Storia, misteri e curiosità della Corona di Costanza

Un capolavoro dell'opificio del Palazzo Reale di Palermo che ancora fa discutere gli appassionati dell'arte medievale siciliana

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La corona di Costanza, conservata nel Tesoro della Cattedrale di Palermo, è una di quelle opere d’arte che quando le guardi rimani senza fiato. Non solo perché è un manufatto magnifico nella sua composta e preziosa eleganza, ma anche per quello che rappresenta.
È stata ritrovata all’interno del sepolcro che conserva le spoglie della sposa di Federico II, Costanza d’Aragona. Era posta sul capo della Regina, dove ancora rimanevano lunghi fili di capelli biondi: un’insegna regale che Federico, all’atto della tumulazione, volle che fosse conservata insieme ad alcuni gioielli personali dell’amata consorte.

Dopo quella scoperta della corona si sono aperti una serie di interrogativi che hanno appassionato gli studiosi della civiltà medievale siciliana: era la corona personale di Costanza? O era la corona reale di Federico, ereditata dalla madre se non addirittura dal nonno Ruggero II? Già, perché ancora si discute se si tratta di una corona femminile o un Kamelaukion, il copricapo imperiale secondo l’uso bizantino di Costantinopoli. E poi, dove fu realizzata? Come era in origine, visto i restauri a cui è stata sottoposta?
Tanti misteri senza una risposta definitiva. Andiamo a conoscere la sua storia…

La storia della Corona di Costanza

Costanza d’Aragona, figlia del re d’Aragona Alfonso il casto, come quasi tutte le ragazze aristocratiche del tempo, non scelse il suo sposo: quando aveva circa quindici anni, fu “data in sposa”, al Re Emerico d’Ungheria. Dopo la morte prematura di lui, quando la giovane vedova aveva circa 29 anni, fu concordato il matrimonio col quattordicenne Federico II.

Nonostante la notevole differenza di età, egli l’amò. Con i lunghi capelli biondi, la ragazza doveva mostrare una certa grazia e signorilità che non passavano inosservate. Poi ella possedeva una grande passione per l’arte e la cultura che di certo hanno caratterizzato anche la vita del giovane sovrano. Inoltre la notevole saggezza che la regina doveva possedere, andarono a tutto vantaggio del giovanissimo Federico che ebbe dalla consorte un sostegno importante.

La loro relazione durò solo 13 anni, Costanza morì a Catania il 23 giugno 1222, probabilmente a causa della malaria. Federico volle che il suo corpo fosse trasferito nella Cattedrale di Palermo e posto in un antico sarcofago romano: al suo interno pose il corredo funebre della Regina e sul suo capo una preziosa corona tempestata di gioielli.

La tomba della Regina Costanza d’Aragona: una sepoltura senza riposo

Il sarcofago di Costanza, insieme alle altre tombe regali della Cattedrale di Palermo, fu aperto per la prima volta nel 1491. Il corpo della regina era coperto da un manto color cremisi adornato da frange d’oro. Sul capo era posta una corona chiusa a forma di cuffia: un meraviglioso manufatto realizzato in oro, perle ed altre pietre preziose incastonate. La corona, insieme ad anelli e altri gioielli della regina, furono trasferiti nel tesoro della cattedrale, ma solo temporaneamente. Un moto popolare di malcontento convinse le autorità a riporre il corredo funebre dentro il sarcofago, ma dentro una cassetta di legno.
Circa 300 anni dopo, nel 1781, le tombe regali furono spostate e collocate nella posizione attuale ed in quella occasione furono aperte di nuovo ed ispezionate.

Di questa operazione abbiamo un resoconto dettagliato redatto dallo storico napoletano Francesco Daniele nel 1784.
Da quel momento tutto il corredo funebre, insieme alla famosa corona, furono trasferiti nel Tesoro della cattedrale, dove possono essere ancora ammirati.

La corona di Costanza

Corona di costanza

Gli studiosi che si sono appassionati su questo prezioso manufatto non hanno trovato accordo su molteplici punti. Le ipotesi sono tante, motivate, sensate, romantiche perfino, ma non decisive. Lasciamo la discussione agli esperti e andiamo a parlare di questo splendido gioiello, quasi sicuramente opera dell’artigianato regale del Tiraz di Palermo, l’officina di origine araba del Palazzo Reale, dove venivano prodotti tessuti di alta qualità, gioielli ed altri ornamenti.

La corona è formata da un supporto a calotta in stoffa, un tempo rinforzata da un telaio di rame. Su di una lamina d’oro filigranata, due fasce si incrociano formando quattro spicchi triangolari, chiusi da un’altra fascia, similmente decorata, che circonda tutta la calotta. Un bordo in tessuto aureo orla l’emisfero.
Nei margini laterali sono appese due lunghi pendenti decorati (le infule o opendilia).

La circonferenza della corona misura alla base cm. 63 e le opendilia sono lunghe 22 cm.
Le fasce sono di tessuto aureo e sono arricchite da una serie di piastre d’oro quadrilobate, realizzate a cloisonné (un mosaico di smalti le cui tessere sono circoscritte da listelli d’oro). Al centro di ogni quadrifoglio è incastonata una grossa gemma lavorata rozzamente. Una perla di media grandezza si alterna ad ogni quadrilobo, mentre un fitto mosaico di perline circonda crea ulteriori decorazioni.

Nella sommità della calotta, dove si incrociano le due fasce trasversali, su una piastra d’oro polilobata, è incastonata una gemma ovoidale circondata da otto perle in cestelli filigranati. Secondo gli studiosi, questo particolare escluderebbe che la corona sia quella del Regnum, perché in quel caso, all’apice sarebbe collocata una croce, come simbolo della potestà regale.

I quattro spicchi delimitati dalle fasce sono costituiti da una lega di oro e rame la cui brillantezza rossastra è volutamente mitigata da una sottile filigrana a zig-zag che forma una spirale. In ogni sezione sono disposte tre gemme alternate a piccole perle, in modo da formare un triangolo al cui interno è incastonata una gemma più grande.

Il bordo inferiore è completato da una fascia di tessuto aureo sul cui frontale sono applicati nove piccoli gigli decorati a smalto con al centro un piccolo turchese.

Ai lati della corona pendono due infule d’oro giallo. Da un anello discendono tre catenelle, intervallate da piccoli rombi decorati, collegate da lastre trasversali di lunghezza crescente. Le lastre e i rombi sono decorati con smalto colorato da un lato e da un piccolo granato nel lato opposto. Alla terza barretta sono collegati tre pendenti d’oro lavorati finemente.

Alcune curiosità sulla corona di Costanza

Incisione corona di Costanza
Incisione della Corona di Costanza nel rilievo del 1781

Intanto dobbiamo tenere presente che la Corona, così come ora la vediamo, mostra delle diversità rispetto alla copia incisa dopo l’ispezione del 1781. La forma dei galloni trasversali risultava modificata, mancava la fascia inferiore per cui i gigli erano riportati nella base della calotta.

In ogni modo, è interessante sapere che la maggior parte delle gemme è di seconda mano! Cioè provengono da altri gioielli precedenti. Due grossi granati presentano incisioni: quello con un grifone, doveva essere una gemma ellenistica, l’altro, che presenta una scritta in caratteri cufici, era probabilmente il sigillo privato di un ricco musulmano. Cinque zaffiri sono forati, per cui probabilmente facevano parte di una collana o un bracciale precedente.
Curioso, no? Ma le stranezze e le perplessità su questo magnifico gioiello sono ancora molte e probabilmente non sarà possibile avere una spiegazione per tutto.

Per concludere, al di là di tutte le acutissime ipotesi fornite dai vari studiosi, e considerando il particolare che una corona da 63 cm sembra più indicata per la testa di un uomo che una donna! Accolgo come suggestiva e romantica l’ipotesi di Angelo Lipinsky quando sostiene che la corona di Costanza sia stata, in origine, quella preparata per Ruggero II per l’incoronazione come Re di Sicilia nel 1130. Forse adoperata dai suoi successori, finché, con un gesto di grande rispetto, Federico II volle fosse consegnata per l’eternità alla moglie, a voler significare che insieme a lei finiva “il sogno della civiltà dei Normanni”!

Saverio Schirò

Per chi vuole approfondire

  • M. C. Di Natale, Ori e argenti del tesoro della cattedrale di Palermo, in M. C. Di Natale, M. Vitella, Il Tesoro della Cattedrale di Palermo, Flaccovio Editore, Palermo 2010
  • F. Daniele, I regali sepolcri del Duomo di Palermo riconosciuti e illustrati, Napoli 1784, II ed. 1859
  • G. La Grua, La corona di Costanza di Aragona regina di Sicilia, premessa di R. Giuffrida, “Atti dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo”, Palermo 1988
  • C. Guastella, Per l’edizione critica della corona di Costanza, in La Cattedrale di Palermo, Studi per l’VIII centenario della fondazione a cura di L. Urbani, Palermo 1993
  • C. Guastella, La corona di Costanza in Federico e la Sicilia dalla terra alla corona, sezione delle Arti figurative e suntuarie, catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Siracusa-Palermo 1995
  • I tesori della Cattedrale di Palermo
  • M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974
  • A. Lipinski, Le insegne regali dei sovrani di Sicilia e la scuola orafa palermitana
  • (1973) – In: Atti del Congresso internazionale di studi sulla Sicilia normanna.

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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