Crocifisso della chiesa di Santo Spirito di Palermo

All'interno del cimitero di Sant’Orsola a Palermo si erge un gioiello dell'arte Normanna siciliana la chiesa di Santo Spirito o dei Vespri. Dentro, all'altezza dell'abside centrale è appesa  una Croce lignea dipinta. Il volto sofferente del Cristo sembra guardare l'altare pochi metri sotto. 

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Come per la maggior parte dello opere del genere non conosciamo con certezza chi ha dipinto il crocifisso della Chiesa di S. Spirito. Gli studiosi lo attribuiscono ad un ignoto pittore vissuto tra la fine del 300 e gli inizi del 400 chiamato “Maestro del Polittico di Trapani”, per avere dipinto un Polittico (un insieme di tavole dipinte e incorniciate in un unica opera) che si trova a Trapani. Di dove sia originario questo sconosciuto autore non è dato saperlo, ma nella sua opera sembra chiara l’influenza della pittura toscana e più precisamente pisana della fine del Trecento.

Il Crocifisso nell’arte sacra

La croce è posta in alto, appesa poco dietro l’altare secondo l’usanza diffusa nell’Italia centrale a partire dal XII secolo. Alcune di queste croci erano dipinte su entrambe le facciate e mostravano da un lato il Cristo sofferente e dall’altro il Cristo Risorto: la notte di Pasqua veniva girata per celebrare l’evento della Resurrezione (due splendidi esemplari di queste croci sono conservate nel Museo Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo).

Icona della crocifissione by TED CC2
Icona della crocifissione by TED via Flickr licenza CC2

L’usanza di rappresentare il Cristo crocifisso si impose tardivamente nella cristianità. In principio si evitava per l’infamia di questo genere di supplizio, per cui nelle catacombe si intravedono solo accenni di croci, a volte dissimulate come un tau, senza mai la figura di Gesù. Dopo Costantino, la croce assume un carattere trionfale e dal V secolo la figura del crocifisso compare nella veste gloriosa, eretto e con gli occhi aperti: è crocifisso, ma è sempre il Signore, soffre come uomo ma il suo corpo non subisce il degrado della corruzione, mantiene tutta la sua maestà. “Lo vedo crocifisso e lo chiamo Re” affermava san Giovanni Crisostomo.

Dall’XI secolo, emerge una forte componente compassionevole nella cristianità e il corpo di Cristo nella croce mostra tutto il peso della sua sofferenza arcuandosi sotto lo spasmo del dolore, mentre i suoi occhi si chiudono: è ormai un Cristo morto pur nella sua incorruttibile nobiltà.
Nelle icone bizantine, la croce viene rappresentata fissata al suolo per riunire la terra al cielo, anzi è piantata sul Golgota (luogo del cranio in ebraico) sopra una grotta all’interno della quale riposa il teschio di Adamo. Il sangue di Cristo gocciolando su quelle spoglie purifica l’umanità intera.

Alla destra del crocifisso la madre, Maria, è annichilita dal dolore mostrando con la mano destra il figlio e trattenendo la sinistra vicino al collo come a soffocare gli spasmi dell’angoscia.
A sinistra san Giovanni sta piegato con la mano a sorreggere il capo in segno di riflessione e contemplazione del Mistero che si sta compiendo.

Il crocifisso della chiesa di Santo Spirito

Il crocifisso della chiesa di Santo Spirito a Palermo rispetta queste caratteristiche ma non è più una icona bizantina pur mantenendone gli aspetti essenziali. Si presenta come una croce intagliata con quattro capicroce polilobati alle estremità ed una cornice dorata e intagliata che la circonda lungo tutto il perimetro.

Particolare Redentore nel crocifisso della chiesa di S. Spirito
Particolare del Redentore nel capocroce

Nel capocroce in alto, il Redentore appare nella sua piena regalità, il testo del libro aperto recita in latino: Ego sum lux mundi; qui sequitur me, non ambulabit in tenebris (Io sono la luce del mondo chi segue me non camminerà nelle tenebre). Rappresenta il Padre e insieme il Cristo ormai risorto nella sua gloria ed è vestito coi colori classici delle icone: abito rosso, segno della divinità, e manto azzurro segno della umanità che lo riveste.

Particolare del Pellicano

Un po’ più in basso, sopra un cespuglio fiorito, un pellicano becca il proprio ventre per nutrire i propri piccoli: simboleggia Cristo che dona il proprio corpo come cibo e il proprio sangue come bevanda durante l’ultima cena. La ragione è legata ad una antica leggenda, assunta nel medioevo, secondo la quale questo uccello nutriva i suoi piccoli con la propria carne ed il proprio sangue.

Nei capicroce, a destra è rappresentata Maria ed a sinistra san Giovanni, entrambi a mezzo busto. In basso una roccia entro la quale il teschio di Adamo viene bagnato dal sangue che cola dai piedi del Crocifisso.

Al centro, sopra una croce dipinta di nero, si staglia la figura del Cristo morto

Si presenta coperto da un perizoma bianco trasparente, il capo coperto dalla corona di spine è reclinato, gli occhi chiusi ed i lineamenti rilassati mantengono una dignitosa compostezza. Il corpo è ritto, solo le gambe risultano un po’ piegate dal piedistallo che serve per sorreggerlo.
Al di sopra, il cartiglio rosso riporta la scritta  INRI, il Titulus crucis, un acronimo ottenuto dalla frase latina Iesous Nazarenus Rex Iudaeorum, che significa: Gesù di Nazaret, re dei giudei.
Tutte le figure rappresentate sono circondate da aureole realizzate con fogli d’oro cesellati e punzonati in motivi floreali davvero notevoli.
Appesa sopra l’arcata del presbiterio, la croce domina sulla navata centrale e chiunque entra rimane davvero incantato dalla serena, sobria maestà di tutto l’inseme. Una esperienza da non perdere!

(Altre croci dipinte, pendenti dall’arco trionfale, si possono visitare nelle chiese di S. Ippolito Martire, S. Giovanni dei Lebbrosi, chiesa della SS. Trinità, a Palermo e nella Chiesa Madre di Termini Imerese.

Saverio Schirò

fonti:
S. SCHIRO’, http://gruppo3millennio.altervista.org/simboli-del-cristianesimo/
M.G. MUZJ, Trasfigurazione, Introduzione alla contemplazione delle Icone, Milano 1987
P.M. EVDOKIMOV, Teologia della bellezza, L’arte dell’Icona, Roma 1984
M.C. DI NATALE, M. SEBASTIANELLI, Il maestro del Polittico di Trapani, Il Restauro della Croce di Santo Spirito di Palermo, Palermo 2010

crocifisso della chiesa di S. Spirito

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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