruzione nella camera della regina avesse esclamato: “Ho perso la pernice, mi rimane il nido!” e che si fosse infilato nel letto appena abbandonato, annusando avidamente l’odore dei cuscini ancora caldi. Questa scena indecente sembra inverosimile, anche se viene riportato da storici ritenuti affidabili.

Il ritorno in Spagna di Bianca di Navarra

Bianca ritornò presso la corte del padre in Navarra, nel 1412, quando vennero scelti sia un nuovo re per l’Aragona, sia un viceré per la Sicilia, ormai annessa alla Spagna.

Bianca di Navarra PD

Carlo il Nobile, privo di figli maschi, riconobbe Bianca quale ereditiera del Regno di Navarra. Dal momento della vedovanza, molti candidati al matrimonio erano stati proposti, invano, alla bella e coraggiosa regina. Finalmente, nel 1420, Bianca accettò di sposare Giovanni d’Aragona. Lei aveva trentatré anni e lo sposo dieci di meno. Fino alla soglia dei quarant’anni mise ancora al mondo quattro figli, un maschio e tre femmine. Regnò sulla Navarra dal 1425 al 1441. Addolorata per una nuova guerra civile, morì nel santuario della Nievas in Castiglia.

Questa donna, ultima regina e primo viceré di Sicilia, scomparsa nelle pieghe della Storia e troppo spesso dimenticata, incarna la drammatica fine di un regno, che, dopo un periodo di splendore al tempo della dinastia normanno-sveva, conobbe una lunga agonia, sconvolto tra le lotte per il potere, tanto interne quanto internazionali.

Liliane Juillerat

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Liliane Juillerat
Liliane Juillerat
Liliane Juillerat Ferrara, cultrice di lingue, letteratura e arte, nata in Svizzera e sposata con un siciliano, ha insegnato la lingua francese all'Università di Messina per oltre vent'anni. Trasferitasi a Palermo per stare vicina ai nipoti si è ben presto lasciata ammaliare da questa città, dalla sua lunga storia e dai suoi prestigiosi monumenti. Ha pubblicato con l'editore Torri del Vento due romanzi storici: "Costanza d'Altavilla Così volle il fato" e "La Contessa Adelasia Malikah di Sicilia e Calabria".

1 COMMENTO

  1. Pur non avendo titoli prestigiosi cui affidare il mio nome, sono stato sempre attratto dalla storia e maggiormente dalla storia della Sicilia e di Palermo in particolare o quantomeno tutti i momenti in cui Palermo si è legata alla storia, compreso ahimè, anche i momenti tragici di quei personaggi che ne hanno deturpato il nome. Più volte mi sono dedicato a scrivere dal mio punto di vista, storie, che tuttavia non ho pubblicato, scritto solo per me, un soliloquio. Ho affidato a familiari questi scritti in modo che possano finire in mano ad eredi più qualificati e possano servire un giorno, come materiale di studio a compendio di altre ricerche nella materia storica.

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