I Vespri Siciliani: un evento che cambiò la storia

Quando un giorno nei pressi di Santo Spirito, un soldato francese fu inopportuno nei confronti di una donna di Palermo, la rivolta che ne conseguì scatenò la guerra del Vespro, che vide la cacciata degli Angioini dalla Sicilia.

Autore:

Categoria:

13,528FansLike
478FollowersSegui
576FollowersSegui
FedericoIIdiSvevia1

I vespri Siciliani sono uno degli episodi più importanti della storia di Palermo e dell’intera isola. Questa guerra partita dal popolo è stata per molti secoli vista come un esempio della tempra dei Siciliani

Contesto storico

Il 13 dicembre 1250, moriva Federico II di Svevia. Le sue spoglie trasportate a Palermo e, avvolte in preziosi manti orientali, furono inumate nel sarcofago di porfido rosso posto all’interno della Cattedrale.
Un lungo periodo difficile aspettava Palermo e la Sicilia tutta. Senza il suo influente sovrano, il papa Urbano IV aveva offerto al francese Carlo D’Angiò il meridione d’Italia compreso il Regno di Sicilia. I legittimi eredi di Federico cercarono di opporre resistenza ma Manfredi, figlio naturale di Federico, venne sconfitto e ucciso a Benevento nel 1266 dagli eserciti francesi. Due anni dopo veniva decapitato a Napoli l’ultimo pretendente Svevo al Regno di Sicilia: Corradino, nipote di Federico.
La Sicilia diventava ufficialmente assoggettata al dominio francese. Carlo I d’Angiò veniva incoronato da papa Clemente IV, anch’egli filo francese così come il successore: papa Martino IV.

Tutto cambiava in Sicilia. E mentre alcuni dei grandi baroni oppositori venivano cacciati, nemici e musulmani uccisi, anche le illusioni dei nobili avversi agli Svevi, che speravano di accaparrarsi dei vantaggi dal nuovo governo, erano destinati ad infrangersi.
I grandi Feudi furono affidati a baroni francesi che li sfruttarono a loro piacimento impoverendo sempre più la popolazione. Nuove ed assurde tasse vessarono ogni attività cittadina fin quasi alla spoliazione. Palermo e la Sicilia, che sotto il governo Normanno possedevano perlomeno una certa supremazia, adesso che Carlo aveva scelto Napoli come sede del governo, si sentivano retrocessi anche nel prestigio.
Un malcontento generale insomma che doveva sfociare in una insurrezione apparentemente spontanea del popolo palermitano prima e siciliano poi, che avrebbe rovesciato il governo Angioino.
Secondo alcuni storici la rivolta del 1282 sarebbe stata l’esito di una organizzazione rivoluzionaria voluta dai baroni antiangioini che si sarebbero alleati al re di Aragona, Pietro III. Ad oggi non sembra potersi dare per certa questa coalizione, anche se un moto insurrezionale sottotraccia si stava sicuramente preparando. Fra l’altro va notato come la rivolta, partita da Palermo, si diffuse abbastanza rapidamente in tutta la Sicilia e questo deve fare riflettere.

I vespri siciliani

Vespri-siciliani

Il malgoverno dei francesi in Sicilia secondo i cronisti del tempo, scadeva nella insolenza e nell’arroganza dei dominatori verso la popolazione, senza guardare il ceto sociale e peggio ancora se si trattava di uomini o donne. Atteggiamento visto come insopportabile dai palermitani. Un clima così teso che il governatore francese aveva proibito che si portassero armi appresso, specie durante le funzioni religiose, come era d’uso nei gentiluomini della nobiltà palermitana.

Il lunedì dell’Angelo del 1282 cadeva il 30 marzo (secondo altri, i fatti si sarebbero svolti il martedì 31 marzo) e come di consueto i palermitani trascorrevano la Pasquetta in campagna, a bere e mangiare in allegria.
Non è un giorno di precetto secondo la chiesa Cattolica, ma forse la festa era sentita anche a livello religioso nei paesi di origine germanica (e Federico era di estrazione tedesca!). Fatto sta che all’ora del vespro (circa le 4 del pomeriggio) i palermitani si recavano fuori porta nella chiesa di Santo Spirito (oggi dentro il cimitero di S. Orsola) ad assistere alle funzioni. Nello spazio antistante gruppi di soldati francesi vigilavano affinché nessuno portasse armi con sé.
A quanto si narra, uno di loro, un certo Droetto o Droghetto, avrebbe importunato pesantemente una bella fanciulla (si dice palpandola nel petto sotto le vesti per verificare che non portasse armi nascoste), accendendo la reazione del marito e dei parenti di lei. Lo stesso sposo o un non nominato giovanotto, avrebbe sottratto la spada al francese trafiggendolo nel ventre. Da lì, la rissa generale si tramutò in tumulto e al grido “muoiano i francesi” i  palermitani si scagliarono contro gli invasori generando una carneficina e dando vita a quello che sarà chiamato il vespro siciliano. Da Palermo, la rivolta si propagò rapidamente in tutta la Sicilia e la maggior parte dei francesi fu uccisa o dovette fuggire dall’isola.

Non si trattò di una semplice rivolta contro le ingiustizie, ma di una vera e propria rivoluzione, perché dietro la voglia di riscatto si espresse anche un’idea del tutto nuova e straordinaria per una terra che aveva conosciuto una dominazione dopo l’altra. La Communitas Siciliae, l’idea cioè di potere realizzare uno stato Siciliano autonomo su basi repubblicane. Un sogno che vide diverse città, in primis Palermo, darsi uno statuto repubblicano Comunale, eleggendo a Capitano del Popolo Ruggero Mastrangelo.
Un sogno che durerà poco, però, per la mancanza dell’appoggio richiesto e rifiutato dallo stato pontificio filo francese, che indebolì la coalizione costringendo i siciliani a richiedere l’aiuto di Pietro III di Aragona che venne accolto a Palermo e incoronato come re di Trinacria il 4 settembre dello stesso anno.
Dai francesi, la dominazione passò in questo modo agli spagnoli. Non fu una grande conquista alla fin fine.

Saverio Schirò

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ti potrebbe interessare anche...

La storia della manna in Sicilia

La storia della manna in Sicilia ha radici molto antiche, risalgono probabilmente agli arabi che importarono nella "terra del sole" i frassini da manna,...

Villa Trabia

Com'è abbastanza noto, sin dal XVII secolo presso l'aristocrazia siciliana, che possedeva già sontuosi palazzi a Palermo, si era affermata la consuetudine di costruire...

Bonus cultura: una guida per aiutare i diciottenni a capire come utilizzarlo

Come usare il bonus Cultura 18app? È un'iniziativa del Ministero per i giovani ed è dedicata a promuovere la cultura! Se sei nato nel 2002 e...

Chiesa del Carmine: dentro il cuore di Ballarò

Quante volte, da ragazzo, sono passato davanti al portone della chiesa del Carmine senza accorgermi della sua esistenza? Gli anni della prima adolescenza, quando...

L’urna con le ossa di Santa Rosalia

Fra qualche giorno ricorrerà il 397° festino della nostra amatissima patrona Santa Rosalia, ma anche quest’anno ci toccherà rinunciare alla sfilata del carro trionfale...

Rosalia Sinibaldi “la Santuzza”, Signora di Palermo

Rosalia Sinibaldi non è soltanto un’immagine ritratta in uno dei quadri presenti all’interno della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, né una rappresentazione lapidea che...