Chiesa Di Santo Spirito o “Dei Vespri”

Chi entra nel cimitero è affranto dal dolore e non ha cuore per notare la chiesa che si erge al di sopra delle lapidi. Eppure proprio in questo spiazzo, il 31 marzo 1282, ebbe inizio il Vespro siciliano, cioè l’insurrezione del popolo palermitano contro la tirannia dei francesi. Evento tanto sentito nei secoli seguenti che da allora la chiesa di Santo Spirito è conosciuta col nome di “Chiesa dei Vespri”.

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La chiesa dentro il cimitero

Sono tantissimi i palermitani che si sono recati almeno una volta nel cimitero monumentale di S. Orsola. Per rendere omaggio ai propri defunti, per assistere ad un funerale di un parente o di un amico. Entrati dall’ingresso principale, si percorre il grande viale alberato alla cui fine un Cristo benedicente sopra una colonna accoglie i morti ed i visitatori. Nella piazza, a sinistra la chiesa dove si celebrano le sacre esequie dei morti. 
È molto antica. Costruita nel 1178 per volere dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio, lo stesso che poco dopo avrebbe fatto costruire la cattedrale di Palermo.

La chiesa che adesso si vede isolata, faceva parte di un monastero affidato ai monaci cistercensi. Del monastero non è rimasto più nulla. È stato distrutto nel corso dei secoli mentre la stessa chiesa veniva deturpata da costruzioni che nulla c’entrano con la costruzione originale. Fino a quando nel 1795 l’area venne affidata alla Compagnia di Sant’Orsola per realizzare il cimitero. 

Nel 1882, nel VI centenario dei Vespri Siciliani, sull’onda emotiva si arrivò alla determinazione di ripristinare il complesso alle condizioni originarie. Se ne occupò l’architetto Giuseppe Patricolo che guidò i lavori. Alla fine, di tutto il complesso poté essere recuperata solo la chiesa liberata da tutte le costruzioni. Esattamente quella che vediamo adesso, con piccole aggiunte, come il grande rosone centrale che è piuttosto recente.

L’esterno mostra lo stile semplice ma elegante delle chiese normanne con le decorazioni a chiaroscuri ottenute alternando pietra lavica e pietra tufacea, contaminazione fra gli stili arabo-normanno e gotico.
L’interno ha la struttura di basilica a tre navate, con colonne di tufo su cui si aprono degli archi ogivali, semplici e spogli, ma di un fascino tale da rendere bello tutto ciò che lo compone.
E per finire, sopra l’arco dell’abside maggiore, si può ammirare un bellissimo crocifisso ligneo risalente alla prima metà del XV secolo.

La Chiesa di Santo Spirito non è molto frequentata: nei giorni feriali vengono celebrate le messe dei funerali. La domenica sono in molti coloro che desiderano immergersi in un clima di preghiera e di riflessione che viene generosamente elargita con amore da Frate Angelo Li Calsi.

Se vuoi visitare la chiesa, puoi farlo tutti i giorni dalle 9 alle 12,00.

Orario Sante Messe:
Dal lunedì al sabato ore 10:30
Da Ottobre a Giugno
Domenica e festivi ore 09:00, 10:30, 12:00
Da luglio a Ottobre
Domenica e festivi una sola messa alle 10:00


Se vuoi sapere di più sulla Chiesa di Santo Spirito, la sua architettura e la sua storia, continua a leggere.

La chiesa di Santo Spirito: architettura                                                     

La chiesa di Santo Spirito, pur con tutte le trasformazioni che ha subito nel corso dei secoli, conserva nelle sue linee architettoniche i tratti della originaria costruzione normanna.
La disposizione della chiesa è quella classica delle costruzioni bizantine: l’ingresso da occidente e l’altare ad oriente, là dove nasce il sole che rappresenta il Cristo. 

Gli esterni

Chiesa Santo Spirito esterno finestraL’architettura appare piuttosto semplice quasi tozza, ma non priva di fascino con i tetti a diverse altezze che si intersecano uno con l’altro.
La facciata è realizzata con conci a ricorsi orizzontali, disposti a dente di sega. Si tratta di un’opera incompiuta perché nella intenzione dei restauratori doveva aggiungersi un rivestimento mai realizzato (ma di cui non si ha alcuna idea di come fosse quello originale).
Al centro, la porta principale piuttosto semplice e sopra un rosone in vetrata circolare dipinta a fuoco, realizzata nel 1965. Anticamente le porte dovevano essere tre, a destra si intravedono ancora i resti di quello che doveva essere un gradino di ingresso. Adesso, ai lati della porta d’ingresso, si vedono le tracce di ammorsatura di due possibili muri che secondo G. Patricolo dovevano appartenere ad un nartece anteposto già in epoca cistercense alla chiesa. Ipotesi suggestiva ma non suffragata da nessun riscontro strutturale o documentario.

La parete che guarda verso chi viene è quella Settentrionale ed è la parte più decorata: si vedono archi ornati e curvilinei che si intrecciano sopra una cornice di pomici bruni e conci più chiari: pietra lavica e pietra tufacea che formano un disegno molto armonioso intorno alle finestre ogivali che si aprono nella navata interna. La facciata è a due livelli ed il tipo di chiusura del tetto fa immaginare che in origine dovevano esserci delle terrazze adesso sostituite da una tettoia con canali.
La parete opposta a Sud è del tutto priva di ogni decorazione perché è la parte alla quale si innestavano le costruzioni del convento. L’altezza delle finestre che si aprono fanno supporre che le costruzioni fossero ad un solo livello. In fondo si aprono due porte ogivali che dovevano collegare la chiesa al monastero: si intravedono ancora gli incastri dove probabilmente si innestavano gli archi che conducevano al chiostro.
La facciata posteriore è chiusa dalle tre absidi, di altezze e dimensioni diverse, riportano gli stessi fregi e decorazioni della facciata settentrionale. Per ogni abside una finestra ogivale.

L’interno 

Chiesa Santo Spirito internoEntrati in chiesa ci colpisce l’austera semplicità della costruzione. Né fregi né marmi né altro se non la nuda pietra a conci che si estende fino in fondo al presbiterio.
Le tre navate del corpo basilicale sono definite da tre grosse colonne per lato che si chiudono in quattro arcate acute. Le prime due poggiano direttamente sulla parete in cui si apre l’ingresso principale, mentre le ultime due formano due semicolonne addossate al tratto di muro che separa dal santuario.
Nella parete a sinistra nessuna apertura. Si intravedono i conci più nuovi usati per chiudere le cappelle che vi erano state erette nel corso dei secoli. La parete di destra invece è interrotta nella zona del presbiterio dalle due porte che una volta mettevano in comunicazione la chiesa al monastero. Poche lapidi e due tombe addossate alla parte di destra ricordano personaggi illustri che qui sono stati seppelliti. Una menzione va fatta per il sepolcro ormai vuoto dell’abate Osca, uno degli ultimi abati cistercensi, rimasto nella memoria per avere dato il nome ad un borgo medievale divenuto poi piccolo comune dell’Hinterland palermitano: Villabate.
Il passaggio tra la parte basilicale e quella presbiterale avviene in corrispondenza di un magnifico arco trionfale, che nell’insieme crea una visuale plastica ricca di fascino.
Il corpo presbiterale è a pianta centrica con dimensioni vicine a quelle di un quadrato. Due alti pilastri per lato, di forma rettangolare in conci di pietra ben squadrata, formano tre arcate. Le due estreme scaricano su semipilastri addossati alle pareti su cui si aprono le absidi. Sopra si aprono tre finestre ad arco acuto disposte in asse con le arcate.
La zona del presbiterio è chiusa dalle tre absidi semicircolari aggettanti lateralmente. Al centro la più grande, coperta da una grande arcata dalla quale pende un magnifico crocifisso del XV secolo, recentemente restaurato.
Le due absidi laterali sono più piccole e, come era costume nelle chiese prive di sacrestia, una volta vi erano collocati due piccoli altari che servivano per le mense della prothesis e del diaconicon, dove si custodivano gli oggetti sacri ed i paramenti sacri.
In ogni abside una finestra ogivale che immette luce all’interno. 

Il tetto della navata centrale è a doppio spiovente ed è sorretto da capriate in legno di pino decorate. È realizzato con travetti intarsiati a più colori ed un tavolato con decorazioni di rosette a rilievo di colore rosso. Quello delle navate laterali è ad un solo spiovente con travi, travetti e tavolato decorati nello stesso modo.
Lungo i muri perimetrali si aprono le finestre con decorazioni in gesso. Le navate laterali sono illuminate da quattro finestre a sesto acuto più piccole.
Il pavimento, rifatto nel 1968, è realizzato in mattoni di argilla rossi come quello trovato dal Patricolo.  In quella occasione è stato eliminato il gradino che elevava il presbiterio rispetto al corpo basilicale. 

Storia della costruzione della Chiesa di Santo Spirito

Chiesa Santo SpiritoOggi la vediamo completamente isolata tra le tombe, ma una volta non era così. Adesso viene difficile da immaginare, ma Santo Spirito era la chiesa di un complesso cenobitico, cioè di un convento molto più grande, dove in principio vi abitarono religiosi della famiglia dei cistercensi: monaci dall’abito bianco che dedicavano la vita alla preghiera ed al lavoro.
Li aveva convocati in quel luogo nel 1178 Gualtiero Offamilio, il vescovo di Palermo che da lì a poco avrebbe dato il via alla costruzione della Cattedrale.
La leggenda narra che il giorno in cui fu posta la prima pietra, si verificò un’eclissi totale e durante gli scavi per le fondamenta sarebbe stata rinvenuta una vasca in marmo piena di monete d’oro che sarebbero poi servite per la costruzione sia del complesso dei Vespri che della Cattedrale! Vero o falso che sia, nel terzo giorno di Pasqua del 1179 la chiesa veniva consacrata solennemente e affidata ai monaci.

Perché un monastero proprio in quel luogo? Fuori città. Ci sono documentate probabilità che una chiesa o una cappella dedicate al Santo Spirito esistesse abbandonata alle sponde del fiume Oreto dal V o VI secolo.  Se è confermato, si sarebbe trattata di una riedificazione o di un ampliamento di un complesso già esistente. Non ci sono certezze, ma alcuni dettagli architettonici e lo stesso nome lo fanno sospettare: i cistercensi dedicavano ogni loro abbazia alla Santa Vergine Maria. In ogni modo l’organizzazione architettonica doveva essere quella di un convento cistercense con le caratteristiche proprie dell’arte normanna tipica di questo periodo.
Come fossero organizzati gli spazi si può solo ricostruire in forma ipotetica: addossato al muro di destra che guarda a Sud doveva essere il convento, col chiostro centrale ed il pozzo nel mezzo. Tutt’intorno, il refettorio, i dormitori per i conversi e le celle dei frati. Una foresteria doveva essere posta proprio accanto alla chiesa nella piazza antistante. Caseggiati di servizio e tutt’intorno i campi coltivati, gli orti e tutto quello che serviva per fare andare avanti la vita autonoma di ogni monastero. Un campanile citato in alcune fonti ma di cui non esiste più traccia doveva ergersi in posizione non facilmente identificabile.

Chiesa Santo Spirito veduta storicaSiamo nella sponda sinistra del fiume Oreto, fuori dalle mura della città che distava circa quindici minuti da porta sant’Agata.
Immerso nel verde dei campi, il monastero era circondato da un muro che doveva trovarsi dove adesso c’è il cancello che chiude il cimitero. Numerosi conversi (monaci laici) si dedicavano prevalentemente al lavoro dei campi mentre i monaci, guidati dall’abate, si dedicavano alla preghiera.
Non sappiamo se i palermitani frequentassero la chiesa nelle domeniche ordinarie, ma è certo che nella ricorrenza della consacrazione, appunto il 31 marzo, il luogo era meta di pellegrinaggi. Il Mongitore, che scrive di questa chiesa nella prima metà del 1700, parla di una lapide in mosaico con una croce, chiamata “La Sagra”. Già ai suoi tempi la lapide era andata perduta, ma i pellegrinaggi che vi facevano i palermitani, venivano chiamati “I viaggi della sagra”. 

Quando gli Olivetani vennero ad abitare nella chiesa di Santo Spirito, ne modificarono pesantemente  l’impianto interno costruendo un grande altare dove fu posta la grande tela di Raffaello: la Madonna dello Spasimo che rese famosa la chiesa per alcuni anni. E poi cappelle laterali, una sacrestia ed un altare nell’abside di destra con una statua della Madonna, opera del Gagini.

Per poco più di tre secoli, tra alti e bassi, il monastero rimase affidato ai cistercensi, fino a quando furono definitivamente allontanati ed il complesso affidato prima ad alcuni sacerdoti secolari e poi aggregato all’Ospedale Grande di Santo Spirito nel 1506. Nel 1573 chiesa e monastero furono affidati ai monaci Benedettini della famiglia degli Olivetani, costretti dal Senato palermitano a lasciare santa Maria dello Spasimo perché in quel luogo doveva essere costruito un bastione delle mura cittadine.

Da monastero a cimitero


Nel 1749, gli Olivetani lasciano il cenobio
che venne concesso per un breve periodo ai riformati francescani che lo intitolarono alle “Stimmate di S. Francesco” e lo tennero fino al novembre del 1775 quando il convento non venne abolito dal re Ferdinando III di Sicilia. Tornato di proprietà dell’Ospedale, l’8 marzo 1795 il complesso fu definitivamente concesso alla Compagnia di S. Orsola dei negri e per volontà del viceré Caracciolo adibito a cimitero pubblico: il primo cimitero
extra moenia della Sicilia.
Diventata un accessorio del cimitero, la parte interna della chiesa fu deturpata da un intonaco che copriva le pareti, una finta volta ornata di stucchi e affreschi ed il prospetto principale distrutto e spostato per collocarvi sul davanti un portico dorico totalmente anacronistico e mai completato. Per ultimo, ai muri laterali furono addossate costruzioni di servizio, e poi tombe gentilizie che videro scomparire del tutto ogni carattere architettonico e sacro alla chiesa: per un certo tempo, infatti divenne deposito per i morti in attesa di sepoltura.

Chiesa Santo Spirito storica1

In occasione del VI centenario della ricorrenza dei Vespri nel 1882 la svolta. Sull’onda dell’emotività legata all’evento storico, alcuni giornalisti e cittadini onorati ed influenti sollecitarono il recupero del complesso. Il restauro venne affidato a Giuseppe Patricolo. Si trattò più che altro di abbattere: ripulita da ogni intervento improprio, riaperte le due uscite a sud che immettevano nel monastero tornò alla luce “quasi come una farfalla dal bozzolo, solo ciò che di originale rimaneva: appunto la chiesa”. L’orribile portico sarebbe stato distrutto nei primi anni del ‘900.
L’interno fu ripulito dall’intonaco, riportando a bella vista la pietra nuda e con materiale similare rabberciate le pareti dove erano state praticate le aperture improprie.  I tetti, ripuliti dalle volte posticce stuccate, furono ricostruiti secondo un possibile schema originale. Alla fine rimase un grande salone privo di ogni segno liturgico perché dell’antico altare non vi era più traccia e anche la cripta rimasta interrata era stata sacrificata.

Il monastero che non esiste più

Di tutto il monastero è rimasta solo la chiesa, del resto  solo pochissimi accenni archeologici e qualche ipotesi costruttiva immaginata sulla base dell’abituale disposizione degli edifici che componevano un monastero cistercense.
Ne sono stati presi molti come esempio per somiglianza e periodo di costruzione. Uno di questi è il monastero della Magione costruito nello stesso periodo.
Ora, assecondando queste premesse si è immaginato che gli ambienti dovevano disporsi attorno al chiostro, con la chiesa a Nord dell’abbazia, ad Est l’ala per i monaci regolari. Ad Ovest il dormitorio per i fratelli conversi e a Sud il refettorio. 

Non sappiamo se sia stato davvero così questo monastero, ma ci piace immaginarlo vivo e brulicante di persone che trovavano in quella atmosfera un momento di pace e di riflessione spirituale. Esattamente come oggi che la chiesa vigila sui nostri morti e ci invita a fermarci e meditare sul significato della vita. 

Saverio Schirò

Fonti TORREGROSSA TERESA, La chiesa di Santo Spirito a Palermo, Firenze, 2000
BOTTALLA PIETRO, S. Spirito chiesa del Vespro. Appunti e note, Palermo, 1882
DI GIOVANNI VINCENZO, Il monastero e la chiesa di santo Spirito o dei Vespri in Palermo. Memoria inedita di A.Mongitore ora pubblicata, Palermo, Pedone Lauriel, 1882
PATRICOLO GIUSEPPE, La chiesa di Santo Spirito presso Palermo, in «Ricordi e documenti del Vespro siciliano», Palermo, 1882
SICILIA – VESPRO VII CENTENARIO (1282 – 1982) Ristampa dell’edizione del 1882 a cura di G. Pitrè, Palermo 1982

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Saverio Schirò
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