I Vespri Siciliani


FedericoIIdiSvevia1Contesto storico
Il 13 dicembre 1250, moriva Federico II di Svevia. Le sue spoglie trasportate a Palermo e, avvolte in preziosi manti orientali, inumate nel sarcofago di porfido rosso posto all’interno della cattedrale.
Un lungo periodo difficile aspettava Palermo e la Sicilia tutta. Senza il suo influente sovrano, il papa Urbano IV aveva offerto al francese Carlo D’Angiò il meridione d’Italia compreso il Regno di Sicilia. I legittimi eredi di Federico cercarono di opporre resistenza. Manfredi, figlio naturale di Federico, venne sconfitto e ucciso a Benevento nel 1266 dagli eserciti francesi. E due anni dopo veniva decapitato a Napoli l’ultimo pretendente Svevo al Regno di Sicilia: Corradino, nipote di Federico.
La Sicilia diventava ufficialmente assoggettata al dominio francese. Carlo I d’Angiò veniva incoronato da papa Clemente IV, anch’egli filo francese così come il successore: papa Martino IV.

Tutto cambiava in Sicilia. E mentre alcuni dei grandi baroni oppositori venivano cacciati, nemici e musulmani uccisi, anche le illusioni dei nobili avversi agli Svevi, che speravano di accaparrarsi dei vantaggi dal nuovo governo, erano destinati ad infrangersi. I grandi Feudi furono affidati a baroni francesi che li sfruttarono a loro piacimento impoverendo sempre più la popolazione. Nuove ed assurde tasse vessarono ogni attività cittadina fin quasi alla spoliazione. Palermo e la Sicilia, che sotto il governo Normanno possedevano perlomeno una certa supremazia, adesso che Carlo aveva scelto Napoli come sede del governo, si sentivano retrocessi anche nel prestigio.
Un malcontento generale insomma che doveva sfociare in una insurrezione apparentemente spontanea del popolo palermitano prima e siciliano poi, che avrebbe rovesciato il governo Angioino.
Secondo alcuni storici la rivolta del 1282 sarebbe l’esito di una organizzazione rivoluzionaria voluta dai baroni antiangioini che si sarebbero alleati al re di Aragona, Pietro III. Ad oggi non sembra potersi dare per certa questa coalizione, anche se un moto insurrezionale sottotraccia si stava sicuramente preparando. Fra l’altro va notato come la rivolta, partita da Palermo, si diffuse abbastanza rapidamente in tutta la Sicilia e questo deve fare riflettere.

Vespri-sicilianiI vespri siciliani
Il malgoverno dei francesi in Sicilia scadeva, secondo i cronisti del tempo, nella insolenza e nell’arroganza dei dominatori verso la popolazione, senza guardare il ceto sociale e peggio ancora se si trattava di uomini o donne. Atteggiamento visto come insopportabile dai palermitani. Un clima così teso che il governatore francese aveva proibito che si portassero armi appresso, specie durante le funzioni religiose, come era d’uso nei gentiluomini della nobiltà palermitana.
Il lunedì dell’Angelo del 1282 cadeva il 30 marzo (secondo altri, i fatti si sarebbero svolti il martedì 31 marzo) e come di consueto i palermitani trascorrevano la Pasquetta in campagna, a bere e mangiare in allegria.
Non è un giorno di precetto secondo la chiesa Cattolica, ma forse la festa era sentita a livello religioso nei paesi di origine germanica (e Federico era di estrazione tedesca!). Fatto sta che all’ora del vespro (circa le 4 del pomeriggio) i palermitani si recavano fuori porta nella chiesa di Santo Spirito (oggi dentro il cimitero di S. Orsola) ad assistere alle funzioni. Nello spazio antistante gruppi di soldati francesi vigilavano affinché nessuno portasse armi con sé.
A quanto si narra, uno di loro, un certo Droetto o Droghetto, avrebbe importunato pesantemente una bella fanciulla (si dice palpandola nel petto sotto le vesti per verificare che non portasse armi nascoste), accendendo la reazione del marito e dei parenti di lei. Lo stesso sposo o un non nominato giovanotto, avrebbe sottratto la spada al francese trafiggendolo nel ventre. Da lì, la rissa generale si tramutò in tumulto e al grido “muoiano i francesi” i  palermitani si scagliarono contro gli invasori generando una carneficina e dando vita a quello che sarà chiamato il vespro siciliano. Da Palermo, la rivolta si propagò rapidamente in tutta la Sicilia e la maggior parte dei francesi fu uccisa o dovette fuggire dall’isola.

Non si trattò di una semplice rivolta contro le ingiustizie, ma di una vera e propria rivoluzione, perché dietro la voglia di riscatto si espresse anche una idea del tutto nuova e straordinaria per una terra che aveva conosciuto una dominazione dopo l’altra. La Communitas Siciliae, l’idea cioè di potere realizzare uno stato Siciliano autonomo su basi repubblicane. Un sogno che vide diverse città, in primis Palermo, darsi uno statuto repubblicano Comunale, eleggendo a Capitano del Popolo Ruggero Mastrangelo.
Un sogno che durerà poco, però, per la mancanza dell’appoggio richiesto e rifiutato dallo stato pontificio filo francese, che indebolì la coalizione costringendo i siciliani a richiedere l’aiuto di Pietro III di Aragona che venne accolto a Palermo e incoronato come re di Trinacria il 4 settembre dello stesso anno.
Dai francesi, la dominazione passò in questo modo agli spagnoli. Non una grande conquista alla fin fine.

Saverio Schirò

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