La travagliata storia dello Spasimo di Sicilia

Lo Spasimo, di Raffaello, è una grande opera commissionata per l'omonima chiesa di Palermo. Tuttavia la sua storia è lunga e travagliata e l'opera si trova oggi in Spagna. Ecco perché.

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Come molti sapranno, un tempo a Palermo era esposta un’opera del grande Raffaello Sanzio, una pala d’altare intitolata “Andata al Calvario”, ma che diverrà famosa con il nome di “Spasimo di Sicilia”.

Quest’opera, che oggi si trova al Museo del Prado di Madrid, era stata realizzata dall’illustre pittore rinascimentale, proprio per la chiesa palermitana di Santa Maria dello Spasimo.

Allora, perché non si trova più in Sicilia?
Scopriamo questa travagliata storia.

Le disavventure dello Spasimo di Raffaello

Come già raccontato nell’articolo sulla Chiesa dello Spasimo di Palermo, la costruzione di questo splendido edificio fu voluta dal ricco giureconsulto Giacomo Basilicò, in onore della moglie, la nobildonna pisana Ilaria Resolmini.
I lavori iniziarono nel 1509, dopo l’ottenimento dell’approvazione pontificia e andarono avanti, con non pochi intoppi, fino al 1516. Per celebrare l’imminente fine dei lavori di costruzione, il Basilicò decise di adornare la nuova chiesa con un’opera d’arte di grande importanza. Commissionò dunque un grande dipinto su tavola (3,18 metri di altezza per 2,3 di lunghezza) al celeberrimo pittore di Urbino, Raffaello Sanzio, che accettò l’incarico e portò a termine l’opera.

Ma qui iniziarono le sue disavventure.

Secondo quanto riportato dal pittore e storico dell’arte Giorgio Vasari, il dipinto di Raffaello, realizzato a Roma, nel 1517 fu imbarcato su una nave che doveva portare altre merci in Sicilia.
Purtroppo però la nave affondò, le persone che si trovavano a bordo morirono e tutto il carico andò perduto, tutto tranne la grande cassa che conteneva il dipinto.

Quest’ultima fu ritrovata per caso qualche settimana dopo, a largo delle coste… di Genova!

Aperta la cassa, i genovesi gridarono al miracolo, nonostante la lunga deriva, la preziosa tavola era intatta, certamente grazie ad un buon imballaggio.
Saputo del ritrovamento, da Palermo chiesero la restituzione dell’opera, richiesta al quale naturalmente i genovesi si opposero, appellandosi all’antichissima regola del “chi trova tiene”.

Alla fine bisognò scomodare addirittura il papa, che impose ai genovesi di restituire il dipinto al suo legittimo proprietario
E fu così che l’opera fu nuovamente imballata e rispedita a Palermo, dove infine fu collocata nella chiesa dello Spasimo, probabilmente intorno al 1520.
Lo Spasimo di Raffaello, già mirabile di suo, nella sua collocazione era ancora più bella, messa in risalto da una splendida cornice marmorea fatta realizzare dallo stesso Basilicò ad Antonello Gagini.

Era la fine del suo lungo viaggio? Nemmeno per sogno, le peregrinazioni del dipinto erano appena cominciate.

I lunghi viaggi dello Spasimo di Sicilia

Spasimo di Sicilia
Raffaello Sanzio – “Andata al Calvario” o “Lo Spasimo di Sicilia”

A partire dal 1537, a Palermo iniziarono i lavori per la costruzione della nuova cinta muraria, a sostituzione di quella medievale che, per quanto forte, non era adatta a fronteggiare le più moderne artiglierie.
Tali nuove fortificazioni prevedevano la costruzione di grandi bastioni collocati in punti strategici, e uno di questi punti coincideva proprio con una parte del complesso dello Spasimo.

Per questo motivo nel 1569 l’edificio fu acquistato dal Senato Cittadino, che fece abbattere il campanile, i chiostri e le stanze dei monaci, adibendo il resto della chiesa ad uso militare.
I padri olivetani, costretti ad abbandonare la struttura, ottengono di portare con loro la pala d’altare, che verrà temporaneamente ricollocata nella chiesa di Santo Spirito.

Nel 1661, per ingraziarsi re Filippo IV di Spagna, il viceré Fernando d’Ayala decise di donargli il prezioso dipinto. All’abate del monastero, Clemente Staropoli, furono concessi alcuni privilegi ed una sostanziosa rendita annuale, che in realtà non fu mai pagata del tutto.
Ma fu così che la tavola approdò a Madrid, trovando una nuova collocazione nel monastero dell’Escorial.

Nel 1813, nel corso delle guerre Napoleoniche, i francesi presero possesso di molte opere d’arte, tra cui proprio lo Spasimo di Sicilia, che fu così portato a Parigi, dove avrebbe vissuto un delicatissimo capitolo: il trasporto del dipinto su tela.

Questa pratica, molto in voga nella Francia dell’epoca, consisteva nell’applicare alla tavola uno strato di carta e mussola nella parte dipinta, poi piallare quasi tutto il legno, lasciando il solo sottilissimo strato pittorico, che veniva poi riapplicato su una tela, prima di rimuovere nuovamente la superficie di carta e mussola.
Tale processo, delicatissimo, fu fatto su molte opere su tavola giunte in Francia, non sempre con successo.

La nuova versione dello Spasimo di Sicilia, ora su tela, fu infine restituita alla Spagna nel 1822, ma il processo di trasferimento era stato tutt’altro che perfetto e l’opera iniziò bel presto a degradarsi.
Trasportata al Museo del Prado di Madrid, dov’è tuttora conservata, la tela fu oggetto di un lungo e complesso lavoro di restauro, che si è concluso nel 2012, anno in cui è stata restituita all’ammirazione del pubblico, purtroppo mai più alla sua città di appartenenza.

Fonti: C. Serretta, Alla scoperta dei segreti perduti della Sicilia, Roma 2016, Newton Compton Editori
G. Vasari, Le Vite, Firenze 1550
Wikipedia.org – Spasimo di Sicilia

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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