Gli spaghetti sono nati in Sicilia?

Secondo una popolare bufala, gli spaghetti sarebbero stati importati da Marco Polo dopo il suo viaggio in Cina. In realtà non è così e i primi spaghetti potrebbero essere siciliani.

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Altro che cinesi e Marco Polo! Gli spaghetti erano già conosciuti e fabbricati nella Sicilia normanna, come riportato già dal grande geografo arabo Al-Idrisi, che nel Grande Libro di Ruggero descrive proprio la fabbricazione di un tipo di pasta allungata ed essiccata, che avveniva nella zona di Trabia, a pochi chilometri da Palermo.

Ripercorriamo insieme le storie e le ipotesi sulla nascita di questo alimento iconico e smascheriamo la bufala sulla sua presunta importazione dalla Cina.

Gli spaghetti sono un’invenzione siciliana?

Stabilire le vere origini degli spaghetti non è un compito semplice. Sappiamo per certo che delle prime forme di pasta erano già conosciute e diffuse tra i popoli greci e romani, e secondo alcuni studiosi le sue origini sarebbero ancora più antiche, addirittura mesopotamiche. D’altronde si tratta di uno dei modi più semplici di trasformare la farina in una pietanza.

Riguardo alla Sicilia, possiamo immaginare che grazie alle vaste coltivazioni di frumento sotto l’Impero Romano, la pasta sia ampiamente entrata a far parte della nostra dieta già in quel periodo, sebbene l’unico formato conosciuto risalente ad allora, siano le laganae, delle sfoglie di pasta simili alle odierne lasagne.

Arrivando agli spaghetti, come oggi li conosciamo, non possiamo essere certi che le loro origini siano siciliane, ma di sicuro sappiamo che la testimonianza di Al-Idrisi del 1154 è una delle primissime documentazioni circa l’esistenza di questo iconico formato di pasta.

Nello specifico, il geografo arabo racconta che a Trabia, una zona ricca di corsi d’acqua vicino Palermo, si trovavano molti mulini per la macinazione del frumento, da cui venivano ricavati degli itriyya (per somiglianza al greco itrion, che stava ad indicare un impasto a base di farina, stirato e filiforme, utilizzato come accompagnamento per zuppe e altri piatti, ma più simile ad una piadina che alla nostra pasta).

Al-Idrisi continua dicendo che questa pasta, fatta a mano rotolando i pezzetti di impasto su una tavola, veniva poi essiccata al sole e commercializzata in tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto nei territori arabi nordafricani, dove era particolarmente apprezzata, grazie ai mercanti berberi, che ne acquistavano in grandi quantità per poi rivenderla in ogni villaggio, favorendone così la diffusione.
È proprio l’essiccazione a dare vita agli spaghetti come li conosciamo. Questa tecnica permetteva di mantenere a lungo la pasta, permettendone il trasporto e la commercializzazione, processo invece impensabile con la pasta fresca, che invece andrebbe a male entro pochi giorni.

Un ulteriore indizio circa la paternità degli spaghetti proviene da diversi documenti italiani del XIII e XIV secolo, in cui questo formato di pasta era indicato come Maccheroni Siciliani o Vermicelli Siciliani.

E la bufala di Marco Polo?

Marco Polo spaghetti

La “fake news” che vorrebbe gli spaghetti importati da Marco Polo sarebbe nata negli Stati Uniti nel 1929, grazie ad un autore del Macaroni Journal, periodico dell’associazione degli industriali della pasta.
L’articolo riporta la storia di uno dei marinai di Marco Polo, che sceso a terra in cerca di rifornimenti, si imbatté per caso in una contadina che lavorava un impasto di acqua e farina, che poi faceva essiccare al sole. Il marinaio, pensando che fosse un buon modo per creare una pietanza facile da trasportare e conservare per i lunghi periodi di navigazione, acquistò l’impasto dalla contadina e lo riportò sulla nave, dove lo lavorò fino a dargli una forma allungata che ne velocizzasse l’essiccazione. Il nuovo formato di pasta venne poi cotto, bollendolo in acqua di mare, dando vita al leggendario piatto italiano, chiamato Spaghetti come il cognome del marinaio che lo aveva scoperto.

Questa storia naturalmente è stata inventata di sana pianta per cercare di aumentare il commercio di pasta negli USA, conferendo al piatto una storia più esotica ed internazionale che ne favorisse il consumo anche al di fuori dei quartieri italiani. Puro marketing insomma.

Inoltre il viaggio di Marco Polo in Cina risale alla fine del XIII secolo, dunque più di 100 anni dopo la testimonianza di Al-Idrisi.

Sebbene sia vero che nella cucina asiatica esistano delle forme molto antiche di “spaghetti cinesi”, va comunque detto che questi erano fatti con altri cereali, visto che il frumento in quell’area sarebbe stato introdotto secoli dopo.

Dunque gli spaghetti sono nati in Sicilia? Non possiamo esserne certi, ma di certo la nostra terra ha svolto un ruolo fondamentale nella loro diffusione in Italia e nel mondo.

Fonti: C. Perry – Pasta Past – Los Angeles Times
S.H. Katz – Encyclopedia of Food and Culture, Volume 3 – Scribner/Thomson Gale, 2003
Wikipedia.org – Spaghetti
M. Magno – Gli spaghetti di Marco Polo. Come nasce una fake news – Start magazine
The Macaroni Journal – Volume 11 del 15 Ottobre 1929 – su Ilovepasta.org

Foto Copertina – Giorgio Sommer – Fabbrica di Maccheroni a Palermo – Pubblico Dominio

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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