Il periodo aragonese: quando la Sicilia era il “Regno di Trinacria”

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Il periodo aragonese, che si estende dal 1282 al 1410, dovrebbe più esattamente essere chiamato siculo-aragonese, giacché la Sicilia (Regno di Trinacria) non era unita al regno d’Aragona, e i quattro re che si succedettero durante questi anni erano tutti cresciuti in Sicilia. Governare il paese in questo periodo estremamente drammatico, segnato da guerre, rivalità tra baroni avidi, prepotenti e senza scrupoli, da epidemie e morti improvvise che falciarono la famiglia reale, fu certamente un’impresa ardua.

Federico III, il sovrano più importante del Regno di Trinacria

Regno di Trinacria Federico III
Federico III in un mosaico a Messina

Figlio di Costanza II e Pietro I, Federico III governò la Sicilia per mezzo secolo e fu sicuramente il sovrano più importante di questo periodo. Il suo operato meriterebbe di essere meglio conosciuto. Egli, infatti, creò delle istituzioni “moderne”, riformando le relazioni con il parlamento e la magistratura, e promosse lo sviluppo economico e culturale del paese. Purtroppo, però, ebbe a lottare contro tutti: gli angioini, i guelfi del centro-nord d’Italia, i francesi e, ahimè, il suo stesso fratello Giacomo d’Aragona. Alla stregua del bisnonno, l’imperatore Federico II, venne accusato dal papato di essere tiranno, eretico, nemico di Dio e via dicendo.

Pietro II e il periodo di reggenza

Pietro II succedette al padre Federico, ma regnò per soli cinque anni, in un periodo segnato da forti contrasti con le grandi famiglie siciliane (Ventimiglia, Chiaromonte…). Morì all’improvviso lasciando quale erede un bambino di soli sei anni, Ludovico. Il lungo periodo di reggenza, in attesa che il re raggiungesse la maggiore età, fu terribile, segnato dall’epidemia di peste che decimerà tutta l’Europa. Il ragazzo vedrà morire uno dopo l’altro tre successivi reggenti: lo zio, la madre e la sorella maggiore, Costanza. Lui stesso sarà colpito dal morbo prima di assumere realmente il suo ruolo e morirà nel 1357 all’età di diciassette anni.

Il titolo verrà quindi ereditato da suo fratello Federico IV, allora appena dodicenne, soprannominato il Semplice, e la tutela venne assunta dalla sorella maggiore sopravvissuta, Eufemia. Federico fu un governante debolissimo, incapace di affermarsi nei confronti di baroni che usurpavano i diritti della Corona e lo denigravano, arrivando perfino a chiamarlo il re “asino”. Tuttavia, gli si deve il trattato di Avignone che, nel 1379, segnò la pace con il regno di Napoli e la fine delle guerre del Vespro. Dal suo matrimonio con una cugina di secondo grado, Costanza d’Aragona (ancora una Costanza d’Aragona regina di Sicilia!) ebbe una sola figlia, Maria, l’ultima erede della dinastia, che fu vittima di un destino tragico, a volte rocambolesco, della quale si tratterà in un altro articolo.

Il ruolo delle regine

In un periodo così violente, il ruolo delle regine, siano “consorti” o “reggenti” era senza dubbio molto delicato e difficile. La sovrana più ammirevole fu certamente Eleonora di Napoli. La tredicenne figlia del sovrano angioino, Carlo II, servì da pegno tra i contendenti in occasione del trattato di pace di Caltabellotta, nel quale venne stipulato che Federico III avrebbe ricevuto il titolo di re di Trinacria, ma che dopo sua morte il Regno sarebbe stato unito a quello di Napoli. In cambio Federico avrebbe sposato la figlia del nemico!

Si sa che i trattati lasciano il tempo che trovano, e il patto di Caltabellotta non venne applicato, tranne che per quanto riguarda il matrimonio. E, stranamente, sembra che l’unione, durata ben trentacinque anni, sia stata alquanto felice. Eleonora si prodigò in iniziative di pace tanto con il papato che con gli angioini – la sua famiglia d’origine – purtroppo con scarso successo. Nell’arco di ventinove anni mise a mondo nove figli, l’ultimo quando aveva già quarantatré anni. Rimasta vedova, in preda all’ostilità della nuora, Elisabetta di Carinzia, si ritirò in un convento su i pendii dell’Etna, dove morì nel 1341, all’età di 52 anni.

Regine del Regno di Trinacria

Elisabetta di Carinzia, la reggente combattiva

Tanto Eleonora fu donna di pace, quanto Elisabetta di Carinzia fu combattiva. Moglie del debole Pietro II, rimase vedova all’età di circa quarant’anni quando era incinta del suo nono figlio. Reggente del regno, ebbe da combattere contro tutti, familiari o feudatari, cercando di salvaguardare la sua indipendenza e quella dei suoi giovanissimi figli, i futuri re Ludovico e Federico IV.

Dopo la sua morte, a una data imprecisa, all’epoca in cui imperversava l’epidemia di peste, la reggenza passò successivamente a due delle sue figlie, Costanza ed Eufemia, sorelle maggiori di Ludovico e di Federico. Costanza, già badessa del convento delle clarisse di Messina, fu autorizzata a lasciare il convento per dedicarsi alla politica, ma morì di peste pochi anni dopo, e Eufemia, forse anche lei monaca o comunque cresciuta presso le clarisse, morirà dopo circa tre anni di reggenza molto travagliata.

Con Federico IV si era spenta la linea maschile dei sovrani aragonesi siculi, ma continuerà la caotica, quasi inverosimile situazione del Regno sotto le ultime due regine di Sicilia di cui si tratterà in un altro articolo.

Liliane Juillerat

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Liliane Juillerat
Liliane Juillerat
Liliane Juillerat Ferrara, cultrice di lingue, letteratura e arte, nata in Svizzera e sposata con un siciliano, ha insegnato la lingua francese all'Università di Messina per oltre vent'anni. Trasferitasi a Palermo per stare vicina ai nipoti si è ben presto lasciata ammaliare da questa città, dalla sua lunga storia e dai suoi prestigiosi monumenti. Ha pubblicato con l'editore Torri del Vento due romanzi storici: "Costanza d'Altavilla Così volle il fato" e "La Contessa Adelasia Malikah di Sicilia e Calabria".

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